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D.Lgs. 149/2022 — Anno 2024

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185 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 149/2022

Errore di Fatto: Quando non si può revocare la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava la corretta instaurazione del contraddittorio in un'azione di responsabilità contro un amministratore. La Corte ha ribadito che l'errore di fatto consiste in una svista percettiva su un dato processuale e non in una errata valutazione giuridica o nell'omesso esame di una memoria difensiva. La decisione chiarisce i rigidi confini di questo strumento di impugnazione straordinario.
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Usucapione tra parenti: quando è solo tolleranza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11201/2024, ha rigettato il ricorso degli eredi di un uomo che chiedevano l'usucapione di un locale appartenente al fratello. La Corte ha stabilito che nell'ambito dell'usucapione tra parenti, una lunga durata del godimento di un bene non è sufficiente a provare il possesso, potendosi configurare come mera tolleranza. Inoltre, ha ribadito che l'onere della prova per chi agisce in rivendica è attenuato se la controparte non contesta il titolo di proprietà originario.
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Prescrizione risarcimento danni: il dies a quo
Una cittadina ha citato in giudizio un Ministero per i danni subiti a seguito di un'alluvione avvenuta nel 1992. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che la prescrizione risarcimento danni di dieci anni non decorre dalla sentenza penale definitiva, ma dal momento in cui la vittima, con ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere la potenziale responsabilità di terzi, identificato in questo caso con il rinvio a giudizio di un funzionario pubblico nel 2000.
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Notifica cartella di pagamento: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9866/2024, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la validità di una intimazione di pagamento e delle relative cartelle. Decisivo il principio secondo cui la notifica della cartella di pagamento, effettuata direttamente dall'Agente della Riscossione via raccomandata, segue le norme postali ordinarie, senza necessità di una successiva raccomandata informativa.
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Iscrizione ipotecaria su fondo patrimoniale: la Cass.
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria su un immobile inserito in un fondo patrimoniale per debiti IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9817/2024, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che l'iscrizione ipotecaria è una misura cautelare, non un atto esecutivo, e quindi legittima anche su beni del fondo. Spetta al debitore dimostrare che il creditore conosceva l'estraneità del debito ai bisogni della famiglia, un onere che il contribuente non ha soddisfatto.
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Notifica preavviso revoca assegni: vale a mano?
Un correntista ha citato in giudizio una banca per l'illegittima iscrizione alla Centrale Allarme Interbancaria (CAI), sostenendo che la notifica del preavviso di revoca assegni, avvenuta a mano, fosse invalida. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la legge non esclude forme di comunicazione diverse dalla raccomandata, purché garantiscano l'effettiva conoscenza del destinatario. La consegna a mano è stata ritenuta una modalità valida.
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Produzione documentale tardiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due correntisti contro un istituto di credito. La decisione si fonda sulla tardiva produzione documentale, avvenuta solo in appello e senza le formalità necessarie a certificarne il tempestivo deposito in primo grado. La Corte ha stabilito che la mancanza della sottoscrizione del cancelliere sull'indice dei documenti e il mancato deposito del fascicolo all'inizio della causa hanno impedito di considerare le prove come validamente acquisite al processo, rendendo la domanda infondata per carenza probatoria.
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Interessi moratori usurari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario che contestava la natura usuraria degli interessi moratori del proprio contratto. La decisione conferma che l'appello non può mirare a un riesame dei fatti e che, in caso di superamento della soglia usura, sono dovuti gli interessi corrispettivi. Il ricorrente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Una società correntista ha impugnato una sentenza d'appello sfavorevole in un contenzioso bancario su interessi e commissioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che i motivi presentati non costituivano una violazione di legge, ma un tentativo di riesaminare i fatti, compito non spettante alla Corte di legittimità. La società è stata condannata alle spese.
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Ricorso inammissibile: no alla rivalutazione dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato dagli eredi di un correntista contro un istituto bancario. L'ordinanza chiarisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività riservata ai giudici di merito. Gli appellanti, che lamentavano un'errata valutazione su rapporti di conto corrente e una segnalazione alla Centrale Rischi, sono stati condannati per abuso del processo a causa della manifesta infondatezza del ricorso.
