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D.Lgs. 165/2001 — Anno 2023

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709 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Demansionamento: regole su mansioni e pubblico impiego
Un dipendente pubblico ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un prolungato demansionamento. Nonostante precedenti sentenze avessero accertato l'illecito fino al 2004, la Corte di Cassazione ha confermato che, a partire dal 2005, l'assegnazione di nuove responsabilità istruttorie ha interrotto la condotta datoriale illegittima. La decisione ribadisce che nel pubblico impiego privatizzato rileva solo l'equivalenza formale delle mansioni rispetto alla categoria di appartenenza. Inoltre, la Corte ha chiarito che un errore fatale nel deposito telematico non invalida l'atto se lo scopo processuale è stato comunque raggiunto tramite la notifica e la disponibilità del documento per il giudice.
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Mansioni superiori: differenze retributive e giudicato
Un dipendente di un ente pubblico ha richiesto l'ammissione al passivo per ottenere il pagamento delle differenze retributive derivanti dallo svolgimento di mansioni superiori come autista soccorritore. Il Tribunale aveva respinto la domanda ritenendo che una precedente sentenza sulla stabilizzazione del lavoratore avesse già definito l'inquadramento, precludendo ulteriori pretese economiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo che il diritto all'inquadramento formale e il diritto al compenso per le mansioni superiori effettivamente svolte sono autonomi e non sovrapponibili.
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Società in house: nullo il contratto senza concorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente contro una Società in house, confermando la nullità del suo contratto di lavoro poiché stipulato senza una procedura selettiva pubblica. Il ricorrente chiedeva indennità per il recesso anticipato e compensi professionali aggiuntivi. La Corte ha ribadito che le società a controllo pubblico sono obbligate a seguire procedure concorsuali per il reclutamento del personale, pena la nullità virtuale dell'accordo. Di conseguenza, ai sensi dell'art. 2126 c.c., al lavoratore spetta solo la retribuzione per l'attività effettivamente prestata, escludendo qualsiasi risarcimento o premio derivante da clausole di un contratto invalido.
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False certificazioni mediche: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un dipendente pubblico per il reato di false certificazioni mediche e truffa continuata. L'imputato, con la complicità del proprio medico di base, utilizzava certificati falsi per giustificare lunghe assenze retribuite, durante le quali si trovava in un'altra regione a svolgere attività lavorative diverse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando come le prove raccolte, tra cui l'esito negativo delle visite fiscali e la condotta del dipendente, dimostrassero inequivocabilmente l'intento fraudolento e l'inesistenza delle patologie dichiarate.
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Contratti a termine: risarcimento e offerta tardiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'insegnante che ha subito l'abuso di contratti a termine reiterati per oltre dieci anni da parte di un ente locale. Nonostante l'ente avesse offerto la stabilizzazione durante il giudizio, la lavoratrice aveva già ottenuto un impiego stabile presso un'altra amministrazione. La Suprema Corte ha stabilito che un'offerta di assunzione tardiva, intervenuta quando il lavoratore ha già risolto autonomamente la propria precarietà, non cancella il diritto al risarcimento del danno, poiché manca il nesso causale diretto tra l'offerta dell'ente e la cessazione dell'abuso.
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Lavoro straordinario: guida ai compensi pubblici
Un dipendente di un'agenzia regionale ha richiesto il pagamento per attività svolte oltre l'orario normale a favore di terzi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoro straordinario deve essere retribuito se prestato con il consenso dell'ente, anche in assenza di atti formali di autorizzazione. Tuttavia, la quantificazione del compenso deve seguire rigorosamente i parametri del contratto collettivo nazionale, escludendo prassi interne o criteri percentuali non previsti dalla legge.
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Lavoro straordinario: quando spetta il compenso?
