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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Terza Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Ricorso per cassazione improcedibile: il caso
Un cittadino chiedeva un risarcimento danni a un ente regionale dopo l'annullamento della sua nomina a un'alta carica pubblica. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, il suo ricorso è stato giudicato come ricorso per cassazione improcedibile dalla Suprema Corte. La decisione si fonda su un vizio puramente formale: il mancato deposito della prova di notifica della sentenza impugnata, atto indispensabile per verificare la tempestività del ricorso. Di conseguenza, la Corte non ha esaminato il merito della richiesta di risarcimento.
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Danni da cani randagi: la prova del danno non basta
Una cittadina, aggredita da un branco di cani randagi, ha visto respinta la sua richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di danni da cani randagi, non è sufficiente dimostrare l'aggressione, ma è necessario provare una specifica colpa dell'amministrazione pubblica (come l'ASL) nella gestione del servizio di prevenzione del randagismo. La responsabilità, infatti, si fonda sull'art. 2043 c.c. e l'onere della prova grava interamente sul danneggiato.
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Responsabilità del committente: custodia e opere
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità del committente per danni causati da opere appaltate. Il caso riguarda un Comune condannato per frane e dissesti idrogeologici che hanno danneggiato vigneti privati, a seguito di lavori di messa in sicurezza. La Corte ha confermato la responsabilità dell'ente ex art. 2051 c.c., specificando che l'affidamento dei lavori a un'impresa non esonera il committente dal suo dovere di custodia sull'area. Viene inoltre rigettata la tesi della duplicazione del risarcimento, distinguendo tra il ristoro dei danni già subiti e l'obbligo di eseguire opere di prevenzione future.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare tra parenti stretti. L'atto di compravendita, avvenuto a un prezzo vile, era stato posto in essere dai fideiussori di una società poco dopo la sottoscrizione della garanzia. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che ai fini dell'azione revocatoria, il debito da fideiussione sorge al momento della firma della garanzia e non del successivo inadempimento. Inoltre, il rapporto di parentela, unito ad altre circostanze come il prezzo basso, costituisce prova sufficiente della consapevolezza del danno arrecato ai creditori (scientia damni).
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Prescrizione risarcimento danni: decorrenza e prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di risparmiatori contro un'autorità di vigilanza, confermando l'estinzione del diritto per prescrizione. La sentenza ribadisce che il termine per la prescrizione del risarcimento danni decorre da quando il danneggiato, con ordinaria diligenza, può conoscere il danno e la sua causa, non dalla data in cui ne ha prova documentale. Inoltre, spetta sempre al creditore dimostrare l'avvenuta interruzione della prescrizione.
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Azione revocatoria: la consapevolezza del terzo acquirente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva acquistato un ramo d'azienda da un'altra, poi fallita. La Corte ha confermato la validità di un'azione revocatoria promossa da un creditore (Agenzia Entrate Riscossione), stabilendo che la consapevolezza del terzo acquirente circa il danno arrecato ai creditori può essere provata tramite presunzioni e indizi gravi, precisi e concordanti, come i legami tra gli amministratori delle due società e le modalità anomale della transazione. La valutazione di tali elementi è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Onere della prova e danno: il ricorso inammissibile
Un'impresa edile ha citato in giudizio i promissari acquirenti di un immobile per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall'asserita occupazione illegittima, a seguito della dichiarazione di nullità del contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova del danno spetta a chi lo richiede, e la società ricorrente non è riuscita a dimostrare né l'effettiva occupazione dell'immobile, né l'esistenza di un concreto pregiudizio economico.
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Azione revocatoria e fallimento estero: la Cassazione
Un ente creditore agisce in revocatoria per la vendita di un immobile tra società collegate. Nonostante il fallimento e la cancellazione della società debitrice in Svizzera, la Cassazione conferma la validità dell'azione revocatoria. La Corte stabilisce che, in assenza di automatico riconoscimento della sentenza straniera e data l'inerzia degli organi fallimentari, il creditore individuale mantiene l'interesse e la legittimazione a procedere per tutelare le proprie ragioni.
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Opposizione all’esecuzione: vizi della sentenza esclusi
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Un socio accomandatario si opponeva al pignoramento sostenendo che la sentenza di condanna contro la sua società, ormai estinta, fosse invalida. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che eventuali vizi della sentenza, come la presunta errata costituzione in giudizio della società, dovevano essere fatti valere impugnando la sentenza stessa e non in sede di opposizione all'esecuzione. La sentenza, se non impugnata, diventa un titolo esecutivo valido.
