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D.L. 78/2010 — Sezione Lavoro Civile

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274 provvedimenti

Altri anni per D.L. 78/2010

Assegno ad personam: cosa include dopo un passaggio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di passaggio di personale da un ente soppresso a un Ministero, l'assegno ad personam garantisce solo le componenti retributive fisse e continuative. L'anzianità di servizio pregressa non è un diritto assoluto per la progressione di carriera nel nuovo ente. Sono state respinte le richieste dei lavoratori di includere nell'assegno premi di produttività, versamenti a fondi pensione e assicurazioni, in quanto non aventi carattere di fissità e continuità.
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Credito da lavoro: inammissibile il ricorso del MISE
Un Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna al pagamento di un credito da lavoro (premio di produzione) a favore di una ex dipendente di un ente soppresso. Il Ministero ha basato il suo ricorso su norme relative al trattamento economico dei dipendenti trasferiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le argomentazioni erano totalmente irrilevanti rispetto alla questione decisa: il debito era maturato prima di un eventuale trasferimento e il Ministero era tenuto a pagarlo in qualità di successore legale dell'ente soppresso.
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Assegno ad personam: bonus e anzianità nel pubblico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6915/2024, ha stabilito i criteri per il calcolo dell'assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti a seguito della soppressione del loro ente. La Corte ha chiarito che l'anzianità di servizio pregressa non è un diritto assoluto e non può essere utilizzata per rivendicare progressioni di carriera nel nuovo ente. Inoltre, ha escluso dall'assegno ad personam le componenti retributive variabili, come il premio di produttività, in quanto non dotate dei requisiti di fissità e continuità richiesti dalla normativa speciale che disciplina tali passaggi.
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Blocco assunzioni: la Cassazione sul Patto Stabilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5084/2024, ha stabilito che il blocco assunzioni derivante dalla violazione del Patto di Stabilità da parte di una Regione si estende automaticamente e per legge anche ai suoi enti strumentali. Di conseguenza, l'impossibilità di assumere i vincitori di un concorso pubblico non comporta una responsabilità dell'ente, configurandosi come 'factum principis', ovvero un impedimento derivante da un ordine dell'autorità.
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Indennizzo risoluzione anticipata: guida al caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta l'indennizzo per risoluzione anticipata di un incarico dirigenziale anche se la cessazione è causata da una legge che impone il rinnovo degli organi. La Corte ha chiarito che l'atto dell'assemblea che delibera la nomina di un commissario straordinario, in esecuzione della legge, integra una volontà negoziale sufficiente a far scattare la clausola contrattuale. Inoltre, ha escluso la possibilità di ridurre l'indennizzo applicando per analogia le norme sulla spending review (L. 296/2006), poiché queste costituiscono una disciplina eccezionale, non estensibile a soggetti giuridici diversi da quelli espressamente previsti, come le associazioni di diritto privato.
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Progressione economica PA: esclusi i dipendenti in ruolo speciale
Un dipendente pubblico, proveniente da un'altra amministrazione e collocato in un ruolo speciale ad esaurimento presso un Ministero, ha richiesto di partecipare a una procedura di progressione economica PA. La Corte di Cassazione ha stabilito che, non essendo mai stato inserito organicamente nella struttura ministeriale, non possedeva i requisiti per accedere alla selezione, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti.
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Trattamento economico trasferimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1958/2024, ha chiarito i limiti del trattamento economico in caso di trasferimento di dipendenti da enti soppressi a ministeri. La Corte ha stabilito che la norma speciale che regola il trasferimento prevale su quella generale, escludendo dall'assegno ad personam le voci retributive non fisse e continuative, come il premio di produttività. Viene inoltre specificato che l'anzianità di servizio pregressa non è automaticamente valida per la progressione di carriera nel nuovo ente, ma serve solo a garantire la conservazione del livello retributivo acquisito.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: la Cassazione
Una dipendente, trasferita da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del suo precedente trattamento economico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1878/2024, ha stabilito che la norma speciale (D.L. 78/2010) prevale su quella generale, garantendo la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative. Di conseguenza, ha accolto il ricorso del Ministero, limitando la composizione dell'assegno personale e il riconoscimento dell'anzianità di servizio, e ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice.
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Assegno ad personam: cosa spetta ai dipendenti?
Ex dipendenti di un ente pubblico soppresso hanno fatto ricorso in Cassazione contro il Ministero per il mancato riconoscimento di un inquadramento superiore e l'esclusione di alcune voci retributive dall'assegno ad personam a seguito del loro trasferimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la legge speciale applicabile al trasferimento protegge solo le componenti salariali fisse e continuative, e che l'anzianità pregressa non costituisce un diritto assoluto per la progressione di carriera nel nuovo ente.
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Trattamento economico: diritti dei dipendenti pubblici
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dipendente trasferita da un ente pubblico soppresso a un Ministero. L'ordinanza chiarisce che, in presenza di una legge speciale, la tutela del trattamento economico non si estende automaticamente al riconoscimento dell'anzianità di servizio per la progressione di carriera, ma si limita a conservare le voci retributive fisse e continuative godute in precedenza. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero, annullando la precedente decisione che riconosceva l'anzianità.
