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D.L. 18/2020 — Anno 2023

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97 provvedimenti

Altri anni per D.L. 18/2020

Ingiusta Detenzione: Domanda tardiva? No, la sospensione la salva
Una persona, assolta con sentenza definitiva, chiede la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello respinge la domanda perché presentata fuori tempo massimo. La Cassazione, però, ribalta la decisione. Viene stabilito un principio fondamentale: il termine di due anni per chiedere l'indennizzo è di natura processuale. Di conseguenza, si applica la sospensione feriale dei termini (il blocco delle scadenze nel mese di agosto). Calcolando correttamente questo periodo di pausa, la domanda della persona risultava presentata in tempo. La richiesta di risarcimento è quindi valida e dovrà essere esaminata nel merito.
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Nullità per omessa notifica: condanna per furto annullata
Due persone, condannate in Appello per furto aggravato, hanno fatto ricorso in Cassazione. Il motivo non riguardava il furto, ma un errore procedurale. Durante la normativa emergenziale Covid-19, la Procura aveva chiesto di discutere il processo oralmente, ma questa richiesta non è mai stata comunicata ai difensori degli imputati. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa mancanza di comunicazione costituisce una 'nullità per omessa notifica'. Tale vizio ha violato il diritto di difesa, impedendo agli avvocati di partecipare all'udienza e replicare all'accusa. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata e il processo d'appello dovrà essere celebrato di nuovo.
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Notifica Covid non valida: l’Azienda vince contro il Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla notifica atti tributari emergenza Covid. Un'Azienda aveva aderito a una definizione agevolata, ma l'Agenzia delle Entrate le aveva notificato un diniego. La Corte ha dichiarato la notifica invalida perché effettuata con le procedure speciali Covid senza che il postino attestasse nell'avviso di ricevimento di aver verificato la presenza del destinatario. Questo vizio formale ha reso il diniego inefficace. Di conseguenza, la definizione agevolata si è perfezionata e il contenzioso si è estinto, con una vittoria per l'Azienda. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto rigoroso delle procedure di notifica, anche quelle eccezionali.
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Dichiarazione fraudolenta: colpevole, ma la prescrizione lo salva
Un imprenditore è stato accusato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture emesse da società 'cartiere' per abbattere il reddito imponibile. Nonostante le prove schiaccianti, come l'anomalo andamento del fatturato e le modalità di acquisto sospette, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna. La Corte ha infatti accolto il ricorso dell'imputato sul punto della prescrizione. Ha stabilito che il reato era già estinto prima della sentenza d'appello, poiché la sospensione dei termini processuali per l'emergenza Covid non era applicabile al suo caso specifico. L'imprenditore, pur ritenuto responsabile del meccanismo fraudolento, esce quindi dal processo senza una condanna definitiva.
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Errore sul calcolo Covid: appello valido, reato prescritto
La Corte di Cassazione interviene sul tema della sospensione termini processuali Covid, annullando la decisione di una Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile, perché tardivo, il ricorso di un automobilista. La Suprema Corte chiarisce il corretto metodo di calcolo dei termini, considerando l'appello tempestivo. Tuttavia, a causa del tempo trascorso durante i vari gradi di giudizio, il reato originario di guida in stato di ebbrezza è stato dichiarato estinto per prescrizione. Di conseguenza, la condanna penale è stata definitivamente annullata, pur rimanendo possibili sanzioni amministrative.
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Sospensione Feriale Termini: Niente Pausa per le Cause di Lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio il suo ex datore di lavoro per la gestione della sua indennità di fine rapporto. Dopo aver perso in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha però dichiarato il ricorso inammissibile perché depositato fuori tempo massimo. La decisione ribadisce un principio fondamentale: la sospensione feriale dei termini processuali, cioè la 'pausa' di agosto, non si applica alle cause di lavoro. Nonostante le sospensioni straordinarie per il Covid-19, il ricorso è risultato comunque tardivo, determinando la sconfitta della lavoratrice per una ragione puramente procedurale.
