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D.Lgs. 158/2015

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227 provvedimenti

Accertamenti bancari: deduzione costi anche forfettaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33564/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti bancari. Anche quando il reddito di un imprenditore viene ricostruito induttivamente sulla base dei movimenti sul conto corrente, l'Amministrazione Finanziaria ha l'obbligo di determinare e scomputare i costi relativi all'attività, anche in misura forfettaria. La decisione, fondata sul principio di capacità contributiva, ha portato alla cassazione con rinvio della sentenza impugnata, che non aveva considerato tale aspetto.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla per difetto
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente un decreto di sequestro preventivo per oltre 2 milioni di euro emesso nei confronti di una società e del suo amministratore per reati tributari. La decisione si fonda su due vizi fondamentali del provvedimento impugnato: la totale assenza di motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto di dispersione dei beni, e l'insufficiente prova ('fumus commissi delicti') per il reato di omesso versamento di ritenute, non essendo più sufficiente la sola dichiarazione Modello 770.
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Omesso versamento IVA: la prescrizione salva l’imputato
Un imprenditore, condannato per un significativo omesso versamento IVA, ricorre in Cassazione sostenendo che il debito non fosse sostanzialmente dovuto dalla sua società. La Suprema Corte ribadisce che per questo reato conta solo l'importo indicato nella dichiarazione. Tuttavia, il lungo iter processuale porta alla prescrizione del reato, con conseguente annullamento della condanna.
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Avviso di accertamento: firma, motivazione e sanzioni
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per diverse ragioni, tra cui la presunta nullità per difetto di delega di firma del funzionario e l'errata qualificazione di un'operazione antieconomica. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte dei motivi, confermando la validità dell'atto e chiarendo che l'antieconomicità può giustificare un accertamento analitico-induttivo senza ricorrere alle norme antielusive. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul punto delle sanzioni, stabilendo l'applicazione retroattiva di una normativa più favorevole (principio del favor rei) e rinviando il caso per la loro rideterminazione.
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Inerenza dei costi: la Cassazione e il favor rei
Una società si vedeva contestare la deducibilità di un ingente costo per la chiusura di una linea produttiva, per presunta mancanza di inerenza. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha analizzato il caso. Pur rigettando i motivi di ricorso sul merito della questione, ritenendo il costo non sufficientemente determinato, ha cassato la sentenza sulle sanzioni. La Corte ha applicato il principio del favor rei, rinviando alla corte d'appello il compito di ricalcolare le sanzioni sulla base di una normativa successiva più favorevole (ius superveniens).
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Reverse charge: le sanzioni per omessa autofattura
Un imprenditore che vendeva prodotti online ometteva di applicare il meccanismo del reverse charge sulle fatture ricevute da una piattaforma di e-commerce europea. L'Agenzia delle Entrate contestava l'irregolarità, negando la detrazione dell'IVA e applicando sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'omissione non è una mera violazione formale, ma sostanziale, poiché impedisce i controlli fiscali e incide sul diritto alla detrazione. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle sanzioni, ordinando al giudice di merito di ricalcolarle applicando la normativa successiva più favorevole al contribuente (principio del favor rei).
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Sanzione tardivo versamento: la Cassazione chiarisce
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di imposta di registro. La sanzione tardivo versamento del tributo è sempre dovuta e si cumula con quella prevista per la tardiva registrazione dell'atto. Secondo la Corte, si tratta di due violazioni distinte: una di natura formale (la tardiva registrazione) e una di natura sostanziale (il tardivo pagamento). L'Agenzia delle Entrate ha quindi agito correttamente applicando entrambe le sanzioni. Il ricorso del contribuente, che lamentava la duplicazione, è stato respinto.
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
Un professionista è stato oggetto di un accertamento bancario che ha considerato i versamenti sul suo conto come reddito imponibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando che spetta al contribuente fornire una prova analitica e rigorosa per dimostrare la non rilevanza fiscale di ogni singola operazione, ribadendo la severità dell'onere probatorio in questi casi.
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Deducibilità costi: la Cassazione sul contraddittorio
Una società nel settore motoristico contesta un accertamento fiscale che nega la deducibilità di costi per sponsorizzazioni, consulenze e leasing di auto. La Corte di Cassazione respinge il motivo relativo alla violazione del contraddittorio per gli accertamenti "a tavolino", ma accoglie il ricorso nel punto in cui l'Agenzia delle Entrate aveva modificato le ragioni della pretesa in corso di causa. Il caso viene rinviato per un nuovo esame sulla base della corretta deducibilità costi aziendali.
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Fatture false reverse charge: la Cassazione decide
Una società si vede negare la detrazione IVA per acquisti con fatture soggettivamente inesistenti, nonostante operasse in regime di reverse charge. L'Agenzia Fiscale contestava una complessa frode. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19104/2024, ha stabilito che il diritto alla detrazione IVA viene meno anche nel regime di reverse charge se l'acquirente è coinvolto in una frode. Le modifiche normative del 2015 non sono retroattive e non cambiano questo principio fondamentale, riguardando solo la posizione del cedente.
