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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2025

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299 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Prededuzione tra procedure: no al nesso automatico
Una banca ha richiesto il riconoscimento della prededuzione per un suo credito nell'ambito di un'amministrazione straordinaria, basandosi sul fatto che tale privilegio era stato concesso in una precedente procedura di amministrazione giudiziaria antimafia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste una 'consecutio' (continuità) tra le due procedure, data la loro natura e finalità radicalmente diverse. La prededuzione riconosciuta in un procedimento di prevenzione non si trasferisce automaticamente a una successiva procedura concorsuale per insolvenza.
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Licenziamento per insubordinazione: quando è valido
Un lavoratore è stato licenziato per aver gravemente insultato e minacciato un superiore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per insubordinazione, rigettando il ricorso del dipendente. La sentenza chiarisce che le dichiarazioni scritte di terzi sono ammissibili come prove atipiche e che i precedenti comportamenti del lavoratore, anche se risalenti nel tempo, possono essere considerati per valutare la gravità complessiva della condotta.
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Remunerazione Specializzandi: No a Rimborsi Retroattivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzatisi tra il 1990 e il 2000, i quali richiedevano un adeguamento economico della loro borsa di studio a quella, più elevata, percepita dai colleghi iscritti dopo il 2006. La Corte ha stabilito che nessuna norma europea imponeva un importo minimo per la remunerazione specializzandi, lasciando la decisione alla discrezionalità dello Stato. Inoltre, ha chiarito che una legge più favorevole successiva non può essere applicata retroattivamente e non viola il principio di parità di trattamento, poiché le situazioni giuridiche, maturate in tempi diversi, non sono paragonabili.
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Cessione azienda bancaria: chi paga i debiti?
La Corte di Cassazione chiarisce che in una cessione azienda bancaria regolata da leggi speciali, l'istituto acquirente non risponde dei debiti verso gli azionisti della banca in crisi se questi sono esplicitamente esclusi dal perimetro della cessione. La decisione sottolinea come la finalità di stabilità finanziaria giustifichi questa deroga, allocando il rischio d'impresa sugli azionisti e confermando la legittimità della normativa di settore.
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Onere della prova tributario: la visura camerale basta
Un contribuente ha impugnato un'ingiunzione per l'imposta sulla pubblicità, negando di essere il soggetto passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per soddisfare l'onere della prova tributario, una visura camerale che identifica il contribuente come titolare dell'attività pubblicizzata è una prova documentale sufficiente. Il ricorso è stato inoltre dichiarato in parte inammissibile per difetto di autosufficienza.
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Diniego di giurisdizione: i limiti della Cassazione
Una casa di cura privata ha impugnato un taglio al tetto di spesa imposto da un'amministrazione regionale. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso basandosi su una "clausola di salvaguardia" contrattuale. La clinica ha allora fatto ricorso in Cassazione per un presunto diniego di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione di una norma sostanziale da parte del giudice amministrativo costituisce un errore di giudizio, non un diniego di giurisdizione, e quindi non è sindacabile dalla Suprema Corte per motivi di giurisdizione.
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Credito prededucibile: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, non gode di prededuzione nella successiva procedura di amministrazione straordinaria per insolvenza. La decisione si fonda sulla profonda diversità di finalità e presupposti tra le due procedure, che impedisce la cosiddetta 'consecuzione' e il trasferimento del privilegio processuale. Il credito prededucibile, quindi, non sopravvive al di fuori della procedura in cui è nato.
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Integrazione al minimo: negata con pensione estera
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'integrazione al minimo a un pensionato titolare di una pensione italiana pro-rata e di una autonoma pensione svizzera. La decisione si fonda sul superamento dei limiti di reddito previsti dalla legge, in quanto la pensione estera, essendo di importo considerevole, viene conteggiata come reddito, escludendo così il diritto al supplemento statale.
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Esenzione TOSAP: quando è dovuta per parcheggi?
Una società che gestiva un complesso sportivo pubblico in concessione ha contestato il pagamento della TOSAP per un'area parcheggio annessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione TOSAP non si applica quando l'occupazione del suolo pubblico, seppur legata a un servizio, è finalizzata a un'attività d'impresa con scopo di lucro, sottraendo l'area all'uso collettivo.
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Calcolo pensione commercialisti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo pensione commercialisti, rigettando il ricorso di una Cassa previdenziale. L'ordinanza stabilisce l'illegittimità dell'applicazione retroattiva di regolamenti peggiorativi e del contributo di solidarietà imposto senza base legale. Accolto invece il ricorso del professionista sulla corretta inclusione degli anni di reddito per la determinazione della media pensionabile, riaffermando il principio del pro rata.
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Anzianità di servizio: non basta per la carriera
Un dipendente pubblico, trasferito a un nuovo ente, si è visto negare il riconoscimento della piena anzianità di servizio ai fini della progressione economica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la progressione non è automatica ma dipende dalle specifiche previsioni della contrattazione collettiva del nuovo ente, che possono valorizzare criteri diversi dalla mera anzianità.
