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D.L. 78/2009

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277 provvedimenti

Prova atipica: file su PC terzi validi per l’Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che i file rinvenuti sul computer di un professionista terzo, contenenti informazioni su un contribuente, costituiscono una prova atipica pienamente utilizzabile ai fini di un accertamento fiscale. L'ordinanza ribalta le decisioni dei giudici di merito che avevano annullato l'accertamento per insufficienza di prove. La Corte ha chiarito che tali elementi indiziari non possono essere scartati a priori, ma devono essere valutati nel loro complesso dal giudice, insieme ad altri elementi, per verificare la fondatezza della pretesa fiscale basata su presunzioni.
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Assunzione in società pubblica: no conversione senza concorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la violazione della regola del concorso pubblico per l'assunzione in società pubblica determina la nullità del contratto di lavoro. Di conseguenza, anche in presenza di un utilizzo abusivo di contratti a termine, non è possibile la conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. Questa decisione ribadisce la natura imperativa delle norme sul reclutamento nel settore pubblico allargato, finalizzate a garantire trasparenza e imparzialità.
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Incentivo per il collaudo: quale norma si applica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12681/2024, ha stabilito che per calcolare l'incentivo per il collaudo di opere pubbliche, si deve applicare la normativa vigente al momento del conferimento dell'incarico e non quella successiva. Nel caso esaminato, una società pubblica aveva contestato il compenso richiesto da un professionista, sostenendo l'applicazione di un nuovo regolamento. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la prevalenza della volontà contrattuale iniziale. Inoltre, è stata respinta l'eccezione di compensazione sollevata dalla società per un presunto danno all'immagine derivante da una sentenza di patteggiamento del professionista, poiché la presunzione legale di danno non opera nel giudizio civile ordinario ma solo dinanzi alla Corte dei Conti.
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Credito d’imposta sisma: no bonus extra dal Fisco
Un contribuente, a seguito del sisma in Abruzzo, ha richiesto un credito d'imposta per la parte di acconti fiscali sospesi ma non utilizzati per coprire la passività fiscale dell'anno. La Corte di Cassazione ha respinto questa interpretazione, affermando che il beneficio del 'credito d'imposta sisma' è limitato all'imposta dovuta e non può generare un bonus aggiuntivo. L'ordinanza ha inoltre confermato la legittimità dell'uso del controllo automatizzato da parte dell'Agenzia delle Entrate per recuperare le somme.
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Raddoppio termini: la Cassazione chiarisce la norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12554/2024, interviene sulla questione del raddoppio termini per l'accertamento fiscale di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un contribuente con fondi in un conto a San Marino per gli anni 2004-2007. La Corte ha stabilito che la norma che raddoppia i termini di accertamento (art. 12, co. 2-bis, D.L. 78/2009) ha natura procedimentale. Di conseguenza, si applica secondo il principio 'tempus regit actum', anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero ancora scaduti. La sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva dichiarato la decadenza del potere di accertamento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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Presunzioni fiscali: Cassazione su limiti e poteri
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17799/2024, ha affrontato il tema delle presunzioni fiscali applicabili ai capitali detenuti all'estero. Ha stabilito che la presunzione legale di reddito per i capitali in paradisi fiscali, introdotta nel 2009, non è retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta precedenti. Tuttavia, la Corte ha chiarito che l'inesistenza di una presunzione legale non impedisce al Fisco di provare l'evasione attraverso presunzioni semplici, basate su elementi gravi, precisi e concordanti. Il giudice di merito, quindi, non può limitarsi a dichiarare l'irretroattività della norma, ma deve valutare tutte le prove disponibili. Per questo motivo, la sentenza è stata cassata con rinvio.
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Compensazione fondi vincolati: no, dice la Cassazione
Una banca ha effettuato una compensazione tra debiti e crediti sui conti di una compagnia di navigazione in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'operazione, poiché le somme erano soggette a un vincolo di destinazione legale per l'ammodernamento della flotta. La Corte ha respinto il ricorso della banca, chiarendo che la causa era di competenza del tribunale ordinario e non della sezione fallimentare. Inoltre, la banca è stata condannata per responsabilità aggravata per aver presentato un ricorso con motivi palesemente infondati.
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Presunzione di evasione: prova anche senza la legge
Un contribuente ha ottenuto l'annullamento di un accertamento per capitali esteri perché la norma sulla presunzione di evasione non era retroattiva. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo che, anche senza la presunzione legale, gli stessi fatti possono costituire prova per presunzioni semplici (indizi). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di tutte le prove fornite dall'Amministrazione Finanziaria.