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Usura bancaria: commissioni e interessi moratori
Un cliente ha contestato un contratto di mutuo per presunta usura bancaria, sostenendo che la commissione di estinzione anticipata dovesse essere sommata agli interessi moratori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la commissione di estinzione non è un costo del credito, ma un corrispettivo per la chiusura anticipata del rapporto. Pertanto, non può essere inclusa nel calcolo del tasso soglia dell'usura. Il ricorrente è stato inoltre condannato per abuso del processo.
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Obblighi informativi intermediario: nessuna nuova informativa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9069/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario si esauriscono con l'operazione di acquisto del prodotto. Di conseguenza, la banca non è tenuta a fornire nuove e ulteriori informazioni all'erede che subentra nella titolarità dei titoli per successione. Il ricorso dell'erede, che lamentava un danno per mancata informazione post-successione, è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente condannata per abuso del processo.
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Deposito sentenza impugnata: errore e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa di un errore nel deposito della sentenza impugnata. Il ricorrente aveva allegato un file di sistema illeggibile anziché la copia autentica del provvedimento. La Corte ha ribadito che tale adempimento è inderogabile e non sanabile, condannando il ricorrente anche per abuso del processo.
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Estinzione processo tributario per rinuncia: un’analisi
Una società, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un avviso di pagamento, ha ottenuto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo tributario, specificando che, in tal caso, ogni parte sostiene le proprie spese legali. La comunicazione della rinuncia tramite PEC è stata ritenuta valida.
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Prescrizione risarcimento danni: quando inizia a decorrere
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la prescrizione del diritto al risarcimento danni da fatto illecito decorre dal momento in cui il danneggiato ha, o avrebbe dovuto avere con ordinaria diligenza, conoscenza della riconducibilità causale del danno a un terzo. Nel caso di un'esondazione del 1992, la Corte ha identificato tale momento con il rinvio a giudizio di un funzionario pubblico nel 2000, e non con la successiva sentenza di condanna. Di conseguenza, l'azione risarcitoria, avviata nel 2015, è stata dichiarata prescritta.
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Indennità di mensa e TFR: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7181/2024, ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il caso riguardava la richiesta degli eredi di un infermiere di includere diverse voci retributive, tra cui l'indennità di mensa, nel TFR. Mentre i giudici di merito avevano dato ragione ai ricorrenti, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ospedale datore di lavoro su un punto cruciale: l'indennità di mensa, per legge, non rientra nella base di calcolo del TFR, a meno che un contratto collettivo non lo preveda esplicitamente. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per un nuovo calcolo.
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Estinzione giudizio tributario e pace fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario tra l'Amministrazione Finanziaria e una società con i suoi soci. La decisione è scaturita dall'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista dalla L. 197/2022. Avendo i contribuenti depositato l'istanza e la prova del pagamento, la Corte ha applicato la norma che prevede la chiusura del contenzioso, stabilendo che le spese legali restino a carico di chi le ha sostenute.
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Canone aggiuntivo concessioni: la Cassazione decide
Una società energetica ha contestato il canone aggiuntivo imposto da un ente regionale per la prosecuzione dell'esercizio di impianti idroelettrici dopo la scadenza delle concessioni. La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha respinto il ricorso, confermando la piena legittimità del potere regionale di imporre tale corrispettivo. La decisione si fonda sul principio che l'operatore, continuando a utilizzare beni pubblici (le cosiddette 'opere bagnate') e a trarne profitto, deve versare un compenso all'ente pubblico. Il canone aggiuntivo è stato qualificato non come un tributo, ma come una controprestazione per l'uso di beni demaniali, rientrando così nelle competenze regionali in materia di energia.
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Giudicato penale: limiti nel giudizio amministrativo
Un'associazione contesta un'ordinanza di demolizione per cambio d'uso a luogo di culto, forte di una precedente assoluzione penale. La Cassazione chiarisce i limiti del giudicato penale nel processo amministrativo, dichiarando inammissibile il ricorso contro la decisione del Consiglio di Stato, poiché l'errata valutazione del giudicato costituisce un errore di giudizio e non un eccesso di potere giurisdizionale.
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Compenso avvocato: quando si può non pagare?
Una cliente contesta il compenso del proprio avvocato dopo aver perso una causa, sostenendo un accordo verbale e la negligenza del professionista. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che spetta al cliente l'onere di provare in modo specifico la colpa del legale. Critiche generiche sull'inutilità della prestazione non sono sufficienti per negare il diritto al compenso avvocato. Viene così confermato il diritto del legale a ricevere il pagamento per l'attività svolta.
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