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D.P.R. 917/1986 — Anno 2022

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999 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Raddoppio dei termini accertamento: Fisco vince su autoconsumo e reati tributari
Un Contribuente ha ricevuto avvisi di accertamento per IRPF, IVA e IRAP relativi all'anno 2004. Ha contestato la legittimità del raddoppio dei termini accertamento, l'attribuzione di attività imprenditoriale e la tassazione per autoconsumo di immobili concessi in comodato gratuito ai figli. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso. Ha confermato che il raddoppio dei termini si applica se c'è l'obbligo di denuncia penale per reati tributari, a prescindere dall'esito del procedimento penale. Ha inoltre ribadito che l'assegnazione gratuita di beni aziendali a fini personali genera ricavi o plusvalenze tassabili. Il Contribuente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Inerenza dei costi deducibili tra provvigioni e Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la deduzione di provvigioni corrisposte agli agenti con una percentuale del 26%, ritenuta eccessiva e priva di idonei contratti scritti. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento, sostenendo che il Fisco non avesse provato la sproporzione delle spese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'inerenza dei costi deducibili è un concetto qualitativo, ma la sproporzione economica può costituire un valido indizio della mancanza di inerenza. Se l'Ufficio presenta elementi indiziari sull'inattendibilità del costo, spetta al contribuente dimostrare la reale giustificazione economica dell'operazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Cessione Azienda e Plusvalenza: Contribuente Contro Fisco sull’Avviamento
Un Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento che gli contestava un maggior reddito derivante dalla cessione di azienda. Il Fisco aveva rettificato il valore dichiarato, basandosi sul valore dell'avviamento già stabilito per l'imposta di registro. Il Contribuente sosteneva che la valutazione non aveva considerato l'esclusione di una specifica tabella merceologica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando che la Commissione Tributaria Regionale aveva correttamente valutato le prove. Il Contribuente non aveva dimostrato in modo sufficiente l'incidenza della tabella merceologica sul valore dell'azienda. L'accertamento plusvalenza cessione azienda è stato quindi ritenuto legittimo.
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Accertamento fiscale: quando il principio di cassa non salva il professionista
Un professionista (geometra) ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale dall'Agenzia delle Entrate per il 2008, che recuperava costi e riduceva spese deducibili. Il contribuente ha contestato l'accertamento, sostenendo vizi procedurali (mancanza di processo verbale di chiusura e mancato rispetto del termine di 60 giorni) e l'errata applicazione del principio di cassa sui ricavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che le garanzie procedurali invocate non si applicano agli accertamenti "a tavolino" basati su questionari. Inoltre, l'accertamento fiscale contestato riguardava i costi, non i ricavi, rendendo irrilevanti le argomentazioni sul principio di cassa per i ricavi dichiarati.
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Legittimazione Amministratore di Fatto: Ricorso Società Estera Cassato
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori redditi e IVA a una Società Estera, ritenendo che operasse in Italia. La Società Estera ha presentato ricorso tramite il suo "amministratore di fatto". La Corte di Cassazione ha stabilito che un amministratore di fatto non ha la legittimazione attiva per rappresentare una società di capitali in giudizio, se la società ha un amministratore regolarmente nominato. Per questo motivo, il ricorso della Società Estera è stato cassato senza rinvio, e il giudizio non poteva essere iniziato.
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Scissione parziale e debiti fiscali: responsabilità illimitata
Una società beneficiaria riceveva una frazione del patrimonio pari a circa ottocentoquarantamila euro a seguito di scissione. L'Agente della Riscossione notificava alla nuova entità una cartella esattoriale di oltre sei milioni di euro per imposte non pagate dalla società scissa negli anni antecedenti. I giudici di merito limitavano il debito al solo valore del patrimonio netto trasferito in base al codice civile. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e stabilisce che nel rapporto tributario la scissione parziale e debiti fiscali comporta una responsabilità solidale e illimitata. La società beneficiaria risponde dell'intero debito fiscale pregresso, senza tetti patrimoniali.
