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D.P.R. 917/1986 — Anno 2022

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999 provvedimenti

Altri anni per D.P.R. 917/1986

Svalutazione partecipazioni: Cassazione conferma deducibilità fiscale
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda la deducibilità fiscale della svalutazione partecipazioni in una società estera e di un accantonamento. L'Azienda aveva ridotto il valore della partecipazione basandosi su una "omogeneizzazione" del patrimonio netto, che teneva conto della conversione di un prestito obbligazionario in azioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la legittimità di tale metodo di calcolo per la svalutazione e la deducibilità fiscale. Ha inoltre ritenuto corretta la gestione dell'onere della prova da parte dei giudici precedenti.
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Odontoiatra Abusivo: La Cassazione conferma la Presunzione di ricavi da attività illecita
Il Contribuente, un odontoiatra abusivo, ha contestato gli accertamenti fiscali dell'Agenzia delle Entrate basati su movimentazioni bancarie non giustificate per gli anni 1998-2001. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. Ha affermato che l'attività abusiva di odontoiatra genera redditi illeciti, ma comunque tassabili. La sentenza ha ribadito che la presunzione di ricavi da attività illecita derivante da versamenti e prelievi bancari non giustificati si applica anche a chi esercita una professione regolamentata senza i titoli. Il contribuente deve fornire prova analitica per superare tale presunzione. La Corte ha anche dichiarato inammissibili i motivi relativi alla mancata notifica del p.v.c. e alla violazione del contraddittorio preventivo.
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Rimborso IRPEF: l’Agenzia delle Entrate perde per vizio di notifica
Un ex Lavoratore ha chiesto il rimborso IRPEF del 50% sulle imposte trattenute dalla sua liquidazione (incentivo all'esodo) nel 2004. Ha sostenuto una disparità di trattamento, richiamando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2005. L'istanza di rimborso è stata presentata nel 2009. La Commissione Tributaria Regionale ha ritenuto la richiesta tempestiva, facendo decorrere il termine di 48 mesi dalla pubblicazione della sentenza europea. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'Agenzia non ha fornito la prova di aver notificato correttamente il ricorso al Lavoratore e all'Azienda, impedendo così l'esame del merito della questione sul rimborso IRPEF.
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Contributi INPS redditi di capitale: esclusi gli utili dei soci
L'ente previdenziale ha emesso un avviso di addebito richiedendo a un contribuente maggiori contributi per la Gestione Commercianti. L'istituto ha incluso nel calcolo non solo i redditi da lavoro d'impresa, ma anche gli utili percepiti come socio di capitale non lavoratore in una S.r.l. Il contribuente ha impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, stabilendo che per il calcolo dei contributi INPS redditi di capitale e utili da mera partecipazione societaria non devono essere compresi nella base imponibile se manca la prestazione lavorativa. Di conseguenza, la pretesa contributiva dell'ente è stata annullata con condanna dell'istituto alle spese di lite.
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Avviso di accertamento anticipato: i limiti del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un atto impositivo IVA a una società cancellata e ai relativi soci prima della scadenza dei sessanta giorni dal verbale di verifica. I contribuenti hanno eccepito l'illegittimità dell'atto per violazione delle garanzie difensive. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendo insussistenti le ragioni d'urgenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno statuito che la validità di un avviso di accertamento anticipato dipende da un giudizio prognostico ex ante (valutazione svolta con i dati disponibili al momento della notifica). Il giudice deve verificare le ragioni d'urgenza dell'Ufficio considerando gli elementi preesistenti e non i fatti successivi.
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Restituzione retribuzioni non dovute: solo somme al netto
La vicenda nasce dalla richiesta di un'azienda volta a ottenere dal lavoratore la restituzione delle somme erogate a seguito di una sentenza di primo grado, successivamente riformata in appello. La società richiedeva l'importo al lordo delle imposte già versate all'Erario. Il lavoratore si è opposto, sostenendo di dover restituire unicamente quanto effettivamente incassato al netto. I giudici di merito hanno accolto la tesi del dipendente, limitando il debito alle somme nette percepite. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente questo orientamento, rigettando il ricorso del datore di lavoro. Il principio stabilito chiarisce che la restituzione retribuzioni non dovute impone al lavoratore di rimborsare solo il netto percepito, poiché le ritenute fiscali non sono mai entrate nel suo patrimonio; spetta invece all'azienda richiedere il rimborso delle imposte direttamente all'Agenzia delle Entrate.
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IRAP Sindaco di Società: Quando il Professionista Vince Contro il Fisco
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto sull'applicazione dell'IRAP per i professionisti. Un dottore commercialista aveva chiesto il rimborso dell'IRAP versata sui compensi percepiti come `sindaco di società`. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso. I giudici di merito avevano confermato il diniego. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista. Ha stabilito che i compensi da attività di `sindaco di società` non sono soggetti a IRAP se il professionista non ha una specifica `autonoma organizzazione` dedicata a tale incarico, distinta dalla sua attività professionale principale. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Stock Lending: Deducibilità Fiscale Contesa, la Cassazione Fa Chiarezza
Una società ha stipulato contratti di "stock lending" (prestito di titoli) e ha dedotto fiscalmente le commissioni pagate. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la *deducibilità fiscale stock lending*, equiparando l'operazione all'usufrutto di azioni, rendendo i costi non deducibili. La società ha impugnato gli avvisi di accertamento, contestando anche il raddoppio dei termini e l'accertamento induttivo. La Corte di Cassazione ha confermato che le operazioni di *stock lending* con dividendi esenti e commissioni deducibili sono assimilabili all'usufrutto di azioni, rendendo le commissioni non deducibili. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso per altri oneri finanziari, rinviando la questione alla Commissione tributaria regionale.
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Reddito Basso vs. Attività Abituale: Obbligo Iscrizione Gestione Separata
L'INPS ha contestato la decisione di un tribunale che aveva esonerato un avvocato dall'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, poiché il suo reddito annuo era inferiore a 5.000 euro. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per chi svolge attività professionale abituale non dipende dal superamento di tale soglia di reddito. Quest'ultima rileva solo per le attività autonome occasionali. La Corte ha quindi annullato la sentenza precedente, ribadendo che la natura abituale dell'attività, e non l'ammontare del reddito, è il fattore determinante per l'obbligo iscrizione Gestione Separata.
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Accertamento fiscale: L’Azienda perde, onere della prova decisivo
L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda ricavi omessi e costi non deducibili, inclusi quelli per il distacco di personale, emettendo un avviso di accertamento fiscale. L'Azienda ha impugnato l'atto, sostenendo tra l'altro l'omessa pronuncia dei giudici precedenti su alcune eccezioni e sulla nullità dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha ribadito che spetta al contribuente l'onere della prova per dimostrare la correttezza delle proprie deduzioni e che l'omessa pronuncia non sussiste se la decisione implicita è corretta. L'Azienda non ha fornito prove sufficienti. La sentenza conferma l'importanza di documentare adeguatamente le operazioni per contestare un accertamento fiscale.
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Scissione Societaria e Cartella IRAP: La Notifica Salva il Debito?
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio in materia di responsabilità tributaria scissione societaria. Un'Azienda aveva ricevuto una cartella IRAP per l'anno 2000, dopo una scissione parziale. Il giudice di appello aveva annullato la cartella, ritenendo nulla la notifica alla società originaria (perché creduta inesistente) e tardiva quella alla beneficiaria, con conseguente decadenza del credito. La Cassazione ha invece stabilito che la società originaria non si era estinta e che la notifica a essa era valida. La responsabilità tributaria scissione societaria della beneficiaria è solidale; quindi, la notifica tempestiva a uno dei debitori impedisce la decadenza per tutti. Il ricorso dell'Agenzia è stato accolto.
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Deducibilità Interessi Passivi: Cassazione Chiarisce l’Inerenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità interessi passivi per le aziende. L'Agenzia Fiscale contestava la decisione di una Commissione Tributaria Regionale che aveva riconosciuto la deducibilità di interessi su un finanziamento infruttifero. La Suprema Corte ha chiarito che gli interessi passivi sono sempre deducibili, entro i limiti di legge, senza che sia necessario dimostrare la loro 'inerenza' (cioè il legame diretto con specifici ricavi). La Commissione Tributaria Regionale aveva errato applicando un criterio di inerenza non richiesto. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia Fiscale, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Scissione parziale e debiti fiscali: garanzia illimitata
Una società beneficiaria dell'assegnazione di una quota patrimoniale ha impugnato le cartelle esattoriali ricevute per non versamenti IVA, IRES e IRAP riferibili alla società scissa per anni d'imposta antecedenti. L'impresa sosteneva la limitazione della propria responsabilità al valore del patrimonio netto assegnato. L'Agenzia delle Entrate ha ricorso in Cassazione sostenendo la natura illimitata della garanzia fiscale. La Corte Suprema ha stabilito il principio secondo cui nei casi di Scissione parziale e debiti fiscali la responsabilità delle beneficiarie verso il fisco è solidale e illimitata. La disciplina speciale tributaria prevale sui limiti previsti dal codice civile ed è perfettamente conforme alla Costituzione e al diritto dell'Unione Europea. La sentenza d'appello favorevole al contribuente è stata annullata con rinvio.