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Truffa: assegno a vuoto non sposta la data del reato, condanna annullata
Un agente di commercio viene condannato per truffa per aver inoltrato falsi ordini a nome di clienti ignari, ritirando personalmente la merce e pagando solo molto tempo dopo con assegni a vuoto. La Cassazione ha annullato la condanna per prescrizione, stabilendo un principio chiave sulla consumazione del reato di truffa. Il reato si perfeziona nel momento in cui l'agente ottiene l'ingiusto profitto, cioè quando riceve la merce, e non quando, successivamente, emette gli assegni scoperti. Questa diversa datazione ha reso il reato prescritto, estinguendo la pena.
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Prelievo ematico dopo incidente: condanna anche senza cure mediche
Un automobilista, dopo un incidente, viene sottoposto in ospedale a un test alcolemico. Risultato positivo, viene condannato. L'imputato si difende sostenendo che il suo consenso al test non era valido, poiché non stava ricevendo cure mediche e la polizia lo aveva informato in modo errato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sul prelievo ematico per guida in stato di ebbrezza: dopo un sinistro, l'accesso in ospedale giustifica l'esame. Inoltre, la validità della prova non richiede un consenso specifico diverso da quello per l'atto medico, e le eventuali informazioni errate fornite dalla polizia sono irrilevanti. La condanna è quindi definitiva.
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Prescrizione del reato: annullata condanna per guida in ebbrezza
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, aveva impugnato la sentenza lamentando vizi di notifica che lo avevano reso assente al processo. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha esaminato nel merito tali questioni. Ha invece rilevato che era trascorso il termine massimo di cinque anni previsto dalla legge per quel tipo di reato. Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione. La sentenza di condanna è stata quindi annullata definitivamente, non perché l'imputato fosse innocente, ma perché lo Stato ha perso il diritto di punirlo a causa del tempo passato.
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Prescrizione Reato per Covid: Condanna Annullata, Danni da Pagare
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per lesioni personali e minacce a causa dell'avvenuta prescrizione del reato. La vicenda riguarda due persone condannate per aggressione. Nonostante i termini processuali fossero stati sospesi per l'emergenza Covid-19, la Corte ha ricalcolato i tempi e ha stabilito che il termine massimo per perseguire il reato era già scaduto prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la condanna penale è stata cancellata. Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni in favore della vittima, separando gli effetti penali da quelli civili. La decisione chiarisce l'impatto delle normative emergenziali sulla giustizia.
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Prescrizione del reato: l’emergenza Covid annulla la condanna
Tre persone, condannate per lesioni personali aggravate, hanno visto la loro sentenza cancellata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è la prescrizione del reato, maturata a causa di un corretto calcolo dei tempi di sospensione durante l'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la sospensione dei termini processuali, e quindi della prescrizione, vale per l'intero periodo di stop imposto dalla legge (64 giorni), non solo per i giorni di effettivo rinvio di un'udienza. Questo ricalcolo ha portato a dichiarare il reato estinto, annullando di fatto la condanna.
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Ricorso Tardivo: Errore di Procedura Costa Caro alla Contribuente
Una contribuente impugna alcune cartelle esattoriali, ma il suo ricorso finale viene bloccato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa di un ricorso tardivo. La vicenda chiarisce un punto procedurale cruciale: aver presentato un'istanza per sospendere i termini di impugnazione non è sufficiente a fermare il decorso del tempo. La sospensione, per essere valida, deve essere espressamente concessa dal giudice con un provvedimento. In assenza di tale concessione, la scadenza prosegue, rendendo nullo ogni atto compiuto oltre il limite. La contribuente ha perso la causa per un errore di tempistica.
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Sospensione feriale: Comuni perdono per un ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni Comuni contro un automobilista a causa della sua presentazione tardiva. Il caso riguardava l'opposizione a 23 verbali per infrazioni stradali, qualificata come 'opposizione all'esecuzione'. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la **sospensione feriale dei termini processuali** non si applica a questa tipologia di cause. Di conseguenza, il termine per impugnare la sentenza non si è fermato durante il mese di agosto, rendendo tardivo il ricorso depositato a settembre. I Comuni sono stati quindi condannati a pagare le spese legali, perdendo la causa per un errore procedurale legato al calcolo delle scadenze.
