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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2025

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299 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privato sulla pensione di un iscritto. L'ordinanza stabilisce che una tale trattenuta, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legale specifica che non può essere sostituita da un regolamento interno della Cassa. Viene inoltre ribadito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Sanzione disciplinare: competenza e negligenza
Un professionista riceve una sanzione disciplinare di 13 mesi di sospensione per violazioni deontologiche. La Corte di Cassazione rigetta il suo ricorso, chiarendo che la competenza professionale non è solo un titolo formale, ma la capacità concreta di svolgere un incarico. La negligenza nell'esecuzione può essere indice di un'inadeguata competenza iniziale. La Corte conferma la congruità della sanzione disciplinare professionista applicata.
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Muro di cinta e distanze: quando non si applica l’esenzione
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce la definizione di muro di cinta ai fini delle distanze tra costruzioni. Il caso riguardava un patio costruito a ridosso di un muro sul confine. La Corte ha stabilito che se il muro non è un manufatto isolato ma è strutturalmente e funzionalmente collegato al patio, l'intero complesso va considerato come un'unica costruzione. Di conseguenza, deve rispettare le distanze legali dal fondo del vicino, e il muro perde la qualifica privilegiata di semplice muro di cinta.
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Errore di fatto: quando la Cassazione lo esclude
Una professionista del settore legale, dopo aver visto respinto il suo ricorso contro alcune cartelle esattoriali, ha chiesto la revocazione dell'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tre motivi principali: la ricorrente non era iscritta all'albo speciale per le giurisdizioni superiori, il ricorso era confuso e non autosufficiente, e gli errori lamentati non erano errori di fatto (sviste percettive), ma critiche all'interpretazione giuridica della Corte (errori di giudizio).
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Sospensione feriale opposizione: la Cassazione decide
In un caso di pignoramento immobiliare, l'appello dei debitori è stato respinto perché tardivo. La Corte di Cassazione ha confermato che la sospensione feriale dei termini non si applica alle opposizioni all'esecuzione, anche se viene proposta una domanda accessoria di accertamento. Questa decisione sulla sospensione feriale opposizione esecuzione ha portato a dichiarare il ricorso inammissibile, con pesanti sanzioni per i ricorrenti per abuso del processo.
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Contratti a termine: no all’abuso nella P.A.
Una municipalità ha impiegato lavoratori con contratti a termine reiterati per servizi di giardinaggio, giustificandoli con una legge regionale per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prassi, definendola un abuso di contratti a termine poiché volti a soddisfare esigenze permanenti e non temporanee dell'ente. La Corte ha precisato che il mero richiamo a un progetto regionale non è sufficiente a legittimare la precarietà del rapporto. Sono stati respinti sia il ricorso del Comune sia quello dei lavoratori sulle spese legali.
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Reiterazione abusiva: la Cassazione sui contratti
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di reiterazione abusiva di contratti a termine da parte di un ente pubblico. La Corte ha stabilito che le leggi regionali volte a promuovere l'occupazione non possono giustificare l'uso di contratti a tempo determinato per soddisfare esigenze stabili e permanenti dell'amministrazione, come la manutenzione del verde pubblico. La sentenza ha confermato il diritto del lavoratore a un risarcimento del danno per l'abuso subito, negando però la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, come previsto dalla normativa sul pubblico impiego. Entrambi i ricorsi, del lavoratore e dell'ente, sono stati rigettati.
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Reiterazione abusiva contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di reiterazione abusiva contratti a termine da parte di un Comune. L'ente locale aveva assunto per anni, con contratti a tempo determinato, lavoratori per mansioni stabili come la manutenzione del verde e il trasporto scolastico, giustificando tali assunzioni sulla base di una legge regionale per l'occupazione. La Corte ha stabilito che tali contratti sono illegittimi, poiché le finalità occupazionali di una legge regionale non possono giustificare la copertura di esigenze ordinarie e permanenti dell'amministrazione, confermando il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno.
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Conversione mutuo nullo: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la valutazione sulla conversione del mutuo nullo da fondiario a ipotecario ordinario si basa sulla volontà ipotetica delle parti, un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito. In un caso di superamento del limite di finanziabilità, la Corte ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando la conversione del contratto decisa nei gradi precedenti, poiché l'indagine sulla volontà delle parti non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per vizi di legge.
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Clausole vessatorie: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la nullità di alcune clausole vessatorie inserite in contratti di finanziamento. Tali clausole, relative a commissioni per servizi finanziari e di intermediazione, sono state ritenute nulle per indeterminatezza dell'oggetto e perché creavano un significativo squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, è stato confermato l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente pagate, specificando che l'azione va rivolta contro chi ha effettivamente incassato le somme, anche se per tramite di un rappresentante.
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Collegamento negoziale: divisione ereditaria e contratti
In una complessa disputa ereditaria tra due fratelli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado. L'errore della Corte d'Appello è stato non aver considerato il collegamento negoziale tra una serie di contratti (vendite, divisioni) che, nel loro insieme, miravano a dividere il patrimonio paterno. Interpretando gli atti singolarmente, la corte inferiore aveva erroneamente qualificato parte dell'operazione come una donazione soggetta a collazione. La Cassazione ha rinviato il caso, stabilendo che i giudici devono valutare l'intento complessivo e la funzione economica unitaria degli atti, superando la loro forma individuale.
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Divisione endoesecutiva: limiti alle eccezioni
Una debitrice ha impugnato una sentenza di divisione endoesecutiva, sostenendo l'estinzione del pignoramento originario e l'invalidità dell'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la netta autonomia tra il giudizio di divisione e il processo esecutivo. Le contestazioni relative all'esecuzione forzata devono essere sollevate esclusivamente in quella sede, non nel giudizio divisorio che ha il solo scopo di sciogliere la comunione.
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Cessione ramo d’azienda: doppio stipendio legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che in caso di cessione ramo d'azienda dichiarata illegittima, il lavoratore ha diritto alla retribuzione dal datore di lavoro originario (cedente) anche se ha continuato a lavorare e percepire uno stipendio dal nuovo datore (cessionario). La Corte ha chiarito che si configurano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con il cedente, ripristinato dalla sentenza, e uno 'de facto' con il cessionario. Pertanto, la retribuzione percepita non può essere detratta da quella dovuta dal cedente, che si trova in mora credendi per non aver accettato la prestazione lavorativa offerta dal dipendente.
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Cartella di pagamento: quando è valida senza preavviso?
Una società ha ricevuto una cartella di pagamento IVA a seguito di un controllo automatizzato. L'azienda ha contestato l'atto sostenendo la mancata ricezione della comunicazione di irregolarità e un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in caso di correzione di errori emersi direttamente dalla dichiarazione del contribuente, l'amministrazione finanziaria non ha l'obbligo di inviare una comunicazione preventiva. La cartella di pagamento, in tali circostanze, è legittima e la sua motivazione può consistere nel semplice richiamo alla dichiarazione stessa.
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Compensi sportivi dilettantistici: quando sono esenti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che i compensi sportivi dilettantistici non sono automaticamente esenti da contributi previdenziali. Se l'attività dell'istruttore è svolta con carattere di professionalità, abitualità e prevalenza, anche se non in via esclusiva, i compensi sono soggetti a contribuzione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società sportiva, confermando che la mera affiliazione al CONI non è sufficiente e che l'onere di provare la natura non professionale della prestazione spetta alla società stessa.
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Rendita catastale: quando la motivazione è valida
Una società alberghiera ha contestato la metodologia di calcolo della propria rendita catastale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione del metodo utilizzato dall'Agenzia delle Entrate è una questione di merito non sindacabile in sede di legittimità, a meno che la motivazione della sentenza di appello non sia del tutto assente o meramente apparente. Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto che la decisione impugnata fosse sorretta da un ragionamento logico e comprensibile, confermando così la validità dell'accertamento fiscale.
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APE sociale: ok con lavori brevi dopo licenziamento
Un lavoratore, licenziato collettivamente e poi rioccupato con contratti a termine inferiori a sei mesi, si vede negare l'APE sociale dall'ente previdenziale. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto, stabilendo che i lavori brevi non interrompono lo stato di disoccupazione originario, che resta il presupposto valido per accedere alla prestazione.
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Licenziamento disciplinare: quando è sproporzionato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un dipendente di banca. Il caso riguardava infedeli dichiarazioni su rimborsi chilometrici e la percezione indebita di un'indennità per il domicilio. La Corte ha ritenuto la sanzione espulsiva sproporzionata rispetto alla reale gravità dei fatti, evidenziando come episodi circoscritti e di modesta entità, a fronte di una lunga carriera senza rilievi, non giustifichino la massima sanzione.
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Contributi consortili: la validità dei piani datati
La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi consortili sono legittimi anche se basati su un piano di classifica adottato secondo una normativa regionale successivamente abrogata. L'inclusione di un immobile nel perimetro di contribuenza crea una presunzione di beneficio. Di conseguenza, spetta al contribuente, e non al consorzio, l'onere di provare in modo specifico l'assenza di vantaggi diretti dalle opere di bonifica. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le eccezioni sollevate per la prima volta in appello, ribadendo la necessità di presentare tutte le contestazioni sin dal primo grado di giudizio.
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Dichiarazione TARI errata: l’onere della prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento TARI, sostenendo che la propria dichiarazione originaria indicasse una superficie tassabile errata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in materia di TARI: la contestazione di una dichiarazione TARI errata non può avvenire per la prima volta in sede giudiziale. È onere del contribuente dimostrare preventivamente, tramite una denuncia originaria o di variazione, quali aree non producono rifiuti e devono quindi essere escluse dal calcolo. L'omissione di questa procedura amministrativa preclude la possibilità di far valere l'errore in tribunale.
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