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D.L. 119/2018 — Anno 2025

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156 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Sospensione termini impugnazione: automatica o no?
La Corte di Cassazione chiarisce che la sospensione dei termini di impugnazione, prevista dalle norme sulla definizione agevolata delle liti tributarie (d.l. 119/2018), opera automaticamente per tutte le controversie potenzialmente definibili. Tale sospensione non è subordinata alla presentazione di una specifica istanza da parte del contribuente. Di conseguenza, è stato ritenuto tempestivo l'appello dell'Amministrazione Finanziaria, originariamente dichiarato inammissibile dalla commissione regionale perché depositato oltre i termini ordinari. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il principio della sospensione 'ope legis' dei termini processuali.
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Rinuncia al ricorso tributario: effetti e spese
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso tributario da parte di due contribuenti. La controversia, nata da un accertamento per plusvalenze su un immobile, si è conclusa dopo l'adesione dei ricorrenti a una definizione agevolata. La Corte chiarisce che la rinuncia non necessita di accettazione per estinguere il processo e, poiché l'Agenzia delle Entrate non si era formalmente costituita, non vi è pronuncia sulle spese. Viene inoltre esclusa l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al contenzioso fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva sanzionato un'azienda per la mancata indicazione separata, nella dichiarazione dei redditi del 2007, di costi derivanti da operazioni con un fornitore in un paese "black list". La società contribuente, durante il giudizio in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata per le violazioni formali prevista dal D.L. 119/2018, versando l'importo richiesto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e della natura formale della violazione, ha dichiarato il giudizio estinto per cessata materia del contendere.
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Definizione agevolata: i pagamenti sanzioni contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4613/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte ha chiarito che le somme già versate dal contribuente per la definizione delle sole sanzioni devono essere scomputate dall'importo totale dovuto per la chiusura della controversia. Il diniego dell'Amministrazione Finanziaria, basato su un'interpretazione restrittiva, è stato ritenuto illegittimo, portando all'accoglimento del ricorso del contribuente e alla definitiva estinzione del giudizio.
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Diniego definizione agevolata: la competenza territoriale
Un contribuente ha impugnato un diniego di definizione agevolata, sostenendo l'incompetenza dell'ufficio e vizi procedurali. La Corte di Cassazione, riunendo due ricorsi (uno ordinario e uno per revocazione), ha rigettato entrambe le istanze. La Corte ha confermato la legittimità del diniego, stabilendo che la competenza a decidere sulla definizione agevolata spetta all'ufficio che ha emesso l'atto di accertamento originario, e che la motivazione di una sentenza può validamente richiamare le argomentazioni di un'altra pronuncia resa tra le stesse parti.
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Sopravvenienza attiva: tassabile la riduzione dei debiti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di un debito contributivo, ottenuta grazie a una legge agevolativa per aree colpite da calamità naturali, costituisce una sopravvenienza attiva tassabile. Una società cooperativa aveva beneficiato di uno stralcio del 60% dei suoi debiti pregressi verso l'INPS. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione tale importo come IRES, sostenendo che, essendo i contributi originari costi deducibili, la loro successiva cancellazione generasse un reddito imponibile. La Suprema Corte ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, affermando che la tassazione della sopravvenienza attiva è necessaria per evitare un indebito doppio beneficio fiscale (deduzione del costo e successiva esenzione sulla sua cancellazione). La sentenza chiarisce che il beneficio concesso dalla legge agevolativa riguarda il debito contributivo e non si estende automaticamente a un'esenzione fiscale.
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Cessata materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugnava diverse intimazioni di pagamento. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione. Durante il procedimento, aderiva a due diverse forme di definizione agevolata per sanare i debiti oggetto della causa. Di conseguenza, sia il contribuente che l'Agenzia delle Entrate chiedevano alla Corte di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio in Cass.
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario tra un'associazione sportiva e l'Amministrazione Finanziaria. La controversia, relativa all'applicazione di un regime fiscale agevolato, si è conclusa non con una decisione di merito, ma a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022. La Corte ha stabilito che, in assenza di importi residui da versare, la procedura si perfeziona con la sola presentazione della domanda, determinando la cessazione del contenzioso.
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Registrazione tardiva locazione: salvo il bonus fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva negato un'agevolazione fiscale per un immobile conferito a un fondo, poiché il relativo contratto di locazione non era registrato al momento dell'atto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la registrazione tardiva locazione ha un'efficacia sanante retroattiva (ex tunc), validando il contratto fin dall'origine e confermando il diritto al beneficio fiscale per il contribuente.
