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D.L. 119/2018 — Anno 2025

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156 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Notifica PEC errata: nullità e rinvio al giudice
Una società impugna una sentenza tributaria a causa di una notifica PEC errata dell'udienza, che ha leso il suo diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, dichiarando la nullità della sentenza. Il caso viene rinviato al giudice di secondo grado per una nuova valutazione, chiarendo anche i principi sulla prescrizione dei crediti tributari, specificando che non si converte automaticamente in decennale senza un titolo giudiziale definitivo.
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Cessioni intracomunitarie: la prova per l’esenzione IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17727/2025, ha rigettato sia il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sia quello incidentale del contribuente. La Corte ha stabilito che per le cessioni intracomunitarie, la prova dell'effettivo trasferimento dei beni può essere fornita anche con "fatti secondari" come le comunicazioni Intrastat e le dichiarazioni dei cessionari, non essendo obbligatorio il modello CMR. Ha inoltre dichiarato inammissibile l'appello incidentale tardivo del contribuente, poiché l'interesse a impugnare una parte della sentenza di primo grado preesisteva all'appello principale dell'Agenzia e non ne era una diretta conseguenza.
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Sospensione riscossione: quando l’istanza è valida?
Una società impugnava un'intimazione di pagamento, sostenendo che la sua precedente istanza di sospensione della riscossione avrebbe dovuto portare all'annullamento del debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura si applica solo a vizi imputabili all'ente creditore e non all'agente della riscossione. Inoltre, ha ribadito che un'eventuale nullità della notifica è sanata se l'atto ha raggiunto il suo scopo, come dimostrato dalla capacità del contribuente di difendersi.
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Tassazione separata: no per addetti alla riscossione
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli assegni straordinari erogati dal Fondo di solidarietà per il personale addetto alla riscossione tributi non beneficiano del regime di tassazione separata. A differenza del fondo per il settore del credito, la normativa istitutiva di questo specifico fondo non richiama la disciplina fiscale agevolata. La Corte ha quindi annullato la sentenza di merito che aveva dato ragione al contribuente, confermando l'applicazione della tassazione ordinaria da parte dell'Amministrazione Finanziaria e rigettando anche la richiesta di definizione agevolata della lite.
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Definizione agevolata: sanzioni incluse nei versamenti
In un caso di accertamento fiscale basato sul redditometro, un contribuente si è visto negare la definizione agevolata perché l'Agenzia delle Entrate aveva escluso dal calcolo le somme già versate per le sanzioni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio chiave: ai fini della definizione agevolata, si devono considerare tutti i versamenti effettuati durante la pendenza del giudizio, inclusi quelli per le sanzioni. Di conseguenza, la lite è stata dichiarata estinta.
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Responsabilità consulente tributario: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di consulenza, accusata di concorso in violazione tributaria di un'azienda cliente. La decisione si fonda su due principi: l'inapplicabilità di sanzioni a persone giuridiche per il principio personalistico del sistema sanzionatorio tributario e l'effetto preclusivo dell'accertamento con adesione del cliente, che impedisce di verificare l'esistenza della violazione. La Corte ha ritenuto che l'Agenzia non abbia adeguatamente contestato le motivazioni della sentenza d'appello, confermando la decisione favorevole alla società di consulenza.
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Definizione agevolata: estingue il processo fiscale
Una contribuente impugnava una cartella di pagamento per IRPEF. Durante il ricorso in Cassazione, aderiva alla definizione agevolata. La Corte Suprema, verificata la domanda di definizione e la sua notifica alla controparte, ha dichiarato l'estinzione del processo, confermando l'efficacia della procedura di sanatoria.
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Termine riassunzione processo: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha chiarito che il termine riassunzione processo per i giudizi iniziati prima del 4 luglio 2009 è di un anno e non di sei mesi. La Corte ha annullato una decisione che aveva erroneamente dichiarato estinto un giudizio tributario per tardiva riassunzione, specificando che la norma applicabile è quella vigente al momento dell'instaurazione della causa, a prescindere dalle fasi successive.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, raggiunto da un avviso di accertamento basato sul redditometro, ha impugnato l'atto fino in Cassazione. Durante il giudizio, ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto e ottenendo lo sgravio dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, verificato il perfezionamento della procedura di sanatoria, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, senza entrare nel merito della pretesa fiscale originaria.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a una plusvalenza da cessione d'azienda. I contribuenti, durante il giudizio di legittimità, hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Avendo presentato istanza e versato gli importi dovuti, e in assenza di un diniego da parte dell'Amministrazione finanziaria nei termini di legge, il processo è stato dichiarato estinto per cessata materia del contendere, senza esame del merito.
