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D.L. 18/2020 — Anno 2022

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154 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Termini di impugnazione: ricorso tardivo e contributi confermati
Una professionista ha presentato opposizione contro alcune cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali richiesti dalla cassa di previdenza. I giudici d'appello hanno respinto la domanda della debitrice per la totale assenza delle ricevute di pagamento. La lavoratrice si è quindi rivolta alla Corte di Cassazione per ottenere l'annullamento della decisione sfavorevole. L'ente previdenziale ha eccepito il mancato rispetto dei termini di impugnazione da parte della ricorrente. La Suprema Corte ha verificato i conteggi temporali, calcolando anche la sospensione straordinaria per l'emergenza pandemica, e ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché notificato con un mese di ritardo rispetto alla scadenza perentoria. La professionista ha perso la causa e deve pagare le spese legali e una sanzione.
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Sospensione termini impugnazione: l’appello scartato è valido
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato contro l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso. I giudici di secondo grado non avevano considerato la sospensione termini impugnazione introdotta durante l'emergenza pandemica per un totale di 64 giorni. Calcolando la sospensione straordinaria, il termine per presentare l'appello scadeva il 3 luglio 2020, mentre l'atto era stato depositato il 2 luglio 2020. L'impugnazione era quindi tempestiva. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo di secondo grado.
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Errore nel Calcolo Sospensione Prescrizione: Cassazione Annulla Condanna
Un Imputato è stato condannato per reato continuato legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha esaminato il caso, rilevando un errore nel calcolo dei periodi di **sospensione della prescrizione** dovuti all'emergenza COVID-19. Ha stabilito che il reato era ormai prescritto. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato. L'Imputato ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna.
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Prescrizione del reato e stop Covid: condanna annullata
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imputato per furto aggravato commesso nel marzo 2014. La Corte di Appello aveva confermato la responsabilità penale calcolando una sospensione emergenziale di sessantaquattro giorni per la pandemia da Covid-19. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa e ha chiarito che tale sospensione opera solo nei processi dove vi erano atti processuali o udienze effettivamente rinviate in quel periodo. In mancanza di tali presupposti, il tempo massimo per procedere era già scaduto prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione dell'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la condanna senza rinvio.
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Sequestro preventivo e proporzionalità nei reati commerciali
L'Imprenditore ha subito il sequestro preventivo di migliaia di mascherine non conformi agli standard FFP2. La difesa ha chiesto il dissequestro parziale dei dispositivi giacenti in magazzino. I prodotti potevano avere un utilizzo lecito come mascherine della collettività prive di marchio CE. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta confermando il blocco totale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione con rinvio. I giudici supremi hanno affermato la necessità di valutare il sequestro preventivo e proporzionalità. La misura cautelare reale deve sempre bilanciare le esigenze di tutela penale con la libertà economica. Occorre verificare se la vendita sfusa dei prodotti senza indicazioni ingannevoli consenta un impiego legale dei beni.
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Ricorso Penale Inammissibile: Scadenza Termini vs. Sospensione Covid
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto una nullità assoluta, affermando che l'udienza d'appello si era svolta durante la sospensione dei termini processuali per l'emergenza Covid-19, violando il diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il termine per presentare nuovi motivi di appello era già scaduto prima del periodo di sospensione. Inoltre, l'udienza non rientrava tra quelle per cui era previsto un rinvio automatico. Non si è verificata alcuna violazione del diritto di difesa, rendendo il ricorso per inammissibilità ricorso penale infondato.
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Favoreggiamento personale: condotta grave ma reato prescritto
Un cittadino viene condannato per il reato di favoreggiamento personale dopo aver taciuto alle forze dell'ordine l'identità dell'autore di un tentato omicidio a cui aveva assistito. La Corte di Cassazione conferma la gravità della condotta, escludendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso in merito all'estinzione del reato. La Suprema Corte chiarisce che la sospensione di sessantaquattro giorni prevista per l'emergenza pandemica da Covid-19 non si applica automaticamente in assenza di udienze o scadenze nel periodo considerato. Di conseguenza, verificato il superamento dei termini massimi prima della sentenza d'appello, la Cassazione annulla la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Bancarotta Semplice: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per bancarotta semplice e omesso versamento di contributi. L'imprenditore aveva presentato ricorso contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato inammissibile il suo precedente appello. I motivi del ricorso in Cassazione riguardavano presunte irregolarità procedurali, contraddizioni nella sentenza d'appello, l'applicazione della contabilità semplificata e la richiesta di esclusione della punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i motivi, ribadendo che la contabilità semplificata non era applicabile al caso e che la prescrizione non poteva essere rilevata a causa dell'inammissibilità dei ricorsi precedenti.
