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D.P.R. 917/1986 — Anno 2024

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388 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Potere accertativo: quando è valido senza PVC?
Un contribuente sfida un accertamento IVA legato a una frode carosello, lamentando la mancata allegazione del verbale di constatazione, la prescrizione dei termini e sanzioni errate. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del potere accertativo fiscale basato su prove raccolte da terzi e la validità del raddoppio dei termini in presenza di indizi di reato tributario.
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Operazioni black list: sanzioni non retroattive
Una società è stata sanzionata per non aver indicato separatamente i costi derivanti da operazioni black list nella dichiarazione del 2009. Sebbene una legge successiva (L. 208/2015) abbia abolito tale obbligo a partire dal 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova norma non è retroattiva. Pertanto, il principio del 'favor rei' non si applica e le sanzioni per le violazioni commesse prima del 2016 restano pienamente valide, poiché la legge abrogativa stessa ne ha limitato l'efficacia nel tempo.
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Fatture oggettivamente inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32038/2024, ha cassato una sentenza di merito per 'motivazione apparente'. Il caso riguardava l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte ha ribadito che, in tali circostanze, la buona fede del contribuente è irrilevante. Una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi sull'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente l'onere di provare l'effettiva esecuzione della prestazione, non essendo sufficiente la sola documentazione formale.
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Revisione classamento catastale: la Cassazione decide
Un contribuente ha richiesto la revisione del classamento catastale di un immobile, sostenendo che non avesse le caratteristiche di lusso precedentemente attribuite. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che il contribuente ha sempre il diritto di chiedere la rettifica di un classamento errato 'ab origine', a prescindere dai requisiti specifici dell'art. 38 TUIR, in quanto la dichiarazione catastale non è un atto definitivo ma una dichiarazione di scienza emendabile.
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Sopravvenienze attive: gestione fiscale dei rimborsi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31655/2024, ha stabilito che il rimborso di interessi anatocistici indebitamente pagati, pur costituendo una 'sopravvenienza attiva', non rientra necessariamente tra i proventi straordinari ai fini degli studi di settore. Tale somma è direttamente collegata alla gestione ordinaria dell'impresa, poiché il pagamento di interessi passivi è un'operazione tipica. Di conseguenza, la sua classificazione tra i ricavi ordinari da parte del contribuente è stata ritenuta corretta, annullando l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate basato su una presunta incongruenza della dichiarazione.
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Presunzione distribuzione utili: la prova contraria
Un socio di una S.r.l. a base ristretta è stato oggetto di un accertamento fiscale per redditi non dichiarati, basato sulla presunzione di distribuzione degli utili extracontabili della società. La Corte di Cassazione ha chiarito che per superare tale presunzione distribuzione utili, il socio non può limitarsi a dimostrare di non aver ricevuto le somme sui propri conti correnti. È necessario, invece, provare che tali utili sono stati accantonati o reinvestiti dalla società stessa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente ritenuto sufficienti le prove fornite dal contribuente.
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Onere della prova rimborso fiscale: la Cassazione decide
Un ex dirigente di una compagnia petrolifera ha richiesto un rimborso IRPEF, sostenendo che i rendimenti del suo fondo pensione dovessero essere tassati con un'aliquota agevolata. Le corti di merito gli hanno dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'onere della prova per il rimborso fiscale spetta interamente al contribuente, il quale deve dimostrare con prove concrete la natura e l'entità dei rendimenti derivanti da investimenti sul mercato, non essendo sufficiente un semplice prospetto di calcolo. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Deducibilità costi familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un imprenditore edile a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi per la partecipazione agli utili del figlio non convivente. La Corte ha stabilito che la deducibilità costi familiari è in linea di principio ammissibile se il parente non rientra nell'elenco tassativo dell'art. 60 del TUIR. Tuttavia, ha cassato la decisione del giudice di merito perché il contribuente non aveva fornito prova certa e precisa del costo, ribadendo che l'onere della prova grava su chi intende dedurre il costo.
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