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D.L. 78/2009

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277 provvedimenti

Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione delle sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia riguardava l'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2005 in relazione ad attività detenute in paesi a fiscalità privilegiata. La Corte ha stabilito che, a differenza delle presunzioni di reddito (sostanziali), le norme sui termini di accertamento si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, anche per annualità pregresse, rispettando il principio del monitoraggio fiscale.
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Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione delle sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia riguardava l'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2007 da parte di un contribuente con attività in paesi a fiscalità privilegiata. Poiché le norme sul raddoppio dei termini seguono il principio 'tempus regit actum', esse si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, anche se riferiti a periodi d'imposta precedenti, purché la sanzione fosse già prevista al momento della violazione.
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Raddoppio dei termini e sanzioni per capitali esteri
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione di sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale e non sostanziale. La vicenda riguarda un contribuente che aveva omesso la compilazione del quadro RW per l'anno 2003 relativamente ad attività estere. Nonostante la violazione fosse antecedente all'introduzione della norma del 2009, la Corte ha confermato la legittimità dell'atto sanzionatorio notificato nel 2014. La decisione si fonda sul principio che le norme sulla durata dei termini di accertamento si applicano a tutti gli atti notificati dopo la loro entrata in vigore, indipendentemente dal periodo d'imposta di riferimento.
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Monitoraggio fiscale: raddoppio termini sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'irrogazione di sanzioni relative al monitoraggio fiscale ha natura procedimentale. La controversia nasce dall'omessa compilazione del quadro RW per l'anno 2004 da parte di una contribuente, con sanzioni notificate nel 2014. Mentre i giudici di merito avevano ritenuto la norma irretroattiva, la Suprema Corte ha chiarito che, trattandosi di una disposizione procedurale, si applica il principio tempus regit actum. Di conseguenza, il raddoppio dei termini è legittimo per tutti gli atti notificati dopo l'entrata in vigore della legge del 2009, anche se riferiti ad annualità precedenti, purché la sanzione fosse già prevista al momento della violazione.
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Redditometro: prova contraria e redditi del coniuge
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di accertamento sintetico tramite Redditometro relativo all'anno 2005, basato sul possesso di veicoli e sul pagamento di un mutuo. Il contribuente aveva invocato lo scudo fiscale e le disponibilità finanziarie della moglie per giustificare lo scostamento tra reddito dichiarato e spese. La Suprema Corte ha stabilito che lo scudo fiscale non costituisce una franchigia automatica, richiedendo la prova del nesso tra somme scudate e spese. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente alla valutazione delle risorse della moglie: il giudice di merito non può ignorare prove documentali su donazioni e cessioni societarie che giustificano la partecipazione del coniuge alle spese familiari.
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Interposizione fittizia: lo scudo fiscale non basta a salvarsi
Un contribuente, accusato di aver nascosto redditi tramite una complessa rete di società, si è difeso invocando lo 'scudo fiscale'. L'Agenzia delle Entrate sosteneva si trattasse di un caso di interposizione fittizia, dove il contribuente era il reale titolare dei capitali movimentati. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, annullando la precedente sentenza favorevole al contribuente. I giudici hanno stabilito che aderire allo scudo fiscale non è sufficiente a bloccare un accertamento. Il contribuente deve dimostrare la precisa coincidenza tra i capitali 'scudati' e quelli contestati. La sentenza precedente è stata annullata per grave carenza di motivazione, non avendo esaminato le prove della presunta interposizione fittizia.
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Compensazione IVA non dichiarata: rischi e sanzioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione IVA non dichiarata correttamente nel modello annuale legittima il recupero tramite cartella di pagamento, anche se il contribuente possiede un credito teorico superiore. L'errore formale di non indicare le somme compensate tramite F24 impedisce il controllo fiscale e giustifica l'emissione della cartella tramite procedura automatizzata senza necessità di un preventivo avviso bonario.
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Visto di conformità infedele: no al recupero IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che un visto di conformità infedele, apposto da un professionista abilitato su una dichiarazione IVA, costituisce una violazione meramente formale. Pertanto, l'Amministrazione Finanziaria non può procedere al recupero del credito utilizzato in compensazione se non contesta l'effettiva esistenza del credito stesso, limitandosi a sanzionare il professionista per le irregolarità nei controlli.
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Costi non riconosciuti: Cassazione accoglie il ricorso
Un imprenditore del settore apparecchi da intrattenimento è stato oggetto di un accertamento fiscale per maggiori ricavi non dichiarati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31993/2023, ha stabilito che, sebbene l'accertamento presuntivo fosse legittimo, l'Agenzia delle Entrate ha errato nel non considerare i costi correlati a tali maggiori ricavi, come la quota spettante agli esercenti dei locali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei costi da dedurre, riaffermando il principio di capacità contributiva.
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Accertamento Induttivo e Ripartizione Ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32003/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo per le imprese di gestione di apparecchi da gioco. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva attribuito l'intero maggior ricavo accertato al solo gestore, ignorando la quota spettante agli esercenti. La Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che il modello di ripartizione dei ricavi dichiarato in contabilità deve essere presuntivamente applicato anche alla quota di ricavi non dichiarati, in ossequio al principio di capacità contributiva.
