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Visto di conformità infedele: no al recupero IVA

La Corte di Cassazione ha stabilito che un visto di conformità infedele, apposto da un professionista abilitato su una dichiarazione IVA, costituisce una violazione meramente formale. Pertanto, l’Amministrazione Finanziaria non può procedere al recupero del credito utilizzato in compensazione se non contesta l’effettiva esistenza del credito stesso, limitandosi a sanzionare il professionista per le irregolarità nei controlli.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 4917 Anno 2026
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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Visto di conformità infedele e validità della compensazione IVA

Nel panorama del diritto tributario, la corretta gestione dei crediti d’imposta rappresenta un pilastro fondamentale per la stabilità finanziaria delle imprese. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta su un tema delicato: le conseguenze di un visto di conformità infedele sulla legittimità della compensazione dei crediti IVA.

Il caso: contestazione del credito IVA per vizi del visto

Una società operante nel settore dei trasporti ha ricevuto atti di recupero per crediti IVA relativi a diverse annualità. L’Amministrazione Finanziaria sosteneva che il visto di conformità apposto sulla dichiarazione fosse irregolare. Secondo l’ufficio, il professionista incaricato non avrebbe svolto correttamente i controlli previsti dalla legge, rendendo il visto “infedele”.

La contestazione non riguardava l’inesistenza del credito nel merito, ma esclusivamente la regolarità formale dell’attestazione rilasciata dal professionista. Dopo la vittoria della società nei primi due gradi di giudizio, l’Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione.

La distinzione tra visto omesso e visto di conformità infedele

La Corte ha analizzato la normativa di riferimento, distinguendo chiaramente tra diverse fattispecie di violazione. La legge consente il recupero del credito quando il visto è del tutto omesso o quando viene apposto da un soggetto non abilitato. In questi casi, manca un presupposto essenziale per l’utilizzo del credito in compensazione superiore alle soglie previste.

Diversa è l’ipotesi del visto di conformità infedele. In questo scenario, il visto è materialmente presente ed è stato rilasciato da un professionista regolarmente abilitato. L’infedeltà attiene alla qualità dei controlli eseguiti dal professionista, non all’esistenza stessa dell’attestazione.

Le conseguenze per il professionista e per il contribuente

Il quadro normativo prevede sanzioni specifiche per il professionista che rilascia un visto irregolare. Tuttavia, la Corte ha chiarito che tale irregolarità non si traduce automaticamente in una perdita del diritto al credito per il contribuente. Se l’imposta è effettivamente dovuta e il credito è certo, liquido ed esigibile, la violazione rimane nell’alveo del formale.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Amministrazione Finanziaria basandosi su un principio consolidato: l’apposizione del visto da parte di un soggetto abilitato, seppur con criticità nei controlli eseguiti, costituisce una violazione meramente formale. Tale inosservanza è inidonea a pregiudicare le attività di controllo dell’ufficio, il quale può sempre verificare la sussistenza sostanziale del credito con i propri strumenti accertativi.

Inoltre, i giudici hanno sottolineato che il sistema sanzionatorio è già strutturato per colpire il professionista inadempiente con sanzioni amministrative pecuniarie, senza che ciò debba necessariamente riflettersi sulla sfera giuridica del contribuente tramite il recupero del credito IVA correttamente maturato. Infine, la Corte ha applicato sanzioni aggravate all’amministrazione per abuso del processo, avendo quest’ultima rifiutato una proposta di definizione accelerata nonostante la giurisprudenza fosse ormai orientata in senso contrario alle sue tesi.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il visto di conformità infedele non legittima il recupero automatico del credito IVA. Per disconoscere la compensazione, l’ufficio deve contestare la realtà sostanziale del credito d’imposta. Questa decisione tutela le imprese da eccessivi formalismi che potrebbero mettere a rischio la liquidità aziendale a causa di errori professionali non imputabili direttamente al contribuente, fermo restando il potere-dovere del fisco di sanzionare adeguatamente i professionisti negligenti.

Cosa succede se il professionista sbaglia i controlli per il visto di conformità?
Il professionista incorre in sanzioni amministrative pecuniarie specifiche previste dalla legge, ma la compensazione effettuata dal contribuente resta valida se il credito IVA esiste realmente.

L’Agenzia delle Entrate può recuperare il credito IVA se il visto è irregolare?
No, se il visto è stato apposto da un soggetto abilitato, l’eventuale irregolarità nei controlli è considerata una violazione formale che non legittima il recupero del credito d’imposta.

Qual è la differenza tra visto omesso e visto infedele?
Il visto omesso o apposto da soggetti non abilitati permette il recupero del credito, mentre il visto infedele rilasciato da un professionista abilitato comporta solo sanzioni per quest’ultimo senza far perdere il credito al contribuente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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