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Prescrizione del reato: Truffa e falsità, la Cassazione annulla per tempo scaduto
Due individui, un Richiedente e un Allevatore, erano stati condannati per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico (art. 640 bis c.p.) e falsità ideologica (art. 483 c.p.) relative a dichiarazioni sul pascolo di animali. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per gli effetti penali, riconoscendo l'intervenuta Prescrizione del reato. La Corte d'Appello aveva erroneamente calcolato il periodo di sospensione dei termini processuali legati all'emergenza COVID-19. Nonostante l'annullamento penale, le statuizioni civili sono state confermate, mantenendo la responsabilità per il risarcimento dei danni.
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Corruzione in Tribunale: la Prescrizione dei Reati salva gli imputati
La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di appello per intervenuta Prescrizione dei reati a carico di giudici di pace e avvocati, accusati di falso ideologico, corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. Questi avrebbero asservito la funzione giudiziaria a interessi privati, pilotando procedimenti e sentenze. La Corte ha corretto il calcolo dei termini di prescrizione, includendo le sospensioni dovute all'emergenza pandemica, e ha stabilito che i reati erano già estinti prima della sentenza d'appello. Nonostante la prescrizione, ha confermato le condanne civili al risarcimento danni per il Comune di Bari, riconoscendo l'esistenza di un sistema illecito. Solo per un imputato, la questione civile è stata rinviata al giudice civile.
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Truffa: Condanna Annullata per Errata Prescrizione del Reato
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di truffa. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, dichiarando estinti per prescrizione alcuni reati e confermando la condanna per truffa per altri fatti. Il Lavoratore ha presentato ricorso, contestando la sussistenza della truffa e il calcolo della prescrizione. La Cassazione ha accolto il ricorso riguardo alla prescrizione del reato per la truffa, ritenendo che la Corte d'Appello avesse calcolato erroneamente il periodo di sospensione legato all'emergenza pandemica. Il reato è risultato estinto per prescrizione.
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Sospensione della prescrizione: condanna confermata in Cassazione
Due imputati condannati per violenza privata e lesioni personali hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancata dichiarazione di estinzione dei reati per intervenuto decorso del tempo prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che il termine massimo non era ancora scaduto al momento della decisione di secondo grado, a causa dei periodi di sospensione della prescrizione dovuti all'astensione dei difensori e all'emergenza pandemica da Covid-19. I due condannati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa e sospensione della prescrizione: il ricorso è bocciato
L'Imputato, condannato per il reato di truffa, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta estinzione del reato. La difesa contestava l'applicazione della sospensione della prescrizione introdotta durante l'emergenza sanitaria da Covid-19, ritenendola retroattiva e calcolata in modo errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione di 64 giorni prevista dalla normativa emergenziale si applica pienamente ed è legittima. Questa regola si collega all'articolo 159 del codice penale, norma già esistente al momento dei fatti. Il termine di estinzione del reato è slittato correttamente e la condanna di secondo grado è intervenuta prima della scadenza. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Mancata Notifica Udienza Patteggiamento: Diritto Spese Legali Negato
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di mancata notifica udienza patteggiamento alla parte civile. Un Lavoratore, costituitosi parte civile in un processo penale contro un'Anziana, non ha ricevuto l'avviso di rinvio dell'udienza in cui è stato pronunciato il patteggiamento. Questa omissione gli ha impedito di presentare la richiesta per la liquidazione delle spese legali. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di patteggiamento nella parte in cui non ha liquidato le spese, riconoscendo che la mancata notifica ha violato il diritto del Lavoratore di chiedere il rimborso delle spese sostenute.
