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D.L. 78/2010 — Sezione Lavoro Civile

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274 provvedimenti

Altri anni per D.L. 78/2010

Pensione vecchiaia anticipata: sì al differimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24304/2024, ha stabilito che il differimento della decorrenza del trattamento pensionistico, noto come 'finestra mobile', si applica anche alla pensione vecchiaia anticipata per i lavoratori con invalidità superiore all'80%. La Corte ha riformato la decisione di merito che escludeva tale categoria, basandosi sull'ampia formulazione della norma che include tutti i soggetti che maturano il diritto all'accesso alla pensione, anche in 'altri casi' rispetto a quelli standard.
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Pensione vecchiaia anticipata: il differimento si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24298/2024, ha stabilito che il differimento di un anno per l'accesso alla pensione si applica anche alla pensione vecchiaia anticipata per invalidi con una percentuale superiore all'80%. L'Ente previdenziale aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello che escludeva tale differimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il testo della legge del 2010 ha una portata ampia e include tutti i casi di accesso al pensionamento, senza eccezioni per gli invalidi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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Pensione di vecchiaia invalidità: adeguamenti età
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la pensione di vecchiaia invalidità è soggetta all'adeguamento dell'età pensionabile in base all'incremento della speranza di vita. La Corte ha cassato la precedente decisione della Corte d'Appello, la quale aveva escluso tale adeguamento, chiarendo che lo stato di invalidità costituisce solo una condizione per accedere anticipatamente al trattamento di vecchiaia, senza però alterarne la natura. Pertanto, si applicano le regole generali sull'aumento dell'età pensionabile.
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Blocco contratti PA: valido per dipendenti privati?
Un gruppo di dipendenti comunali, il cui rapporto di lavoro è regolato da un contratto collettivo di diritto privato (CCNL Edili), ha richiesto il riconoscimento di aumenti retributivi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, applicando il blocco contratti PA in vigore per il pubblico impiego, sostenendo la prevalenza della natura pubblica del datore di lavoro. I lavoratori hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare importanza e non ancora risolta in giurisprudenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui rinvia il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza quindi pronunciarsi sul merito della controversia.
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Blocco contrattazione pubblica: si applica a CCNL privati?
La Corte di Cassazione affronta un caso cruciale riguardante l'applicabilità del blocco contrattazione pubblica a dipendenti di un ente locale assunti con un contratto collettivo del settore privato (CCNL Edilizia). I lavoratori chiedevano l'adeguamento salariale negato dall'ente in virtù delle norme sul contenimento della spesa pubblica. Riconoscendo la novità e la rilevanza della questione, mai affrontata prima in questi termini, la Suprema Corte ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, disponendo il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Blocco stipendi PA: si applica a contratti privati?
Un lavoratore, dipendente di un Comune ma con contratto del settore privato edile, ha richiesto gli aumenti retributivi negati a causa del blocco stipendi PA. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, privilegiando la natura pubblica del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione inedita e di particolare importanza, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire l'applicabilità del blocco a questi rapporti di lavoro ibridi.
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Mansioni superiori autorità portuali: si applica il CC
Un dipendente di un'Autorità Portuale ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori con adeguamento retributivo. La Cassazione ha confermato che per le mansioni superiori autorità portuali si applica la disciplina privatistica dell'art. 2103 c.c. e non le regole del pubblico impiego, respingendo il ricorso dell'ente. La sentenza chiarisce la natura speciale del rapporto di lavoro portuale, giustificata dalle esigenze operative e imprenditoriali del settore.
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Progressione verticale: quando si applica il blocco?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18385/2024, ha stabilito che in caso di progressione verticale nel pubblico impiego, le norme applicabili al trattamento economico sono quelle in vigore al momento della stipula del contratto, non quelle del bando di concorso. Di conseguenza, il blocco degli aumenti stipendiali introdotto da una legge successiva al bando (ius superveniens) è legittimo e prevale sulle condizioni originarie, in quanto la progressione si considera 'disposta' solo con la formalizzazione del nuovo inquadramento.
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Scissione societaria e debiti: responsabilità illimitata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17188/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di scissione societaria. La Corte ha chiarito che i debiti previdenziali e assistenziali, al pari di quelli tributari, comportano una responsabilità solidale e illimitata per tutte le società coinvolte nell'operazione. Questa decisione deroga alla regola generale del codice civile che limita la responsabilità della società beneficiaria al valore del patrimonio netto trasferito. Inoltre, la Corte ha ribadito che l'eccezione di limitazione della responsabilità deve essere sollevata entro il termine perentorio di 40 giorni dalla notifica della cartella esattoriale, pena l'inammissibilità dell'opposizione.
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Domanda amministrativa: errore non la rende nulla
Un cittadino si è visto negare la trasformazione della sua prestazione previdenziale in pensione perché ha inviato la richiesta via PEC anziché tramite il canale telematico imposto dall'ente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17159/2024, ha stabilito che un mero errore nella modalità di trasmissione della domanda amministrativa non ne causa l'improponibilità, a condizione che l'istanza giunga a conoscenza dell'ente e sia idonea a manifestare la pretesa. La sentenza di appello è stata annullata con rinvio.
