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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2023

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709 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Abuso di ufficio e discrezionalità amministrativa
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza riguardante un dirigente comunale accusato di abuso di ufficio per il conferimento di un incarico di collaborazione esterna. La contestazione riguardava la presunta genericità degli obiettivi dell'incarico e la violazione di norme regolamentari. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2020, l'abuso di ufficio è configurabile solo in presenza di violazioni di specifiche regole di condotta che non lascino margini di discrezionalità all'agente. Poiché la determinazione degli obiettivi di un incarico rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione, la condotta non integra più gli estremi del reato.
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Accertamento tributario: validità firma e indagini
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un accertamento tributario basato su indagini bancarie, rigettando le contestazioni del contribuente relative alla firma dell'atto e alla mancanza di un contraddittorio preventivo. I giudici hanno chiarito che la delega di firma ha rilevanza puramente interna e non richiede l'allegazione all'avviso di accertamento. Inoltre, per le imposte non armonizzate come l'Irpef e in caso di verifiche effettuate presso gli uffici (cosiddette a tavolino), non sussiste un obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale a pena di nullità, specialmente per i periodi d'imposta antecedenti al 2009.
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Danno comunitario e contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello riguardante l'abuso di contratti a termine presso un ente pubblico siciliano. Nonostante il divieto di conversione del rapporto in tempo indeterminato per i dipendenti pubblici, i lavoratori hanno diritto al **danno comunitario** come forma di ristoro per l'illegittima precarizzazione. La Suprema Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento deve essere esaminata dal giudice anche se non formulata in modo autonomo rispetto alla domanda di conversione, rappresentando quest'ultima un 'minus' della tutela specifica. Il giudice di merito aveva erroneamente omesso di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Anzianità di servizio e trasferimento dipendenti PA
Un lavoratore ha impugnato il proprio inquadramento economico a seguito del trasferimento da un ente locale al Ministero dell'Istruzione, richiedendo il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il passaggio di personale garantisce la conservazione del trattamento economico complessivo ma non comporta l'automatica parificazione ai dipendenti già in servizio presso il nuovo ente. L'anzianità di servizio non costituisce un diritto assoluto per rivendicare ricostruzioni di carriera, ma funge da parametro per evitare un peggioramento retributivo effettivo.
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Reformatio in peius e trasferimento del personale
Alcuni lavoratori, trasferiti da un ente locale al Ministero dell'Istruzione, hanno richiesto il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio e delle differenze retributive per evitare una reformatio in peius. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la tutela del trattamento economico riguarda esclusivamente le voci fisse e continuative. I premi incentivanti e le componenti variabili della retribuzione non rientrano nel calcolo del maturato economico protetto, poiché legati a incrementi di produttività non certi né garantiti. La decisione conferma che il trasferimento non comporta una parificazione automatica con i dipendenti già in servizio presso l'amministrazione di destinazione.
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Contratti a termine: quando spetta il risarcimento
Un lavoratore del settore scolastico ha impugnato la decisione che negava il risarcimento per l'uso di contratti a termine. La Cassazione ha confermato che nel pubblico impiego non è ammessa la conversione del rapporto in tempo indeterminato e che il risarcimento scatta solo superando i 36 mesi su posti vacanti.
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Delega di firma: validità avviso accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la **delega di firma** per la sottoscrizione degli avvisi di accertamento non richiede l'indicazione nominativa del funzionario delegato. Il caso nasce dall'impugnazione di un atto impositivo che il contribuente riteneva nullo per difetto di sottoscrizione, in quanto la delega era stata conferita tramite ordini di servizio basati sulla qualifica e non sul nome. La Suprema Corte ha chiarito che, a differenza della delega di funzioni, la delega di firma costituisce un mero decentramento burocratico interno. Pertanto, è sufficiente che l'Amministrazione produca documenti che attestino la qualifica del firmatario e la corrispondenza con le mansioni delegate dal Direttore provinciale.
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Contratti a termine: stop agli abusi nella PA
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della reiterazione di contratti a termine e di somministrazione presso una Pubblica Amministrazione. Nonostante l'ente invocasse ordinanze di emergenza per giustificare la precarietà, la Corte ha stabilito che le deroghe alle leggi ordinarie devono essere espresse e non presunte. Sebbene nel pubblico impiego non operi la conversione automatica in rapporto a tempo indeterminato, al lavoratore spetta un risarcimento del danno presunto, parametrato tra 2,5 e 12 mensilità. La semplice possibilità di una futura stabilizzazione non sana l'illecito commesso tramite i contratti a termine nulli.
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Concorso pubblico e stabilizzazione forestali
Un lavoratore forestale ha agito contro un ente pubblico per ottenere l'assunzione a tempo indeterminato basandosi su un accordo sindacale di stabilizzazione. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, stabilendo che il concorso pubblico è il requisito imprescindibile per l'accesso al pubblico impiego. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli accordi sindacali non possono derogare all'obbligo costituzionale di selezione concorsuale, né il lavoratore può invocare l'esecuzione in forma specifica del contratto non concluso.
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Progressioni economiche: diritto anche ai pensionati
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alle progressioni economiche per i dipendenti di un'amministrazione pubblica che, pur avendo i requisiti al momento del bando, erano stati esclusi perché collocati in pensione prima dell'approvazione della graduatoria finale. La Suprema Corte ha stabilito che la permanenza in servizio al momento della chiusura della procedura non è un requisito legittimo, poiché le progressioni economiche hanno una funzione premiale e corrispettiva per il lavoro già svolto, oltre che incentivante per il futuro. Escludere i pensionati violerebbe i principi di buona fede e la natura retroattiva degli inquadramenti economici previsti dai contratti collettivi.