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Rimborso spese legali: il diritto dell’amministratore
Un ex presidente di un consorzio pubblico, assolto in un procedimento per responsabilità erariale, è stato citato in giudizio dal proprio avvocato per il mancato pagamento degli onorari. L'amministratore ha quindi chiamato in causa il consorzio per essere tenuto indenne. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, obbligando il consorzio a farsi carico delle spese. La sentenza chiarisce che il diritto al rimborso spese legali sussiste anche se la Corte dei Conti non si è pronunciata in merito e che la mancanza del parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato non osta all'azione in sede giudiziale.
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Agevolazioni fiscali e completamento dell’investimento
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni fiscali a due società per un investimento in macchinari. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un contratto di appalto e non di vendita, l'investimento non era stato completato entro la scadenza di legge. Inoltre, gli ammortamenti non erano deducibili poiché i beni non erano ancora entrati in funzione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per ottenere i benefici fiscali.
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Accertamento società cancellata: le conseguenze fiscali
La Corte di Cassazione affronta il caso di un accertamento società cancellata, stabilendo che l'avviso fiscale notificato a una società dopo la sua estinzione non è nullo. La cancellazione innesca un fenomeno successorio, trasferendo i debiti fiscali ai soci. L'ordinanza chiarisce che l'invalidità procedurale dell'atto impositivo verso la società non invalida automaticamente quello verso il socio per la distribuzione di utili extra-bilancio. Viene inoltre confermato che l'onere di provare la copertura dello "scudo fiscale" spetta al contribuente. La Corte accoglie i motivi procedurali di omessa pronuncia, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Scudo Fiscale: quando non copre i redditi accertati
Un contribuente, a seguito di un accertamento fiscale per l'anno 2008 basato su ingenti movimenti di capitale, ha invocato la protezione dello scudo fiscale, utilizzato l'anno successivo per regolarizzare capitali esteri. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scudo fiscale non può essere applicato a capitali che, alla data del 31/12/2008, non erano più detenuti all'estero ma erano già stati movimentati su conti correnti italiani. Accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la Suprema Corte ha annullato la decisione del giudice d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Presunzione evasione fiscale: conti esteri e prova
Un contribuente riceve avvisi di accertamento per redditi di capitale non dichiarati, relativi a somme versate su un conto corrente in San Marino. Egli si difende sostenendo che i fondi appartenessero a una società per cui operava. La Corte di Cassazione, applicando la presunzione evasione fiscale, rigetta il ricorso del contribuente, ritenendo insufficiente la prova offerta. La Corte chiarisce inoltre che la normativa del 2009 sulla presunzione si applica all'intero anno d'imposta 2009 e conferma la validità del raddoppio dei termini di accertamento.
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Società pubblica: no conversione contratto illecito
Un lavoratore, impiegato tramite società appaltatrici ma di fatto alle dipendenze di una società pubblica, ha richiesto la costituzione di un rapporto di lavoro diretto con quest'ultima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la natura di società pubblica impone l'assunzione tramite concorso, impedendo la conversione giudiziale di un contratto di lavoro sorto in violazione di tali norme imperative, anche in caso di appalto illecito.
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Rimborso spese legali: il dipendente ha diritto
Un dipendente pubblico, assolto dalla Corte dei Conti, si era visto negare il rimborso spese legali in sede civile. La Cassazione, cambiando orientamento, stabilisce che il dipendente ha diritto di agire in sede ordinaria per ottenere il rimborso dall'amministrazione, anche se il giudice contabile ha compensato le spese, affermando l'esistenza di un 'doppio binario' di tutela.
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Lista Falciani: legittimo l’uso per accertamenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11805/2024, ha confermato la legittimità dell'utilizzo dei dati provenienti dalla cosiddetta "Lista Falciani" per gli accertamenti fiscali. Nel caso specifico, un contribuente era stato accertato per aver omesso di dichiarare un conto corrente in Svizzera. La Corte ha stabilito che, sebbene acquisite in modo irrituale, tali informazioni costituiscono un valido elemento indiziario. Questo indizio, se grave, preciso e concordante, è sufficiente a fondare una presunzione semplice di evasione, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare la liceità delle somme.
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Prove atipiche fiscali: Cassazione valida i dati PC
L'Agenzia delle Entrate ha basato un accertamento fiscale su file rinvenuti nel computer di un professionista svizzero. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo le prove inadeguate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che le prove atipiche fiscali sono ammissibili come presunzioni e devono essere valutate nel loro complesso, non singolarmente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prove atipiche: la Cassazione valida i file del PC
Un accertamento fiscale basato su file rinvenuti sul computer di un professionista svizzero è al centro di una pronuncia della Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che tali elementi costituiscono prove atipiche pienamente utilizzabili. I giudici di merito avevano annullato l'atto impositivo, ritenendo gli indizi non sufficienti. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando che il giudice deve valutare tutti gli elementi indiziari in modo unitario e non atomistico, applicando correttamente i principi della prova presuntiva.
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