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Diniego definizione agevolata: a chi spetta decidere?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento e il diniego di una definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, chiarendo che la richiesta di definizione agevolata deve avere ad oggetto l'atto impositivo originario, non l'atto di riscossione provvisoria successivo. La competenza a decidere sul diniego spetta all'ufficio che ha emesso l'accertamento iniziale.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza in materia di IMU, notificandolo oltre il termine di sei mesi. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La motivazione si fonda sul fatto che la sospensione termini impugnazione, prevista da una norma speciale per la definizione agevolata delle liti, non era automatica per le controversie con gli enti locali. Spettava al ricorrente, quale onere della prova, dimostrare l'adesione del Comune alla procedura, cosa che non è avvenuta.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento ICI. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo un punto fondamentale sulla sospensione termini impugnazione. Per i tributi locali, la sospensione legata alla "pace fiscale" non è automatica. Spetta al contribuente dimostrare, con documenti, che l'ente locale (es. il Comune) ha deliberato di aderire alla procedura di definizione agevolata. In assenza di tale prova, i termini di impugnazione non sono sospesi.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La causa di sospensione dei termini di impugnazione prevista per le liti tributarie non era applicabile, in quanto la società non ha dimostrato la necessaria adesione del Comune alla procedura agevolata, un onere probatorio che grava sul contribuente.
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Compensazione spese legali e pace fiscale: la Cassazione
Un ente impositore ha fatto ricorso contro una decisione che lo condannava a pagare le spese legali in una causa estinta per l'annullamento automatico del debito fiscale (cd. 'pace fiscale'). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che in questi casi si applica la compensazione spese legali, poiché la fine del contenzioso deriva da un evento esterno alla volontà delle parti e non dalla vittoria di una sull'altra. La sentenza della commissione tributaria regionale è stata quindi annullata.
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Notifica cartella pagamento: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato la validità della notifica di una cartella di pagamento consegnata alla moglie, sostenendo la necessità di una raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la notifica cartella pagamento eseguita direttamente dall'agente di riscossione, la consegna a un familiare convivente è sufficiente a perfezionare l'atto e a interrompere la prescrizione, senza bisogno di ulteriori comunicazioni.
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Discriminazione stranieri bonus: no a residenza lunga
La Corte di Cassazione ha confermato il carattere discriminatorio di due delibere di una Regione che imponevano lunghi periodi di residenza (5 o 10 anni) per l'accesso di cittadini stranieri a un 'bonus bebè' e un 'bonus affitti'. La Corte ha stabilito che tale requisito di residenza prolungata viola il principio di parità di trattamento sancito dalla normativa nazionale ed europea, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione della clausola discriminatoria. Si tratta di un'importante pronuncia sulla discriminazione stranieri bonus.
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Accertamento induttivo puro: costi deducibili forfettari
In un caso di accertamento induttivo puro dovuto a omessa dichiarazione dei redditi, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deduzione forfettaria dei costi di produzione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in assenza di contabilità, spetta all'Ufficio stesso determinare non solo i ricavi, ma anche i costi inerenti, basandosi sulla natura dell'attività e applicando una percentuale presuntiva, in linea con i principi della Corte Costituzionale.
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Prescrizione cartelle esattoriali: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla prescrizione delle cartelle esattoriali. Un contribuente aveva impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su diverse cartelle, sostenendone la prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine di prescrizione non è sempre decennale. Mentre per i tributi erariali si applica il termine ordinario di dieci anni, per altri crediti, come i tributi locali, vige un termine più breve (solitamente quinquennale). La sentenza di merito è stata cassata perché non aveva analizzato la natura di ogni singolo credito, applicando erroneamente un termine unico decennale a tutte le cartelle.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società impugnava un estratto di ruolo relativo a tributi locali. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto e chiedendo di dichiarare cessata la materia del contendere. La Corte Suprema, accogliendo la richiesta, ha dichiarato estinto il processo, sottolineando che l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia al giudizio e comporta la compensazione delle spese legali.
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Motivazione apparente: annullata la sentenza tributaria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava accertamenti fiscali verso una società di persone e i suoi soci. Alcuni soci hanno aderito alla definizione agevolata, estinguendo la loro posizione. Per la socia rimanente, la Cassazione ha annullato la decisione d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici avevano usato formule generiche senza analizzare le prove specifiche, rinviando il caso per un nuovo esame.
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