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D.Lgs. 446/1997 — Anno 2022

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137 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 446/1997

Rimborso IRAP: il giudice non può ignorare i motivi di appello
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRAP per diverse annualità a seguito del silenzio rifiuto dell'amministrazione finanziaria. Il giudice di primo grado ha accolto la richiesta, rilevando l'assenza di un'autonoma organizzazione. L'amministrazione ha proposto appello, contestando sia i termini decadenziali della domanda, sia la concreta sussistenza dell'organizzazione d'impresa. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello affrontando unicamente il profilo della tempestività dell'istanza e tralasciando del tutto la verifica sull'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione, sancendo il vizio di omessa pronuncia e ordinando un nuovo esame della controversia.
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IRAP studio associato: niente rimborso per i sindaci societari
Uno studio associato di professionisti ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso delle somme versate per l'imposta regionale, sostenendo che gli incassi derivavano da incarichi personali nei collegi sindacali svolti dai singoli componenti. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, respingendo definitivamente il ricorso dello studio. I giudici hanno stabilito che l'esercizio dell'attività in forma associata costituisce per legge presupposto di autonoma organizzazione. L'associazione professionale deve dimostrare l'assoluta separazione funzionale ed economica tra l'attività individuale e la struttura collettiva per ottenere l'esclusione dall'imposta. Poiché lo studio ha incassato e fatturato direttamente i corrispettivi, l'applicazione del tributo rimane pienamente legittima, precludendo ogni diritto al rimborso IRAP studio associato.
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Opposizione a ingiunzione fiscale tra atto nullo e debito valido
Una cittadina ha presentato opposizione a ingiunzione fiscale emessa da una società partecipata per il recupero di contravvenzioni stradali. L'ordinanza era priva di legittimità formale poiché, all'epoca dei fatti, la società di riscossione non possedeva i requisiti normativi per emettere il provvedimento. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo l'atto della società ma ha confermato l'obbligo di pagare le sanzioni e gli interessi al Comune creditore. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. I giudici hanno stabilito che l'invalidità dell'atto iniziale non estingue il debito. Quando l'ente pubblico creditore partecipa al processo e chiede la conferma del proprio credito, il tribunale deve accertare la fondatezza nel merito della pretesa economica, cancellando solo le spese vive di emissione dell'atto illegittimo.
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Rimborso IRAP promotore finanziario: Fisco battuto per notifica tardiva
Un consulente ottiene dalle corti tributarie il rimborso IRAP promotore finanziario per assenza di autonoma organizzazione, avendo operato solo con auto, computer e telefono. L'Agenzia delle Entrate impugna la decisione favorevole al contribuente ma notifica il ricorso al difensore del primo grado anziché a quello nominato in appello. L'Amministrazione tenta una seconda notifica al legale corretto, ma il termine perentorio per ricorrere risulta ormai scaduto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: l'errore iniziale è interamente imputabile all'ente notificante e la sentenza d'appello è passata definitivamente in giudicato. Il professionista vince la causa e l'Agenzia deve rifondere le spese.
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Rimborso IRAP commercialista: senza prove rigettata l’istanza
Il Professionista, un dottore commercialista, ha presentato richiesta di Rimborso IRAP commercialista per gli anni dal 2004 al 2012, sostenendo che i compensi percepiti per gli incarichi di sindaco e amministratore di società fossero esenti. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Professionista, confermando la decisione dei giudici di merito. Il contribuente non ha dimostrato di non aver utilizzato la struttura dell'associazione professionale di cui era socio e ubicata nello stesso stabile. In mancanza della prova dello scorporo dei compensi e dell'assenza di autonoma organizzazione, il diritto al rimborso è stato negato e il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Rimborso IRAP commercialista: il confine tra esenzione e prova
Un commercialista ha chiesto il rimborso IRAP commercialista per le annualità 2014 e 2015, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. Il professionista ha svolto contemporaneamente sia l'attività di libero professionista sia quella di sindaco di società. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la restituzione del tributo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio fiscale, stabilendo un fondamentale principio di diritto. L'attività di sindaco di società è esente da IRAP per espressa previsione normativa, poiché si inserisce nella struttura dell'ente terzo. Per gli altri compensi professionali, spetta invece al contribuente dimostrare l'assenza di un'autonoma organizzazione. La Suprema Corte ha annullato la decisione favorevole al contribuente perché i giudici di merito non hanno distinto le diverse categorie di reddito né valutato adeguatamente la struttura organizzativa utilizzata dal professionista.
