LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 165/2001 — Anno 2023

Pagina 24 di 36

709 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 165/2001

Contratto a termine illegittimo: il divieto di conversione nel pubblico
Un lavoratore di un'Azienda Sanitaria Pubblica ha chiesto la trasformazione del suo contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità dei termini. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, ribadendo il fermo principio del divieto di conversione nel pubblico impiego. A differenza del settore privato, anche un contratto a termine illegittimo con la Pubblica Amministrazione non può essere convertito in 'posto fisso', poiché l'assunzione deve avvenire tramite concorso pubblico. Il lavoratore ha perso la causa e non ha ottenuto né la conversione né il risarcimento del danno, dovendo anche pagare le spese legali.
Continua »
Licenziamento disciplinare personale estero: Visti falsi e legge speciale
Un dipendente di un consolato italiano all'estero viene licenziato per grave negligenza nel controllo di pratiche per il rilascio di visti, basate su documenti palesemente falsi. Il lavoratore contesta il licenziamento, sostenendo che la procedura disciplinare sia stata avviata in ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del **licenziamento disciplinare personale estero**, stabilendo un principio fondamentale: a questi lavoratori si applica una legge speciale (D.P.R. 18/1967) e non le norme generali del pubblico impiego. Tale legge non prevede termini fissi per la contestazione, ma un principio di 'tempestività relativa' da valutare caso per caso. Il licenziamento è quindi valido.
Continua »
Revoca incarico dirigenziale: Riforma PA batte contratto a termine
Una dirigente pubblica ha subito la risoluzione anticipata del suo contratto a termine a seguito della soppressione per legge dell'ente per cui lavorava e della sua fusione in una nuova Autorità. La lavoratrice ha contestato l'atto, equiparandolo a un licenziamento illegittimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **revoca incarico dirigenziale** non era un licenziamento, ma la legittima conseguenza di una riorganizzazione imposta da una norma di legge. Tale evento ha reso la prestazione lavorativa impossibile, giustificando la fine del rapporto. La richiesta di risarcimento per demansionamento è stata negata per mancanza di prove specifiche del danno.
Continua »
Licenziamento dirigente pubblico: la fiducia tradita costa il posto
Un dirigente comunale viene licenziato per una serie di gravi inadempienze, tra cui la gestione irregolare di appalti, l'inerzia su pratiche edilizie e l'auto-nomina a responsabile di 60 procedimenti. Il dirigente impugna il provvedimento, sostenendo che la sanzione fosse sproporzionata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento del dirigente pubblico. I giudici hanno stabilito che la pluralità e la gravità dei comportamenti avevano irrimediabilmente compromesso il vincolo di fiducia, rendendo la massima sanzione espulsiva proporzionata alla responsabilità del ruolo ricoperto. L'appello del dirigente è stato quindi respinto.
Continua »
Nomina senza concorso: contratto nullo, nessun risarcimento
Una dirigente di un'Azienda Speciale comunale, assunta senza una procedura concorsuale pienamente comparativa, impugna la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione dà ragione all'Azienda, dichiarando la nullità del contratto per violazione del principio concorsuale. I giudici stabiliscono che anche le aziende speciali devono reclutare il personale tramite concorsi pubblici basati sul merito. Poiché il contratto di assunzione era nullo fin dall'origine, la dirigente non ha diritto ad alcun risarcimento per la sua interruzione anticipata. La sentenza afferma un principio rigoroso sulla trasparenza nelle assunzioni pubbliche.
Continua »
Recupero compensi non autorizzati: decide il Giudice del Lavoro
Un dipendente pubblico svolge un'attività extra non autorizzata, percependo circa 74.000 euro. L'Amministrazione datrice di lavoro avvia il **recupero compensi non autorizzati** trattenendo le somme direttamente dallo stipendio. Il lavoratore si oppone e nasce un conflitto su quale giudice debba decidere: il Giudice del Lavoro o la Corte dei Conti? La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la competenza è del Giudice Ordinario (del Lavoro). Questo perché la controversia riguarda il rapporto di lavoro e l'obbligo di restituzione previsto dalla legge, non un'azione per danno erariale, che invece spetterebbe alla Corte dei Conti.
