LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.L. 18/2020 — Anno 2023

97 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Sospensione dei termini processuali: il fisco si muove e perde
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una Società Contribuente per recuperare un credito IVA di 100.000 euro, che la società aveva portato in detrazione dopo il silenzio dell'ufficio su una richiesta di rimborso. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La notifica del ricorso è avvenuta il 16 aprile 2020, ossia durante la sospensione dei termini processuali disposta dal Governo per l'emergenza sanitaria da COVID-19. Poiché durante tale periodo era vietato compiere atti processuali non urgenti, la notifica effettuata è nulla e priva di effetti. Di conseguenza, la Società Contribuente vince la causa e l'accertamento fiscale decade.
Continua »
Notifica al difensore: il cambio di legale non ferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per ricettazione continuata e aggravata di assegni. L'imputato contestava la validità della notifica al difensore, sostenendo che l'avviso dell'udienza di appello fosse stato inviato al precedente avvocato revocato e non al nuovo. I giudici hanno chiarito che la notifica al difensore è valida se effettuata al professionista che assisteva l'imputato al momento della fissazione dell'udienza, poiché in quel momento si cristallizza la procedura di cancelleria. Inoltre, è stata confermata la regolarità della notifica via PEC all'imputato tramite il difensore durante l'emergenza pandemica. La condanna è stata confermata con l'obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sovraindebitamento e prima casa: no al blocco della vendita
Un professionista, ammesso alla procedura di sovraindebitamento, si è opposto alla vendita forzata delle proprie quote societarie e della propria abitazione principale. Il debitore sosteneva che la vendita dell'immobile dovesse essere sospesa in base alle tutele straordinarie introdotte durante l'emergenza COVID-19 per la prima casa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del debitore, stabilendo che la sospensione speciale delle procedure esecutive individuali non si applica alla liquidazione concorsuale del patrimonio. Tale procedura, infatti, ha base volontaria ed è finalizzata al soddisfacimento collettivo dei creditori. Di conseguenza, la vendita della casa e delle quote societarie è stata confermata come pienamente legittima. Il tema del "Sovraindebitamento e prima casa" trova così una chiara delimitazione dei confini di tutela per il debitore.
Continua »
Prescrizione del reato tributario: annullata la condanna
Il Legale Rappresentante di una società veniva condannato in appello per omesso versamento di ritenute e IVA. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra i vari motivi, la mancata dichiarazione di estinzione dei reati per il decorso del tempo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la prescrizione del reato tributario era già maturata prima della sentenza d'appello. Non essendovi stata rinuncia alla causa estintiva, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando i reati estinti. Di conseguenza, l'esame dei motivi di merito relativi alla crisi aziendale e al concordato preventivo è rimasto precluso.
Continua »
Reclamo fallimentare tardivo: addio alla casa vinta all’asta
Un acquirente si aggiudica un immobile all'asta nell'ambito di un fallimento, ma non riesce a pagare il saldo del prezzo entro il termine stabilito a causa di ritardi nell'ottenimento del mutuo. Il Giudice Delegato ne dichiara la decadenza dall'aggiudicazione. L'acquirente propone opposizione, ma il Tribunale la riqualifica come reclamo fallimentare e la rigetta. La Corte di Cassazione, investita della questione, rileva d'ufficio che il reclamo originario era stato depositato oltre il termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione iniziale e cassa senza rinvio la decisione del Tribunale. L'acquirente perde definitivamente l'immobile e viene condannato a pagare le spese processuali a causa della presentazione di un reclamo fallimentare tardivo.
