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D.L. 119/2018 — Anno 2022

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543 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: stop al ricorso se manca l’interesse
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'Irpef per l'anno 2004. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la causa, il contribuente ha comunicato di voler accedere alla definizione agevolata prevista dalla normativa fiscale e ha chiesto l'estinzione del giudizio. I giudici hanno rilevato che i documenti presentati riguardavano la rottamazione delle cartelle e non la chiusura della lite pendente, senza corrispondenza precisa con l'atto impugnato. Tuttavia, la ferma richiesta del cittadino di chiudere il processo ha dimostrato il venir meno di ogni interesse a ottenere una decisione di merito. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso.
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Raddoppio dei termini di accertamento sui conti esteri
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per redditi non dichiarati detenuti all'estero nell'anno 2007. L'Ufficio ha applicato la norma che raddoppia i termini di decadenza per i capitali nei paradisi fiscali. La contribuente ha contestato la retroattività della misura e la mancata estinzione del processo dopo una sospensione per definizione agevolata non perfezionata. I giudici di merito hanno espresso valutazioni contrastanti sull'efficacia temporale delle norme e sulla riattivazione del giudizio. La Corte di Cassazione ha rimesso gli atti alla pubblica udienza della sezione tributaria ordinaria per chiarire l'efficacia del raddoppio dei termini di accertamento e le regole sulla ripresa della causa sospesa.
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Fisco contro azienda: definizione agevolata delle controversie
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di costi infragruppo e la detrazione IVA. Sia i giudici di primo grado sia quelli di appello hanno dato ragione all'impresa, riconoscendo la piena inerenza delle spese. Il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione per annullare la decisione favorevole alla contribuente. Durante il giudizio di legittimità, la società ha depositato istanza di definizione agevolata delle controversie ai sensi dell'art. 6 del D.L. 119/2018. Poiché l'imposta accertata era già stata regolata in una precedente procedura, la chiusura della lite non ha richiesto ulteriori pagamenti. La Corte di Cassazione ha verificato la documentazione, dichiarando l'estinzione definitiva del processo.
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Definizione agevolata: stop al ricorso pendente
Una contribuente si opponeva a due avvisi di addebito previdenziali e ai conseguenti pignoramenti. Dopo la conferma del debito nei primi gradi di giudizio, la debitrice proponeva ricorso per cassazione. Nelle more del procedimento, la donna aderiva alla definizione agevolata dei carichi debitori, assumendo l'impegno di rinunciare al contenzioso e avviando il piano di rateizzazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l'accordo di pagamento rende superfluo l'accertamento giudiziale. I giudici hanno inoltre compensato le spese legali tra le parti ed escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente.
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Definizione agevolata delle sanzioni: stop alle pretese del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale il mancato versamento di ritenute fiscali su interessi e irregolarità IVA. Dopo le decisioni favorevoli alla contribuente nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, la società ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni e del debito tributario ai sensi della legge sulle liti pendenti. L'Ufficio ha respinto l'istanza per le sole penalità sulle ritenute, considerandole autonome e non condonabili. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, sancendo che le sanzioni per omessa ritenuta sono strettamente collegate al tributo. La presentazione tempestiva della domanda estingue l'intera pretesa fiscale.
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Fisco contro Azienda: la definizione agevolata della lite vince
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per il recupero dell'IRAP e l'applicazione di sanzioni. I giudici tributari di merito hanno respinto le pretese erariali in entrambi i gradi di giudizio. L'Amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata della lite, provvedendo al versamento della prima rata prevista dalla legge. L'Agenzia delle Entrate non si è opposta alla richiesta né ha depositato istanze di trattazione nei termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, compensando integralmente le spese legali.
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Definizione agevolata delle controversie: lite chiusa e no spese
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per maggiori imposte dirette e indirette. Il contenzioso è giunto davanti alla Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. Durante il processo di legittimità, la società contribuente ha richiesto l'applicazione della definizione agevolata delle controversie prevista dalla legge e ha versato le somme dovute. L'amministrazione finanziaria ha confermato la correttezza dei pagamenti e la regolarità della procedura di sanatoria. I giudici supremi hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta cessazione della materia del contendere. Le spese legali sono rimaste a carico delle parti che le hanno anticipate. La Corte ha inoltre escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della contribuente.
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Ricorso per revocazione respinto: la sospensione salva il fisco
Un contribuente ha presentato un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avessero ignorato l'eccezione di tardività dell'impugnazione proposta dall'Agenzia delle Entrate per un accertamento fiscale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. I giudici hanno chiarito che la mancata menzione espressa dell'eccezione non costituisce una svista materiale sui documenti, ma un rigetto implicito basato su una valutazione giuridica. L'impugnazione dell'ente impositore risultava infatti pienamente tempestiva grazie alla sospensione straordinaria dei termini di nove mesi prevista dalla legge per la definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti.
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Lite col Fisco e definizione agevolata della controversia
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori redditi non dichiarati e costi indeducibili per gli anni 2006 e 2007. I soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento ottenendo esiti favorevoli nei gradi di merito. L'Ufficio ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società e i soci hanno presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del D.L. 119/2018. Nessuna delle parti ha depositato istanza di trattazione entro il termine di legge né sono intervenuti dinieghi da parte dell'amministrazione finanziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Sospensione termini controversie tributarie: No agli Aiuti di Stato
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva respinto il suo appello per tardività. L'Agenzia sosteneva l'applicazione della sospensione termini controversie tributarie prevista da un decreto legge, in un caso riguardante agevolazioni fiscali per zone terremotate, considerate aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che la sospensione dei termini non si applica alle controversie relative al recupero di aiuti di Stato, poiché queste sono espressamente escluse dalle procedure di definizione agevolata. Estendere i termini processuali in tali casi non avrebbe logica.
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Deducibilità dei costi aziendali tra liti e regole fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori ricavi e costi non riconosciuti per due annualità fiscali. La società e due soci hanno aderito alla definizione agevolata della lite pendente, estinguendo il relativo contenzioso. Il terzo socio non ha presentato la domanda, proseguendo la causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sanatoria della società non avvantaggia il socio rimasto inerte. Esaminando il ricorso individuale, i giudici hanno chiarito i presupposti per la deducibilità dei costi aziendali: il principio di inerenza richiede una correlazione qualitativa con l'attività generale dell'impresa e non con singoli specifici ricavi. Inoltre, le perdite su crediti verso aziende fallite sono deducibili sin dall'apertura del fallimento. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del socio e cassato la decisione d'appello con rinvio.
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Definizione agevolata: Fisco e impresa chiudono la lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento per rettifiche IRES e IRAP a una società commerciale. La contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto vittoria sia in primo che in secondo grado. L'amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento di legittimità, la società ha presentato domanda per la definizione agevolata della lite fiscale e ha versato per intero la somma dovuta. Il Fisco ha confermato il pagamento senza opporre dinieghi e nessuna delle parti ha chiesto di proseguire il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico di chi le ha sostenute in precedenza, senza raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata TARI: l’Ente deve chiarire la sanatoria
Un Ente Locale ha notificato alcuni avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti a carico di una società commerciale. La società ha contestato la pretesa eccependo la mancanza di potestà impositiva dell'ente e ha poi richiesto la definizione agevolata TARI ai sensi della normativa sulla pace fiscale, versando la prima rata. L'Ente Locale ha comunque impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, rilevata la presenza della domanda di sanatoria senza osservazioni contrarie dell'ente, hanno sospeso il giudizio assegnando novanta giorni all'amministrazione per chiarire l'avvenuto perfezionamento della procedura agevolata.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop alla lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi da lavoro autonomo e relative sanzioni. Il contribuente ha contestato l'atto davanti ai giudici tributari, giungendo fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del procedimento, il contribuente ha attivato la procedura di definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge, presentando la domanda e versando le somme dovute tramite modello F24. L'Ufficio tributario non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha depositato l'istanza per proseguire la causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato la definitiva estinzione del processo, stabilendo che le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Indagini bancarie sui versamenti: la svolta per i professionisti
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi non dichiarati a carico di un'associazione professionale e dei suoi associati a seguito di verifiche sui conti correnti. L'Ufficio ha contestato versamenti ingiustificati, compreso un importo di circa centomila euro qualificato dai giudici di merito come prestito personale senza riscontro probatorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che le indagini bancarie sui versamenti applicano una presunzione legale di reddito anche ai lavoratori autonomi. Spetta al professionista dimostrare che i depositi bancari non costituiscono compensi imponibili o derivano da somme già tassate.