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Definizione agevolata: stop a dinieghi ipotetici
Una società contesta una cartella esattoriale e, durante il giudizio in Cassazione, richiede la definizione agevolata della lite. L'Amministrazione Finanziaria nega la richiesta, adducendo motivazioni ipotetiche legate a un separato processo penale che potrebbe invalidare la sentenza di merito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente, annullando il diniego perché basato su presupposti futuri, incerti ed estranei alle cause di esclusione previste dalla legge. Di conseguenza, il giudizio tributario viene dichiarato estinto.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società manifatturiera, dopo aver impugnato diversi avvisi di accertamento fino alla Corte di Cassazione, ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018. Avendo adempiuto a tutti i requisiti procedurali, inclusi i pagamenti, e in assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'efficacia di questo strumento per risolvere le controversie fiscali.
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Definizione agevolata: sanzioni e versamenti
Un contribuente, coinvolto in una lite fiscale nata da un accertamento con redditometro, ha richiesto la definizione agevolata. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, sostenendo che le somme già versate per definire le sanzioni non potessero essere scomputate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo un importante principio di diritto: ai fini della definizione agevolata, si deve tener conto di tutti i versamenti effettuati in pendenza di giudizio, inclusi quelli a titolo di sanzioni. La Corte ha annullato il diniego e dichiarato estinta la controversia.
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Estinzione giudizio tributario: il caso del diniego
Una società impugnava un'intimazione di pagamento. Dopo un esito altalenante nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione. Durante il processo, presentava istanza di definizione agevolata, che veniva però respinta dall'Amministrazione finanziaria. La mancata impugnazione del diniego e la mancata richiesta di fissazione dell'udienza hanno portato la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio tributario, rendendo definitiva la sentenza sfavorevole al contribuente.
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Avviso di liquidazione atto impositivo: sì alla sanatoria
Un contribuente ha impugnato alcuni avvisi di liquidazione per omesso versamento dell'imposta di registro. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello tardivo, negando l'applicazione della sospensione dei termini prevista per le liti pendenti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'avviso di liquidazione è un vero atto impositivo quando rappresenta il primo documento con cui il Fisco comunica la pretesa, rendendo così applicabile la sospensione dei termini.
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Tassazione separata: no per addetti alla riscossione
Una ex dipendente di un istituto di credito, operante nel settore della riscossione tributi, aveva ricevuto assegni straordinari da un fondo di solidarietà. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali somme non possono beneficiare del regime di tassazione separata, poiché la normativa specifica per il suo settore non lo prevede, a differenza di quanto disposto per il personale del settore creditizio. La Corte ha inoltre chiarito che la cartella emessa per il recupero del rimborso precedentemente concesso non costituiva un atto impositivo idoneo alla definizione agevolata.
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Accertamento bancario: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un accertamento bancario. La decisione si fonda su vizi formali dell'appello, come la mancanza di specificità dei motivi e l'errata contestazione dell'atto impositivo originario anziché della sentenza di secondo grado. L'ordinanza sottolinea il rigore procedurale richiesto nei giudizi di legittimità, confermando che l'omessa allegazione dell'autorizzazione alle indagini bancarie non invalida di per sé l'accertamento.
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Estinzione processo Rottamazione-Ter: il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla "Rottamazione-Ter". Poiché nessuna delle parti ha richiesto la fissazione di un'udienza entro il termine legale del 31 dicembre 2020, il processo si è automaticamente estinto, come previsto dalla normativa sulla definizione agevolata. Le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate.
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Cessione frazionata quote: è elusione fiscale?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione frazionata di quote societarie, effettuata da diversi membri della stessa famiglia in momenti distinti, non costituisce automaticamente un disegno elusivo. La sentenza chiarisce che, per determinare il superamento della soglia di partecipazione qualificata, non si possono sommare le quote cedute da soggetti diversi. La Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che l'onere di provare l'abuso del diritto grava sull'Amministrazione Finanziaria, la quale deve dimostrare l'assenza di valide ragioni economiche dietro l'operazione.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, nel corso di un ricorso per Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge. La Suprema Corte, preso atto della domanda di definizione e del relativo pagamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza una decisione nel merito. Il caso evidenzia l'efficacia degli strumenti di pace fiscale nel risolvere le liti pendenti.
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