Continua »
Furto in abitazione: l’impronta digitale incastra il colpevole
Un uomo è stato condannato per il reato di furto in abitazione per essersi impossessato di 13.000 euro in contanti e oggetti di valore per circa 20.000 euro. La prova decisiva è stata il ritrovamento delle sue impronte digitali fresche all'interno della casa, dove non era mai stato autorizzato a entrare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che il reato non è prescritto, poiché il calcolo del tempo necessario alla prescrizione si basa sulla pena massima edittale senza considerare il bilanciamento con le attenuanti generiche. Inoltre, la revoca della richiesta di archiviazione da parte del Pubblico Ministero prima della decisione del giudice è pienamente legittima. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Guida in stato di ebbrezza: condanna confermata in Cassazione
Un automobilista perde il controllo del proprio veicolo, abbattendo la segnaletica stradale. All'arrivo dei Carabinieri, l'uomo mostra evidenti sintomi di alterazione e ammette di essere alla guida. Sottoposto a etilometro, registra un tasso alcolemico superiore a 2 g/l. La difesa contesta la regolarità delle notifiche d'udienza effettuate solo al difensore tramite PEC durante l'emergenza Covid-19 e l'utilizzabilità delle dichiarazioni rese nell'immediatezza del fatto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la condanna per guida in stato di ebbrezza. I giudici stabiliscono che le notifiche telematiche emergenziali al difensore sono pienamente valide e che il verbale di accertamento urgente, compresi i sintomi rilevati, è utilizzabile per dimostrare la responsabilità del conducente.
Continua »
Opposizione a decreto penale di condanna: no alla PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari. L'imputato aveva proposto opposizione a decreto penale di condanna inviando l'atto tramite posta elettronica certificata (PEC) nel maggio 2020. I giudici hanno chiarito che, all'epoca dei fatti, la legge non consentiva l'uso della PEC per il deposito di impugnazioni penali, nonostante l'emergenza sanitaria da Covid-19. Il principio di tassatività delle forme impone infatti il rispetto rigoroso delle modalità ordinarie di presentazione degli atti di impugnazione. Di conseguenza, l'opposizione è stata considerata non valida e la condanna è diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna tardiva
L'Imputato era stato condannato in appello per un reato finanziario commesso nel giugno 2014. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di secondo grado del dicembre 2021. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 per calcolare un termine più lungo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione emergenziale non si applica ai periodi di inattività tra il deposito dell'appello e la citazione in giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione del reato.
Continua »
Truffa contrattuale: finto proprietario condannato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di truffa contrattuale. L'imputato si era presentato alla vittima con false generalità, fingendosi proprietario di un immobile e inducendola a stipulare un contratto di locazione nullo, incassando somme mai restituite. La difesa ha eccepito la prescrizione del reato, contestando il calcolo della sospensione per l'emergenza Covid-19, e ha richiesto una rivalutazione delle prove. La Suprema Corte ha respinto i motivi: la prescrizione non era comunque decorsa e la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva.
Continua »
Sospensione della prescrizione: no al blocco automatico Covid
L'Amministratore di una società, condannato per omesso versamento IVA, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte d'appello aveva calcolato una sospensione di 64 giorni legata all'emergenza Covid-19. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la sospensione della prescrizione durante la pandemia non opera in modo automatico per tutti i processi pendenti, ma richiede un'effettiva stasi processuale o la scadenza di termini specifici nel periodo emergenziale. Poiché nel caso in esame non vi erano udienze fissate né scadenze perentorie tra il 9 marzo e l'11 maggio 2020, il periodo di sospensione non poteva essere applicato. Di conseguenza, il reato si era già estinto prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna per intervenuta prescrizione.
Continua »
Omessa notifica al difensore di fiducia: condanna annullata
L'Imputato, condannato nei primi gradi di giudizio per tentata rapina di un'autovettura e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha eccepito la nullità assoluta del processo a causa del rinvio di un'udienza durante la pandemia, la cui nuova data era stata comunicata solo al difensore d'ufficio e non al difensore di fiducia precedentemente nominato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'omessa notifica al difensore di fiducia lede il diritto di difesa e determina una nullità generale e insanabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza d'appello e quella di primo grado, disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale di Larino per la celebrazione di un nuovo e regolare processo.
