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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Terza Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Tasso leasing: quando è determinato e legittimo?
Una società cliente ha contestato un contratto di leasing immobiliare, sostenendo che il tasso leasing fosse indeterminato e che il piano di ammortamento generasse anatocismo. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un tasso di interesse è valido se, pur non essendo indicato in cifra, è determinabile tramite criteri esterni e oggettivi come l'indice Euribor. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del piano di ammortamento 'alla francese', escludendo che esso produca automaticamente anatocismo.
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Ricorso per cassazione inammissibile: limiti all’appello
Un Comune ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza di un Giudice di Pace che aveva annullato una fattura idrica di 241 euro per prescrizione. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, chiarendo che le sentenze del Giudice di Pace per cause di valore inferiore a 1.100 euro, decise secondo equità, non possono essere impugnate direttamente in Cassazione ma solo tramite un appello con motivi limitati.
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Sentenza Giudice di Pace: inammissibile il ricorso
Un Comune ha impugnato una sentenza del Giudice di Pace che aveva dichiarato prescritta una bolletta idrica di 468 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che una Sentenza Giudice di Pace di valore inferiore a 1.100 euro, decisa secondo equità, può essere impugnata solo con appello a motivi limitati e non con ricorso diretto in Cassazione.
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Sentenza giudice di pace: quando il ricorso è inammissibile
Un comune ha impugnato una sentenza del Giudice di Pace che annullava una bolletta dell'acqua per prescrizione biennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede in un errore procedurale: per una sentenza giudice di pace di valore inferiore a 1.100 euro, decisa secondo equità, il rimedio corretto non è il ricorso diretto in Cassazione ma un appello con motivi limitati.
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Responsabilità commercialista: il caso del parere errato
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità commercialista per un parere fiscale errato. Un socio, consigliato di recedere dalla società con una stima fiscale di 85.000 euro, si è trovato a pagarne quasi 200.000. La Corte ha stabilito che il professionista è inadempiente se omette di informare il cliente su tutte le alternative fiscalmente più vantaggiose, come la cessione delle quote. La divergenza tra il costo stimato e quello effettivo è prova dell'inadempimento, e spetta al professionista dimostrare la non imputabilità dell'errore.
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Credito di natura pubblica: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34674/2024, ha confermato che il credito di natura pubblica, vantato da un ente gestore di fondi statali dopo aver onorato una garanzia su un finanziamento a un'impresa, può essere riscosso tramite cartella esattoriale. Dei garanti si erano opposti a tale procedura, sostenendo la natura privatistica del debito originario. La Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la surrogazione dell'ente pubblico nel diritto della banca trasforma la natura del credito, finalizzandolo al ripristino di risorse pubbliche e legittimando l'uso degli strumenti di riscossione coattiva.
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Diffamazione sindacale: quando la critica è lecita?
Una dirigente aziendale ha citato in giudizio due rappresentanti sindacali per diffamazione, a seguito di un comunicato che denunciava una "gravissima situazione" a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, nel contesto di un conflitto sindacale, l'uso di toni aspri non integra la diffamazione sindacale se la critica si basa su fatti reali e rientra nell'esercizio dei diritti sindacali.
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Opposizione atti esecutivi tardiva: inammissibile
Una società immobiliare proponeva opposizione atti esecutivi tardiva contro una procedura esecutiva, lamentando la nullità del pignoramento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'opposizione deve rispettare termini perentori, anche in caso di vizi gravi. La Corte ha inoltre sanzionato la ricorrente per lite temeraria.
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Impugnazione sentenza Giudice di Pace: Cassazione
Un comune propone ricorso per Cassazione contro una sentenza del Giudice di Pace che aveva accolto l'opposizione di un cittadino a una fattura per canoni idrici. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sul "principio dell'apparenza": poiché il primo giudice aveva qualificato l'azione come "opposizione all'esecuzione" (art. 615 c.p.c.), il corretto mezzo di impugnazione della sentenza del Giudice di Pace era l'appello e non il ricorso per Cassazione. L'errore procedurale ha precluso l'esame del merito.
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Opposizione all’esecuzione: appello, non Cassazione
Un Comune propone ricorso per Cassazione contro una sentenza del Giudice di Pace che accoglieva l'opposizione di un cittadino a una fattura per canoni idrici. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sul 'principio dell'apparenza': poiché il giudice di primo grado aveva qualificato l'azione come 'opposizione all'esecuzione' ex art. 615 c.p.c., il mezzo di impugnazione corretto era l'appello, non il ricorso diretto in Cassazione.
