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d.P.R. n.115 del 2002, art. 13 — Anno 2022

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61 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n.115 del 2002, art. 13

Contratto a progetto: quando la Cassazione lo riqualifica in lavoro subordinato
La Corte di Cassazione ha confermato la riqualificazione di contratti a progetto in rapporti di lavoro subordinato. Un gestore di una casa famiglia aveva impiegato lavoratori con contratti a progetto per servizi di badante. L'INPS e l'Ispettorato del Lavoro hanno accertato che i progetti erano generici e coincidevano con l'attività ordinaria, configurando un vero e proprio lavoro subordinato. Ciò ha comportato l'obbligo di versare i contributi non pagati e la responsabilità solidale del committente con l'appaltatore. Il ricorso del gestore è stato rigettato, ribadendo che la mancanza di specificità e autonomia rende il contratto a progetto non genuino.
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Cessazione della materia del contendere: accordo chiude la lite
Una società ha licenziato una dipendente dopo la chiusura del punto vendita, a seguito del suo rifiuto di ridurre l'orario o trasferirsi in altra sede lontana. La Corte d'Appello ha ritenuto illegittimo il recesso e ha ordinato la reintegrazione della lavoratrice con risarcimento del danno. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno stipulato un verbale di conciliazione che ha risolto in via transattiva ogni contrasto. I giudici supremi hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, rilevando l'inammissibilità sopravvenuta del ricorso, disponendo la compensazione delle spese e accertando l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Obbligo iscrizione Gestione Separata: INPS perde per vizio procedurale
L'INPS ha contestato l'esenzione dall'Obbligo iscrizione Gestione Separata per una professionista che aveva dichiarato un reddito inferiore alla soglia minima. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS, ritenendo che le sue argomentazioni non fossero pertinenti alla decisione di primo grado. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'INPS. Ha stabilito che l'ente non aveva correttamente impugnato la decisione di inammissibilità della Corte d'Appello, ma aveva riproposto questioni di merito. Questo ha reso il ricorso privo della specificità richiesta dalla legge. Di conseguenza, l'INPS deve pagare un contributo unificato aggiuntivo.
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Liquidazione del compenso difensore: il PM perde per ricorso tardivo
Un ufficio della Procura contesta il decreto di liquidazione del compenso difensore emesso a favore dell'avvocato di una parte ammessa al patrocinio statale. Il Pubblico Ministero impugna il provvedimento a distanza di quasi due anni, sostenendo di non aver mai ricevuto alcuna notifica formale dalla cancelleria. Il Tribunale respinge l'opposizione per tardività, rilevando la presenza dell'annotazione di presa visione del fascicolo risalente a ventidue mesi prima. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Procura. I giudici supremi confermano che la semplice annotazione di visione equivale alla comunicazione legale. Inoltre, l'impugnazione supera ampiamente il termine massimo consentito dalla legge per contestare i provvedimenti decisori.
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Accollo del debito: paga l’acquirente se la banca non aderisce
Una società acquista un immobile impegnandosi a saldare, a scomputo del prezzo, la quota di mutuo bancario della venditrice. L'acquirente non paga il debito e la curatela fallimentare della venditrice ne richiede l'adempimento. L'acquirente sostiene che la banca abbia accettato tacitamente l'accordo mediante la notifica di un pignoramento, configurando un accollo del debito con efficacia esterna che escluderebbe la legittimazione della venditrice. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva: la notifica dell'espropriazione è avvenuta verso l'acquirente solo in qualità di terzo proprietario del bene ipotecato, senza alcun precetto. L'istituto di credito non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere il nuovo debitore. Vince la curatela fallimentare e l'acquirente inadempiente subisce la condanna definitiva.
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Agevolazioni Terreni Agricoli: L’Affitto Causa la Decadenza Fiscale?
Una Società Agricola ha acquistato terreni beneficiando di agevolazioni fiscali, impegnandosi a coltivarli direttamente per dieci anni. Successivamente, ha affittato i terreni a un'altra entità, sebbene collegata. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato le imposte, ritenendo violato l'obbligo di coltivazione diretta. La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza agevolazioni fiscali terreni agricoli. Ha stabilito che l'affitto a terzi, anche se legati, fa perdere il beneficio, poiché l'obbligo di conduzione diretta è rigoroso e non ammette eccezioni basate su legami societari o finalità comuni.
