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D.L. 18/2020 — Anno 2022

154 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Termine per impugnare: l’appello respinto rinasce
Un professionista ha impugnato una sentenza di primo grado sfavorevole davanti alla Corte di Appello. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile perché ritenuto tardivo di un solo giorno, avendo calcolato la sospensione emergenziale per Covid-19 in sessantadue giorni anziché in sessantaquattro. Il professionista ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che il termine per impugnare scadeva effettivamente il 7 luglio 2020 e non il 6 luglio. I giudici di merito hanno applicato un calcolo matematico errato sui giorni effettivi di stop processuale. La sentenza è stata annullata con rinvio a una nuova sezione della Corte di Appello.
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Sospensione feriale dei termini: ricorso inammissibile
Un Ente Pubblico ha avviato un pignoramento presso terzi nei confronti di un Istituto Autonomo. L'Istituto ha proposto opposizione all'esecuzione, ottenendo la ragione sia in primo che in secondo grado. L'Ente Pubblico ha quindi presentato ricorso in Cassazione confidando nell'applicazione della sospensione feriale dei termini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. I giudici hanno stabilito che la sospensione feriale dei termini non si applica mai alla materia dell'esecuzione forzata e alle relative opposizioni. L'Ente Pubblico è stato infine condannato al pagamento delle spese di lite e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Mansioni superiori e ricorso tardivo: l’ente pubblico perde
Una lavoratrice ha ottenuto dalla Corte di Appello il riconoscimento dello svolgimento di mansioni superiori rispetto al suo inquadramento iniziale, con la conseguente condanna del datore di lavoro pubblico al pagamento delle relative differenze retributive. L'ente pubblico ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando il diritto alle somme riconosciute. La lavoratrice ha eccepito la tardività del ricorso notificato dall'ente. La Corte di Cassazione ha accertato il superamento dei termini perentori di impugnazione, anche conteggiando il periodo di sospensione straordinaria per emergenza sanitaria. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico, confermando in via definitiva il diritto della dipendente alle spettanze economiche e condannando l'amministrazione al pagamento delle spese di giudizio.
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Definizione Agevolata Negata, Ricorso Fiscale Inammissibile per Errore
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso complesso riguardante una società e l'Agenzia delle Entrate. La società aveva impugnato una cartella di pagamento per sanzioni, ottenendo l'accoglimento della prescrizione. Successivamente, ha tentato la **definizione agevolata controversia tributaria**, ma l'Agenzia ha negato questa possibilità, sostenendo che la cartella non fosse il primo atto impositivo. L'Agenzia ha poi proposto ricorso in Cassazione contro la prescrizione, ma lo ha fatto contro la persona fisica titolare e non contro la società. La Cassazione ha rigettato l'impugnazione della definizione agevolata e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia per vizio di parte. Le spese sono state compensate.
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Opposizione allo stato passivo: ricorso valido con sospensione
Un Ente Pubblico ha proposto opposizione allo stato passivo contro il fallimento di una società per contestare l'esclusione del proprio credito. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendolo depositato oltre il termine perentorio di trenta giorni. L'Ente ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando la mancata applicazione della sospensione straordinaria dei termini processuali introdotta durante l'emergenza pandemica da Covid-19. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sospensione generale dei termini dal 9 marzo all'11 maggio 2020 si applicava a tutti i procedimenti civili non urgenti. Di conseguenza, il deposito avvenuto il 9 giugno 2020 risultava tempestivo rispetto alla decorrenza riavviata il 12 maggio 2020. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Riassunzione del processo tributario: la notifica non basta
Un Contribuente impugnava un avviso di accertamento IMU. Il giudizio si interrompeva a causa della cancellazione dall'albo del difensore. Il Contribuente notificava alla controparte un atto di riattivazione, omettendo però di depositare l'istanza di trattazione presso la segreteria del giudice entro sei mesi dalla dichiarazione di stop. L'Ente Locale chiedeva quindi l'estinzione del giudizio. La Commissione Tributaria Regionale dichiarava estinto il processo per mancata prosecuzione nei termini. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. I giudici hanno chiarito che la riassunzione del processo tributario richiede il deposito dell'istanza al presidente di sezione entro il termine perentorio, computate le sospensioni per l'emergenza sanitaria. La semplice notifica stragiudiziale non sposta i termini.
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Sospensione Feriale Termini Opposizione Esecuzione: Ricorso Tardivo e Inammissibile
Un Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva rigettato la sua opposizione all'esecuzione avviata da un Ente di Riscossione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché presentato in ritardo. Il Cittadino aveva erroneamente applicato la sospensione feriale dei termini, ma la Corte ha chiarito che tale sospensione non si applica ai giudizi di opposizione all'esecuzione. Questo principio sulla sospensione feriale termini opposizione esecuzione ha portato alla condanna del Cittadino al pagamento delle spese legali.