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Canone occupazione suolo pubblico: dovuto anche senza contratto
Una società pubblicitaria si è opposta alle richieste di pagamento del Comune per l'uso di spazi pubblici a fini pubblicitari. La società sosteneva che mancasse un formale atto di concessione e che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il canone occupazione suolo pubblico è dovuto anche in caso di occupazione di fatto, senza necessità di un atto formale. Inoltre, la Corte ha chiarito che questo canone non è assimilabile a un affitto e quindi non si applica la prescrizione breve di cinque anni. Infine, ha confermato che il canone ha natura patrimoniale e può coesistere con l'imposta sulla pubblicità, che ha invece natura tributaria. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare le somme dovute e le spese legali.
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Rimborso IRAP: la Cassazione rinvia il caso per cause collegate
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRAP per l'anno 2012. A seguito del silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate, il cittadino ha proposto ricorso, respinto nei primi due gradi di giudizio. Giunto in Cassazione, i giudici hanno rilevato la presenza di altri due ricorsi simili pendenti tra le stesse parti. Per garantire coerenza ed evitare decisioni contrastanti, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con gli altri procedimenti collegati.
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Deduzione cuneo fiscale IRAP: appalto batte concessione
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un'azienda di trasporto pubblico locale l'agevolazione della deduzione cuneo fiscale IRAP, sostenendo che operasse in regime di concessione e a tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto contrattuale tra l'azienda e il Comune costituisce un appalto di servizi e non una concessione. Infatti, il Comune incassava direttamente i proventi dei biglietti e pagava all'impresa un rimborso chilometrico fisso, escludendo il trasferimento del rischio operativo in capo all'operatore privato. Di conseguenza, l'azienda ha pieno diritto a beneficiare degli sgravi fiscali sul costo del lavoro, non sussistendo i presupposti ostativi previsti dalla legge per le concessioni a tariffa.
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Esterovestizione societaria: la Cassazione congela il fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per IRPEG e IRAP nei confronti di una società con sede legale alle Bahamas, contestando un'ipotesi di esterovestizione societaria e recuperando a tassazione in Italia i redditi non dichiarati. Il Contribuente ha impugnato l'atto, ma i giudici di merito hanno respinto il ricorso. Giunta in Cassazione, la causa è stata temporaneamente sospesa. I giudici di legittimità hanno infatti rilevato la pendenza di un altro giudizio collegato, avente a oggetto la revocazione della sentenza d'appello impugnata. Per evitare contrasti di decisioni, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa che si definisca il giudizio pregiudiziale.
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Valore venale delle aree fabbricabili: prezzo reale batte stima
Il Comune ha contestato a una Società il valore dichiarato ai fini ICI per un'area edificabile negli anni 2010 e 2011. La Società aveva dichiarato un valore di 120 euro al metro quadro, mentre il Comune pretendeva 160 euro, pari al prezzo di acquisto pagato dalla stessa Società nel 2008. I giudici di merito avevano dato ragione alla Società, considerando la crisi del settore e una perizia di parte. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. La Corte ha stabilito che per determinare il valore venale delle aree fabbricabili il prezzo di acquisto recente costituisce un parametro oggettivo fondamentale. I giudici non possono ignorarlo senza una motivazione rigorosa basata sui criteri di legge. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Autonoma organizzazione IRAP: alti compensi non significano tasse
Un professionista impugna un avviso di accertamento per tasse non pagate nel 2001. L'Agenzia delle Entrate contesta ricavi non dichiarati e richiede il pagamento dell'IRAP. La Corte di Cassazione rigetta gran parte dei motivi del contribuente, confermando che le entrate vanno tassate nell'anno di competenza e che i vizi di firma dell'atto vanno contestati subito. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sul tema dell'autonoma organizzazione IRAP. I giudici stabiliscono che un elevato volume d'affari o compensi alti non bastano, da soli, a dimostrare l'esistenza di una struttura organizzata soggetta a questa tassa. La sentenza viene quindi annullata limitatamente all'IRAP e rinviata per un nuovo giudizio.
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Aliquota IRAP promotori finanziari: il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'applicazione dell'aliquota ordinaria a un promotore finanziario, pretendendo il pagamento di un'aliquota maggiorata per l'anno 2011. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al contribuente, rilevando che la legge regionale toscana riserva l'aliquota maggiorata solo a banche, finanziarie e assicurazioni, escludendo i promotori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che l'ente impositore non ha contestato la reale motivazione della sentenza precedente e ha violato il principio di autosufficienza, non dimostrando il collegamento tra la norma invocata e l'attività del contribuente. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate perde la causa e deve pagare le spese processuali, confermando l'applicazione della corretta aliquota IRAP promotori finanziari ordinaria.
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Autonoma organizzazione IRAP: no alla tassa per le domiciliazioni
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che esentava un avvocato dal pagamento dell'IRAP, sostenendo che le spese per beni strumentali e per compensi a colleghi domiciliatari dimostrassero l'esistenza di una struttura organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che tali esborsi, se rapportati a un fatturato elevato, non configurano il requisito dell'autonoma organizzazione IRAP. Le collaborazioni saltuarie con altri professionisti per le domiciliazioni non indicano una stabile organizzazione di mezzi o personale, ma rappresentano semplici modalità di svolgimento della professione forense. Di conseguenza, l'avvocato non deve pagare l'imposta.
