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D.L. 18/2020 — Anno 2022

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154 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Guida in stato di ebbrezza: il verbale smentisce il conducente
Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata informazione sulla facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'avvertimento sul difensore era regolarmente documentato nel verbale della polizia, atto dotato di fede privilegiata. Inoltre, la prescrizione non era maturata prima della sentenza d'appello a causa delle sospensioni per lo sciopero degli avvocati e per l'emergenza Covid. Di conseguenza, il Conducente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di calunnia: l’avvocato accusa i clienti ma perde la causa
Un avvocato falsifica le firme dei clienti sui mandati professionali e, dopo la loro denuncia, li accusa a sua volta di calunnia. I giudici di merito condannano la professionista per il reato di calunnia continuata. L'imputata ricorre in Cassazione sollevando eccezioni sulla prescrizione, sulla notifica degli atti durante l'emergenza pandemica e sulla mancata concessione di un termine a difesa per il legale d'ufficio. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che i rinvii e la revoca del difensore costituivano un abuso del processo per ritardare il giudizio. La prescrizione non è maturata a causa delle legittime sospensioni processuali. L'imputata perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Definizione agevolata delle liti: la cartella è atto impositivo
Il Contribuente impugnava il diniego dell'Amministrazione Finanziaria all'istanza di definizione agevolata delle liti pendenti. L'ufficio riteneva che la cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, fosse un mero atto di riscossione e non un atto impositivo, escludendola dal beneficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che anche la cartella esattoriale costituisce un atto impositivo se rappresenta il primo e unico atto con cui il fisco comunica una pretesa tributaria al cittadino. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata delle liti e il giudizio viene dichiarato estinto.
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Prescrizione del reato: salvo dalla cella ma non dal risarcimento
Un esercente, condannato per lesioni personali aggravate dopo aver ferito un cliente con un coltellino durante una lite fuori dal proprio locale, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul tema della prescrizione del reato. I giudici hanno chiarito che la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 non si applica in modo automatico a tutti i processi pendenti, ma solo a quelli in cui vi erano effettivi termini di scadenza per atti specifici in quel periodo. Poiché nel caso in esame non vi erano scadenze pendenti tra marzo e maggio 2020, il tempo non si è fermato. Di conseguenza, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la condanna penale, dichiarando inammissibile il ricorso per i soli effetti civili.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: errore non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo era stato sorpreso in un comune diverso da quello di dimora coatta. La difesa sosteneva la nullità della notifica del processo, avvenuta tramite PEC al difensore durante l'emergenza COVID-19, e la buona fede dell'imputato, convinto che la misura fosse già scaduta. I giudici hanno chiarito che la notifica originaria era stata eseguita regolarmente a mani proprie e che il rinvio d'ufficio via PEC era legittimo in base alle norme emergenziali. Inoltre, l'argomento sulla buona fede è stato ritenuto generico e ripetitivo. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa a consumazione prolungata: colpevole ma prescritta
Una finta esperta di diritto del lavoro ha raggirato diversi lavoratori promettendo finti recuperi di crediti e incassando acconti ripetuti fino al 2013. I giudici di merito l'hanno condannata per truffa aggravata. La Corte di Cassazione ha chiarito che si tratta di una truffa a consumazione prolungata, il cui termine di prescrizione decorre dall'ultimo pagamento. Tuttavia, gli ermellini hanno riscontrato un errore nel calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19, poiché mancavano i presupposti operativi per applicarla a questo processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la condanna penale senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato, confermando però i risarcimenti civili già decisi a favore delle vittime.
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Prescrizione del reato edilizio: stop demolizione
La proprietaria di un immobile è stata condannata per abuso edilizio e violazione dei sigilli. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato edilizio, contestando il calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza COVID-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, rilevando che la sospensione straordinaria non si applica se non vi erano udienze fissate nel periodo di blocco. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione del reato edilizio, annullando l'ordine di demolizione e riducendo la pena per la sola violazione dei sigilli.