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Prelievi non giustificati: il conto del familiare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 38/2026, ha stabilito che i prelievi non giustificati dal conto corrente intestato a un familiare, ma di fatto utilizzato da un professionista per la propria attività, non possono essere automaticamente considerati ricavi non dichiarati. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014, tale presunzione non si applica ai professionisti. La Corte ha inoltre confermato l'applicazione del principio dello ius superveniens, ordinando la rideterminazione delle sanzioni in base alla normativa più favorevole sopravvenuta.
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Litisconsorzio necessario: obblighi di notifica
In un caso di accertamento fiscale a una società di persone e, di conseguenza, a una socia, la Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Rilevando che il ricorso non era stato notificato a tutte le parti necessarie (la società, l'altra socia e l'agente di riscossione), la Corte ha sospeso il giudizio. Ha ordinato l'integrazione del contraddittorio, ribadendo il principio del litisconsorzio necessario in materia tributaria per le società di persone, dove la decisione deve essere unica per tutti i soggetti coinvolti.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo alla tassazione di redditi derivanti da una complessa operazione societaria. I contribuenti, soci di una s.a.s., avevano impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2010. Durante il giudizio in Cassazione, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando gli importi dovuti. La Corte, prendendo atto del perfezionamento della procedura di sanatoria, ha estinto il giudizio senza entrare nel merito delle questioni fiscali sollevate, stabilendo che le spese legali restassero a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Sanzioni RW: raddoppio termini e principio del favor rei
Un contribuente è stato sanzionato per la mancata dichiarazione di investimenti esteri (quadro RW) per gli anni dal 2006 al 2010. La corte tributaria regionale aveva annullato parte delle sanzioni, applicando erroneamente una norma relativa agli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che le sanzioni RW sono autonome. Ha inoltre confermato l'applicazione retroattiva delle norme procedurali che raddoppiano i termini di decadenza, secondo il principio 'tempus regit actum', e ha rinviato il caso al giudice di merito, indicando di valutare anche l'applicazione del principio del 'favor rei' alla luce di una normativa più recente.
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Emissione fatture false: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per il reato di emissione fatture false. L'amministratrice di una società era stata condannata per aver emesso fatture per operazioni sia oggettivamente che soggettivamente inesistenti, al fine di permettere a un'altra impresa di evadere le imposte. La Corte ha stabilito che la prova del reato può derivare dal complesso schema fraudolento e che il dolo specifico è dimostrato dalla reciprocità delle operazioni fittizie tra le società coinvolte.
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Fatture false: il compenso illecito è reddito tassabile
Un'azienda emetteva fatture false per operazioni inesistenti, senza mai essere pagata. La Cassazione ha stabilito che, anche in assenza di incasso, il compenso illecito per l'emissione delle fatture false ('pretium sceleris') costituisce reddito tassabile per chi le emette, rovesciando la decisione della corte d'appello.
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Accertamento sintetico: motivazione apparente e nullità
Un contribuente impugna un accertamento sintetico basato sul redditometro. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la sentenza del giudice tributario è nulla se fornisce una motivazione apparente, limitandosi a definire 'inidonee' le prove documentali (estratti conto) senza un'analisi concreta. L'obbligo di valutazione delle prove è fondamentale per contrastare la presunzione dell'accertamento sintetico.
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Fatture soggettivamente inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22483/2024, chiarisce l'onere della prova in materia di fatture soggettivamente inesistenti nel regime del reverse charge. L'Agenzia delle Entrate deve dimostrare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza o conoscibilità della frode da parte dell'acquirente. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente posto l'onere di provare la propria buona fede interamente a carico del contribuente, ribadendo un principio fondamentale a tutela dell'affidamento.
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Utili extracontabili: la presunzione per i soci
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di accertamento di utili extracontabili in una società a ristretta base partecipativa, opera una presunzione sulla loro distribuzione ai soci. L'ordinanza analizza un caso relativo a una società del settore rottami che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha rigettato il ricorso di un socio, stabilendo che spetta a quest'ultimo l'onere di provare che tali utili sono stati accantonati o reinvestiti, vincendo così la presunzione. È stato inoltre chiarito che l'IVA è dovuta anche su operazioni inesistenti in regime di inversione contabile.
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Proscioglimento nel merito: quando prevale?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33282/2024, ha stabilito che la formula di proscioglimento nel merito può prevalere sulla dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione solo quando l'innocenza dell'imputato è evidente e immediatamente riscontrabile dagli atti ('ictu oculi'). Se, al contrario, per accertare l'innocenza è necessario un approfondito riesame dei fatti o una complessa valutazione probatoria, la prescrizione deve essere dichiarata. Nel caso specifico, un liquidatore accusato di reati fiscali aveva chiesto l'assoluzione piena, ma la Corte ha rigettato il ricorso perché le sue argomentazioni richiedevano un'analisi complessa, incompatibile con la 'prova evidente' richiesta dalla legge.
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