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Agevolazione fiscale IRAP: sì alla sanità privata
Un'associazione che gestisce servizi sanitari e di cura ha richiesto l'applicazione dell'agevolazione fiscale IRAP per ridurre la propria base imponibile. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio, sostenendo che l'attività sanitaria rientrasse tra i servizi infrastrutturali esclusi dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'associazione, stabilendo che le attività sanitarie non rientrano nei settori esclusi dall'agevolazione fiscale IRAP. L'esclusione si applica solo alle imprese operanti in settori regolamentati con tariffe predeterminate che compensano già il costo dell'imposta. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate è stata dichiarata soccombente.
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Accertamento TARSU: quando il concessionario deve provare i suoi poteri
Un istituto bancario ha impugnato un accertamento TARSU emesso da una società di riscossione per conto di un Comune. Il contribuente contestava la legittimità dell'affidamento del servizio senza gara pubblica, la mancanza di prova del contratto di concessione e l'esenzione per le aree destinate a rifiuti speciali. La Cassazione ha dichiarato inammissibile la contestazione sulla gara pubblica per difetto di interesse del contribuente. Ha invece accolto il ricorso sul difetto di prova dell'affidamento del servizio e sulla nullità della decisione d'appello. Il giudice di secondo grado aveva infatti sbrigativamente dichiarato inammissibili le difese di merito per mancata denuncia di variazione, ignorando che la denuncia originaria già escludeva quelle superfici. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Edificabilità fiscale del terreno: tasse senza approvazione
Il Comune ha notificato a Il Contribuente un avviso di accertamento ICI per l'anno 2010. L'atto si basava sulla nuova classificazione del terreno, inserito in un comparto edificatorio dal Piano Urbanistico Comunale (PUC). Il Contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che il piano non fosse ancora efficace perché privo di approvazione regionale e di piani attuativi di dettaglio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cittadino. I giudici hanno stabilito che l'edificabilità fiscale del terreno scatta immediatamente con l'adozione del piano da parte del Comune. Questo inserimento fa lievitare il valore di mercato dell'area, indipendentemente dai successivi passaggi burocratici o dall'effettiva possibilità di costruire. Il Comune vince la causa e l'accertamento fiscale resta pienamente valido.
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Deducibilità dell’IVA: la Cassazione dà ragione alle imprese
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una Società Contribuente che ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2010. I giudici hanno stabilito che la deducibilità dell'IVA versata a seguito di accertamenti definitivi prima del 2012 è legittima ai fini Ires e Irap, poiché all'epoca non era consentita la rivalsa sui clienti. Inoltre, la Corte ha confermato la deducibilità degli accantonamenti per svalutazione crediti anche in caso di cessione pro solvendo, qualora permanga il rischio di insolvenza in capo al cedente. Infine, è stata riconosciuta l'agevolazione IRAP sul costo del lavoro (cuneo fiscale) per le imprese che operano tramite contratti di appalto pubblico e non in regime di concessione traslativa a tariffa, poiché in questo caso l'operatore non assume il rischio di gestione del servizio. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Deduzione cuneo fiscale IRAP: l’appalto batte la concessione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di gestione rifiuti la deduzione cuneo fiscale IRAP per il costo dei dipendenti. Secondo il fisco, l'attività avveniva in regime di concessione e a tariffa, escludendo il beneficio. La Corte di Cassazione ha invece dato ragione alla società. I giudici hanno chiarito che il rapporto con i Comuni era un appalto di servizi e non una concessione. L'azienda riceveva infatti un compenso fisso dai Comuni e non riscuoteva le tariffe direttamente dagli utenti, non assumendosi il rischio d'impresa. Di conseguenza, spetta la deduzione cuneo fiscale IRAP. La Corte ha anche confermato la deducibilità degli accantonamenti per crediti ceduti pro solvendo e dell'IVA versata a seguito di accertamento per anni precedenti.
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Deduzione IRAP costo del lavoro: vince l’appalto sul fisco
L'Agenzia delle Entrate ha negato a un'azienda di trasporto pubblico locale la deduzione IRAP costo del lavoro (cuneo fiscale), sostenendo che operasse in regime di concessione e a tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che il rapporto tra l'azienda e il Comune era un appalto di servizi e non una concessione. L'azienda riceveva infatti un rimborso chilometrico fisso dall'amministrazione, mentre gli incassi dei biglietti rimanevano al Comune. Mancando il trasferimento del rischio operativo e una tariffa versata direttamente dagli utenti all'operatore, non si applica l'esclusione dall'agevolazione. Di conseguenza, l'azienda ha pieno diritto alla deduzione fiscale.
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