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Giurisdizione pubblico impiego: nomine dirigenziali

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha definito i confini della giurisdizione pubblico impiego in merito alla nomina del coordinatore di un’avvocatura regionale. La controversia riguardava la legittimità di un incarico conferito direttamente dal Presidente di un Ente Regionale a un professionista esterno, senza l’esperimento di una procedura selettiva concorsuale. Nonostante la ricorrente sostenesse la competenza del giudice amministrativo per la natura autoritativa dell’atto, la Suprema Corte ha confermato la giurisdizione del giudice ordinario. La decisione si fonda sul principio per cui, nel lavoro pubblico contrattualizzato, la gestione del rapporto e il conferimento di incarichi dirigenziali avvengono con i poteri del privato datore di lavoro, rendendo gli atti amministrativi semplici presupposti disapplicabili dal giudice del lavoro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 2403 Anno 2023
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Giurisdizione pubblico impiego: la nomina dei dirigenti regionali

La questione della giurisdizione pubblico impiego rappresenta uno dei temi più complessi del diritto amministrativo e del lavoro, specialmente quando riguarda il conferimento di incarichi di vertice all’interno degli Enti locali. Una recente ordinanza delle Sezioni Unite della Cassazione ha chiarito chi sia il giudice competente a decidere sulla legittimità della nomina di un coordinatore legale regionale effettuata senza concorso.

Il caso della nomina fiduciaria

La vicenda trae origine dalla nomina di un professionista esterno come coordinatore dell’avvocatura di un Ente Regionale. Tale incarico era stato conferito direttamente dal Presidente della Giunta, basandosi su una scelta discrezionale e fiduciaria prevista dalla normativa regionale, senza la pubblicazione di un preventivo avviso o l’indizione di una procedura selettiva. Alcuni soggetti controinteressati e l’ordine professionale di riferimento hanno impugnato l’atto dinanzi al Tribunale del Lavoro, contestando la mancanza di una selezione pubblica.

La professionista nominata ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione, sostenendo che la controversia riguardasse un interesse legittimo relativo a un atto di macro-organizzazione dell’ente. Secondo questa tesi, la decisione sarebbe dovuta spettare al Giudice Amministrativo (TAR), poiché l’atto di nomina avrebbe natura autoritativa e non privatistica.

La distinzione tra concorso e incarico dirigenziale

La Suprema Corte ha analizzato il petitum sostanziale della domanda, ovvero la reale natura della posizione giuridica tutelata. Nel sistema del lavoro pubblico contrattualizzato, la regola generale attribuisce al giudice ordinario tutte le controversie relative al rapporto di lavoro, incluse quelle sul conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali. L’eccezione è rappresentata dalle procedure concorsuali per l’assunzione, che restano di competenza del giudice amministrativo.

In questo contesto, la giurisdizione pubblico impiego si radica presso il giudice ordinario quando la Pubblica Amministrazione agisce con i poteri del privato datore di lavoro. La nomina di un coordinatore, anche se basata su una scelta discrezionale del vertice politico, non costituisce una procedura concorsuale se mancano elementi tipici come una commissione esaminatrice, una griglia di punteggi predefinita e una graduatoria finale di merito.

Le motivazioni

Le Sezioni Unite hanno evidenziato che la contestazione investe direttamente il corretto esercizio del potere gestionale del rapporto di lavoro. Anche se vengono in rilievo atti di organizzazione generale, questi sono considerati atti amministrativi presupposti. Il giudice ordinario ha il potere di disapplicare tali atti se illegittimi, al fine di tutelare il diritto soggettivo del lavoratore o del candidato all’incarico.

La natura fiduciaria e la durata dell’incarico, legata al mandato del Presidente nominante, confermano la natura privatistica della gestione. Non essendovi una procedura aperta a una platea indeterminata di soggetti con criteri di valutazione rigidi, non si può parlare di concorso pubblico in senso stretto. Pertanto, la tutela della posizione soggettiva deve essere ricercata dinanzi al giudice del lavoro.

Le conclusioni

La decisione ribadisce la centralità del giudice ordinario nella gestione del contenzioso sul lavoro pubblico. La giurisdizione pubblico impiego non viene meno nemmeno di fronte ad atti di alta organizzazione, purché l’oggetto della lite riguardi la fase di conferimento di un incarico specifico. Questa interpretazione garantisce una tutela effettiva e uniforme, evitando che la natura formale di un atto amministrativo possa sottrarre al giudice naturale le controversie che incidono direttamente sui diritti dei lavoratori e dei professionisti coinvolti.

Quale giudice decide sulle nomine dirigenziali regionali senza concorso?
La competenza spetta al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, poiché l’amministrazione agisce con i poteri del privato datore di lavoro.

Cosa succede se una nomina avviene senza una procedura selettiva?
Il giudice ordinario può valutare la legittimità dell’incarico e disapplicare gli atti amministrativi presupposti se risultano contrari alla legge.

Quando una selezione pubblica è considerata un concorso?
Si ha un concorso quando sono previsti una commissione esaminatrice, criteri di punteggio predefiniti per i titoli e una graduatoria finale di merito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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