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Sospensione dei termini processuali: ricorso tardivo e sconfitta
Un cittadino ha impugnato un'intimazione di pagamento dell'INPS basata su una cartella esattoriale per contributi previdenziali. Dopo la decisione sfavorevole della Corte d'Appello, il ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre la scadenza di legge. I giudici hanno chiarito che, nonostante la speciale sospensione legata all'emergenza sanitaria Covid-19, la ordinaria sospensione dei termini processuali nel periodo feriale estivo non si applica alle controversie in materia di previdenza e assistenza obbligatoria. Di conseguenza, avendo notificato l'atto il 2 novembre 2020 anziché entro il termine ultimo del 30 settembre 2020, il cittadino ha perso definitivamente la causa.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: prescritto ma paga
Un imprenditore, accusato di indebita percezione di erogazioni pubbliche per aver falsamente dichiarato all'Inps il pagamento di Tfr eccedenti per compensare i contributi dovuti, ha fatto ricorso in Cassazione. Il ricorrente contestava il calcolo della prescrizione, in particolare la sospensione di undici mesi dovuta a un rinvio d'udienza richiesto dal difensore e una sospensione legata all'emergenza Covid-19. La Suprema Corte ha stabilito che il rinvio non documentato dal difensore sospende interamente la prescrizione, senza il limite di sessanta giorni. Tuttavia, ha escluso la sospensione Covid-19 per mancanza di formale citazione. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale ma confermando l'obbligo di risarcire il danno all'istituto previdenziale.
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Sospensione termini custodia cautelare: nessun rilascio
Un indagato per omicidio volontario ha chiesto la scarcerazione sostenendo la scadenza dei termini di custodia cautelare durante le indagini preliminari. La difesa riteneva inapplicabile la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione termini custodia cautelare opera anche nella fase delle indagini se in quel periodo pendeva un termine processuale, come quello per la fissazione dell'incidente probatorio. Di conseguenza, i termini non sono scaduti e l'indagato rimane in carcere.
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Custodia cautelare: scarcerazione immediata senza calcolo recidiva
L'Imputato, accusato di tentato omicidio, ha chiesto la scarcerazione per la scadenza dei termini della custodia cautelare. Il Tribunale ha respinto la richiesta calcolando nel termine massimo sia l'aumento per la recidiva sia la sospensione dei termini per l'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che la recidiva non deve essere conteggiata per stabilire la durata massima della misura cautelare. Inoltre, la sospensione straordinaria per la pandemia non si applica in automatico, ma solo se nel periodo di blocco vi erano effettivi atti da compiere. Di conseguenza, i termini erano gia scaduti. La Cassazione ha annullato l'ordinanza senza rinvio, ordinando l'immediata liberazione dell'Imputato.
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Prescrizione del reato: condanna annullata dopo lo stop Covid
Il Giudice di Pace aveva condannato L'Imputato per violazione delle norme sull'immigrazione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine di prescrizione era già decorso prima della sentenza di primo grado. I giudici hanno escluso dal calcolo il periodo di sospensione Covid-19 compreso tra l'11 maggio e il 30 giugno 2020, applicando la sentenza della Corte Costituzionale n. 140 del 2021. Tale pronuncia ha dichiarato illegittima la norma emergenziale che prolungava i termini di prescrizione basandosi su provvedimenti organizzativi dei singoli uffici giudiziari, violando il principio di legalità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, dichiarando l'estinzione del reato per prescrizione del reato.
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Notifica al difensore: valida anche se l’imputato cambia casa
Un cittadino straniero, condannato per resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità della notifica del decreto di citazione in appello. L'atto era stato consegnato tramite notifica al difensore poiché l'imputato non risiedeva più nel domicilio dichiarato. Il ricorrente sosteneva che l'ufficiale giudiziario avrebbe dovuto cercare il suo nuovo indirizzo all'anagrafe e che mancava la traduzione in lingua araba dell'atto inviato via PEC all'avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, se l'imputato non viene trovato nel domicilio eletto, la notifica al difensore è valida senza bisogno di ulteriori ricerche anagrafiche. Inoltre, la notifica via PEC all'avvocato non richiede la traduzione dell'atto, che resta comunque consultabile nel fascicolo processuale.
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Sospensione termini custodia cautelare: arresti ancora validi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per tentato omicidio, confermando la validita della sua custodia cautelare agli arresti domiciliari. Il giudice di primo grado aveva dichiarato la fine della misura per scadenza dei termini, ma il Tribunale del Riesame ha ribaltato la decisione. La Cassazione ha chiarito che, durante l'emergenza sanitaria, la sospensione termini custodia cautelare prevista dal Decreto Cura Italia (D.L. 18/2020) si applica automaticamente anche nella fase delle indagini preliminari. Per evitare tale sospensione e far correre i termini, la difesa avrebbe dovuto presentare una formale e specifica richiesta di procedere al Pubblico Ministero, titolare delle indagini. Non avendolo fatto, i termini di custodia sono rimasti congelati e non sono scaduti.
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