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Stabile organizzazione: Cassazione annulla per omessa pronuncia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società svizzera l'omessa dichiarazione di redditi in Italia, sostenendo l'esistenza di una stabile organizzazione e applicando il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale. La società ha impugnato l'avviso, eccependo la nullità della notifica e l'assenza di una stabile organizzazione. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi della società sulla nullità della notifica e sulla decadenza dei termini, confermando la legittimità del raddoppio dei termini in presenza di violazioni idonee a configurare un reato tributario. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società per omessa pronuncia sulla questione fondamentale della stabile organizzazione, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Accertamento d’ufficio: quando l’omissione ribalta l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva annullato un accertamento d'ufficio. Il contribuente aveva omesso la dichiarazione dei redditi. La Corte ha stabilito che, in questi casi, l'Amministrazione finanziaria può utilizzare presunzioni semplici per invertire l'onere della prova, ma deve comunque considerare i costi per tassare il reddito netto. La sentenza di merito aveva erroneamente escluso l'inversione dell'onere e non aveva rilevato la definitività dell'accertamento IRAP. La Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza e rinviando il caso alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame, conformandosi ai principi enunciati.
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Raddoppio termini di accertamento valido sui soci accomandanti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato maggiori imposte a una società in accomandita semplice e ai suoi soci dopo aver riscontrato costi indeducibili penalmente rilevanti. I giudici di merito avevano annullato gli atti verso i soci accomandanti ritenendo scaduti i termini ordinari e non applicabile a loro l'estensione temporale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera anche verso i soci accomandanti privi di responsabilità penale. L'imputazione del reddito per trasparenza lega in modo unitario la posizione dei soci a quella della società, estendendo i tempi di rettifica IRPEF ma escludendo l'IRAP.
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Notifica ricorso tributario: l’errore formale che costa caro all’azienda
Una società estera con una sede secondaria in Italia ha contestato alcuni accertamenti fiscali (IRES) dell'Agenzia delle Entrate. Dopo aver perso in secondo grado, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La società non ha fornito la prova della corretta **notifica ricorso tributario** all'Agenzia delle Entrate, omettendo di depositare le cartoline di ritorno delle raccomandate. Questo errore procedurale ha impedito l'esame del merito della controversia.
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Rivalutazione terreni edificabili: la perizia tardiva non vale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato agli eredi di un contribuente una cospicua plusvalenza derivante dalla cessione di un'area immobiliare. I contribuenti intendevano beneficiare della rivalutazione terreni edificabili assumendo come valore iniziale di riferimento quello stabilito da una perizia giurata. L'atto di vendita era stato stipulato prima della materiale redazione e dell'asseverazione della perizia tecnica. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione ai contribuenti, ritenendo valida anche la stima predisposta successivamente alla cessione. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo il ricorso dell'Ufficio. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'asseverazione formale possa intervenire dopo la stipula, la redazione della perizia deve comunque precedere la vendita del cespite. I contribuenti perdono il beneficio fiscale e devono versare le imposte accertate.
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Contrasto sulla Deducibilità Fiscale: Cassazione Annulla Decisione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda e ai suoi soci la deducibilità fiscale di costi e IVA per operazioni ritenute inesistenti o irregolari, inclusi rapporti con società estere e mancata applicazione del reverse charge. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto le pretese dell'Agenzia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, ritenendo che la Commissione non avesse motivato adeguatamente le sue conclusioni su diversi punti cruciali, come la deducibilità di costi da società svizzere e l'inesistenza di operazioni. La Cassazione ha rinviato il caso a una nuova Commissione per un riesame approfondito.
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Gestione separata INPS: stop ai contributi per redditi bassi
Un ente previdenziale pretendeva il pagamento di contributi arretrati da un avvocato iscritto all'albo ma non alla propria cassa professionale, procedendo all'iscrizione alla Gestione separata d'ufficio. Il professionista contestava la richiesta dimostrando di aver percepito compensi annui inferiori alla soglia di 5.000 euro per attività meramente occasionale. I giudici hanno respinto le pretese dell'ente: la semplice titolarità di partita IVA o l'iscrizione all'albo non dimostrano in automatico l'esercizio abituale della professione. Spetta all'ente previdenziale provare la continuità dell'attività. La Suprema Corte ha confermato l'annullamento della pretesa contributiva, stabilendo che i redditi minimi costituiscono indizio di occasionalità.
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Svalutazione dei crediti: deduzione valida anche con valore a zero
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un istituto di credito la deduzione fiscale relativa a una svalutazione integrale al cento per cento di posizioni creditizie. Secondo l'ente impositore, portare il valore a zero configurava una perdita su crediti mascherata, priva della prova di elementi certi e precisi di inesigibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la legittimità dell'operazione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione dei crediti risponde a un criterio prudenziale su un'inesigibilità solo probabile e provvisoria, senza cancellare il diritto al recupero coattivo.