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Trasferimento d’azienda: limiti negli appalti 118
Un autista soccorritore ha impugnato il licenziamento intimato a seguito di una procedura di mobilità, sostenendo che il subentro di una nuova società nella gestione del servizio di emergenza sanitaria regionale configurasse un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il semplice avvicendamento in un appalto di servizi, senza il passaggio di un'organizzazione produttiva preesistente, non integra la fattispecie del trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c.
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Stabilizzazione: niente danni se c’è l’assunzione
Una dipendente del settore scolastico ha contestato l'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero. Nonostante l'accertamento dell'abuso, la Corte d'Appello ha negato il risarcimento del danno poiché l'intervenuta stabilizzazione è stata ritenuta una misura riparatoria sufficiente. La Cassazione ha confermato tale orientamento, stabilendo che l'immissione in ruolo compensa adeguatamente la violazione del diritto dell'Unione Europea, escludendo ulteriori indennizzi monetari, rendendo la stabilizzazione la sanzione principale e assorbente.
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Demansionamento: prova del danno e mansioni
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio il proprio ente datore di lavoro lamentando un presunto demansionamento a seguito della perdita della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria e del relativo tesserino. Il lavoratore sosteneva di essere stato lasciato inattivo o adibito a compiti esecutivi di livello inferiore. Sebbene il Tribunale avesse inizialmente accolto la domanda, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, rilevando che le mansioni amministrative assegnate erano equivalenti al profilo professionale rivestito e che non era stata fornita prova del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accertamento sull'equivalenza delle mansioni spetta al giudice di merito e che il lavoratore non ha assolto l'onere probatorio circa l'esistenza di un pregiudizio effettivo.
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Licenziamento disciplinare: i termini di ricorso
Una dipendente di un ente pubblico ha impugnato il licenziamento disciplinare intimatole per aver giustificato le assenze dal lavoro mediante certificazioni mediche false. Dopo che sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno confermato la legittimità della sanzione, la lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha tuttavia dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che l'impugnazione è stata notificata oltre il termine di sessanta giorni previsto dal rito speciale applicabile. La decisione ribadisce l'importanza del rispetto dei termini processuali nel licenziamento disciplinare.
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Inquadramento automatico: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'inquadramento automatico per gli ex dipendenti di una società partecipata presso un'agenzia pubblica. La controversia riguardava il passaggio di funzioni tra un ente privato in liquidazione e una nuova amministrazione. I giudici hanno stabilito che, in base all'articolo 97 della Costituzione, l'accesso al pubblico impiego richiede sempre una procedura selettiva di verifica dell'idoneità. Non sussiste un trasferimento d'azienda automatico se manca l'identità dell'entità economica trasferita. Di conseguenza, senza il superamento di una prova, i lavoratori non possono vantare pretese retributive o di assunzione diretta.
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Trasferimento d’azienda: guida alla rinuncia al ricorso
La controversia trae origine dal licenziamento di un dipendente operante nel settore dell'emergenza sanitaria, avvenuto durante un complesso passaggio di gestione tra due società pubbliche. I giudici di merito avevano accertato la sussistenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., dichiarando la nullità del licenziamento e ordinando la reintegra del lavoratore. La società subentrante ha proposto ricorso in Cassazione, ma prima dell'udienza ha depositato un atto di rinuncia a seguito di una conciliazione raggiunta tra le parti. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del processo, confermando che la rinuncia è un atto unilaterale che non richiede accettazione per produrre i suoi effetti.
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Stabilizzazione precari: quando spetta il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti scolastici che chiedevano il risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine. La Corte ha stabilito che la stabilizzazione precari, avvenuta tramite immissione in ruolo, costituisce una misura riparatoria adeguata e proporzionata, tale da escludere ulteriori indennizzi monetari. È stato tuttavia confermato il diritto dei lavoratori alla progressione stipendiale basata sull'anzianità maturata durante i periodi di precariato, nei limiti della prescrizione.
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Sanzione disciplinare: sospensione per frode badge
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una sanzione disciplinare di sospensione dal servizio irrogata a un dipendente pubblico. L'addebito riguardava la manipolazione del sistema informatico di rilevamento presenze per inserire timbrature inesistenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, rilevando che le eccezioni procedurali erano state sollevate tardivamente e che la responsabilità del dipendente era stata accertata correttamente tramite perizia tecnica sul software.
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Lavoro subordinato: i fatti prevalgono sul contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di lavoro subordinato per un professionista tecnico impiegato presso un ente pubblico tramite contratti di collaborazione coordinata e continuativa. Nonostante la qualificazione formale scelta dalle parti, l'istruttoria ha rivelato un inserimento organico nell'ente, l'osservanza di direttive specifiche sul quomodo della prestazione, l'obbligo di firma dei registri di presenza e la percezione di una retribuzione mensile fissa. La Corte ha ribadito che l'effettivo svolgimento del rapporto prevale sul nomen iuris contrattuale, condannando l'ente al pagamento delle differenze retributive maturate.
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Pubblico Impiego: no alla conversione dei contratti
La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di ottenere la conversione del rapporto di lavoro nel Pubblico Impiego in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine. Nonostante l'illegittimità della condotta dell'ente pubblico, il divieto di trasformazione resta invalicabile per tutelare il principio del concorso pubblico e il buon andamento amministrativo. Al lavoratore spetta esclusivamente un risarcimento del danno per equivalente, quantificato tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità, secondo i criteri stabiliti dalla normativa vigente.
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