Una dipendente di un'agenzia regionale ha richiesto il pagamento per attività prestate a favore di terzi fuori dall'orario ordinario. L'ente ha contestato la pretesa lamentando la mancanza di progetti formali e atti di riparto. La Cassazione ha stabilito che il lavoro straordinario deve essere retribuito se autorizzato anche implicitamente, ma il calcolo del compenso deve seguire rigorosamente il CCNL nazionale, annullando prassi interne basate su percentuali arbitrarie delle entrate.
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Lavoro straordinario: il diritto al compenso
Un dipendente di un ente pubblico ha richiesto il pagamento per attività tecniche svolte a favore di terzi. La Corte d'Appello aveva riconosciuto il diritto basandosi sulla prassi e sul legittimo affidamento del lavoratore. La Cassazione ha invece stabilito che il lavoro straordinario deve essere retribuito esclusivamente secondo i parametri del CCNL. Anche in assenza di autorizzazioni formali o progetti approvati, se il datore di lavoro ha prestato consenso, il dipendente ha diritto al compenso per le ore extra effettivamente prestate, applicando i principi della prestazione di fatto.
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Esigenze cautelari e pericolo di reiterazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura interdittiva applicata a un dipendente pubblico indagato per truffa e falso. Il ricorrente contestava la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il trasferimento ad altro incarico e la chiusura delle indagini avessero eliminato il pericolo di reiterazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando come il Tribunale avesse correttamente motivato l'attualità del pericolo basandosi sulla spiccata pericolosità criminale e sulla natura non episodica delle condotte illecite.
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Stabilizzazione: quando il concorso non sana l’abuso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice partecipazione a un concorso riservato non costituisce una stabilizzazione idonea a sanare l'abuso di contratti a termine. Una lavoratrice di un ente locale aveva richiesto il risarcimento per la reiterazione di contratti precari durata oltre otto anni. La Corte d'Appello aveva negato il ristoro, ritenendo che la chance di partecipare a un concorso pubblico fosse sufficiente a compensare il danno. La Suprema Corte ha invece chiarito che solo l'assunzione effettiva o la certezza del ruolo in tempi brevi può avere efficacia sanante, annullando la decisione precedente.
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Stabilizzazione del lavoratore: risarcimento e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero contro la condanna al risarcimento per contratti a termine illegittimi. Il Ministero invocava la sopravvenuta stabilizzazione del lavoratore come motivo per annullare il danno, ma la Corte ha ribadito che nel giudizio di legittimità non possono essere allegati fatti nuovi o prove documentali non prodotte nei gradi di merito. La stabilizzazione del lavoratore, avvenuta dopo la decisione d'appello, non cancella automaticamente l'illecito pregresso se non dedotta tempestivamente nelle sedi opportune.
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Lavoro subordinato: prevale la realtà sul contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di lavoro subordinato per un rapporto formalmente qualificato come collaborazione autonoma presso un ente di ricerca. Nonostante il nomen iuris contrattuale, i giudici hanno dato prevalenza alle modalità concrete di svolgimento dell'attività, caratterizzate da mansioni esecutive e soggezione al potere direttivo. La sentenza ribadisce che, in caso di accertata subordinazione, al lavoratore spettano le differenze retributive in virtù del principio di corrispettività, indipendentemente dalla validità formale del contratto.
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Stabilizzazione e risarcimento: la guida completa
Una lavoratrice, inizialmente impiegata in progetti LSU e successivamente con contratti a termine presso un ente locale, ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno da abusiva reiterazione contrattuale. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che i contratti fossero esclusi dalla disciplina ordinaria poiché finalizzati alla stabilizzazione regionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, chiarendo che la natura assistenziale non esclude l'applicazione delle tutele europee se il rapporto nasconde un reale lavoro subordinato. La stabilizzazione avvenuta in corso di causa ripara il danno solo se esiste una correlazione diretta e immediata tra l'abuso subito e l'assunzione definitiva.
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Contratto a termine: prova della causale e nullità
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto a termine stipulato da una società di riscossione tributaria. Il datore di lavoro non ha fornito la prova che il lavoratore fosse effettivamente impiegato nelle attività eccezionali indicate nella causale contrattuale. Nonostante le riforme legislative permettano di legare il termine anche all'attività ordinaria, resta l'obbligo di specificare e provare la correlazione tra l'esigenza aziendale e le mansioni svolte. Trattandosi di un ente pubblico economico, è ammessa la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato.
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Contratti a termine: limiti e deroghe nella PA
La Corte di Cassazione ha esaminato la legittimità della reiterazione di contratti a termine presso la Pubblica Amministrazione, con particolare riferimento agli uffici immigrazione. La ricorrente contestava il superamento del limite di 36 mesi e la mancanza di causali specifiche. La Suprema Corte ha stabilito che le ordinanze d'urgenza non possono derogare implicitamente alle tutele del lavoratore: la deroga ai limiti temporali deve essere espressa e le ragioni giustificative devono essere sempre indicate nel contratto. Il mancato rispetto di tali requisiti configura un abuso dei contratti a termine, aprendo la strada al risarcimento del danno.
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Subordinazione: i fatti prevalgono sul contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di **subordinazione** per un rapporto di lavoro presso un ente pubblico di ricerca, inizialmente formalizzato come collaborazione autonoma. Nonostante la denominazione contrattuale, i giudici hanno rilevato la presenza di orari fissi, compenso mensile costante, assenza di rischio e svolgimento di mansioni identiche a quelle dei dipendenti di ruolo. La Suprema Corte ha ribadito che l'effettivo svolgimento del rapporto prevale sulla qualificazione formale scelta dalle parti, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente che mirava a una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi di merito.
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Stabilizzazione e risarcimento nel lavoro pubblico
Una lavoratrice ha agito contro una Pubblica Amministrazione per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'illegittima successione di contratti a termine e di somministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato che la stabilizzazione del rapporto di lavoro, avvenuta tramite immissione in ruolo, costituisce una misura riparatoria sufficiente a sanare l'abuso. Tale stabilizzazione esclude il diritto al risarcimento del danno presunto, poiché la stabilità dell'impiego rappresenta la massima tutela prevista per il lavoratore. Eventuali danni ulteriori devono essere specificamente allegati e provati dal dipendente.
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Lavoro subordinato: la verità oltre il contratto
La Corte di Cassazione ha confermato la natura di lavoro subordinato per un rapporto inizialmente qualificato come collaborazione coordinata e continuativa presso un ente di ricerca. La decisione scaturisce dall'assenza di obiettivi specifici nel contratto e dall'effettivo inserimento del lavoratore nell'organizzazione stabile dell'ente, con mansioni generalizzate. Nonostante la nullità del contratto per violazione delle norme sulle assunzioni pubbliche, al lavoratore sono state riconosciute le differenze retributive in virtù della prestazione di fatto eseguita, applicando il principio di corrispettività previsto dal codice civile.
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Divieto di conversione: lavoro pubblico e contratti
La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di trasformare contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato presso una Pubblica Amministrazione, ribadendo il divieto di conversione previsto dall'art. 36 del d.lgs. 165/2001. Nonostante la nullità dei termini apposti ai contratti di alcuni lavoratori agricoli impiegati presso un'azienda gestita direttamente da un ente locale, la natura pubblica del datore di lavoro e il perseguimento di fini istituzionali impediscono la stabilizzazione, limitando la tutela al solo risarcimento del danno.
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Furbetti del cartellino: validità dei tabulati
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false attestazioni in servizio, tipico dei cosiddetti furbetti del cartellino. Il ricorrente contestava l'utilizzo dei dati estratti dai brogliacci delle intercettazioni, sostenendo che la loro inutilizzabilità dovesse estendersi anche ai dati esterni dei contatti telefonici. La Suprema Corte ha invece chiarito che i dati di traffico, ovvero chi ha chiamato chi e quando, sono distinti dal contenuto delle conversazioni e restano pienamente utilizzabili. Tale prova, unita al ritrovamento del badge sulla scrivania dell'ufficio durante un controllo, ha blindato la responsabilità penale dell'imputato.
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