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Residenza fiscale: AIRE non basta, l’Italia ti tassa ancora!
Un Contribuente, iscritto all'AIRE per la Svizzera, ha contestato gli avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per IRPEF e IRAP. L'Agenzia riteneva che il Contribuente avesse mantenuto la sua residenza fiscale in Italia, basandosi su elementi come la residenza dei familiari, l'elevato consumo energetico in Italia, la disponibilità di beni e studi professionali, e numerose operazioni bancarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando la decisione dei giudici precedenti. Ha ribadito che l'iscrizione all'AIRE non esclude automaticamente la residenza fiscale in Italia se il centro degli interessi vitali rimane nel territorio nazionale.
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Integrazione del contraddittorio: chi risponde del debito dopo una scissione?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di riscossione tributaria per IRES e TARSU, originato da una cartella di pagamento notificata a una società beneficiaria di una scissione. La società contestava la notifica, sostenendo che il soggetto passivo fosse la società scissa. Dopo vari gradi di giudizio, la Cassazione ha rilevato la necessità di integrare il contraddittorio. Questo perché Equitalia Sud spa, parte in appello, era stata succeduta ex lege dall'Agenzia delle Entrate Riscossione. La Corte ha quindi rinviato la causa, stabilendo che tutte le parti coinvolte nella successione legale del soggetto della riscossione devono essere correttamente chiamate in giudizio per garantire la validità del processo.
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Motivazione apparente sentenza tributaria: Cassazione annulla decisioni poco chiare
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'Azienda e ai suoi Soci diverse violazioni tributarie, tra cui la deducibilità di costi per operazioni con una società estera e per presunte operazioni inesistenti, oltre a interessi passivi su finanziamenti soci e irregolarità IVA. La Commissione Tributaria Regionale ha emesso una sentenza con una **motivazione apparente**, non chiarendo adeguatamente le ragioni delle sue decisioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria e quello incidentale dei contribuenti, cassando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Cassazione ha stabilito che la sentenza di secondo grado mancava di una motivazione logica e completa, rinviando il caso a una nuova valutazione.
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Accertamento IRPEF: l’annullamento in autotutela chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IRPEF a una contribuente per rideterminare un maggior reddito derivante da operazioni immobiliari. La contribuente ha impugnato l'atto e la lite è proseguita fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, l'ufficio impositore ha disposto l'annullamento in autotutela dell'atto tributario a causa di un orientamento giurisprudenziale ormai sfavorevole al Fisco sulle plusvalenze. La contribuente ha depositato l'istanza di estinzione del processo per il venir meno del debito fiscale. I giudici hanno dichiarato estinto il processo per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Accertamento Tributario: Azienda soccombe su costi antieconomici
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'Azienda contro un **accertamento tributario** dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia aveva contestato l'antieconomicità dei canoni di noleggio di due imbarcazioni e la deducibilità dei costi di alcune autovetture. L'Azienda lamentava, tra l'altro, la mancata attivazione del contraddittorio preventivo e la carenza dei presupposti per l'accertamento induttivo. La Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi di ricorso dell'Azienda, confermando l'inammissibilità delle questioni nuove sollevate solo in appello e ritenendo sufficiente la motivazione della sentenza precedente. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Base imponibile contributiva INPS: utili Srl esclusi dal calcolo
L'Ente Previdenziale ha richiesto ad un Lavoratore Autonomo maggiori contributi per la Gestione Commercianti, inserendo nel calcolo anche i dividendi percepiti come socio di una società a responsabilità limitata. Il Lavoratore ha contestato la pretesa, sottolineando di non svolgere alcuna attività lavorativa all'interno di tale società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, stabilendo un fondamentale principio sulla base imponibile contributiva INPS. I giudici hanno chiarito che gli utili derivanti dalla semplice partecipazione al capitale di una società di capitali, senza apporto di lavoro, rappresentano redditi di capitale e non redditi di impresa. Pertanto, tali proventi non devono essere inclusi nel calcolo dei contributi previdenziali obbligatori.
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Esenzione IMU enti non commerciali: l’onere della prova spetta all’ente
Un Comune ha contestato l'esenzione IMU per l'anno 2013 a un Istituto religioso, proprietario di un immobile. L'Istituto sosteneva che l'immobile fosse destinato ad attività non commerciali, come l'abitazione dei membri e la formazione religiosa, rientrando nei criteri per l'esenzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Istituto, ritenendo non provata l'attività commerciale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. Ha ribadito che l'onere di dimostrare l'esclusiva destinazione non commerciale dell'immobile spetta all'ente che chiede l'esenzione IMU, non bastando la sua natura di ente non commerciale. La sentenza ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato il caso per un nuovo esame.
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