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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2023

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709 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Contratto a termine: limiti e stagionalità agricola
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore che ha contestato l'abuso del contratto a termine reiterato da un ente pubblico di sviluppo agricolo. Il lavoratore, impiegato per anni come operatore di macchine agricole e addetto alla manutenzione, sosteneva l'illegittimità della successione dei contratti. La Suprema Corte ha stabilito che l'ente, essendo un ente pubblico non economico, non può essere qualificato come imprenditore agricolo ai sensi dell'art. 2135 c.c. Di conseguenza, non si applicano le deroghe speciali previste per il settore agricolo. La decisione sottolinea che la stagionalità deve essere provata dal datore di lavoro e deve risultare chiaramente dalla causale del contratto, non potendo essere presunta dalla semplice natura ciclica dell'agricoltura.
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Ore eccedenti: maggiorazione 10% per i coordinatori
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un docente, coordinatore provinciale per l'educazione fisica, a percepire il compenso per le ore eccedenti con la maggiorazione del 10%. Il Ministero ricorrente sosteneva l'applicazione di un compenso forfettario basato su accordi integrativi, ma la Suprema Corte ha stabilito che l'art. 87 del CCNL prevale, non essendoci delega alla contrattazione di secondo livello per introdurre trattamenti peggiorativi. Il docente ha dunque diritto al pagamento delle ore prestate oltre le 18 settimanali, fino a un massimo di 6 ore, calcolate sulla base della retribuzione oraria maggiorata.
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Trattamento accessorio: stop ai tagli forfettari
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che legittimava un taglio forfettario del 30% sul trattamento accessorio dei dirigenti medici. I giudici hanno chiarito che le norme sul contenimento della spesa pubblica impongono una riduzione proporzionale legata al calo del personale in servizio, vietando decurtazioni arbitrarie. La sentenza ribadisce che il giudice ordinario ha il potere di verificare la correttezza dei calcoli contabili effettuati dall'amministrazione per tutelare i diritti soggettivi dei lavoratori.
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Retribuzione ore eccedenti: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della retribuzione ore eccedenti per i coordinatori provinciali di educazione fisica nel comparto scuola. La controversia riguardava la spettanza del compenso durante le ferie e la possibilità di derogare al calcolo della maggiorazione del 10% tramite contrattazione integrativa. La Corte ha stabilito che, data la natura accessoria, il compenso non è dovuto durante le ferie. Tuttavia, ha accolto il ricorso della lavoratrice chiarendo che il regime di calcolo previsto dal CCNL per i coordinatori è specifico e non può essere sostituito da regimi forfettari locali, cassando la sentenza d'appello sul punto.
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Retribuzione di risultato: diritto al compenso
Una dirigente ha agito contro un Ente Camerale per ottenere il pagamento della retribuzione di risultato relativa all'anno 2013. Nonostante la nullità del conferimento dell'incarico dirigenziale per violazione delle norme sul pubblico impiego, la Corte ha riconosciuto il diritto al compenso per le mansioni effettivamente svolte. La Cassazione ha inoltre stabilito che sussiste l'interesse ad agire per l'accertamento negativo di presunti debiti quando il datore di lavoro minaccia azioni di restituzione, creando un'incertezza oggettiva sul rapporto giuridico.
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Licenziamento per giusta causa: limiti e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa intimato a un dipendente di un ente pubblico che, pur essendo autorizzato ad allontanarsi per necessità personali, aveva effettuato una breve sosta non autorizzata presso un mercato. La pubblicazione sui social network di una foto dell'auto di servizio da parte di terzi non è stata ritenuta imputabile al lavoratore, in quanto evento imprevedibile. La sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla lieve entità dell'infrazione, che avrebbe dovuto comportare solo una misura conservativa.
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Mansioni superiori nella dirigenza medica: la guida
La Corte di Cassazione ha chiarito che nel settore della dirigenza medica la sostituzione di un responsabile di struttura complessa non configura lo svolgimento di mansioni superiori. Poiché la dirigenza sanitaria è inquadrata in un ruolo unico, al sostituto spetta esclusivamente l'indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo, escludendo il diritto a differenze retributive basate sull'articolo 2103 del codice civile, anche se l'incarico si protrae oltre i termini ordinari per la copertura del posto vacante.
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Lavoro precario: stop assunzioni senza concorso
Un gruppo di operatori socio-sanitari ha agito contro un'azienda ospedaliera pubblica denunciando una situazione di lavoro precario derivante da un'illecita intermediazione di manodopera tramite cooperativa. I lavoratori chiedevano la costituzione di un rapporto a tempo indeterminato o il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nelle pubbliche amministrazioni il divieto di trasformazione del rapporto ex art. 36 d.lgs. 165/2001 è assoluto, anche in caso di violazione di norme imperative. Inoltre, ha negato il risarcimento poiché il danno non era stato provato e non era applicabile la presunzione del danno comunitario, tipica solo della reiterazione abusiva di contratti a termine.
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Retribuzione ore eccedenti: guida al calcolo CCNL
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un coordinatore provinciale per l'educazione fisica a ricevere la retribuzione ore eccedenti con una maggiorazione del 10%. Il Ministero dell'Istruzione aveva impugnato la sentenza d'appello sostenendo che accordi integrativi potessero prevedere compensi forfettari inferiori. La Suprema Corte ha invece chiarito che l'art. 87 del CCNL Scuola differenzia nettamente i docenti dai coordinatori: per questi ultimi la maggiorazione è l'unica modalità di calcolo ammessa. Inoltre, è stato ribadito che la contrattazione decentrata non può derogare in peggio alle disposizioni del contratto nazionale in assenza di una delega specifica.