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Appello Tributario: Specificità Motivi tra Inammissibilità e Giustizia
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione della Commissione Tributaria Provinciale che aveva annullato un'intimazione di pagamento IRAP, per mancata notifica dell'avviso di accertamento. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello dell'Agenzia inammissibile per difetto di *specificità motivi appello tributario*. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la norma sull'inammissibilità per mancanza di specificità deve essere interpretata in modo restrittivo. Ha ritenuto che l'appello dell'Agenzia, pur riproponendo in parte argomentazioni già usate, contestasse in modo sufficiente la decisione di primo grado sulla notifica dell'accertamento. La volontà di impugnare era chiara.
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Mancato avviso di fissazione udienza: la Cassazione annulla la lite
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato in appello l'esito favorevole ottenuto da una società contribuente su un avviso di accertamento IVA. I giudici tributari regionali hanno fissato la data di discussione della causa e ne hanno informato soltanto l'ente pubblico, ignorando la sospensione straordinaria dei termini di costituzione prevista per l'emergenza sanitaria. Sebbene la società si sia poi costituita regolarmente entro i termini di legge, la segreteria non le ha mai recapitato l'avviso di fissazione udienza. Il processo si è così svolto a porte chiuse in assenza della contribuente, portando all'annullamento della decisione di primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la mancata comunicazione della trattazione lede irreparabilmente il diritto di difesa e impone la cancellazione totale della sentenza impugnata.
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Rimessione in termini: Errore telematico e termini sospesi non precludono il diritto
Un Cittadino aveva ricevuto la revoca del patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la sua opposizione, ritenendola tardiva. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale non aveva considerato la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza pandemica e un problema tecnico nel deposito telematico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, concedendo la rimessione in termini al Cittadino. Ha stabilito che il mancato rispetto dei termini, se non imputabile alla parte (come un errore tecnico o una sospensione legale), giustifica la riapertura dei tempi. La sentenza annulla la decisione precedente, rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Opposizione all’esecuzione: il ritardo rende il ricorso nullo
Una società commercializza beni e riceve una richiesta di pagamento per oltre 70.000 euro da parte di un ente pubblico per l'edilizia residenziale. La società avvia una opposizione all'esecuzione per bloccare il precetto, ma perde in primo e secondo grado. La società decide di ricorrere in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché notificato in ritardo. I giudici evidenziano che la sospensione feriale dei termini non si applica nei giudizi relativi all'esecuzione forzata. Applicando unicamente la sospensione straordinaria dovuta alla pandemia da Covid-19, la scadenza ultima per impugnare cadeva ad ottobre, mentre la notifica è avvenuta a novembre. La società perde il ricorso ed è tenuta a versare un ulteriore contributo unificato.
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Ricorso Tardivo: La Sospensione Feriale Termini Non Salva l’Ente
Un Ente Pubblico ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva accolto l'opposizione all'esecuzione promossa da un Istituto. L'Istituto contestava un pignoramento di fondi presso una Banca, avviato dal Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Ente Pubblico inammissibile. Il ricorso era stato presentato tardivamente. La Corte ha chiarito che la sospensione feriale dei termini non si applica ai giudizi di esecuzione forzata. Anche considerando la sospensione dovuta alla pandemia, il ricorso è risultato fuori termine. L'Ente Pubblico ha quindi perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Sfratto per morosità: appello tempestivo e sentenza nulla
Un proprietario ha intimato lo sfratto per morosità a una società conduttrice di un immobile commerciale. L'inquilina ha sanato il debito iniziale, ma il locatore ha contestato il mancato pagamento di oneri accessori e spese di registrazione. Il Tribunale ha respinto la domanda del proprietario e la Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il reclamo per tardività. Il locatore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Gli Ermellini hanno accolto le doglianze del proprietario: la sentenza di secondo grado è nulla perché il collegio non ha letto il dispositivo in udienza, violando le regole del rito locatizio. Inoltre, i giudici di merito hanno calcolato male i termini di impugnazione, ignorando i sessantaquattro giorni di sospensione per l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha annullato la decisione, disponendo un nuovo giudizio.
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Ricorso Tardivo: Sospensione Feriale non Vale per Opposizioni Esecutive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro una precedente sentenza. Il ricorso era stato depositato in ritardo. La Corte ha chiarito che la speciale sospensione feriale termini processuali, che blocca il conteggio dei tempi per gli atti giudiziari durante l'estate, non si applica alle opposizioni agli atti esecutivi. Di conseguenza, il termine per impugnare era scaduto prima del deposito del ricorso. La ricorrente è stata condannata a pagare le spese legali all'altra parte e un ulteriore contributo unificato.
