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D.L. 119/2018 — Anno 2022

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543 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: il ritardo del fisco salva il contribuente
Un contribuente ha impugnato il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate di ammetterlo alla definizione agevolata di una controversia tributaria riguardante una cartella IVA. L'ufficio finanziario ha notificato il diniego oltre il termine perentorio del 31 luglio 2020. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la scadenza prevista dalla legge ha natura perentoria. Di conseguenza, il ritardo dell'amministrazione rende nullo il diniego, determinando l'accoglimento della domanda per silenzio-assenso e la conseguente estinzione del processo tributario. Il contribuente vince la causa e la lite fiscale si chiude definitivamente.
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Definizione agevolata: la Cooperativa spegne la lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Cooperativa riguardante il recupero di un credito d'imposta per l'assunzione di lavoratori nel Mezzogiorno. Durante il giudizio di Cassazione, la Cooperativa ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119/2018, pagando la prima rata e chiedendo la chiusura della causa. L'Agenzia delle Entrate non ha sollevato obiezioni sulla documentazione presentata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite fiscale
Una contribuente riceveva due avvisi di accertamento sintetico del reddito basati sul possesso di beni immobili. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la ricorrente aderiva alla definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata e depositando la relativa documentazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di lite.
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Definizione agevolata della lite: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di un credito d'imposta per investimenti in aree svantaggiate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel frattempo, la società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite, pagando la prima rata del debito fiscale ridotto. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato alcuna istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate, sancendo la chiusura definitiva della pendenza tributaria a favore del contribuente.
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Definizione agevolata: la società agricola vince contro il fisco
Una società agricola riceveva dall'Agenzia delle Entrate avvisi di liquidazione per imposte di registro e ipotecaria, a causa del disconoscimento di agevolazioni fiscali sull'acquisto di terreni agricoli. Dopo che i giudici di merito avevano dato ragione alla società, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società decideva di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge 119 del 2018. Avendo la contribuente dimostrato il regolare pagamento di tutte le rate dovute per sanare la pendenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, sancendo la vittoria pratica della società che ha chiuso definitivamente la lite fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a due società l'indebita applicazione dell'esenzione fiscale sulle plusvalenze per la vendita di quote societarie, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Durante il processo in Cassazione, le società hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018, pagando gli importi dovuti. L'ente impositore ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alla lite ICI tra Ente e Comune
Un Ente Religioso ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso dal Comune, che contestava il mancato pagamento dell'imposta per alcuni immobili concessi in comodato a delle Onlus. Durante il processo in Cassazione, l'Ente Religioso ha scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando il dovuto in misura ridotta. Di conseguenza, il difensore dell'Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione consensuale.
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Accertamento su conti correnti dei soci: la famiglia non salva
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società a ristretta base familiare e ai suoi soci maggiori ricavi non dichiarati, basandosi su movimenti bancari ingiustificati trovati sui conti personali dei soci. Alcuni soci hanno aderito alla pace fiscale, estinguendo il loro contenzioso. Per il socio rimasto in causa, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che l'accertamento su conti correnti dei soci è legittimo se la società è a conduzione familiare, poiché si presume la sovrapposizione degli interessi economici. Inoltre, in merito alle fatture per operazioni inesistenti, i giudici di merito avrebbero dovuto valutare attentamente gli indizi di frode forniti dall'Ufficio, senza limitarsi a considerare la regolarità formale delle scritture contabili. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: gli eredi chiudono la lite col fisco
Un commerciante al dettaglio riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2005 a seguito di verifiche fiscali che evidenziavano gravi anomalie tra le rimanenze di magazzino e i redditi dichiarati. Dopo la morte del contribuente, gli eredi subentravano nel giudizio e presentavano domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento di quanto dovuto. L'Agenzia delle Entrate non notificava alcun diniego entro i termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, confermando che la definizione agevolata spetta anche agli eredi del contribuente originario. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro La Società Contribuente per questioni legate a tasse non pagate. Durante il giudizio di Cassazione, La Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata dovuta. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine del 31 dicembre 2020 e non è emerso alcun rifiuto da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: la società batte il fisco e cancella l’Iva
L'Azienda riceveva dall'Agenzia delle Entrate quattro avvisi di accertamento e una cartella di pagamento per il recupero dell'Iva non versata negli anni dal 1999 al 2002. Il fisco contestava l'esenzione Iva sulle vendite all'estero, ritenendo non provato il trasporto delle merci in un altro Stato membro. Durante la causa, L'Azienda presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, pagando quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Grazie alla definizione agevolata, la lite fiscale si è conclusa positivamente per il contribuente, azzerando le pretese del fisco e rendendo inefficaci gli atti impositivi originari.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
Una contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per imposte di registro, ipotecaria e catastale relative a una compravendita immobiliare condizionata, successivamente risolta per il mancato avveramento della condizione sospensiva. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi dell'art. 6 del D.L. n. 119/2018, provvedendo al pagamento integrale delle somme dovute. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, senza alcuna condanna alle spese per via della mancata attività difensiva dell'Agenzia delle Entrate.