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Blocco stipendi PA: no a risarcimenti per il 2010-2015
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano un risarcimento per il blocco degli stipendi imposto tra il 2010 e il 2015. La Corte ha stabilito che la sentenza della Corte Costituzionale (n. 178/2015), pur dichiarando illegittimo il protrarsi del blocco, ha avuto l'effetto di ripristinare la procedura di contrattazione collettiva, ma non ha creato un diritto automatico a recuperare le mancate progressioni economiche o a ottenere specifici aumenti. Il blocco stipendi PA è stato considerato una misura temporanea e proporzionata, giustificata dalla grave crisi finanziaria e dalla necessità di contenere la spesa pubblica, senza violare il principio di una retribuzione equa e sufficiente.
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Definizione agevolata: sì per l’atto di pagamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'intimazione di pagamento notificata agli ex soci e all'ex liquidatore di una società estinta costituisce il primo atto impositivo nei loro confronti. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha chiarito che, quando un atto è il primo a comunicare la pretesa fiscale al contribuente (in questo caso, i successori della società), esso è impugnabile nel merito e rientra nell'ambito della sanatoria, portando all'estinzione del giudizio pendente.
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Impugnazione atti esecutivi: quando il debito è finale
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione di successivi atti esecutivi, come i pignoramenti, rende definitivo il debito tributario, sanando di fatto il vizio di notifica originario. La Corte ha anche chiarito che le violazioni procedurali in primo grado non comportano automaticamente la retrocessione del giudizio e che la querela di falso non impone una sospensione automatica del processo.
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Accertamento induttivo: legittimo con prove presuntive
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile e movimentazioni bancarie non registrate. Nonostante la contabilità del contribuente fosse formalmente regolare, la Corte ha ritenuto valido l'operato dell'amministrazione finanziaria, fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti di maggiori ricavi. L'ordinanza chiarisce i presupposti per l'utilizzo di questo strumento, la validità dell'accertamento parziale e i criteri per la determinazione della percentuale di ricarico, rigettando integralmente il ricorso del contribuente.
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Contratto di locazione: validità e onere della prova
Una società fornitrice di attrezzature mediche ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una clinica sua cliente per canoni di locazione non pagati. Il fallimento si è opposto, sostenendo la nullità dei contratti per conflitto di interessi e la loro inefficacia per mancanza di autorizzazioni durante una procedura di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale del contratto di locazione: per concedere un bene in locazione è sufficiente averne la disponibilità materiale, non essendo necessaria la prova della proprietà.
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Impugnazione trasferimento: oneri in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un trasferimento. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza: il ricorrente non aveva trascritto nel ricorso le clausole contrattuali e del CCNL contestate, impedendo alla Corte di valutare il merito della questione. L'impugnazione del trasferimento è stata quindi respinta per ragioni puramente procedurali, confermando la validità delle motivazioni aziendali, che includevano non solo un aumento di attività nella nuova sede ma anche un calo in quella di origine.
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TFS dipendenti enti soppressi: la Cassazione decide
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un'amministrazione regionale, ha richiesto a quest'ultima il pagamento della quota di Trattamento di Fine Servizio (TFS) maturata presso l'ente originario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La motivazione si fonda sul fatto che l'ente originario aveva stipulato polizze assicurative private per il TFS dei propri dipendenti, esonerandosi così dal versamento al fondo pubblico. Di conseguenza, nessun accantonamento è stato trasferito alla Regione al momento del passaggio del personale, la quale non era quindi tenuta a corrispondere il TFS per il periodo di lavoro precedente. La sentenza chiarisce gli obblighi del datore di lavoro subentrante in caso di TFS dipendenti enti soppressi gestito tramite assicurazioni private.
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Natura giuridica ente: quando si applica il diritto privato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un consorzio, anche se partecipato da enti pubblici e svolgente attività di interesse pubblico, deve essere considerato un soggetto di diritto privato se non è stato istituito con una specifica legge statale o regionale. Di conseguenza, i rapporti di lavoro dei suoi dipendenti sono regolati dal diritto privato e non dalle norme sul pubblico impiego. La qualifica di 'organismo di diritto pubblico' ai fini delle normative europee sugli appalti non è sufficiente a modificare la natura giuridica dell'ente per quanto riguarda il diritto del lavoro.
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Obbligo di repêchage: no a un nuovo contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. L'azienda, invece di adempiere all'obbligo di repêchage cercando una ricollocazione interna, aveva proposto al dipendente una nuova assunzione a termine con mansioni e retribuzione inferiori. Secondo la Corte, questa offerta non costituisce un valido tentativo di salvaguardare il posto di lavoro, ma ne conferma anzi la disponibilità, rendendo il recesso ingiustificato.
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