La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42166 del 2024, ha stabilito che i dati di localizzazione cellulare (data positioning) costituiscono una prova autonoma e pienamente utilizzabile, anche quando le intercettazioni telefoniche che ne hanno originato la richiesta vengano dichiarate inutilizzabili. Secondo la Corte, se l'acquisizione del data positioning è stata regolarmente autorizzata da un giudice, essa non costituisce un mero riflesso della captazione invalida, ma una prova atipica a sé stante, la cui acquisizione non lede la segretezza delle comunicazioni e può legittimamente fondare un sequestro preventivo.
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