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D.L. 119/2018 — Anno 2022

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543 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: come l’accordo cancella la lite sull’IVA
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società l'illegittima detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando la prima rata del dovuto. Entrambe le parti hanno quindi richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: il Fisco tace e perde
Un contribuente impugna un avviso di accertamento del 2007 per omessa contabilizzazione di ricavi ai fini IVA. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente aderisce alla definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, presentando domanda e pagando la prima rata. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro il termine di legge del 31 luglio 2020, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando interamente le spese tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: il fisco perde per silenzio
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito d'imposta utilizzato da un contribuente nel 2004, sostenendo l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2002 e 2003. Il contribuente ha dimostrato la regolare presentazione delle dichiarazioni e, successivamente, ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
Una società riceveva un avviso di accertamento per tasse non pagate relative a IRES, IVA e IRAP. Dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge n. 119/2018, allegando la prova del pagamento della prima rata. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Fisco contro coeredi: la definizione agevolata salva tutti
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento IRPEF contro i venditori di un terreno, ritenendo che il valore reale fosse superiore al prezzo dichiarato, basandosi su un precedente accertamento di registro. Le Contribuenti, in qualità di coeredi del padre defunto, hanno impugnato l'atto. Durante il giudizio di Cassazione, una delle Contribuenti ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, estinguendo il debito d'imposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, stabilendo che la definizione agevolata operata da una coerede estende i suoi effetti benefici anche all'altra coerede coobbligata.
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Definizione agevolata: stop all’accertamento sulle mance
L'Agenzia delle Entrate e un contribuente, impiegato come capo concierge d'hotel, hanno impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP. L'atto contestava mance non dichiarate, redditi da locazione e un'attività d'impresa. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, allegando i pagamenti delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto della regolarità della documentazione e della mancata opposizione del fisco, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Condono fiscale: la scelta è irrevocabile e vieta i ripensamenti
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ad alcuni contribuenti in merito alla valutazione di aree compravendute. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia tramite condono fiscale. Il Presidente di Sezione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo. Successivamente, i contribuenti hanno chiesto la revoca di tale decreto e la trattazione della causa, senza però contestare vizi specifici del provvedimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'adesione al condono fiscale è un atto volontario e irrevocabile, non modificabile per semplice ripensamento. Di conseguenza, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo per verificare presso l'Agenzia delle Entrate la regolarità della procedura di definizione agevolata.
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Rottamazione delle cartelle: causa chiusa ma il debito resta
Il Contribuente impugnava una cartella esattoriale per imposte non pagate. Durante il processo, decideva di aderire alla rottamazione delle cartelle, presentando formale rinuncia al ricorso. Tuttavia, pagava in ritardo la seconda rata della sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria faceva notare che la definizione agevolata non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente, ma il Contribuente perde la possibilità di contestare il debito originario, che l'esattore potrà riscuotere coattivamente poiché la sanatoria è decaduta a causa del ritardo nei pagamenti. Le spese di giudizio sono state compensate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco riscuote comunque
L'Azienda riceveva avvisi di recupero per crediti d'imposta indebiti. Dopo alterne vicende giudiziarie, la Cassazione annullava la decisione d'appello con rinvio. Nessuna parte riassumeva la causa nei termini, determinando l'estinzione del giudizio tributario. L'Amministrazione Finanziaria notificava quindi le cartelle di pagamento. L'Azienda eccepiva la decadenza del potere di riscossione e chiedeva la definizione agevolata. La Cassazione ha stabilito che l'estinzione del giudizio tributario rende definitivo l'atto impositivo originario. Di conseguenza, il termine di decadenza per notificare la cartella inizia a decorrere solo dalla data di estinzione del processo. Inoltre, ha negato la definizione agevolata poiché le cartelle erano meri atti di esazione e non impositivi. L'Amministrazione Finanziaria vince il ricorso.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale in Cassazione
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'amministrazione finanziaria contestava l'antieconomicità di un'operazione finanziaria estera, richiedendo maggiori imposte e sanzioni. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle pendenze tributarie, pagando integralmente l'importo dovuto in cinque rate e impegnandosi a rinunciare alla causa. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state compensate, rimanendo a carico di chi le ha anticipate, senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la società si salva ma il socio paga
Una società a ristretta base azionaria e un suo socio hanno impugnato gli avvisi di accertamento emessi dal fisco per il recupero di imposte e utili extrabilancio. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per estinguere la propria pendenza tributaria. La Suprema Corte ha stabilito che la definizione agevolata della società non estende i suoi effetti benefici al socio. Società e soci sono infatti soggetti fiscali distinti e autonomi. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto solo per la società, mentre il ricorso del socio è stato dichiarato inammissibile, confermando la validità dell'accertamento nei suoi confronti e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione dei crediti erariali: fisco salvo, il debitore paga
Un contribuente ha impugnato alcune intimazioni di pagamento, sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali e la prescrizione dei debiti. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla prescrizione dei crediti erariali. Per una cartella inferiore a mille euro, il debito è stato annullato grazie allo stralcio dei carichi affidati alla riscossione. Per l'altra cartella, contenente debiti IVA e IRAP, la Corte ha stabilito che la prescrizione dei crediti erariali (imposte principali) è decennale, mentre per sanzioni e interessi si applica il termine quinquennale. Poiché tra la notifica della cartella e l'intimazione non erano decorsi nemmeno cinque anni, il ricorso del contribuente è stato rigettato. L'Ente di riscossione ha vinto la causa e il contribuente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Definizione agevolata: la sanatoria societaria libera il socio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società e al suo socio per un accertamento IVA e IRAP. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata per chiudere la pendenza tributaria. Il socio, coobbligato in solido, ha chiesto che gli effetti della sanatoria si estendessero anche alla sua posizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata dalla società giova anche al socio coobbligato, dichiarando l'estinzione del giudizio e compensando le spese di lite.
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Cessazione della materia del contendere: pagare estingue la lite
Il caso nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento emessa dall'Amministrazione Finanziaria contro un contribuente per il presunto mancato versamento di alcune rate di un condono fiscale. Nel corso del giudizio, il contribuente ha dimostrato, tramite la produzione di un estratto di ruolo, di aver pagato integralmente l'importo richiesto nella cartella esattoriale. Nonostante l'opposizione dell'ente impositore, che intendeva proseguire la lite per applicare ulteriori sanzioni, la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta del contribuente. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, poiché il totale soddisfacimento del debito cancella l'oggetto della disputa. Eventuali pretese residue dell'ufficio dovranno essere avanzate con nuovi e separati atti.
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Rottamazione parziale e cessazione della materia del contendere
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere. La decisione si basava sulla dichiarazione della società contribuente di aver aderito alla rottamazione della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, spiegando che la rottamazione della cartella non estingue automaticamente l'intero giudizio sull'avviso di accertamento originario. Infatti, l'importo iscritto a ruolo provvisoriamente durante il processo è inferiore al valore complessivo dell'atto impositivo. Di conseguenza, permane l'interesse a decidere sulla parte residua del debito tributario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Doppia tassazione e credito d’imposta: stop ai doppi benefici
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento per IRES nei confronti della Società Contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la cartella per evitare una presunta doppia tassazione e credito d'imposta non dovuto, ritenendo corretta la contabilizzazione di un importo derivante da una rivalutazione immobiliare. L'Amministrazione Finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando che la sentenza d'appello fosse priva di una reale motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione dei giudici d'appello era una motivazione apparente, poiché non spiegava come lo stesso importo potesse essere usato contemporaneamente come variazione in diminuzione e come credito d'imposta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Estinzione del processo tributario: cartella salva senza sanzioni
Una società contribuente impugna una cartella di pagamento per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la società chiede di accedere alla definizione agevolata della lite. L'Amministrazione Finanziaria notifica però il diniego di tale sanatoria. Poiché nessuna delle parti presenta l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e il diniego non viene impugnato, si verifica l'estinzione del processo tributario. La Corte di Cassazione dichiara quindi estinto il giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una chiusura prevista direttamente dalla legge.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco perde il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Contribuente in merito a un avviso di accertamento per maggior reddito d'impresa. Durante il giudizio, la Contribuente ha richiesto di avvalersi della definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, presentando la relativa domanda e pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, il processo si è legalmente estinto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese processuali rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’Azienda chiude la lite e azzera le spese
Un'azienda di trasporti ha impugnato un avviso di accertamento relativo a imposte non pagate. Durante la causa, l'azienda ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto per chiudere la lite. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il pagamento regolare. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Diniego di rimborso: il Fisco perde in Cassazione per un ritardo
Una Comunità Montana, subentrata a un ente estinto, ha richiesto il rimborso di un credito IVA. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un diniego di rimborso. Dopo la vittoria dell'ente nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione oltre i termini di legge. L'amministrazione sosteneva che i termini fossero sospesi grazie alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. I giudici hanno chiarito che il diniego di rimborso non costituisce un atto impositivo, in quanto non contiene una pretesa di pagamento del fisco. Di conseguenza, la controversia non rientra tra quelle definibili in modo agevolato e non beneficia della sospensione dei termini per impugnare. L'Agenzia delle Entrate perde la causa e deve pagare le spese legali.
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