Continua »
Opposizione a precetto: debito ridotto e procura nulla
Un'azienda propone opposizione a precetto contro l'intimazione di pagamento di oltre 700mila euro notificata da una società creditrice. La Corte d'Appello riduce la somma dovuta a circa 129mila euro, ma omette di decidere sulla richiesta dell'opponente di riavere le spese legali già pagate in primo grado. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda debitrice, confermando che il giudice d'appello avrebbe dovuto pronunciarsi sulla restituzione delle somme. Inoltre, dichiara inammissibile il ricorso incidentale della creditrice a causa della nullità della procura speciale, firmata digitalmente a distanza con norme emergenziali Covid-19 già abrogate al momento del rilascio. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
Continua »
Prescrizione del reato e Covid: confermato il risarcimento
L'Imputato, condannato in primo grado per minaccia, tentata violenza privata e lesioni lievi, ha impugnato la sentenza sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della decisione del primo giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il calcolo del termine di prescrizione deve includere i sessantaquattro giorni di sospensione previsti dalla normativa emergenziale per la pandemia da Covid-19. Di conseguenza, il reato si è estinto solo in data successiva alla sentenza di primo grado, lasciando intatta la condanna al risarcimento del danno di diecimila euro in favore della Parte Civile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'Imputato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sospensione dei termini processuali: l’appello è salvo
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto da L'Imputato contro una sentenza di condanna, ritenendolo tardivo. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici di secondo grado non avessero considerato la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza sanitaria da COVID-19 (dal 9 marzo all'11 maggio 2020). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, confermando che, calcolando la sospensione straordinaria, l'appello depositato in forma cartacea il 12 maggio 2020 era pienamente tempestivo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello di Roma per un nuovo giudizio.
Continua »
Sospensione della prescrizione: truffa confermata dopo i rinvii
L'Imputato, condannato per truffa per aver acquistato capi d'abbigliamento pagandoli con assegni firmati da un terzo, ha proposto ricorso in Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il reato fosse estinto per decorrenza dei termini, contestando il calcolo dei periodi di sospensione, in particolare la sovrapposizione tra la sospensione per emergenza sanitaria e quella dovuta all'astensione del difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione legata all'emergenza Covid-19 si applica interamente (64 giorni) per le udienze fissate nella prima fase emergenziale, anche in presenza di altre concomitanti cause di rinvio. Di conseguenza, calcolando correttamente tutti i periodi di stop del processo richiesti dalla difesa, il reato non era affatto prescritto.
Continua »
Contributi INPS: inammissibilità del ricorso per tardività
Un contribuente ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali della Gestione Commercianti. Dopo il rigetto in appello, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato in via pregiudiziale l'inammissibilità del ricorso per tardività. Trattandosi di materia previdenziale, non si applica la sospensione feriale dei termini. Calcolando il termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza d'appello e aggiungendo i sessantatré giorni di sospensione straordinaria per l'emergenza COVID-19, il termine ultimo scadeva il 23 ottobre 2020. Il ricorso è stato invece notificato il 24 novembre 2020, oltre la scadenza di legge. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento del doppio del contributo unificato.
Continua »
Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Il caso riguarda un automobilista condannato per guida senza patente con recidiva. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. Poiché il rinvio dell'udienza non rientrava nel periodo di sospensione previsto dalla legge, la prescrizione del reato era già maturata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata.
Continua »
Sospensione dei termini processuali: l’appello salva l’imputato
La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile per tardività l'appello proposto da un cittadino, non considerando la sospensione dei termini processuali introdotta durante l'emergenza sanitaria da COVID-19. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo del termine per impugnare la sentenza di primo grado dovesse includere i 64 giorni di sospensione straordinaria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini processuali si applica anche al deposito delle motivazioni della sentenza, rendendo l'appello tempestivo. Tuttavia, accertata la fondatezza del ricorso, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per punire il reato. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta prescrizione del reato.
Continua »
Termine per il ricorso in Cassazione: un giorno costa la causa
Un'impresa di autodemolizioni ha impugnato gli avvisi di pagamento della TARI, contestando la tassazione delle aree destinate allo stazionamento dei veicoli. Il Comune aveva concesso solo una riduzione forfettaria del 50%. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il termine per il ricorso in Cassazione, calcolato tenendo conto della sospensione straordinaria per l'emergenza COVID-19, scadeva il 28 maggio 2020, mentre la notifica è avvenuta il 29 maggio 2020. I giudici hanno ribadito che il termine per impugnare decorre dal deposito ufficiale della sentenza in cancelleria e non dalla successiva comunicazione del cancelliere alle parti. Di conseguenza, il contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »