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D.Lgs. 149/2022 — Anno 2024

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185 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 149/2022

Contratti a termine PA: No alla conversione del rapporto
Un lavoratore, dopo anni di contratti a termine e somministrazione presso un'azienda sanitaria pubblica, ha richiesto la stabilizzazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16713/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio fondamentale per i contratti a termine PA: l'abuso nella reiterazione dei contratti non porta alla conversione in un posto a tempo indeterminato, a causa del principio costituzionale dell'accesso tramite concorso pubblico, ma garantisce al lavoratore il diritto a un risarcimento del danno.
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Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a carico di una società di intermediazione mobiliare per le appropriazioni illecite di un suo promotore. La decisione è stata cassata per vizio di motivazione apparente, poiché i giudici di merito avevano fondato la loro pronuncia su un non meglio specificato 'fatto di cronaca particolarmente rilevante', rendendo impossibile comprendere il percorso logico-giuridico seguito.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio?
La Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione del fallito. Se il curatore fallimentare, dopo una precisa valutazione, ritiene non conveniente proseguire una causa, il soggetto fallito non può agire autonomamente. L'inerzia del curatore, che fonda la legittimazione del fallito, deve consistere in un totale disinteresse e non in una valutazione negativa di convenienza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Lavoro pubblico: no conversione contratto a termine
La Corte di Cassazione ha confermato che nel lavoro pubblico, anche in caso di reiterazione abusiva di contratti a termine e di somministrazione, non è possibile la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Questa è preclusa dalla necessità di superare un concorso pubblico per l'assunzione. La tutela per il lavoratore è limitata al risarcimento del danno. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso della lavoratrice, che chiedeva la conversione, sia quello dell'ente pubblico.
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Licenziamento collettivo: obblighi di trasparenza
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento collettivo a causa della mancata trasparenza nella comunicazione finale. La riduzione del numero di esuberi, concordata con i sindacati, non è stata seguita da un prospetto chiaro che ne spiegasse la riallocazione, violando i principi di corretta informazione e viziando l'intera procedura.
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Impugnazione domanda riconvenzionale: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di onorari professionali non pagati. Un avvocato ha citato in giudizio una società cliente, che ha risposto con una domanda riconvenzionale. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sull'impugnazione della domanda riconvenzionale in queste procedure: a differenza della domanda principale dell'avvocato (soggetta a ricorso per Cassazione), la decisione sulla domanda riconvenzionale deve essere impugnata con l'appello ordinario. La sentenza di primo grado è stata parzialmente annullata per un vizio di costituzione del giudice.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto revocatorio. La parte ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente omesso di considerare un decreto di ammissione al gratuito patrocinio. La Corte ha chiarito che non vi fu alcun errore, poiché il provvedimento di ammissione era stato revocato in un grado precedente e, in ogni caso, quello prodotto non era pertinente al giudizio di cassazione. L'ordinanza ribadisce i rigorosi presupposti per l'ammissibilità della revocazione.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene per correggere un errore materiale contenuto in una sua precedente ordinanza. Il caso, originato da una controversia su IVA all'importazione, evidenzia come la procedura di correzione errore materiale possa essere attivata da una parte o rilevata d'ufficio dalla stessa Corte per rettificare numeri di sentenze erroneamente indicati, garantendo la precisione degli atti giudiziari.
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Danni fauna selvatica: chi paga? La Cassazione chiarisce
Un'azienda agricola ha citato in giudizio un ambito territoriale di caccia per i danni ai raccolti causati da animali selvatici. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che l'ente responsabile verso i terzi per i danni da fauna selvatica è la Provincia. Le leggi regionali che attribuiscono compiti agli ambiti di caccia regolano solo la ripartizione interna dei costi e non la responsabilità esterna.
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Notifica sentenza appello: quando il ricorso è tardivo
Una committente si oppone a un decreto ingiuntivo per un assegno. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, ricorre in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la notifica della sentenza d'appello via PEC al procuratore domiciliatario ha fatto decorrere il termine breve, rendendo tardiva l'impugnazione.
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Operazioni inesistenti: ricorso respinto dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un accertamento IVA per operazioni inesistenti. L'appello è stato dichiarato inammissibile in base al principio della "doppia conforme", poiché le decisioni di primo e secondo grado erano basate sulla stessa valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che, in caso di operazioni inesistenti, la valutazione degli indizi deve essere complessiva e che l'esito di altre cause, anche se originate dallo stesso verbale, non è automaticamente rilevante.