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Assegno ad personam: bonus esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14327/2024, ha stabilito che le voci retributive variabili, come i premi di produttività, non possono essere incluse nel calcolo dell'assegno ad personam. Questo assegno, garantito ai dipendenti pubblici in caso di trasferimento tra amministrazioni, serve a proteggere solo le componenti fisse e continuative dello stipendio. La controversia nasceva dalla richiesta di un gruppo di dipendenti, transitati da un ente soppresso a un ministero, di includere nell'assegno il "trattamento migliorativo dei servizi". La Corte ha chiarito che tale emolumento, essendo legato al raggiungimento di obiettivi e quindi incerto sia nell'esistenza che nell'importo, non possiede i requisiti di fissità e continuità richiesti dalla legge.
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Assegno ad personam: cosa non rientra nel calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14322/2024, ha stabilito che nel calcolo dell'assegno ad personam, erogato ai dipendenti pubblici in caso di passaggio ad altra amministrazione per garantire l'irriducibilità della retribuzione, non possono essere incluse le voci variabili e aleatorie come i premi di produttività. Il caso riguardava ex dipendenti di un ente soppresso transitati in un Ministero. La Corte ha chiarito che solo le componenti retributive fisse e continuative, certe sia nell'esistenza che nell'importo, concorrono a formare la base di calcolo di tale assegno, escludendo emolumenti legati al raggiungimento di obiettivi e alla performance.
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Quadro RR: la mancata compilazione non è dolo
Un professionista ometteva la compilazione del Quadro RR nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13079/2024, ha stabilito che tale omissione non costituisce automaticamente un occultamento doloso del debito contributivo. Per sospendere la prescrizione, l'ente previdenziale deve provare l'intento fraudolento con elementi ulteriori rispetto alla mera mancata compilazione. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che si basava su questo automatismo, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Decurtazione retribuzione accessoria: no a tagli fissi
Un'azienda sanitaria locale aveva imposto un taglio forfettario del 30% sulla remunerazione variabile dei suoi dirigenti medici, giustificandolo con esigenze di contenimento della spesa. Un dirigente ha contestato tale misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima questa pratica di decurtazione della retribuzione accessoria, stabilendo che la riduzione dei fondi deve basarsi sulla "cristallizzazione" al valore del 2010 e essere proporzionale alla diminuzione del personale, non un taglio percentuale arbitrario. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un corretto ricalcolo.
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Blocco retributivo società partecipate: illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società a totale partecipazione pubblica non può negare ai propri dipendenti gli aumenti salariali previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore, invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Corte ha chiarito che, sebbene le società partecipate debbano perseguire obiettivi di riduzione dei costi, tale obiettivo va raggiunto attraverso la contrattazione di secondo livello e non con un blocco retributivo unilaterale. I rapporti di lavoro in queste società restano disciplinati dal diritto privato.
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Società partecipate: stop unilaterale stipendi illegittimo
Una società a totale partecipazione pubblica aveva negato a una dipendente gli aumenti contrattuali previsti dal CCNL, giustificandosi con la necessità di contenere la spesa pubblica. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale decisione unilaterale è illegittima. Per le società partecipate, qualsiasi misura di contenimento dei costi del personale deve essere negoziata tramite la contrattazione collettiva di secondo livello e non può essere imposta dall'azienda o dall'ente controllante, confermando così il diritto della lavoratrice agli aumenti retributivi.
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Onere prova sgravi contributivi: chi paga le spese?
Una società si è vista negare degli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da un'azienda cedente. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova per sgravi contributivi spetta sempre al datore di lavoro, il quale deve dimostrare una reale nuova occupazione e non un semplice reimpiego di personale. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sul punto delle spese legali: poiché la società aveva ottenuto una significativa riduzione del debito iniziale, è considerata parzialmente vittoriosa e non può essere condannata a pagare l'intero ammontare delle spese processuali.
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Gratuità degli incarichi: stop ai compensi in enti locali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8754/2024, ha respinto il ricorso di alcuni ex amministratori di un consorzio intercomunale che richiedevano il pagamento dei loro compensi. La Corte ha stabilito che la normativa introdotta nel 2010 ha sancito il principio della gratuità degli incarichi per gli amministratori di forme associative di enti locali, con l'obiettivo di ridurre la spesa pubblica. Questa regola speciale prevale su altre norme che prevedono una semplice riduzione dei compensi. La Corte ha anche chiarito importanti aspetti procedurali, come la validità della notifica dell'atto di impugnazione al difensore di un ente estintosi durante il processo, in applicazione del principio di ultrattività del mandato.
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Passaggio dipendenti pubblici: cosa succede allo stipendio?
Una lavoratrice, in seguito alla soppressione del suo ente e al trasferimento presso un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie voci retributive in un assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione precedente, ha chiarito che nel caso di passaggio dipendenti pubblici disciplinato da norme speciali, viene garantita solo la conservazione delle componenti fisse e continuative dello stipendio, senza un automatico riconoscimento dell'anzianità pregressa per la progressione di carriera.
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Assegno ad personam: limiti nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6916/2024, ha stabilito che nel passaggio di dipendenti da un ente pubblico soppresso a un ministero, si applica la normativa speciale che garantisce la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative nell'assegno ad personam. Viene esclusa la conservazione dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e l'inclusione di premi assicurativi, poiché non rientranti nel trattamento fondamentale ed accessorio garantito.
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