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Obbligo iscrizione Gestione Separata: la soglia di 5.000 euro non basta
La Corte di Cassazione ha chiarito l'obbligo iscrizione Gestione Separata per i professionisti. Un professionista non iscritto alla Cassa Forense aveva un reddito inferiore a 5.000 euro, e per questo motivo la Corte d'Appello aveva escluso l'obbligo di versare i contributi. L'INPS ha presentato ricorso. La Cassazione ha stabilito che la soglia di 5.000 euro si applica solo alle attività occasionali. L'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per chi esercita un'attività professionale abituale esiste indipendentemente da tale soglia di reddito. La sentenza d'appello è stata annullata e la causa rinviata per una nuova valutazione.
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Rottamazione ter: il Fisco sospende il giudizio in attesa dei pagamenti
Un Contribuente ha impugnato avvisi di accertamento IRPEF. Successivamente, ha aderito alla "Rottamazione ter", una definizione agevolata dei debiti fiscali. L'Azienda ha accolto l'appello dell'Amministrazione finanziaria, ma il Contribuente ha informato la Corte dell'adesione alla Rottamazione ter, con pagamenti rateizzati fino a novembre 2023. La Corte di Cassazione ha quindi deciso di sospendere il giudizio e rinviare la trattazione a nuovo ruolo, in attesa del completo perfezionamento della Rottamazione ter. Il caso verrà ripreso dopo la scadenza dell'ultima rata.
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Deducibilità costi d’impresa: Contribuente perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente la deducibilità costi d'impresa per l'anno 2007, riscontrando deduzioni e detrazioni indebite. Le fatture presentate erano generiche e mancava la prova dell'inerenza dei costi all'attività. Dopo che i primi due gradi di giudizio hanno dato ragione all'Amministrazione fiscale, il Contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'onere di provare l'inerenza e l'effettiva esistenza dei costi spetta al contribuente, e che le sole fatture irregolari non bastano. Il Contribuente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Litisconsorzio necessario IRAP: l’assenza dei soci annulla il processo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'IRAP a un'Autoscuola (una società in accomandita semplice) per il 2007, basandosi su irregolarità documentali e non congruità con gli studi di settore. L'Autoscuola ha impugnato l'accertamento, ma i suoi ricorsi sono stati respinti nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato l'intero processo. Ha stabilito che per gli accertamenti IRAP contro le società di persone, esiste un "litisconsorzio necessario IRAP": tutti i soci devono partecipare al giudizio. Poiché i soci non erano stati coinvolti nel processo fin dall'inizio, il contraddittorio era incompleto, rendendo nullo l'intero giudizio. La causa tornerà al primo giudice tributario per un nuovo esame.
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Iscrizione Gestione Separata: Abitualità Prevale su Reddito Minimo
L'INPS ha impugnato una sentenza che escludeva un professionista dall'obbligo di **Iscrizione Gestione Separata**. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'attività non abituale e il reddito inferiore a 5.000 euro come motivi sufficienti. La Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata sorge per l'esercizio abituale di una professione che non ha una propria cassa previdenziale. Il reddito inferiore a 5.000 euro è solo un indizio, non un criterio esclusivo per negare l'abitualità. L'abitualità deve essere valutata in concreto, considerando l'intenzione del professionista. La sentenza è stata cassata per un nuovo esame.
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Contributi INPS su utili societari: esclusi i soci di capitale
L'INPS ha notificato un avviso di addebito a una socia di tre società a responsabilità limitata per recuperare i contributi previdenziali relativi alla Gestione Commercianti. L'Istituto pretendeva il calcolo dei versamenti anche sui redditi derivanti dalle quote societarie. La Socia ha impugnato l'atto dimostrando la sua posizione di mera investitrice senza svolgimento di compiti operativi. I giudici hanno annullato la richiesta dell'Istituto. La Suprema Corte ha confermato la decisione, affermando che i contributi INPS su utili societari non sono dovuti sui redditi di puro capitale. Chi partecipa a una società senza lavorare nell'impresa non deve versare contributi previdenziali sui dividendi percepiti.
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