Continua »
Cambio Appalto 118: No al Trasferimento di Azienda, Lavoratore Escluso
Un lavoratore impiegato nel servizio di emergenza sanitaria 118 non viene assunto dalla nuova società che subentra nella gestione dell'appalto. Egli sostiene che si tratti di un trasferimento di azienda, chiedendo il diritto alla continuità del rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che per aversi un vero trasferimento di azienda non basta la successione in un contratto di servizio. È necessario che vi sia il passaggio di un insieme organizzato di beni significativi (come ambulanze, attrezzature) che permetta alla nuova società di operare. In questo caso, la nuova azienda aveva reperito i mezzi autonomamente, escludendo quindi l'applicazione delle tutele previste per il trasferimento di azienda.
Continua »
Manager ‘parcheggiato’: scatta il risarcimento da inattività forzata
Un dirigente pubblico, trasferito presso un Ente, viene assegnato a un incarico di 'studio e ricerca' che si rivela fittizio, lasciandolo in uno stato di totale inoperosità. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al risarcimento danno da inattività forzata. Secondo i giudici, lasciare un dipendente senza compiti è una violazione contrattuale grave, persino peggiore del demansionamento, perché lede il diritto fondamentale al lavoro e la dignità professionale. Tale danno si presume esistente e va risarcito, anche se il lavoratore continua a percepire lo stipendio. L'Ente pubblico è stato quindi condannato a risarcire il dirigente.
Continua »
Incarico superiore al medico? Solo l’indennità sostitutiva
Una dirigente medico ha ricoperto per anni un incarico provvisorio di titolare di struttura complessa, chiedendo il pagamento della retribuzione superiore corrispondente. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per la dirigenza sanitaria, inquadrata in un 'ruolo unico', non si applica la disciplina generale sulle mansioni superiori. Al lavoratore spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal contratto collettivo, e non il trattamento economico pieno del ruolo superiore, anche se l'incarico si protrae a lungo. La decisione favorisce quindi l'Azienda Sanitaria, che deve corrispondere solo l'indennità specifica.
Continua »
Dirigente medico in sostituzione: niente stipendio, solo l’indennità
Due dottoresse ricoprono per anni un incarico provvisorio di direzione di struttura complessa, chiedendo il pagamento dello stipendio pieno corrispondente. La Cassazione ha respinto la loro richiesta. Secondo i giudici, per la dirigenza sanitaria vige il principio del 'ruolo unico', che esclude l'applicabilità delle norme sulle mansioni superiori. Pertanto, anche se l'incarico si protrae oltre i termini, al lavoratore spetta unicamente la specifica indennità di sostituzione dirigente medico prevista dal contratto collettivo, e non l'intera retribuzione superiore. L'Azienda Sanitaria vince la causa.
Continua »
Incarico da Primario: l’Indennità Sostitutiva Batte lo Stipendio
Un dirigente medico riceve un incarico provvisorio come responsabile di una struttura complessa per cinque anni e chiede il pagamento dello stipendio superiore. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta. La Corte chiarisce che, per la dirigenza sanitaria, la sostituzione avviene all'interno di un 'ruolo unico'. Non si tratta quindi di 'mansioni superiori' che danno diritto alla retribuzione piena. Al lavoratore spetta unicamente l'indennità sostitutiva dirigente medico prevista dal contratto collettivo, anche se l'incarico si protrae a lungo. Vince l'Azienda Sanitaria.
Continua »
Medico in pensione contro ASL: il divieto di incarichi non vale
Un medico, ex dirigente della Polizia di Stato in pensione, si è visto negare da un'Azienda Sanitaria un incarico di specialista ambulatoriale. L'Azienda ha applicato il divieto di incarichi a pensionati previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dato ragione al medico, stabilendo che tale divieto va interpretato in modo restrittivo. Esso si applica solo a incarichi di studio, consulenza o dirigenziali, non a prestazioni professionali sanitarie. L'attività di specialista ambulatoriale non rientra in quelle vietate. Di conseguenza, il medico aveva diritto all'incarico e al risarcimento del danno. L'Azienda Sanitaria ha perso la causa.
Continua »
Offerta al pubblico: bando di concorso non modificabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della modifica dei criteri di selezione in un concorso indetto da una società partecipata. Il bando di concorso, configurandosi come offerta al pubblico, non può essere integrato o modificato dopo l'inizio della procedura. Nel caso di specie, l'inserimento tardivo di un test psicoattitudinale con criteri di valutazione illogici ha portato all'annullamento della graduatoria e all'ordine di assunzione del candidato originariamente idoneo.