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Fisco contro accordo: no a imposta di registro proporzionale
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento dell'imposta di registro proporzionale su una sentenza d'appello che dichiarava la cessazione della materia del contendere, a seguito di un accordo transattivo tra alcune Compagnie Assicuratrici e un Istituto di Credito. I contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la sentenza che si limita a dichiarare estinto il processo senza decidere sul merito della causa non scontra l'imposta proporzionale. Inoltre, il verbale di conciliazione che non trasferisce beni ma si limita a prendere atto di un accordo precedente non è soggetto a tassazione autonoma. Vince il contribuente.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla cartella esattoriale
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento per imposta di successione notificata agli eredi. Il Fisco sosteneva che, essendoci una sentenza definitiva precedente, si applicasse il termine di prescrizione decennale e non la decadenza quinquennale. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto legge 119/2018, provvedendo ai relativi pagamenti. Non essendo intervenuto alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria, né alcuna richiesta di trattazione da parte dei contribuenti entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata: la Cassazione estingue la lite con il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il valore di alcuni terreni acquistati da una società, richiedendo imposte integrative. Successivamente, ha emesso un secondo avviso per recuperare le imposte non versate a causa di un'aliquota errata. L'Acquirente e i Venditori hanno impugnato i provvedimenti. Durante la causa in Cassazione, L'Acquirente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. La Suprema Corte ha riunito i due giudizi connessi e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente e le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, senza applicazione del doppio contributo unificato.
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Accertamento da studi di settore: il silenzio dà ragione al fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di un ristoratore, contestando maggiori ricavi per gli anni 2005 e 2006 tramite studi di settore. Il contribuente non ha risposto all'invito al contraddittorio preventivo. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti ritenendoli immotivati. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che l'accertamento da studi di settore può basarsi esclusivamente sugli standard statistici se il contribuente ignora l'invito al confronto. In questo caso, spetta al contribuente l'onere di fornire la prova contraria in tribunale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Soglia di fallibilità: la rateizzazione non salva dal fallimento
L'ex amministratore di fatto di una società ha impugnato la sentenza di fallimento, sostenendo che l'esposizione debitoria fosse inferiore alla soglia di fallibilità di trentamila euro. Secondo il ricorrente, i debiti tributari erano stati rateizzati o ammessi alla definizione agevolata, lasciando solo debiti verso fornitori di modesta entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'accettazione della definizione agevolata non cancella l'esistenza del debito ai fini del superamento della soglia di fallibilità. Risultava infatti provato un debito di oltre quattrocentomila euro verso l'Agenzia delle Entrate già iscritto a ruolo, oltre ad altre pendenze verso fornitori. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Notifica della cartella di pagamento: valida anche senza relata
Il Contribuente ha impugnato un fermo amministrativo sulla propria auto, lamentando l'invalidità della notifica della cartella di pagamento originaria. Secondo il cittadino, l'Agente della Riscossione non poteva eseguire la notifica direttamente tramite il servizio postale ordinario senza l'intervento di un ufficiale della riscossione e senza redigere una relata di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento effettuata direttamente dall'Agente della Riscossione tramite raccomandata con avviso di ricevimento è pienamente valida. Per la prova della consegna è sufficiente la firma del destinatario sull'avviso di ricevimento, senza necessità di ulteriori formalità o di una relata di notifica separata. Di conseguenza, il fermo amministrativo è legittimo e il cittadino perde la causa.
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Definizione agevolata delle controversie: il Fisco tace e perde
Una società di rivendita auto impugnava un accertamento IVA e IRAP basato su valutazioni di un mensile specializzato. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle controversie ai sensi del D.L. n. 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Condono fiscale: il saldo non pagato cancella ogni sconto
I Contribuenti, in qualità di coeredi, presentavano istanza di condono fiscale per estinguere un debito derivante da una cartella esattoriale. Tuttavia, dopo aver versato la prima rata, omettevano il pagamento del saldo finale. L'Agenzia delle Entrate negava la sanatoria. Successivamente, i Contribuenti tentavano una nuova definizione agevolata della lite pendente, anch'essa rifiutata dal fisco. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Contribuenti e accolto quello dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che il condono fiscale si perfeziona solo con l'integrale pagamento dell'importo dovuto. Il mancato versamento anche di una sola rata successiva alla prima comporta la decadenza dal beneficio, rendendo irrilevante la buona fede del debitore. Inoltre, non è ammesso un secondo condono sulla medesima imposta.
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