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Patrocinio a spese dello Stato: salvo il compenso
Un avvocato ha presentato istanza per ottenere la liquidazione del compenso relativo all'assistenza di una parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Il giudice di primo grado ha rigettato la richiesta e revocato l'ammissione per il mancato deposito della documentazione sui redditi. Il magistrato ha però deciso la causa prima della scadenza prorogata dalla normativa emergenziale sulla sospensione dei termini. Il Tribunale di Roma ha confermato il rigetto, ritenendo che il legale avrebbe dovuto depositare i documenti entro la nuova scadenza, nonostante la causa fosse già chiusa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore, stabilendo che il tribunale dell'opposizione deve valutare i documenti reddituali prodotti durante l'impugnazione, poiché la chiusura anticipata e illegittima del fascicolo impediva qualsiasi deposito.
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Opposizione all’esecuzione: la Cassazione blocca i ricorsi tardivi
Un Ente Pubblico e una Società di costruzioni si sono affrontati in giudizio nell'ambito di un'opposizione all'esecuzione avviata a seguito di un pignoramento basato su un contratto di locazione. Dopo la sentenza di secondo grado, entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale dell'Ente sia quello incidentale della Società per tardività della notifica. I giudici hanno chiarito che, sebbene operasse la sospensione straordinaria dei termini dovuta all'emergenza sanitaria del 2020, alla materia dell'opposizione all'esecuzione non si applica la sospensione feriale estiva. Poiché le notifiche sono avvenute a novembre 2020, oltre il termine scaduto ad ottobre, i ricorsi sono decaduti. Le spese di giudizio sono state interamente compensate e ad entrambe le parti è stato addebitato il raddoppio del contributo unificato.
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Indennità di pronta disponibilità: ricorso tardivo, diritto negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un gruppo di dirigenti medici contro un'Azienda Sanitaria Locale. I medici chiedevano il riconoscimento di una maggiore indennità di pronta disponibilità, basandosi su una delibera precedente. La Corte d'Appello aveva già respinto la loro richiesta, ritenendo che la delibera fosse superata da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro più recente. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, non per il merito della controversia sull'indennità di pronta disponibilità, ma per un vizio procedurale: i medici avevano presentato il ricorso oltre il termine semestrale previsto dalla legge, rendendolo tardivo.
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Validità Delega di Firma Atto Impositivo: Il Trasferimento del Dirigente non la Invalida
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui l'Agenzia delle Entrate ha contestato l'annullamento di un atto impositivo. I giudici precedenti avevano ritenuto insufficiente la delega di firma al funzionario che aveva sottoscritto l'atto. La Suprema Corte ha chiarito che la delega di firma è un atto organizzativo e non personale. Pertanto, il trasferimento del dirigente che ha rilasciato la delega non ne invalida la validità. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, affermando la validità della delega di firma atto impositivo e rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Opposizione all’esecuzione: la feriale non salva i ritardi
Due cittadini affrontano un'opposizione all'esecuzione per contestare un atto di precetto relativo a un obbligo di fare. Dopo la conferma del rigetto da parte della Corte d'Appello, i debitori notificano il ricorso in Cassazione il 16 ottobre 2020. La Suprema Corte dichiara il ricorso del tutto inammissibile per tardività. Il termine lungo per impugnare la sentenza scadeva il 18 settembre 2020, calcolando unicamente la sospensione straordinaria legata all'emergenza pandemica Covid-19. I ricorrenti hanno erroneamente considerato anche la pausa estiva delle attività giudiziarie. La legge stabilisce chiaramente che la sospensione feriale dei termini non si applica mai alle cause di esecuzione forzata. A causa di questo ritardo, i giudici confermano l'inammissibilità del ricorso e condannano i debitori al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Opposizione agli atti esecutivi: ricorso fuori tempo massimo
Un'acquirente all'asta ha proposto un'opposizione agli atti esecutivi per chiedere l'annullamento della vendita di un immobile risultato danneggiato. Il Tribunale ha accolto la richiesta, dichiarando la nullità dell'acquisto. La società creditrice ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorso è stato notificato oltre i termini previsti dalla legge. La Corte ha chiarito che alle cause di esecuzione forzata non si applica la sospensione feriale estiva dei termini, ma soltanto il rinvio straordinario previsto per l'emergenza sanitaria. Di conseguenza, il ricorso della società creditrice è stato dichiarato inammissibile e la stessa è stata condannata a pagare le spese del giudizio alla controricorrente.
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