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Avviso di accertamento TARSU: aree omesse ed esenzioni
Una società commerciale ha impugnato un avviso di accertamento TARSU per superfici scoperte non dichiarate e destinate a deposito. La società sosteneva l'inidoneità di tali aree a produrre rifiuti, l'illegittimità della sottoscrizione dell'atto da parte della concessionaria e vizi di motivazione. I giudici tributari hanno ridotto la superficie tassabile ma hanno confermato l'imposta sulle aree omesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, ribadendo che la concessionaria ha pieni poteri di firma e che le riduzioni della tassa rifiuti non operano mai in automatico, richiedendo una tempestiva dichiarazione formale da parte del contribuente.
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Indennità di vacanza contrattuale: il blocco agli arretrati
Alcune lavoratrici di una clinica privata hanno richiesto giudizialmente il riconoscimento dell'indennità di vacanza contrattuale e il pagamento di un importo una tantum per gli anni dal 2006 al 2010. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle dipendenti, confermando le decisioni di merito. I giudici hanno chiarito che l'accordo regionale di settore rinviava la trattativa senza determinare cifre, tempistiche o modalità di versamento concrete. In mancanza di elementi essenziali il credito non risulta esigibile e non fonda un diritto soggettivo azionabile. La Cassazione ha inoltre ribadito che la garanzia della giusta retribuzione ex art. 36 Cost. si applica alla globalità del trattamento economico e non alle singole voci contrattuali. La clinica ha ottenuto la conferma del rigetto, con compensazione delle spese di lite.
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Azione revocatoria ordinaria: casa venduta al nipote resta pignorabile
Un debitore ha ottenuto un finanziamento bancario garantito da una società cooperativa di garanzia fidi. Dopo aver omesso il pagamento di alcune cambiali, l'uomo ha venduto il suo unico appartamento e garage al giovane nipote a un prezzo nettamente inferiore al valore reale. La società garante ha quindi promosso un'azione revocatoria ordinaria per tutelare il proprio credito di trentamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della compravendita immobiliare. I giudici hanno valorizzato lo stretto vincolo di parentela, l'assenza di redditi del nipote e il prezzo palesemente ribassato quali prove evidenti del tentativo di sottrarre il bene ai creditori.
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Esenzione spese processuali: niente sgravi per i registri
Una lavoratrice ha citato l'Ente Previdenziale per ottenere la reiscrizione nell'elenco nominativo dei braccianti agricoli. I giudici di secondo grado hanno respinto la richiesta e l'hanno condannata al pagamento dei costi di giudizio. La donna ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata concessione dell'esonero economico per motivi reddituali. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'esenzione spese processuali non spetta nelle cause che mirano solo alla reiscrizione negli elenchi anagrafici dei lavoratori. Questo beneficio opera esclusivamente quando la causa ha per oggetto diretto l'ottenimento di una prestazione assistenziale o previdenziale specifica e non l'accertamento preliminare di uno status lavorativo.
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Sgravi contributivi e legami societari: la revoca è legittima
Una società ha impugnato l'avviso di addebito dell'ente previdenziale che revocava i benefici previdenziali legati all'assunzione di personale. L'ente ha contestato l'indebita fruizione delle agevolazioni per via della sostanziale coincidenza proprietaria e di controllo tra l'impresa richiedente e una precedente azienda. La società ha eccepito vizi formali dell'atto e l'assenza di legami societari. I giudici hanno respinto l'opposizione rilevando la tardività delle eccezioni formali e confermando la piena sussistenza dei rapporti di controllo tra le compagini. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della società, sancendo che l'interconnessione sostanziale tra le imprese preclude gli sgravi contributivi.
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Edificabilità del terreno ai fini ICI: conta il piano regolatore
Alcuni eredi hanno impugnato diversi avvisi di accertamento comunali per il mancato pagamento dell'imposta comunale sugli immobili relativa a un'area di comproprietà. I contribuenti hanno eccepito la decadenza del potere impositivo e l'assenza di valore edificatorio del suolo a causa di un precedente diniego del permesso di costruire. I giudici di merito hanno respinto i ricorsi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la legittimità della pretesa fiscale dell'ente locale. La Suprema Corte ha chiarito che l'edificabilità del terreno ai fini ICI deriva direttamente dalla destinazione urbanistica inserita nel piano regolatore generale. Il diniego del titolo edilizio non cancella la vocazione edificatoria dell'area ma incide unicamente sulla quantificazione del valore economico concreto del bene.
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Prescrizione Contributi INPS: Omissione Quadro RR non è Doloso Occultamento
L'INPS ha impugnato una sentenza che dichiarava la prescrizione contributi INPS dovuti da una professionista. L'Istituto sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, sospendendo così i termini di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la semplice omissione non equivale a doloso occultamento. L'INPS avrebbe potuto verificare i dati con i propri poteri. Pertanto, i contributi erano prescritti.
