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D.L. 119/2018 — Anno 2022

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543 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Avviso di accertamento: gioielliere con ristorante in nero perde
Un contribuente, titolare di una ditta individuale attiva nel settore della gioielleria, gestiva di fatto anche un'attività di ristorazione completamente nascosta al fisco. L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per recuperare le imposte non pagate. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che vi fosse confusione tra la sua ditta individuale e una società di catering di cui era diventato amministratore solo successivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che l'avviso di accertamento era valido e motivato in modo chiaro, poiché descriveva l'attività di ristorazione svolta in nero prima della nascita della società. Di conseguenza, il contribuente perde la causa e deve pagare le imposte accertate oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop alla lite con i vecchi pagamenti
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF per l'anno 2007. Durante il giudizio di Cassazione, Il Contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119 del 2018. Poiché i pagamenti precedentemente effettuati coprivano l'intero debito dovuto per la sanatoria, nessun ulteriore versamento era richiesto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese processuali rimangono a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: i limiti del condono
Un contribuente ha impugnato un avviso di liquidazione per decadenza dalle agevolazioni prima casa, avendo donato l'immobile alla moglie prima dei cinque anni. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato estinto il processo, ritenendo che il contribuente avesse aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali. L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso in Cassazione, dimostrando che la domanda di sanatoria riguardava in realtà cartelle esattoriali diverse da quella contestata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la decisione precedente. L'estinzione del processo è stata revocata poiché la definizione agevolata delle liti fiscali non copriva il debito specifico oggetto della causa, che ora dovrà essere nuovamente esaminata nel merito.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e cancella la causa
Una commerciante ha impugnato un avviso di accertamento per maggiore IVA e sanzioni. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione delle cartelle), impegnandosi a rinunciare alla causa e pagando le somme dovute. Sia la contribuente sia l'Agenzia delle Entrate hanno quindi chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue la lite e che non occorre liquidare le spese di giudizio, in quanto i costi del processo pendente sono assorbiti dalla sanatoria stessa.
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Definizione agevolata: il silenzio del Fisco estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società per un avviso di accertamento IVA. Nelle more del giudizio, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119/2018, depositando la prova del pagamento del dovuto. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: la causa si spegne nel silenzio
Il Contribuente impugnava un avviso di accertamento IRPEF basato su studi di settore e antieconomicità della gestione. Dopo alterne vicende giudiziarie, il caso giungeva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il Contribuente richiedeva la sospensione del processo per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie, ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018. La Suprema Corte concedeva la sospensione. Tuttavia, una volta decorso il termine di sospensione, nessuna delle parti provvedeva a riattivare la causa nei tempi previsti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo comporta la chiusura definitiva del contenzioso senza che i giudici entrino nel merito dei motivi di ricorso originari.
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Definizione agevolata: il Fisco si arrende e la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ottenuta da una Società e dai suoi soci in merito a un accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119/2018, provvedendo ai relativi pagamenti. L'ufficio fiscale ha confermato il regolare adempimento della procedura e non ha opposto alcun diniego nei termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate, sancendo l'efficacia della pace fiscale per chiudere definitivamente il contenzioso con l'erario.
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Definizione agevolata: estinta la lite fiscale in Cassazione
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante la causa in Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata e presentando la documentazione necessaria. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di ciascuna parte.
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Accertamento induttivo: fisco vince contro la contabilità confusa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una società e il suo socio unico per ricavi non dichiarati, basandosi su un accertamento induttivo dovuto alla contabilità inattendibile e alla confusione delle merci. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti impositivi, applicando però d'ufficio alcune sanzioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per il socio, che ha aderito alla definizione agevolata. Ha invece accolto il ricorso del fisco contro la società, rilevando che i giudici d'appello non hanno motivato adeguatamente l'annullamento dell'accertamento e hanno applicato sanzioni d'ufficio senza averne il potere. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco salva il contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori ricavi e perdite indebite per l'anno 2000. Dopo l'annullamento degli atti nei primi gradi di giudizio, l'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nel frattempo, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata per chiudere le pendenze tributarie, pagando le somme dovute o la prima rata. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego nei termini di legge e non è stata presentata istanza di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Il contribuente vince la causa, vedendo confermata la chiusura agevolata della lite fiscale.
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Pace fiscale: il debito si cancella ma le spese restano divise
Una società contribuente ha richiesto l'estinzione di una causa tributaria contro l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La richiesta si fonda sul perfezionamento della definizione agevolata della controversia, nota come pace fiscale, ai sensi del decreto legge 119 del 2018. La società ha presentato i documenti del concessionario della riscossione e il provvedimento di sgravio dell'ufficio doganale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Riguardo alle spese di lite, la Corte ha stabilito che esse rimangono a carico di chi le ha anticipate. Infatti, l'adesione alla pace fiscale assorbe le spese del giudizio, escludendo una loro liquidazione o rimborso da parte del giudice.
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Definizione agevolata: la pace fiscale che estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa nei confronti di una società e dei suoi soci per imposte non versate. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno aderito alla definizione agevolata delle liti tributarie, pagando la prima rata e chiedendo la sospensione del processo. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito dalla legge e non è intervenuto alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente grazie alla definizione agevolata, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della lite: si chiude il caso della banca
L'Agenzia delle Entrate contestava a una banca estera l'esistenza di una stabile organizzazione in Italia. Secondo il Fisco, l'istituto raccoglieva e trasferiva all'estero i risparmi degli emigrati senza pagare le imposte dovute. La banca si difendeva negando l'attività di raccolta del risparmio e sostenendo la semplice esecuzione di rimesse di denaro. Durante il giudizio di Cassazione, la banca ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite ai sensi del Decreto Legge 119/2018. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego e ha confermato la regolarità della procedura, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito, con le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Prescrizione contributi previdenziali: lo stralcio cancella tutto
Il caso riguarda un cittadino che ha contestato tre cartelle esattoriali per il pagamento di contributi previdenziali, sostenendo che fosse ormai maturata la prescrizione contributi previdenziali. La Corte d'Appello aveva ritenuto valido un atto interruttivo successivo, ma il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, l'Agente della Riscossione ha disposto lo sgravio totale dei debiti in quanto inferiori a mille euro, applicando la sanatoria dello stralcio dei debiti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti. Il contribuente ottiene così la cancellazione definitiva del debito senza dover pagare le somme richieste.
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Definizione agevolata della lite: stop a sanzioni e dazi
Una società importatrice e il suo spedizioniere doganale impugnavano gli avvisi di rettifica dell'Amministrazione Finanziaria, emessi per il recupero di dazi doganali e sanzioni su lampade importate. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto l'estinzione del processo avendo perfezionato la definizione agevolata della lite ai sensi del d.l. n. 119/2018. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato l'avvenuto pagamento delle somme dovute. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti e stabilendo che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la definizione della controversia è avvenuta in pendenza del ricorso.
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Definizione agevolata: un solo pagamento libera tutti i coobbligati
L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato una cessione di quote societarie tra due società come cessione d'azienda, richiedendo una maggiore imposta di registro. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, una delle società coinvolte ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del D.L. 119/2018. L'ufficio finanziario chiedeva l'estinzione parziale del giudizio solo per la società richiedente. La Suprema Corte ha invece dichiarato l'estinzione totale del giudizio, stabilendo che la definizione agevolata perfezionata da un coobbligato estende i suoi effetti benefici anche all'altro soggetto coinvolto nella medesima pretesa tributaria. Le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti: la cartella è atto impositivo
Il Contribuente impugnava il diniego dell'Amministrazione Finanziaria all'istanza di definizione agevolata delle liti pendenti. L'ufficio riteneva che la cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, fosse un mero atto di riscossione e non un atto impositivo, escludendola dal beneficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che anche la cartella esattoriale costituisce un atto impositivo se rappresenta il primo e unico atto con cui il fisco comunica una pretesa tributaria al cittadino. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata delle liti e il giudizio viene dichiarato estinto.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società contribuente riguardante un accertamento IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018. Avendo la società depositato la prova del regolare pagamento integrale di quanto dovuto e avendo l'Agenzia delle Entrate confermato la ricezione dei pagamenti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese legali sono state interamente compensate tra le parti, chiudendo definitivamente la vertenza fiscale senza vincitori né vinti sul merito.
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Condono fiscale: la società chiude la lite e ferma il fisco
Una società riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2003 relativo a perdite su crediti ritenute indeducibili dal fisco. Dopo la decisione favorevole della Commissione Tributaria Regionale, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata. L'ufficio finanziario confermava la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere a seguito del perfezionamento del condono fiscale. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
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Agevolazione prima casa: la sanatoria chiude la lite sul lusso
I Contribuenti hanno impugnato la revoca dell'agevolazione prima casa disposta dall'Amministrazione Finanziaria, che considerava l'immobile di lusso includendo nel calcolo della superficie utile i muri perimetrali e la veranda. Durante il giudizio di Cassazione, i Contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando il dovuto. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, compensando le spese tra le parti. Di fatto, la controversia si è conclusa senza una decisione sul merito della superficie utile, grazie alla sanatoria fiscale attivata dai Contribuenti.
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