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Falso in atto pubblico: l’accusa incompleta cancella la condanna
Un imputato subiva una condanna per il reato di falso in atto pubblico con l'applicazione di una circostanza aggravante legata alla natura fidefacente del documento. Tale aggravante non era mai stata formalmente descritta nel capo d'imputazione originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice non può applicare d'ufficio un'aggravante se l'accusa non ne indica la norma o la natura specifica. Esclusa l'aggravante non contestata, il reato semplice risultava ormai estinto per decorso del tempo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Impugnazione a mezzo posta privata: la svolta della Cassazione
Un cittadino propone appello contro una condanna penale affidando l'atto a un operatore di posta privata autorizzato. La Corte di Appello dichiara il ricorso inammissibile per tardività, considerando la data di consegna anziché quella di spedizione e calcolando in modo errato la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria. Il condannato ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e chiarisce che l'impugnazione a mezzo posta privata autorizzata è pienamente valida e produce effetto anticipatorio dalla data di spedizione. Inoltre, la Cassazione ridetermina i termini applicando il principio per cui il giorno iniziale non si calcola. L'atto risulta tempestivo, la sentenza viene annullata senza rinvio e gli atti sono trasmessi a una diversa sezione per il giudizio nel merito.
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Sospensione dei termini processuali: appello tempestivo
La Corte di Appello dichiarava inammissibile per tardività l'impugnazione proposta da un imputato avverso una condanna di primo grado. Il giudice di secondo grado non considerava l'impatto della sospensione dei termini processuali disposta dalla normativa emergenziale durante il periodo pandemico. L'imputato presentava ricorso per Cassazione, evidenziando il congelamento sia dei termini per depositare la motivazione della sentenza sia di quelli per impugnare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. I giudici di legittimità stabiliscono che la sospensione straordinaria di sessantaquattro giorni operava in modo assoluto. Di conseguenza, l'atto di appello depositato il 29 giugno 2020 risultava pienamente tempestivo. La Suprema Corte annulla senza rinvio la decisione e dispone la restituzione degli atti per la celebrazione del giudizio di secondo grado.
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Riparazione per ingiusta detenzione: salvi i termini
Un cittadino, dopo aver subito due mesi di custodia cautelare in carcere, viene assolto in via definitiva per non aver commesso il fatto. L'interessato presenta quindi istanza per ottenere la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Appello dichiara la richiesta inammissibile ritenendola oltre il termine biennale di legge. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e chiarisce che il termine di due anni possiede natura processuale. Di conseguenza, il calcolo deve includere la sospensione feriale estiva e la sospensione emergenziale per la pandemia. Con il corretto computo dei giorni, la domanda risulta presentata tempestivamente. I giudici supremi annullano l'ordinanza impugnata e rinviano il caso per l'esame del merito del risarcimento.
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Rescissione del giudicato: notifica omessa ma presenza accertata
L'Imputato ha presentato istanza di rescissione del giudicato contro una condanna definitiva, lamentando la mancata notifica del provvedimento di rinvio d'ufficio dell'udienza disposto durante il periodo di emergenza sanitaria. Secondo la difesa, tale omissione avrebbe causato una nullità assoluta degli atti e la violazione del diritto di difesa. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno accertato che L'Imputato e il suo difensore erano fisicamente presenti all'udienza dibattimentale successiva, come documentato dal relativo verbale. Di conseguenza, il rimedio straordinario della rescissione del giudicato non può essere accordato a chi ha partecipato effettivamente al processo, rendendo irrilevante ogni contestazione formale sulla notifica. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spendita Banconote False: Cassazione Annulla Condanna per Dolo Illogico
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spendita di banconote false. Un Cittadino aveva speso una banconota da 20 euro falsa e ne possedeva un'altra identica. I giudici di merito lo avevano condannato per il reato di cui all'Art. 455 c.p., ritenendo provata la sua consapevolezza della falsità. La Suprema Corte ha invece stabilito che la motivazione dei giudici precedenti era illogica. Essi non avevano adeguatamente valutato le dichiarazioni dettagliate del Cittadino sulla provenienza delle banconote. La Cassazione ha chiarito che la semplice spendita di banconote vere e false insieme non prova automaticamente l'intenzione (dolo). Il caso tornerà in appello per un nuovo esame sull'effettiva consapevolezza della falsità e sull'eventuale derubricazione a un reato meno grave (Art. 457 c.p.).
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