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Cessione di ramo aziendale: lite chiusa con pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società madre e alle sue collegate un'operazione societaria articolata in conferimento e successiva vendita di quote. Secondo l'amministrazione finanziaria, tali passaggi configuravano una cessione di ramo aziendale soggetta a imposta proporzionale di registro, anziché a imposta fissa. I giudici di merito hanno annullato l'avviso di liquidazione riconoscendo le reali finalità riorganizzative del gruppo societario. Il Fisco ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, versando la quota prevista dalla legge. Avendo l'Agenzia confermato il regolare pagamento, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere, ponendo fine alla contestazione.
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Definizione agevolata della lite: stop al contenzioso col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un piccolo imprenditore la deducibilità di costi e fatture per prestazioni di lavoro nel settore edile, oltre a spese di carburante, chiedendo il recupero di imposte non versate. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la reale esecuzione delle opere e la validità delle fatture registrate in contabilità. Nelle more del ricorso in Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata della lite prevista dalla normativa fiscale, presentando la domanda e allegando il modello F24 attestante il pagamento. L'amministrazione finanziaria non ha respinto la richiesta né ha sollecitato la prosecuzione della causa. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Giudicato penale nel processo tributario: assoluzione non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto di contestazione a un contribuente, ritenuto amministratore di fatto di una società, chiedendo il pagamento di maggiori imposte e sanzioni. I giudici d'appello hanno annullato l'atto impositivo limitandosi a recepire una sentenza penale che aveva assolto l'uomo per estraneità alla gestione societaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, ribadendo i limiti dell'efficacia del giudicato penale nel processo tributario. Nel giudizio fiscale non opera alcun automatismo derivante dall'assoluzione penale. Il giudice tributario deve effettuare una valutazione autonoma delle prove, poiché nel rito fiscale assumono valore anche le presunzioni semplici e le dichiarazioni di terzi non utilizzabili nel processo penale. La Suprema Corte ha quindi cassato la pronuncia con rinvio ad altra sezione.
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Definizione agevolata della lite: la società salva il socio
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone per recuperare maggiori imposte relative a IVA e IRAP. Un socio ha impugnato personalmente l'atto notificato alla società per tutelare i propri interessi patrimoniali. Nelle more del procedimento, la società ha perfezionato la definizione agevolata della lite ai sensi dell'articolo 6 del Decreto Legge 119 del 2018, ottenendo l'estinzione del proprio ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata perfezionata da uno dei coobbligati solidali produce effetti liberatori a favore di tutti gli altri debitori. I giudici hanno quindi dichiarato estinto il contenzioso promosso dal socio per cessata materia del contendere.
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Definizione agevolata: la lite resta aperta senza notifica
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte per utili societari non dichiarati. Il contribuente ha impugnato l'avviso e la lite è giunta fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, il cittadino ha chiesto di chiudere la causa per intervenuta adesione alla definizione agevolata (rottamazione-ter). Tuttavia, il contribuente non ha notificato la documentazione alla difesa dell'ente fiscale, né ha depositato la formale rinuncia con la prova dei versamenti specifici. La Suprema Corte ha sospeso la decisione e ordinato il rinvio della causa a nuovo ruolo, concedendo sessanta giorni per notificare gli atti all'Avvocatura dello Stato e provare l'effettivo pagamento.
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