Continua »
Responsabilità solidale negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di una nota società concessionaria di infrastrutture stradali per i crediti retributivi maturati da un lavoratore nell'ambito di un appalto pubblico. Nonostante la società sostenesse di essere un organismo di diritto pubblico e quindi esente dal regime di solidarietà previsto per i privati, i giudici hanno ribadito che tale esenzione non si applica agli enti pubblici economici quando agiscono come committenti. La decisione sottolinea come la tutela dei lavoratori, garantita dalla responsabilità solidale, prevalga sulle norme di evidenza pubblica, assicurando al dipendente un'azione diretta verso il committente per stipendi e contributi non versati dall'appaltatore.
Continua »
Pensione anticipata: la Cassazione accoglie il ricorso
L'ordinanza n. 2440/2023 della Corte di Cassazione analizza la controversia relativa al riconoscimento della pensione anticipata a favore di alcuni lavoratori. L'ente previdenziale nazionale ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva dato ragione ai privati. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'istituto, cassando la decisione precedente e ribadendo la necessità di una rigorosa osservanza dei requisiti contributivi previsti dalla legge per l'accesso al trattamento pensionistico.
Continua »
Giurisdizione pubblico impiego: nomine dirigenziali
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha definito i confini della giurisdizione pubblico impiego in merito alla nomina del coordinatore di un'avvocatura regionale. La controversia riguardava la legittimità di un incarico conferito direttamente dal Presidente di un Ente Regionale a un professionista esterno, senza l'esperimento di una procedura selettiva concorsuale. Nonostante la ricorrente sostenesse la competenza del giudice amministrativo per la natura autoritativa dell'atto, la Suprema Corte ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario. La decisione si fonda sul principio per cui, nel lavoro pubblico contrattualizzato, la gestione del rapporto e il conferimento di incarichi dirigenziali avvengono con i poteri del privato datore di lavoro, rendendo gli atti amministrativi semplici presupposti disapplicabili dal giudice del lavoro.
Continua »
Mansioni superiori: limiti negli incarichi pubblici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un funzionario pubblico che lamentava l'abuso di contratti a termine per il conferimento reiterato di incarichi dirigenziali. La Corte ha stabilito che, essendo il dipendente già assunto a tempo indeterminato, l'assegnazione di incarichi dirigenziali provvisori non costituisce un nuovo rapporto a termine, bensì l'esercizio di mansioni superiori o reggenza. Di conseguenza, non è applicabile la normativa europea contro l'abuso dei contratti a tempo determinato, poiché il rapporto di lavoro principale rimane stabile.
Continua »
Reformatio in peius: limiti nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori trasferiti da un ente locale a un'amministrazione centrale. Il nodo del contendere riguardava il riconoscimento dell'anzianità pregressa e la tutela contro la reformatio in peius. I ricorrenti lamentavano l'esclusione dei premi incentivanti dal calcolo del trattamento economico spettante dopo il passaggio. La Suprema Corte ha chiarito che il divieto di peggioramento retributivo riguarda esclusivamente le voci fisse e continuative. Gli emolumenti variabili, legati alla produttività o a obiettivi specifici, non entrano nel patrimonio stabile del lavoratore e non possono essere pretesi dal nuovo datore di lavoro.
Continua »
Rimborso spese legali: il caso del dipendente pubblico
Un dipendente di un ente locale, assolto in sede penale per fatti connessi al servizio, ha richiesto il rimborso spese legali sostenute per la propria difesa. La Corte d'Appello aveva riconosciuto tale diritto basandosi esclusivamente sulla legge regionale siciliana, ritenendola prevalente rispetto al contratto collettivo nazionale. Il Comune ha impugnato la decisione sostenendo che il CCNL richieda requisiti aggiuntivi, come l'assenza di conflitto di interessi e il gradimento del legale. La Cassazione, rilevando la mancanza di precedenti specifici e la complessità del rapporto tra norme regionali e contrattazione collettiva, ha rimesso la questione alla sezione semplice per un approfondimento nomofilattico.
Continua »
Abuso contratti a termine: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice del settore scolastico ha impugnato la sentenza d'appello che, pur riconoscendo l'abuso contratti a termine per reiterate supplenze, aveva negato il risarcimento del danno poiché l'intervenuta immissione in ruolo era stata considerata una sanzione sufficiente. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
Continua »