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Indennità di specificità medica: negata agli ex condotti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ex medico condotto che richiedeva il riconoscimento dell'**Indennità di specificità medica**. La decisione conferma che i medici che hanno optato per un rapporto di lavoro non esclusivo con l'Azienda Sanitaria mantengono un trattamento economico onnicomprensivo. Tale regime esclude l'attribuzione di ulteriori indennità previste dalla contrattazione collettiva per i dirigenti medici a rapporto esclusivo, poiché la loro posizione giuridica resta differenziata in ragione della possibilità di svolgere attività professionale esterna.
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Premio incentivante: criteri di merito e presenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che riconosceva ai dipendenti di un'azienda ospedaliera il diritto a percepire un premio incentivante basato esclusivamente sulla presenza in servizio. La Suprema Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, l'erogazione di tali somme deve essere strettamente correlata al raggiungimento di obiettivi di efficienza e produttività. Non è ammessa una distribuzione a pioggia dei premi, poiché la normativa vigente impone criteri selettivi e meritocratici che valorizzino l'effettivo apporto di ciascun lavoratore, superando la logica della mera presenza fisica in ufficio.
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Indennità di prima sistemazione: i diritti dei dirigenti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente di un ente previdenziale a percepire l'Indennità di prima sistemazione nella misura piena prevista dal contratto collettivo. L'ente aveva ridotto unilateralmente l'importo invocando le norme sulla spending review contenute nella Legge 183/2011. I giudici hanno chiarito che le restrizioni previste dall'articolo 4, comma 44, si applicano esclusivamente al personale statale dei Ministeri. Gli enti del parastato, pur dovendo rispettare obiettivi di risparmio complessivi, mantengono l'autonomia organizzativa e non possono sopprimere voci retributive contrattuali basandosi su norme riferite solo all'amministrazione centrale.
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Indennità di prima sistemazione: diritti dei dirigenti
Un dirigente di un ente previdenziale ha impugnato la decisione dell'amministrazione di ridurre l'indennità di prima sistemazione, basata su norme di contenimento della spesa pubblica introdotte dalla Legge 183/2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le restrizioni previste per i dipendenti statali non sono estensibili automaticamente agli enti pubblici non economici. Questi ultimi godono di autonomia organizzativa e devono rispettare le clausole più favorevoli della contrattazione collettiva, a meno di specifiche disposizioni legislative contrarie che riguardino esplicitamente il loro comparto.
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Indennità di prima sistemazione: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un dirigente di un ente previdenziale nazionale riguardante l'indennità di prima sistemazione. L'ente aveva ridotto l'importo dell'indennità applicando i tagli alla spesa pubblica previsti dalla Legge 183/2011. La Suprema Corte ha stabilito che le restrizioni contenute nell'art. 4, comma 44, della citata legge si applicano esclusivamente ai dipendenti statali dei Ministeri e non possono essere estese automaticamente ai dirigenti degli enti previdenziali, i quali mantengono la propria autonomia organizzativa e contrattuale.
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Incompatibilità dipendente pubblico e licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento di una lavoratrice per incompatibilità dipendente pubblico. La dipendente ricopriva il ruolo di amministratore unico in una società privata senza aver mai cessato effettivamente l'incarico, rendendo inoltre dichiarazioni mendaci al momento dell'assunzione presso l'azienda sanitaria.
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Indennità di prima sistemazione: guida al diritto
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente di un ente previdenziale a percepire l'indennità di prima sistemazione a seguito di un trasferimento di sede. La sentenza chiarisce che le restrizioni introdotte dalla Legge 183/2011 si applicano esclusivamente ai dipendenti statali e non agli enti pubblici non economici, preservando il diritto al rimborso in caso di effettivo cambio di residenza.
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Indennità di prima sistemazione: il caso dei dirigenti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente di un ente previdenziale a percepire l'indennità di prima sistemazione nella misura prevista dalla contrattazione collettiva. La decisione chiarisce che i tagli alla spesa pubblica previsti dalla Legge 183/2011 si riferiscono esclusivamente al personale statale dei ministeri e non si estendono automaticamente agli enti del cosiddetto parastato, i quali mantengono la propria autonomia organizzativa nell'ambito degli obiettivi di risparmio complessivi.
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Cessazione materia del contendere: accordo tra le parti
Una dipendente pubblica chiedeva un compenso extra per attività di stima immobiliare. Dopo due sentenze sfavorevoli, il caso giunge in Cassazione. Tuttavia, le parti raggiungono un accordo e la Corte dichiara la cessazione materia del contendere, chiudendo definitivamente la lite.
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Compenso aggiuntivo pubblico impiego: quando è escluso
Un dipendente pubblico ha richiesto un compenso aggiuntivo a un ente previdenziale per aver svolto perizie immobiliari. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tale attività, essendo strettamente correlata alle mansioni d'ufficio, non costituisce un incarico professionale autonomo e non dà diritto a una retribuzione extra. La decisione sottolinea che il diritto a un compenso aggiuntivo nel pubblico impiego sorge solo per prestazioni non riconducibili ai compiti istituzionali.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia tra un ente previdenziale e un suo dipendente. Il caso riguardava la richiesta di una retribuzione aggiuntiva per attività di stima immobiliare svolte fuori orario di lavoro. Le corti di merito avevano dato ragione al lavoratore, ma prima della decisione finale della Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo di conciliazione, estinguendo così il giudizio.
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