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Legittimazione passiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante un debito di una ex unità sanitaria. La questione centrale era il difetto di legittimazione passiva dell'ente convenuto in primo grado. Tuttavia, il ricorso è stato respinto per motivi procedurali, in particolare per la violazione del principio di specificità, poiché il ricorrente non ha adeguatamente indicato e localizzato gli atti a fondamento della sua tesi. La Corte ha sottolineato che la corretta individuazione del soggetto tenuto a rispondere in giudizio è cruciale, ma le regole processuali per l'impugnazione devono essere rigorosamente rispettate.
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Sentenza secondo equità: l’appello è l’unico rimedio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una sentenza del Giudice di Pace. Il caso riguardava una bolletta idrica da 344 euro dichiarata prescritta. La Corte ha stabilito che, per le cause di valore inferiore a 1.100 euro, la decisione è una sentenza secondo equità, impugnabile solo con appello a motivi limitati e non con ricorso diretto in Cassazione. La scelta del rimedio errato ha comportato l'inammissibilità del ricorso.
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Leasing traslativo: Cassazione su clausole e ricorso
Un imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva confermato le ingiunzioni di pagamento per canoni di leasing non saldati. L'appello, fondato sulla presunta nullità delle clausole sul foro competente e della penale in un contratto di leasing traslativo, è stato respinto. La Suprema Corte ha dichiarato i motivi principali inammissibili per vizi procedurali (mancanza di autosufficienza) e perché in contrasto con la giurisprudenza consolidata (Cass. S.U. 2061/2021), confermando così la decisione impugnata e l'ordine di pagamento.
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Responsabilità gestore idrico: chi paga i danni?
Un privato subisce danni da infiltrazioni a causa del malfunzionamento della rete fognaria e cita in giudizio la società di gestione. Quest'ultima tenta di scaricare la colpa sul Comune, proprietario della rete. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso, ha confermato il principio secondo cui la responsabilità del gestore idrico deriva dalla sua funzione di 'custode' della rete, ai sensi dell'art. 2051 c.c., indipendentemente dalla proprietà formale dell'infrastruttura.
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Giurisdizione prescrizione tributaria: chi decide?
Una società si oppone a una cartella esattoriale per prescrizione. La questione centrale riguarda la giurisdizione sulla prescrizione tributaria: è competente il giudice ordinario o quello tributario? La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione spetta al giudice tributario se la prescrizione matura dopo la notifica della cartella ma prima di un atto di pignoramento, poiché la contestazione investe il diritto stesso di procedere all'esecuzione coattiva.
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Assistenza tecnica produttore: quando è un obbligo?
Un'azienda acquista un macchinario usato e, a seguito di un guasto non dovuto a difetti di fabbricazione, chiede l'intervento del produttore originale. Quest'ultimo rifiuta. La Corte di Cassazione ha stabilito che non esiste un obbligo generale di assistenza tecnica per il produttore al di fuori della garanzia o di specifici contratti. Anche se il produttore è l'unico in grado di effettuare la riparazione, il suo rifiuto è legittimo se non sussiste una posizione di dominanza sul mercato. La richiesta di risarcimento danni dell'acquirente è stata quindi respinta.
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Impugnazione sentenza giudice di pace: i limiti
Un ente locale ha impugnato in Cassazione una sentenza del Giudice di Pace relativa a una bolletta idrica prescritta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per l'impugnazione di una sentenza del Giudice di Pace emessa secondo equità (valore inferiore a 1.100 euro), l'unico rimedio è l'appello a motivi limitati e non il ricorso diretto in Cassazione. La decisione sottolinea la corretta via processuale da seguire in questi casi.
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Notifica irreperibilità relativa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista contro una cartella di pagamento per multe non pagate. L'ordinanza chiarisce che la notifica per irreperibilità relativa è valida se effettuata all'indirizzo risultante dai registri pubblici (PRA), anche se il destinatario è temporaneamente assente. Il ricorso è stato inoltre ritenuto un abuso del processo, comportando una condanna aggiuntiva per il ricorrente.
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Interruzione prescrizione: l’azione del debitore basta
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la precedente azione giudiziaria, avviata dallo stesso contribuente per contestare la notifica, aveva prodotto l'interruzione prescrizione del debito. Questo effetto si verifica anche se l'ente creditore si limita a difendersi in giudizio senza presentare una domanda riconvenzionale. Di conseguenza, il ricorso del contribuente è stato respinto.
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Ricorso inammissibile: le conseguenze processuali
Una garante contestava la propria firma su una controgaranzia fideiussoria. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano esposti in modo confuso, contraddittorio e incomprensibile, senza contestare efficacemente le ragioni della sentenza d'appello. Tale condotta processuale ha portato anche a una condanna per lite temeraria.
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