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Termini di decadenza: raddoppio per capitali esteri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il raddoppio dei termini di decadenza per la notifica di sanzioni relative a investimenti non dichiarati all'estero ha natura procedimentale e non sostanziale. Di conseguenza, questa norma si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, in base al principio 'tempus regit actum'. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di secondo grado che aveva ritenuto illegittima l'applicazione retroattiva del maggior termine.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione e la pericolosità
La Corte di Cassazione conferma una massiccia confisca di prevenzione a carico di un imprenditore ritenuto socialmente pericoloso per aver accumulato un ingente patrimonio attraverso un complesso sistema di società schermo e interposizioni fittizie. La sentenza ribadisce che la pericolosità può essere provata anche da reati prescritti e che i terzi intestatari dei beni possono contestare la misura solo per rivendicare la titolarità effettiva degli stessi, non i presupposti della misura applicata al proposto.
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Raddoppio dei termini per capitali all’estero
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale su capitali detenuti in Paesi 'black list' è una norma procedurale e si applica secondo il principio 'tempus regit actum'. Di conseguenza, è applicabile anche a periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. La successiva uscita del Paese dalla black list non ha efficacia retroattiva per gli anni in cui era considerato a fiscalità privilegiata.
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Liquidazione spese legali: i limiti del giudice
Un contribuente, dopo aver vinto una causa tributaria, si è visto liquidare spese legali irrisorie. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, ribadendo che la liquidazione delle spese legali deve essere trasparente, distinta per ogni grado di giudizio e non può scendere sotto i minimi di legge senza una valida e specifica motivazione, garantendo il giusto compenso all'avvocato.
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Sanzioni RW: raddoppio termini e principio del favor rei
Un contribuente è stato sanzionato per la mancata dichiarazione di investimenti esteri (quadro RW) per gli anni dal 2006 al 2010. La corte tributaria regionale aveva annullato parte delle sanzioni, applicando erroneamente una norma relativa agli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che le sanzioni RW sono autonome. Ha inoltre confermato l'applicazione retroattiva delle norme procedurali che raddoppiano i termini di decadenza, secondo il principio 'tempus regit actum', e ha rinviato il caso al giudice di merito, indicando di valutare anche l'applicazione del principio del 'favor rei' alla luce di una normativa più recente.
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Presunzione fiscale: prova contraria e oneri del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sulla presunzione fiscale legata a capitali detenuti in un paradiso fiscale (San Marino), sostenendo che il conto fosse del padre. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per vincere la presunzione fiscale non basta una semplice affermazione, ma occorre una prova contraria rigorosa e documentata. L'ordinanza chiarisce anche la validità della notifica diretta degli atti e della delega di firma ai funzionari. Il controricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza
Una società di ingegneria ha impugnato un avviso di accertamento fiscale relativo a deduzioni e agevolazioni per un impianto. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione d'appello. La Corte ha ritenuto la sentenza viziata da una motivazione per relationem meramente apparente, in quanto il giudice si era limitato a richiamare la decisione di primo grado e gli atti della controparte senza un'autonoma e critica valutazione, violando così l'obbligo di motivazione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19981/2024, ha ribadito la validità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società di capitali a ristretta base partecipativa. A seguito di un accertamento fiscale che aveva rettificato il reddito di una S.r.l., l'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione, in capo a una socia, il maggior reddito da partecipazione basandosi sulla suddetta presunzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la ristretta base azionaria da sola non fosse sufficiente a provare la distribuzione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza e affermando che tale presunzione è legittima e sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale deve dimostrare che gli utili non sono stati distribuiti ma accantonati o reinvestiti.
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Presunzione evasione fiscale: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22326/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamenti su capitali esteri. La presunzione evasione fiscale, introdotta nel 2009 per i capitali non dichiarati in paradisi fiscali, ha natura sostanziale e non può essere applicata retroattivamente a periodi d'imposta precedenti. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente, annullando la decisione di merito che aveva applicato la norma a fatti del 2005-2007. Tuttavia, ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può comunque utilizzare gli stessi elementi come presunzioni semplici e che il raddoppio dei termini di accertamento resta valido.
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Società pubblica: no alla conversione del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29781/2024, ha stabilito che la nullità del termine apposto a un contratto di lavoro con una società interamente partecipata da enti pubblici non comporta la sua automatica conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Tale principio, valido per le pubbliche amministrazioni, si estende a queste società in quanto soggette all'obbligo di reclutamento del personale tramite procedure concorsuali. La lavoratrice, assunta a termine da una società di servizi pubblici locali, si è vista respingere il ricorso volto a ottenere la stabilizzazione del rapporto, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Lista Falciani: la Cassazione sulla retroattività
La Corte di Cassazione si è pronunciata sull'utilizzo della Lista Falciani per accertamenti fiscali. L'ordinanza chiarisce che la presunzione legale di evasione, introdotta dall'art. 12 del D.L. 78/2009, non ha efficacia retroattiva e non può applicarsi a periodi d'imposta precedenti al 1° luglio 2009. Tuttavia, la Corte conferma che i dati della lista sono pienamente utilizzabili come elemento indiziario, anche da solo, se grave e preciso, per fondare una pretesa fiscale. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sulle sanzioni e sugli accertamenti per gli anni con dichiarazione omessa.
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