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Blocco progressioni stipendiali: Cassazione su medici
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco progressioni stipendiali introdotto dal D.L. 78/2010 si applica anche ai dirigenti medici del settore pubblico. La sola valutazione positiva dopo cinque anni di servizio non conferisce un diritto automatico all'attribuzione di un incarico superiore né a un conseguente aumento retributivo, poiché tale avanzamento non costituisce un "evento straordinario" idoneo a superare il congelamento degli stipendi imposto per il contenimento della spesa pubblica.
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Indennità di esclusività: no automatismo per medici
Un dirigente medico ha richiesto il riconoscimento di un incarico superiore e l'aumento dell'indennità di esclusività dopo aver maturato 5 anni di servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste alcun automatismo nell'attribuzione degli incarichi, i quali dipendono dalla disponibilità di posti e fondi. Inoltre, l'incremento dell'indennità è stato considerato una normale progressione di carriera, soggetta al blocco stipendiale previsto per il pubblico impiego e non un evento straordinario.
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Indennità di esclusività: no aumento con blocco stipendi
Un dirigente medico ha richiesto un incarico superiore e l'aumento dell'indennità di esclusività dopo cinque anni di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di incarichi non è automatica ma dipende da fondi e posti disponibili. Inoltre, ha confermato che l'incremento dell'indennità rientra nel blocco stipendiale del pubblico impiego, non essendo un "evento straordinario" della dinamica retributiva.
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Assegno personale: cosa include nel pubblico impiego?
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità e l'inclusione di vari emolumenti nel suo assegno personale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la normativa speciale applicabile garantisce la conservazione delle sole voci retributive fisse e continuative, escludendo il riconoscimento dell'anzianità per progressioni di carriera e i fringe benefits come le polizze assicurative, in quanto non legati da un nesso di corrispettività con la prestazione lavorativa.
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Assegno personale: cosa entra nel calcolo?
Un dipendente pubblico, trasferito da un istituto soppresso a un Ministero, ha richiesto l'inclusione di bonus, contributi previdenziali e assicurativi nel suo assegno personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assegno personale, garantito in questi passaggi, comprende solo le voci retributive fisse e continuative, escludendo elementi variabili come i premi di produttività o le componenti di welfare come i contributi a fondi pensione e polizze sanitarie.
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Assegno personale: cosa spetta al dipendente trasferito
Un lavoratore, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha agito in giudizio per ottenere il riconoscimento integrale della sua anzianità e di tutte le componenti retributive precedenti, inclusi bonus e polizze. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la legge speciale applicabile al trasferimento garantisce la conservazione nel nuovo assegno personale solo delle voci retributive fisse e continuative. L'anzianità pregressa non è valida per la progressione di carriera e i benefici accessori variabili sono esclusi.
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Assegno ad personam: cosa spetta al dipendente?
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente soppresso a un Ministero, ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio e l'inclusione di varie indennità nell'assegno ad personam. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 289/2024, ha stabilito che la norma speciale che regola il trasferimento prevale su quella generale. Di conseguenza, l'assegno ad personam deve includere solo le voci retributive fisse e continuative, mentre l'anzianità di servizio non costituisce un diritto assoluto e non può essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera presso il nuovo datore di lavoro. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno personale: cosa entra nel calcolo? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 288/2024, ha chiarito la composizione dell'assegno personale per i dipendenti pubblici trasferiti a seguito di soppressione del loro ente. La Corte ha stabilito che solo le voci retributive fisse, continuative e con natura strettamente salariale possono essere incluse. Vengono esclusi elementi come premi di produttività, buoni pasto, contributi a fondi pensione e polizze assicurative, in quanto privi del carattere di fissità e continuità o di natura assistenziale e previdenziale. Viene inoltre negato che l'anzianità pregressa possa essere usata per rivendicare avanzamenti di carriera nella nuova amministrazione.
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Riduzione fondi contrattuali: No al taglio del 30%
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 84/2024, ha stabilito l'illegittimità di un taglio forfettario del 30% sulla retribuzione accessoria di un dirigente medico. La Corte ha chiarito che la normativa sulla riduzione fondi contrattuali (D.L. 78/2010) impone sì un contenimento della spesa, ma attraverso una riduzione proporzionale alla diminuzione del personale in servizio e non mediante un taglio lineare e indifferenziato. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare correttamente le somme dovute.
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Contributi Gestione Separata e occultamento del debito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35119/2024, ha stabilito che un professionista iscritto al proprio albo ma anche dipendente part-time è tenuto al versamento dei contributi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha inoltre chiarito che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, unita alla piena consapevolezza dell'obbligo contributivo, integra un occultamento doloso del debito, con conseguente sospensione della prescrizione del credito dell'ente previdenziale.
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