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Difesa dell’Agente della Riscossione: stop ai legali esterni
Un cittadino ha impugnato un preannuncio di fermo amministrativo sul proprio veicolo per contributi previdenziali non versati, eccependo la prescrizione del debito. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione, accertando l'estinzione del credito per decorso del termine breve. L'ente creditizio ha impugnato la decisione in Cassazione avvalendosi di un avvocato del libero foro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizio insanabile della procura. La difesa dell'Agente della Riscossione davanti ai giudici di legittimità spetta in via primaria all'Avvocatura dello Stato. L'incarico a professionisti esterni richiede una specifica e motivata delibera preventiva, del tutto assente nel caso esaminato. Il contribuente ottiene la vittoria definitiva e l'annullamento della pretesa debitoria.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: processo estinto
Un Ente locale ha contestato a una Società il mancato pagamento dell'imposta sugli immobili per l'anno 2007 in relazione ad alcune aree edificabili. La contribuente ha ottenuto l'annullamento dell'atto impositivo nei primi due gradi di giudizio. Nelle more del ricorso per cassazione promosso dall'amministrazione, la Società ha aderito alla definizione agevolata delle liti tributarie prevista dalla legge e dal regolamento comunale. La contribuente ha versato l'importo ridotto in un'unica rata e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuto perfezionamento della sanatoria tributaria, disponendo che le spese rimangano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop al ricorso ed estinzione del debito
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento ICI da parte del Comune per il possesso di terreni edificabili. La contribuente contesta la validità della delega al funzionario comunale e la congruità del valore economico attribuito ai beni. La lite prosegue fino alla Corte di Cassazione, dove la società sceglie di accedere alla procedura di definizione agevolata dei carichi tributari, pagando le rate previste e rinunciando al ricorso. I giudici di legittimità dichiarano estinto il processo per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia chiude formalmente la controversia, stabilendo la compensazione delle spese legali ed escludendo l'addebito di sanzioni processuali a carico della società.
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Definizione agevolata: stop al ricorso ed estinzione del debito
Una società contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento riguardanti l'imposta comunale sugli immobili per varie annualità pregresse. Durante il procedimento di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo, completando integralmente i pagamenti rateali previsti dal piano concordato con l'agente della riscossione. A seguito dell'adempimento e della formale rinuncia alla lite, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione delle spese legali, escludendo l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
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Esenzione TARI aree scoperte: tassa valida senza rifiuti speciali
Un'azienda ha impugnato gli avvisi di accertamento per il pagamento della tassa sui rifiuti relativi a più annualità. La commissione tributaria regionale ha escluso dal tributo i locali interni dello stabilimento in quanto destinati a lavorazioni che producono rifiuti speciali. Il giudice di merito ha invece assoggettato a tassazione i piazzali esterni, ritenendo non provata la specifica formazione di scarti speciali all'aperto. L'impresa ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omesso riconoscimento dell'agevolazione sui piazzali collegati all'attività produttiva. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Il principio confermato stabilisce che per ottenere l'esenzione TARI aree scoperte non basta un generico nesso operativo con lo stabilimento industriale, ma serve la prova rigorosa della formazione autonoma ed esclusiva di rifiuti speciali su tali superfici esterne.
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Azione revocatoria: valida anche per il credito contestato
Una società revoca l'amministratore per presunta mala gestio e promuove un giudizio risarcitorio. Due mesi dopo la cessazione dell'incarico, l'ex amministratore costituisce con il coniuge un fondo patrimoniale in cui inserisce tutti i suoi beni personali. La società esercita l'azione revocatoria per rendere inefficace tale vincolo. L'amministratore contesta la pretesa evidenziando che i primi gradi del giudizio risarcitorio avevano rigettato la richiesta economica dell'azienda. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'ex amministratore. Il Collegio stabilisce che l'azione revocatoria opera pienamente anche a presidio di crediti litigiosi o incerti, fintanto che non intervenga un giudicato formale di rigetto. L'atto di conferimento dei beni resta pertanto inefficace nei confronti della società creditrice.
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Accertamento con adesione: l’accordo firmato blocca i ricorsi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per maggiori imposte. A seguito del contraddittorio, le parti hanno sottoscritto un atto di accertamento con adesione con piano di rateizzazione. La contribuente ha versato la prima rata, ma ha interrotto i pagamenti successivi e ha impugnato l'avviso di accertamento originario dinanzi ai giudici tributari. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accordo sottoscritto e perfezionato con il pagamento della prima rata rende definitiva la pretesa fiscale concordata, precludendo ogni possibilità di contestazione giudiziale successiva.
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