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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2022

61 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Patrocinio a spese dello Stato: stop al ricorso tardivo del PM
La Procura della Repubblica ha presentato opposizione contro la liquidazione del compenso spettante al difensore di un cittadino ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale ha dichiarato tardivo il ricorso ministeriale. L'ufficio requirente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver mai ricevuto la comunicazione ufficiale del decreto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che l'annotazione di presa visione del fascicolo equivale a piena conoscenza legale. Inoltre, l'impugnazione è avvenuta a distanza di oltre due anni, superando ampiamente sia il termine breve di trenta giorni sia il termine decadenziale semestrale applicabile a tutti i provvedimenti decisori. Il difensore mantiene integralmente il compenso liquidato.
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Indennità Disoccupazione Agricola: Terzo Elemento Già Incluso?
Una lavoratrice agricola ha chiesto all'INPS un ricalcolo dell'indennità di disoccupazione agricola per il 2013, sostenendo che il salario base dovesse essere aumentato del "terzo elemento" (una maggiorazione per festività e altre indennità). La Corte d'Appello aveva già respinto la sua richiesta, ritenendo che il "terzo elemento" fosse già incluso nel salario contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della lavoratrice. Pertanto, il calcolo indennità disoccupazione agricola non è stato modificato, e la lavoratrice non ha ottenuto l'aumento delle prestazioni né della contribuzione figurativa.
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Azione revocatoria trust: vince la banca contro il blocco beni
Un fideiussore ha garantito i debiti di una società verso un istituto di credito. Successivamente, insieme alla moglie, ha costituito un trust conferendovi i propri beni immobili personali. La banca ha promosso l'azione revocatoria trust per ottenere l'inefficacia dell'atto. I coniugi si sono difesi sostenendo la presenza di un patrimonio residuo sufficiente e l'assenza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. I giudici hanno chiarito che il pericolo di danno sussiste anche quando un atto rende soltanto più difficile o incerto il recupero del credito. La Suprema Corte ha confermato la revoca dell'atto e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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IMU leasing risoluzione contratto: chi paga se l’immobile non torna?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo all'IMU dopo la risoluzione di un contratto di leasing. Un'Azienda Concedente aveva concesso immobili in leasing. I contratti si erano risolti per inadempimento dell'Utilizzatore, ma gli immobili non erano stati restituiti. Il Comune aveva emesso avvisi di accertamento IMU a carico dell'Azienda Concedente. La Cassazione ha confermato che, in caso di risoluzione del contratto di leasing, il locatore (Azienda Concedente) torna ad essere il soggetto passivo dell'IMU, anche se non ha ancora la disponibilità materiale del bene. La richiesta di annullamento delle sanzioni per incertezza normativa deve essere proposta fin dal primo grado di giudizio. Il ricorso dell'Azienda Concedente è stato rigettato, confermando la sua responsabilità per l'IMU.
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Inammissibilità ricorso per Cassazione: Dichiarazione esenzione non allegata
Una Lavoratrice ha cercato di ottenere il riconoscimento delle giornate lavorative agricole per l'anno 2008. La Corte d'Appello ha negato questo diritto, ritenendo non provato il suo effettivo impiego. La Lavoratrice ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la condanna alle spese processuali e affermando di aver già depositato la dichiarazione per l'esenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. La Lavoratrice non aveva infatti allegato o trascritto adeguatamente la dichiarazione di esenzione nel ricorso stesso, violando le norme procedurali. Questo ha comportato la necessità di versare un ulteriore contributo unificato.
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Rimborso Contributi INPS: Aiuti di Stato illegittimi e il no della Cassazione
Un Lavoratore ha chiesto il rimborso di contributi INPS versati tra il 2002 e il 2008, sostenendo di aver diritto a un'agevolazione per i danni subiti da un sisma. Questa agevolazione era stata però dichiarata "Aiuto di Stato illegittimo" dalla Commissione Europea. Il Lavoratore ha impugnato la decisione che gli negava il rimborso, affermando che la normativa prevedeva eccezioni per le calamità naturali e per chi non svolgeva attività d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Lavoratore non aveva dimostrato di rientrare nelle eccezioni previste dalla decisione europea. Pertanto, il "Rimborso contributi INPS" non era dovuto.
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Accordo stragiudiziale e cessazione della materia del contendere
L'Azienda Sanitaria ha impugnato in Cassazione la decisione che la vedeva condannata al pagamento di ingenti somme verso la Società Fornitrice. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno sottoscritto un accordo stragiudiziale per definire l'intera vertenza, risolvendo anche gli errori sui pagamenti già effettuati. L'Azienda Sanitaria ha quindi depositato una memoria comunicando la mancanza di interesse a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'intesa e ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Questo determina la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre stabilito l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato poiché l'inammissibilità è sopraggiunta solo dopo l'accordo.
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Pagamento contestato: la Revocatoria fallimentare e la crisi aziendale
L'Azienda in Amministrazione Straordinaria ha chiesto la `revocatoria fallimentare` di un pagamento ricevuto dal Fornitore. Il Tribunale aveva respinto la domanda, non ritenendo provata la `scientia decoctionis` del Fornitore. La Corte d'Appello ha invece accolto la richiesta, basandosi su vari indizi che dimostravano la conoscenza dello stato di insolvenza. Il Fornitore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione degli elementi probatori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione della `scientia decoctionis` è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non riesaminabile in sede di legittimità.
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Licenziamento illegittimo: chi restituisce l’indebito pensionistico?
Un lavoratore, licenziato illegittimamente, ha ottenuto un risarcimento che teneva conto della pensione già percepita. L'Ente Previdenziale ha chiesto la **restituzione dell'indebito pensionistico** al lavoratore, sostenendo che le somme erano state erogate senza titolo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dell'Ente. Ha stabilito che l'Ente Previdenziale deve chiedere la restituzione al datore di lavoro, il quale si è indebitamente arricchito detraendo la pensione dal risarcimento dovuto al lavoratore. Il lavoratore non deve restituire nulla all'Ente.
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Prescrizione contributi INPS: risponde l’ente e non l’esattore
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento eccependo l'intervenuta prescrizione contributi INPS per crediti previdenziali richiesti tramite cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha confermato che l'opposizione fondata unicamente sull'estinzione del debito per decorso del tempo deve rivolgersi esclusivamente contro l'ente impositore e non contro l'agente della riscossione. Quest'ultimo svolge mere funzioni operative, mentre l'ente previdenziale rimane l'unico titolare sostanziale del credito. I giudici hanno respinto i ricorsi e confermato la compensazione delle spese legali.
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Riduzione della pretesa tributaria e terreni edificabili
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento ICI relativo a quattro terreni considerati edificabili. Nel corso della causa, il Comune ha riconosciuto errori di calcolo e ridotto l'importo preteso. I giudici di merito hanno accolto parzialmente il ricorso riducendo la base imponibile del 50%. Il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che tale rettifica integrasse una motivazione postuma illegittima e che il diniego di una concessione edilizia escludesse l'edificabilità dei suoli. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la riduzione della pretesa tributaria in giudizio è pienamente lecita perché non crea un nuovo atto né lede il diritto di difesa. Inoltre, la destinazione urbanistica inserita nel piano regolatore prevale sul singolo diniego edilizio.
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Azione revocatoria: cedere immobili per quote non salva i beni
I garanti di una società fallita hanno conferito due beni immobili di loro proprietà a una società immobiliare terza, ricevendo in cambio quote societarie. Due banche creditrici hanno avviato l'azione revocatoria per far dichiarare inefficace tale conferimento, sostenendo che le quote societarie sono molto più difficili da pignorare rispetto agli immobili. I garanti hanno impugnato la decisione sfavorevole sostenendo che la causa andasse sospesa per la pendenza di un giudizio sull'esatto ammontare del credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei garanti. I giudici hanno chiarito che l'azione revocatoria può essere esercitata anche per un credito contestato o non ancora quantificato. La sostituzione di immobili pignorabili con quote societarie costituisce una variazione peggiorativa del patrimonio e danneggia direttamente i creditori.
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Amministratore e Lavoro Subordinato: la Cassazione fa chiarezza
L'Ente Previdenziale ha disconosciuto il rapporto di lavoro subordinato tra una Cooperativa e il suo amministratore, ritenendolo non valido ai fini contributivi. La Cooperativa e l'amministratore hanno contestato, ma i giudici hanno escluso il lavoro subordinato per l'amministratore, poiché il suo ruolo decisionale rendeva impossibile l'eterodirezione, elemento chiave del lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso e ribadendo che la compatibilità tra ruolo di amministratore e lavoro subordinato dipende dalla prova dell'effettiva soggezione al potere direttivo.
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Area Edificabile ai Fini ICI: Tassa Dovuta Senza Permesso
Alcuni eredi hanno impugnato un avviso di accertamento comunale riguardante un terreno considerato area edificabile ai fini ICI. I contribuenti sostenevano che il terreno dovesse qualificarsi come agricolo a causa del diniego di una concessione edilizia legata al superamento della volumetria di zona. Contestavano inoltre la memoria difensiva del Comune, ritenendola una tardiva e inammissibile motivazione postuma per aver rettificato al ribasso i conteggi. I giudici di merito hanno confermato la natura edificabile del fondo, riducendo l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti. La Corte ha stabilito che la natura edificatoria dipende dalla pianificazione generale del Piano Regolatore e che la riduzione spontanea del tributo da parte dell'ente locale non viola il diritto di difesa del contribuente.
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Servitù di non edificare e accordo tra le parti in Cassazione
L'erede del proprietario originario promuove un'azione giudiziaria contestando la violazione di un vincolo edilizio stabilito in un vecchio atto di vendita. Il ricorrente chiede la demolizione dei manufatti realizzati sui terreni vicini. La Corte d'Appello rigetta la domanda, qualificando il divieto come un semplice obbligo personale tra i contraenti originari e non come una servitù di non edificare trasferibile ai successivi acquirenti. Il contenzioso giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo stragiudiziale definitivo per porre fine alla causa. La Suprema Corte prende atto dell'intesa transattiva depositata dai legali e dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo annulla integralmente l'efficacia della sentenza impugnata e dispone la compensazione delle spese di lite tra tutti i partecipanti.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: prova e nesso causale
Un cliente ha citato in giudizio il proprio legale chiedendo un risarcimento per presunta negligenza professionale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta risarcitoria per assenza di prove sul legame tra la condotta del legale e l'esito negativo della causa. Il cliente ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di ultra petizione e l'omesso esame di elementi decisivi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la sussistenza della responsabilità professionale dell'avvocato richiede la prova rigorosa del nesso causale, ossia che una difesa diversa avrebbe fatto vincere il giudizio. Inoltre, il cliente aveva revocato il mandato senza nominare tempestivamente un nuovo difensore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azienda Contesta Sanzioni sul Lavoro: La Cassazione Rigetta il Ricorso
Un'Azienda e il suo Liquidatore hanno ricevuto un'ordinanza di ingiunzione per "Sanzioni per violazioni sul lavoro" relative al collocamento. Hanno impugnato la decisione che aveva parzialmente annullato la sanzione, ma confermato le violazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il loro ricorso. Ha ritenuto che i motivi presentati dall'Azienda e dal Liquidatore fossero inammissibili o infondati. La Cassazione ha così confermato la validità delle "Sanzioni per violazioni sul lavoro" e la correttezza della decisione precedente.
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Moglie Custode vs Azienda: Negato il Riconoscimento del Rapporto di Lavoro Subordinato
Una donna ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con un'Azienda che gestisce l'acqua. La donna sosteneva di aver svolto mansioni di custodia presso una casa cantoniera, in assenza del marito dipendente. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, evidenziando la mancanza di prove specifiche sulle mansioni e sull'eterodirezione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che i giudici precedenti avevano correttamente valutato il merito della questione, non limitandosi a vizi procedurali. La donna ha perso la causa e deve pagare le spese legali.
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Dichiarazione di Fallimento: Credito Controverso non Ferma la Sentenza
Un Comune creditore ha chiesto la dichiarazione di fallimento di un'Azienda per un debito rilevante, accertato tramite un lodo arbitrale. Nonostante l'efficacia esecutiva del lodo fosse stata sospesa, la Corte d'Appello ha confermato il fallimento. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione del credito e lo stato di insolvenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per la dichiarazione di fallimento non è necessario un accertamento definitivo del credito, ma basta una valutazione incidentale della sua esistenza. Inoltre, lo stato di insolvenza è un apprezzamento di fatto insindacabile in Cassazione se ben motivato. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Patrocinio a spese dello Stato: vince la difesa, PM tardivo
La Procura della Repubblica ha impugnato con forte ritardo il provvedimento di liquidazione della parcella spettante al difensore di un cittadino non abbiente. L'ufficio requirente sosteneva di non aver mai ricevuto una comunicazione formale del decreto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero. L'annotazione di trasmissione del fascicolo dimostra l'effettiva conoscibilità dell'atto e fa scattare i termini di decadenza per l'impugnazione. I disagi interni della pubblica accusa non giustificano il superamento delle scadenze di legge. Il provvedimento economico a tutela del difensore nell'ambito del patrocinio a spese dello Stato resta pienamente valido ed efficace.
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