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Definizione agevolata: stop alla lite ICI tra Ente e Comune

Un Ente Religioso ha impugnato un avviso di accertamento ICI emesso dal Comune, che contestava il mancato pagamento dell’imposta per alcuni immobili concessi in comodato a delle Onlus. Durante il processo in Cassazione, l’Ente Religioso ha scelto di aderire alla definizione agevolata, pagando il dovuto in misura ridotta. Di conseguenza, il difensore dell’Ente ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione consensuale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 2920 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Cos’è la definizione agevolata e come chiude le liti fiscali

La definizione agevolata rappresenta uno strumento fondamentale per i contribuenti che desiderano porre fine a lunghi e costosi contenziosi con il fisco. Questa procedura permette di sanare la propria posizione debitoria beneficiando di sconti significativi su sanzioni e interessi di mora. Nel settore dei tributi locali, come l’ICI o l’IMU, l’adesione a queste misure di favore consente di chiudere definitivamente le pendenze giudiziarie ancora in corso davanti alla Corte di Cassazione. Una recente sentenza illustra chiaramente gli effetti pratici di questa scelta sul processo tributario.

Il caso: la contestazione ICI all’Ente Religioso

La vicenda trae origine da un avviso di accertamento emesso da un Comune nei confronti di un Ente Religioso. L’amministrazione comunale richiedeva il pagamento dell’ICI per l’anno 2008 in relazione ad alcuni immobili di proprietà dell’ente. Questi locali erano stati concessi in comodato d’uso gratuito a due organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus). Il Comune sosteneva che l’esenzione d’imposta non potesse applicarsi, poiché all’interno degli immobili si svolgevano attività con rilevanza commerciale. I giudici dei primi due gradi di giudizio avevano dato ragione al Comune, confermando la legittimità della tassazione. L’Ente Religioso ha quindi proposto ricorso per cassazione per far valere le proprie ragioni.

La scelta della definizione agevolata per risolvere la controversia

Nelle more del giudizio di legittimità, il legislatore ha introdotto una nuova opportunità di definizione agevolata delle controversie tributarie. L’Ente Religioso ha valutato conveniente usufruire di questa sanatoria per evitare il rischio di una decisione sfavorevole e per abbattere i costi delle sanzioni. Ha quindi provveduto al pagamento di quanto dovuto al Comune secondo le modalità previste dalla legge per la cosiddetta rottamazione. Una volta perfezionato il pagamento, il difensore dell’Ente Religioso ha depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. Il Comune non ha sollevato obiezioni a questa richiesta, accettando la chiusura anticipata della lite.

Le motivazioni della Cassazione sull’estinzione del giudizio

Le motivazioni della Cassazione sull’estinzione del giudizio si concentrano sulla validità della rinuncia presentata dalla parte ricorrente. I giudici di legittimità hanno preso atto del deposito della memoria difensiva contenente la rinuncia formale al ricorso. Poiché l’Ente Religioso ha dimostrato di aver pagato le somme dovute tramite la definizione agevolata, la materia del contendere è venuta meno. La Corte ha quindi applicato le norme del codice di procedura civile che regolano la rinuncia agli atti del giudizio. Quando il ricorrente rinuncia e l’altra parte non si oppone, il processo non può proseguire e il giudice deve limitarsi a dichiararne l’estinzione.

Le conclusioni sul pagamento delle spese e del contributo unificato

Le conclusioni sul pagamento delle spese e del contributo unificato confermano un principio molto favorevole per il contribuente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio e ha disposto la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti. Questo significa che ciascun soggetto pagherà i propri difensori senza dover rimborsare le spese dell’avversario. Inoltre, i giudici hanno chiarito che in caso di definizione agevolata non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questa misura sanzionatoria colpisce solo chi vede respinto il proprio ricorso per infondatezza o inammissibilità, e non chi sceglie la via dell’accordo transattivo con il fisco.

Cosa succede se si rinuncia al ricorso dopo aver pagato con la definizione agevolata?
Il processo in Cassazione si estingue immediatamente e la lite con l’amministrazione comunale viene considerata definitivamente chiusa.

In caso di estinzione del giudizio si deve pagare il doppio contributo unificato?
No, il raddoppio della tassa giudiziaria si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, non per la rinuncia dovuta a sanatoria.

Come vengono regolate le spese legali dopo la rottamazione della causa?
Di norma i giudici dispongono la compensazione delle spese, il che significa che ogni parte sostiene i costi del proprio avvocato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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