\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Progressioni economiche: diritto anche ai pensionati

La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alle progressioni economiche per i dipendenti di un’amministrazione pubblica che, pur avendo i requisiti al momento del bando, erano stati esclusi perché collocati in pensione prima dell’approvazione della graduatoria finale. La Suprema Corte ha stabilito che la permanenza in servizio al momento della chiusura della procedura non è un requisito legittimo, poiché le progressioni economiche hanno una funzione premiale e corrispettiva per il lavoro già svolto, oltre che incentivante per il futuro. Escludere i pensionati violerebbe i principi di buona fede e la natura retroattiva degli inquadramenti economici previsti dai contratti collettivi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 818 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Progressioni economiche: il diritto spetta anche a chi va in pensione

Le progressioni economiche rappresentano uno degli strumenti principali per la valorizzazione del personale nel pubblico impiego. Tuttavia, spesso sorge un conflitto quando il dipendente cessa il rapporto di lavoro prima della conclusione formale della procedura selettiva. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente se la permanenza in servizio sia un requisito indispensabile per ottenere l’aumento retributivo.

Il caso: esclusione dalle progressioni economiche per pensionamento

La vicenda trae origine dal ricorso di alcuni dipendenti di un’amministrazione finanziaria. I lavoratori avevano partecipato a una procedura per lo sviluppo economico interno alla propria area professionale. Nonostante possedessero l’anzianità e i titoli richiesti, l’ente li aveva esclusi dalle graduatorie finali poiché, nel lasso di tempo intercorso tra l’indizione del bando e l’approvazione dei risultati, erano stati collocati in pensione.

L’amministrazione sosteneva che le progressioni economiche avessero una finalità esclusivamente incentivante, volta a migliorare le prestazioni future. Di conseguenza, secondo questa tesi, il beneficio non poteva essere riconosciuto a chi non avrebbe più prestato servizio.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’amministrazione, confermando la sentenza d’appello favorevole ai lavoratori. I giudici hanno chiarito che il diritto allo scatto di fascia non può essere subordinato a un evento aleatorio come la data di approvazione della graduatoria, spesso soggetta a ritardi burocratici.

Funzione mista degli avanzamenti di fascia

Secondo la giurisprudenza consolidata, le selezioni per lo sviluppo economico non servono solo a incentivare il lavoro futuro. Esse assolvono a tre funzioni concorrenti:
1. Corrispettiva: compensano la flessibilità richiesta al dipendente.
2. Premiale: riconoscono il grado di abilità professionale acquisito negli anni.
3. Incentivante: promuovono il miglioramento dell’efficienza dei servizi.

Limitare il beneficio alla sola funzione incentivante significherebbe ignorare il valore del lavoro già prestato e delle competenze già maturate dal dipendente.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’interpretazione dei contratti collettivi nazionali. I giudici hanno osservato che i passaggi di fascia hanno decorrenza retroattiva (solitamente dal 1° gennaio dell’anno di riferimento). Questa retroattività serve a neutralizzare i tempi tecnici necessari per concludere le procedure selettive. Se il requisito della permanenza in servizio fosse obbligatorio, la retroattività perderebbe di significato. Inoltre, l’inserimento di un requisito non previsto esplicitamente dal CCNL, come la presenza in organico alla data di chiusura del verbale, introdurrebbe un elemento di incertezza ingiustificato che penalizzerebbe ingiustamente il lavoratore prossimo alla quiescenza.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione stabiliscono un principio di equità fondamentale: una volta definiti i criteri di selezione e avviata la procedura, il diritto alla progressione economica matura in base ai requisiti posseduti alla data di decorrenza del bando. Il pensionamento intervenuto nelle more della graduatoria non può cancellare il merito professionale acquisito. Questa decisione impone alle pubbliche amministrazioni una gestione più rigorosa e trasparente delle procedure interne, garantendo che i diritti retributivi dei dipendenti siano tutelati indipendentemente dalle tempistiche amministrative.

Il dipendente che va in pensione durante una procedura di progressione economica perde l’aumento?
No, se il dipendente possedeva i requisiti alla data di inizio della procedura, il successivo pensionamento non preclude il diritto all’inquadramento nella fascia superiore.

Perché le progressioni economiche hanno valore retroattivo?
La retroattività serve a compensare i ritardi burocratici nella conclusione delle selezioni, garantendo che il beneficio economico decorra dal momento in cui il diritto è maturato.

Quali sono le funzioni delle progressioni economiche secondo la Cassazione?
Hanno una funzione mista: premiano le competenze già acquisite, compensano la flessibilità lavorativa dimostrata e incentivano l’efficienza futura dell’amministrazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati