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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2025

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299 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha esaminato il caso di alcuni medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la scuola di specializzazione, in base a vecchie direttive comunitarie. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, ribadendo due principi fondamentali: primo, per ottenere il risarcimento, è necessario dimostrare l'equivalenza sostanziale tra la propria specializzazione e quelle elencate nelle direttive; secondo, il diritto al risarcimento è soggetto a prescrizione decennale che decorre dal 27 ottobre 1999. La decisione sottolinea l'importanza dell'onere della prova a carico del medico e consolida un orientamento giuridico ormai stabile sulla remunerazione medici specializzandi.
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Inquadramento superiore: il ruolo non basta, contano i fatti
Un lavoratore ha richiesto un inquadramento superiore per il suo ruolo di "Capo UTE". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali di merito. L'ordinanza chiarisce che per ottenere un inquadramento superiore non è sufficiente la qualifica formale, ma è necessario dimostrare lo svolgimento effettivo di mansioni direttive con autonomia e discrezionalità, come previsto dalle declaratorie del contratto collettivo, distinguendole dal mero coordinamento del personale.
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Autorizzazione scarico a mare: quando è necessaria?
Un dirigente di un ente locale è stato sanzionato per aver installato un tubo di troppo pieno per una fognatura senza una specifica autorizzazione regionale. Sosteneva che, essendo parte di un sistema esistente, bastasse il parere della Capitaneria di Porto. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che qualsiasi nuovo scarico o modifica sostanziale, anche se per sicurezza, richiede una nuova e specifica autorizzazione scarico a mare dall'autorità competente, poiché rappresenta una potenziale fonte di inquinamento.
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Rapporto di agenzia: quando non è lavoro subordinato
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che nega la natura di lavoro subordinato a un rapporto di agenzia. La Corte ha stabilito che la presenza di una società autonoma, con una propria organizzazione e dipendenti, è incompatibile con la subordinazione, anche in presenza di ingerenze del preponente tipiche del franchising. Il ricorso degli agenti è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Ripristino riscaldamento: diritto del singolo condòmino
La Cassazione conferma il diritto di un condòmino al ripristino riscaldamento centralizzato, soppresso con delibera illegittima. L'interesse ad agire sussiste anche dopo molti anni e non configura abuso del diritto, nonostante l'installazione di impianti autonomi da parte degli altri.
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Transito personale: ok anche senza concorso iniziale
La Cassazione ha stabilito la legittimità del transito personale di un lavoratore da una società di gestione rifiuti in liquidazione a una nuova società subentrante. Sebbene una legge successiva imponesse requisiti più stringenti per le assunzioni, il trasferimento è valido perché l'assunzione originaria, avvenuta anni prima senza concorso pubblico, era conforme alla normativa vigente all'epoca. La Corte ha privilegiato un'interpretazione che tutela la stabilità occupazionale e la continuità del servizio pubblico, evitando discriminazioni.
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Contratto a progetto: quando si converte in lavoro fisso
La Corte di Cassazione ha confermato che un contratto a progetto, se privo di un progetto specifico e distinguibile dall'ordinaria attività aziendale, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Nel caso esaminato, un collaboratore addetto alla notifica di atti esattoriali ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente poiché la sua attività coincideva con l'oggetto sociale dell'azienda, senza un fine o un risultato autonomo. La Corte ha ribadito che la mancanza del requisito formale del progetto specifico attiva una presunzione assoluta di subordinazione, escludendo la possibilità per l'azienda di fornire una prova contraria.
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Trasferimento d’azienda: prova libera per i terzi
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per differenze retributive, sostenendo che l'attività aziendale gli era stata trasferita dal padre. Il datore di lavoro ha contestato il trasferimento, appellandosi alla mancanza di un atto scritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligo della prova scritta per un trasferimento d'azienda vige solo tra le parti contraenti. I terzi, come i dipendenti, possono invece dimostrare l'avvenuto trasferimento con qualsiasi mezzo di prova, incluse le testimonianze.
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Rimborso accise energia: la Cassazione conferma il diritto
Una società turistica ha richiesto e ottenuto la restituzione di addizionali provinciali sull'accisa elettrica da una società fornitrice di energia, poiché ritenute illegittime secondo il diritto europeo. La società energetica ha impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione, la quale ha rigettato il ricorso. La Suprema Corte ha confermato il principio secondo cui il consumatore finale ha diritto di chiedere il rimborso delle accise sull'energia direttamente al fornitore, il quale a sua volta potrà rivalersi sullo Stato. La dichiarata illegittimità della norma interna fa venire meno la causa del pagamento fin dall'origine.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30145/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione negli anni '80. La Corte ha confermato la consolidata giurisprudenza sulla prescrizione medici specializzandi, stabilendo che il diritto al risarcimento si è estinto per il decorso del termine decennale. Inoltre, i ricorrenti sono stati condannati per lite temeraria, avendo agito contro un orientamento giuridico ormai pacifico.
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Vivenza a carico: indennizzo negato senza prova
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'assegno 'una tantum' alla vedova di un uomo deceduto a causa di emotrasfusioni infette. Il motivo del rigetto risiede nella mancata dimostrazione del requisito della 'vivenza a carico', ovvero della dipendenza economica dal coniuge defunto. La Corte ha stabilito che tale presupposto è ancora essenziale ai fini del beneficio e che la semplice coabitazione non è una prova sufficiente.
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Riconoscimento scuola paritaria: validità del titolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore del settore scolastico, escluso dalle graduatorie per l'invalidità del suo diploma. Sebbene l'istituto che ha rilasciato il titolo avesse ottenuto un riconoscimento scuola paritaria retroattivo, la Corte ha stabilito che tale riconoscimento non può sanare la violazione delle norme sull'ordinamento didattico. Nello specifico, l'istituto non poteva validamente attivare un corso triennale in un anno in cui la normativa prevedeva la sua soppressione, rendendo il titolo privo di valore legale.
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Trascrizione domanda giudiziale: quando è essenziale
Una sentenza che ordina la modifica di un immobile per violazione delle distanze legali è stata ritenuta inefficace nei confronti dei nuovi proprietari. La Corte di Cassazione ha confermato che, in assenza di una tempestiva trascrizione della domanda giudiziale, la sentenza non è opponibile a chi ha acquistato l'immobile in pendenza di giudizio, anche se era a conoscenza della causa. La conoscenza di fatto non sostituisce la pubblicità legale.
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Rendita catastale: no Docfa per la riduzione
Una società ha tentato di ridurre la rendita catastale di un immobile usando la procedura Docfa, motivandola con un calo della redditività di mercato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il Docfa serve solo a dichiarare variazioni fisiche dell'immobile, non a recepire mutamenti economici. Per tali riduzioni, è necessario seguire una procedura specifica, basata sulla discrepanza significativa e prolungata tra reddito effettivo e rendita.
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Demansionamento: risarcimento confermato dalla Cassazione
Un lavoratore di un'azienda di telecomunicazioni ha ottenuto il risarcimento per demansionamento dopo essere stato assegnato a mansioni inferiori al suo livello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando l'illegittimità della condotta e la correttezza della quantificazione equitativa del danno professionale, basata su presunzioni come la durata del demansionamento e la qualità dell'attività lavorativa.
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Clausola di contingentamento: chi prova il rispetto?
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto di lavoro da tempo determinato a indeterminato a causa del superamento della soglia numerica legale. La sentenza ribadisce che l'onere di provare il rispetto della clausola di contingentamento spetta interamente al datore di lavoro. Inoltre, il calcolo non deve basarsi su una media mensile, ma sul numero complessivo di assunzioni a termine stipulate nell'arco dell'anno di riferimento, consolidando un principio a tutela dei lavoratori.
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Risarcimento danni futuri: prova e allegazione
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un'azienda idrica per i danni strutturali a un complesso immobiliare causati da perdite dalla rete idrica. I tribunali hanno riconosciuto un risarcimento per i costi già sostenuti ma hanno respinto la richiesta di risarcimento danni futuri. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il danneggiato ha l'onere di fornire prove concrete e allegazioni specifiche sui danni futuri, non potendo demandare tale accertamento a una consulenza tecnica meramente esplorativa.
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Impianto carburanti bene immobile: la Cassazione decide
Una società ha impugnato l'avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate che considerava l'intero impianto di distribuzione carburanti come un unico bene immobile ai fini dell'imposta di registro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un impianto carburanti è un bene immobile nella sua totalità, comprese le attrezzature come pompe, serbatoi e tettoie, in virtù della loro connessione funzionale e strutturale con il suolo, a prescindere dalla loro potenziale amovibilità.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i motivi spiegati
Un agente commerciale si è visto respingere il proprio ricorso dalla Corte di Cassazione. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi presentati, tra cui la confusione delle censure, la mancata autosufficienza e l'introduzione di nuove questioni. Questo caso evidenzia le regole stringenti per l'accesso al giudizio di legittimità, confermando che l'inammissibilità del ricorso cassazione scatta quando non vengono rispettati precisi requisiti formali e sostanziali.
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Recesso giusta causa agente: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per giusta causa di un agente che aveva omesso di versare alla società preponente le somme incassate dai clienti. La Corte ha ritenuto tale condotta, unita all'alterazione dello stato delle pratiche nel sistema informativo, una violazione talmente grave del rapporto fiduciario da giustificare la risoluzione immediata del contratto, negando all'agente il diritto a qualsiasi indennità. Il ricorso dell'agente è stato dichiarato inammissibile.
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