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Compensazione Giudiziale: Requisiti di Certezza
In una lunga controversia tra un Comune e una società energetica, la Cassazione ha stabilito i limiti della compensazione giudiziale. Un controcredito, per estinguere un debito accertato, non solo deve essere certo nella sua esistenza, ma anche di "facile e pronta liquidazione". La Corte ha rigettato la richiesta del Comune di compensare il proprio debito con crediti risarcitori derivanti da un accordo del 1959, giudicandoli troppo complessi e non immediatamente quantificabili, confermando così la decisione di merito.
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Cessione di azienda: successione nei contratti
Una società che acquisisce un ramo d'azienda nel settore della distribuzione di carburanti è tenuta a rispettare un preesistente accordo collettivo che ne regola le condizioni economiche. La Corte di Cassazione ha confermato che il principio della successione automatica nei contratti, elemento cardine della cessione di azienda, si applica a meno che non sia previsto diversamente da norme specifiche. La decisione sottolinea che l'acquirente subentra nella posizione contrattuale del cedente, ereditando anche i collegamenti negoziali esistenti.
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Responsabilità dell’associato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ex coordinatrice di un'associazione sindacale, condannata al risarcimento di 40.000 euro per non aver giustificato le spese e restituito una carta bancomat dopo la revoca del suo incarico. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'associato, ai sensi dell'art. 22 c.c., sussiste indipendentemente dai tentativi di rendicontazione tardivi e successivi alla cessazione del mandato. La decisione sottolinea che l'azione di responsabilità è distinta e prevalente rispetto alle procedure interne dell'associazione quando vengono violati i doveri di diligenza e correttezza.
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Azione revocatoria: spese legali e valore causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20909/2025, ha stabilito che in una causa di azione revocatoria volta a tutelare sia un credito pecuniario sia un'obbligazione di 'fare' (non monetaria), il valore della controversia ai fini della liquidazione delle spese legali è da considerarsi indeterminabile. La Corte ha accolto il ricorso dei debitori su questo punto, cassando la sentenza d'appello che aveva erroneamente calcolato le spese basandosi solo sull'importo del credito pecuniario.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: requisiti di forma
Una madre impugna in Cassazione la decisione che ha revocato la vendita di un immobile acquistato dal figlio debitore. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa di gravi vizi di forma, come la mancanza di specificità e chiarezza dei motivi. La decisione sottolinea il rigore con cui devono essere redatti gli atti di impugnazione, confermando l'inefficacia della compravendita.
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Improcedibilità del ricorso: errore di notifica fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da una compagnia assicurativa a causa del tardivo deposito della prova di notifica dell'atto, rinnovata su ordine della stessa Corte. La sentenza evidenzia il rigore dei termini processuali, sottolineando che il mancato rispetto delle scadenze per la notifica e il successivo deposito rende l'impugnazione inammissibile, indipendentemente dal merito della questione.
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Ricorso inammissibile: requisiti formali e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per revocazione a causa di gravi vizi formali. L'atto mancava della necessaria esposizione dei fatti di causa e non rispettava i requisiti di autosufficienza, rendendo impossibile per la Corte valutare le censure. La decisione sottolinea il rigore formale richiesto per l'impugnazione in sede di legittimità.
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Onere della prova: chi paga il debito sociale?
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'onere della prova in un caso di azione revocatoria. Gli eredi di un socio-liquidatore, che aveva saldato un debito della società, agivano contro l'altro socio per recuperare la somma e revocare una donazione di beni fatta da quest'ultimo al figlio. La questione centrale era stabilire se il pagamento fosse avvenuto con fondi personali del liquidatore o con fondi sociali. La Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che l'onere della prova sulla provenienza personale dei fondi gravava su chi lo affermava, ovvero sugli eredi, i quali non sono riusciti a fornirla. I motivi del ricorso sono stati inoltre giudicati in parte inammissibili per aver sollevato questioni nuove in sede di legittimità.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la prova
Un debitore vende un bene al fratello. La società creditrice, che nel frattempo ha ceduto il credito, agisce con azione revocatoria. La Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente, chiarendo che la titolarità ad agire può essere provata in ogni momento del processo e che il rapporto di parentela stretta è un valido indizio per provare la conoscenza del danno ai creditori.
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Corrispettivo aeroportuale: quando è legittimo?
Una compagnia aerea ha citato in giudizio una società petrolifera per la restituzione di un corrispettivo aeroportuale pagato per la fornitura di carburante, sostenendone l'illegittimità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il pagamento trova la sua legittima causa nel contratto di fornitura. La Corte ha inoltre chiarito che, nell'ambito di un'azione risarcitoria, spetta all'acquirente dimostrare di non aver trasferito il maggior costo (il c.d. "passing-on") sui propri clienti.
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