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Inammissibilità ricorso per tardività: il Fisco vince per un errore
Una contribuente si oppone a un pignoramento dell'Agenzia delle Entrate Riscossione. Dopo aver perso nei gradi di merito, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non entra nel vivo della questione e dichiara l'inammissibilità del ricorso per tardività. I giudici si sono concentrati sul calcolo del termine per impugnare la sentenza precedente, includendo la sospensione straordinaria per l'emergenza Covid-19. Il ricorso è stato depositato oltre la scadenza finale, risultando in una sconfitta per la contribuente basata su un errore procedurale. La Corte ha quindi condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Sospensione termini Covid: la richiesta di processo annulla il bonus
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante aspetto della sospensione termini processuali Covid. Due imputati, condannati per furto di energia e sottoposti a misure cautelari, hanno presentato appello oltre la scadenza. Essi sostenevano che il termine fosse stato sospeso per l'emergenza sanitaria. La Suprema Corte ha respinto il loro ricorso. Ha stabilito che la sospensione non si applica se gli imputati stessi, pur in periodo di emergenza, chiedono espressamente che il processo vada avanti. Tale richiesta rende inoperativo il beneficio della sospensione, facendo decorrere normalmente i termini. L'appello, presentato tardi, è stato quindi definitivamente giudicato inammissibile.
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Confisca e COVID: la sospensione dei termini procedurali salva l’atto
Un soggetto ricorre in Cassazione sostenendo che il decreto di confisca dei suoi beni sia nullo perché depositato oltre il termine di legge. L'errore, secondo la difesa, risiede nel calcolo della sospensione dei termini procedurali introdotta per l'emergenza COVID-19. La Corte d'Appello aveva considerato un periodo di 98 giorni. La Cassazione, invece, corregge il calcolo, stabilendo che la sospensione corretta è di 64 giorni. Sulla base di questo ricalcolo, il decreto di confisca risulta depositato in tempo utile. Il ricorso viene quindi respinto e la confisca confermata, stabilendo un principio chiaro sul calcolo dei termini durante la pandemia.
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Prescrizione Reato Covid: Calcolo Errato, Condanna Annullata
Un imputato, condannato per lesioni colpose a seguito di un infortunio sul lavoro, ha visto la sua condanna cancellata dalla Corte di Cassazione. Il motivo risiede in un errore di calcolo della sospensione dei termini processuali durante la pandemia. La Corte ha chiarito che la normativa sulla prescrizione reato Covid non si applica indiscriminatamente a tutti i processi. In questo caso, il ricalcolo ha dimostrato che il reato era già prescritto prima della sentenza di primo grado. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna e revocato anche l'obbligo di risarcire il danno alla parte civile.
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Sospensione prescrizione contributi: il Covid salva l’Ente
Un contribuente si oppone a una richiesta di pagamento di contributi del 2014, ritenendo il debito prescritto. La Corte di Cassazione, però, dà ragione all'Ente Previdenziale. La Corte chiarisce che la speciale normativa per l'emergenza Covid-19 ha determinato una sospensione prescrizione contributi per il periodo tra il 23 febbraio e il 30 giugno 2020. Questo 'congelamento' dei termini ha spostato in avanti la data di scadenza. Di conseguenza, al momento della notifica dell'avviso di pagamento, il diritto dell'Ente non era ancora estinto. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
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Abuso edilizio: prescrizione e sospensione Covid
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di abuso edilizio e invasione di terreni, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla corretta individuazione del momento di ultimazione delle opere e sul calcolo dei termini di prescrizione. In particolare, la Corte ha ribadito che il termine di prescrizione deve includere la sospensione di 64 giorni legata all'emergenza pandemica Covid-19, applicabile anche quando il termine per il deposito della motivazione della sentenza di primo grado ricadeva nel periodo di sospensione delle attività processuali.
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Evasione e arresti domiciliari: il caso del cane
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un uomo che si era allontanato dagli arresti domiciliari senza autorizzazione. La difesa sosteneva che l'allontanamento fosse giustificato da uno stato di necessità, causato dall'aggressività del proprio cane verso il figlio. Inoltre, veniva contestata la nullità della notifica dell'udienza di appello, effettuata solo al difensore tramite PEC durante l'emergenza pandemica. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i motivi, stabilendo che le esigenze fisiologiche di un animale non integrano il pericolo grave richiesto dalla legge e che la normativa emergenziale sulle notifiche telematiche è pienamente legittima.
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