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Domanda tardiva: quando si perde il diritto in appello
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni da infiltrazioni a un immobile. In appello, la richiesta di risarcimento per canoni di locazione persi è stata respinta perché basata su una prospettazione ritenuta nuova e tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che ogni domanda, inclusa quella per misure coercitive, deve essere formulata entro i termini perentori del primo grado. Questa pronuncia sottolinea l'importanza di presentare una domanda tardiva entro i tempi processuali corretti per non vederla dichiarata inammissibile.
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Accertamento presuntivo: legittimo se basato su dati noti
Una società del settore gaming ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte, sostenendo vizi procedurali e di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accertamento presuntivo è legittimo se fondato su dati già a conoscenza del contribuente, come i dati analitici trasmessi dai concessionari di gioco. La Corte ha inoltre sanzionato la società per abuso del processo, avendo insistito nel giudizio nonostante la palese infondatezza del ricorso.
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Responsabilità sub-vettore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta un caso di responsabilità sub-vettore per la perdita di un carico. Una società di logistica, condannata a risarcire il proprietario della merce, aveva agito in rivalsa contro il sub-vettore da lei incaricato. Quest'ultimo aveva a sua volta affidato il trasporto a un terzo soggetto, che si era appropriato indebitamente del carico. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del sub-vettore, confermando la sua responsabilità contrattuale per l'operato del soggetto da lui scelto, a prescindere da eventuali negligenze della società di logistica.
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Delega di firma: quando l’accertamento è valido?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale sostenendo, tra l'altro, la nullità dell'atto per un vizio nella delega di firma del funzionario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per gli atti impositivi è sufficiente una semplice delega di firma e non una delega di funzioni. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della ricostruzione del reddito operata dall'Agenzia, basata sulla palese antieconomicità della gestione d'impresa della ricorrente, che aveva dichiarato ricavi irrisori a fronte di costi elevati.
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Correzione errore materiale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Una società farmaceutica aveva ottenuto una vittoria in giudizio, ma nel provvedimento finale la controparte, un'agenzia governativa, era stata indicata con un nome errato. Su ricorso della società, la Corte ha disposto la rettifica, sostituendo il nome dell'ente errato con quello corretto, ribadendo le regole procedurali per questo tipo di intervento, anche alla luce della Riforma Cartabia.
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Procura alle liti nulla: il giudice deve sanarla
La vittoria di un contribuente contro una cartella di pagamento viene annullata in appello a causa di una procura alle liti ritenuta generica. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando il principio secondo cui nel processo tributario il giudice ha sempre il dovere di concedere un termine per sanare i vizi della procura, anche dopo la Riforma Cartabia, prima di dichiarare inammissibile il ricorso.
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Responsabilità intermediario: quando il cliente perde
Un cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per operazioni non autorizzate compiute dal suo promotore finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del cliente, confermando che la responsabilità dell'intermediario finanziario è esclusa quando il cliente stesso adotta una condotta gravemente anomala e colpevole, come fornire le proprie credenziali personali (PIN e password). Tale comportamento interrompe il nesso di causalità tra l'operato del promotore e il danno subito, rendendo il cliente corresponsabile della propria perdita.
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Colpa grave: la banca non rimborsa il furto carte
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di non rimborsare un cliente per l'uso fraudolento delle sue carte di credito rubate, a causa della sua colpa grave. Il cliente aveva lasciato il portafoglio in una giacca incustodita su una sedia in un luogo affollato. L'ordinanza sottolinea come la negligenza del titolare possa escludere la responsabilità dell'istituto di credito e come i vizi procedurali possano portare all'inammissibilità del ricorso con severe conseguenze economiche.
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Ricorso inammissibile: i vizi che lo invalidano
Una società di autotrasporti ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva ritenuto legittima una segnalazione a suo carico in un sistema di informazioni creditizie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi vizi formali: il motivo d'appello era generico, non specificava le norme violate e mirava a un riesame dei fatti, compito precluso al giudice di legittimità. La decisione sottolinea il rigore necessario nella redazione di un ricorso, pena la sua bocciatura e sanzioni per abuso del processo.
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