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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Terza Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Danni fauna selvatica: chi paga in un parco nazionale?
Un automobilista ha subito danni da un cinghiale in un parco nazionale. La Cassazione ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica in queste aree non è della Regione, ma dell'ente Parco, in quanto soggetto deputato al controllo degli animali sul suo territorio. Il ricorso contro la Regione è stato quindi respinto.
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Tempestività dell’impugnazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando la decisione di inammissibilità dell'appello per tardività. La sentenza chiarisce che la tempestività dell'impugnazione deve essere provata dalla parte che impugna, specialmente quando vi è discordanza tra la data di deposito e quella di pubblicazione della sentenza. La Corte ha stabilito che la conoscibilità legale della sentenza coincide con il suo inserimento nell'elenco cronologico della cancelleria, momento dal quale decorrono i termini per appellare.
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Responsabilità del committente: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14431/2024, chiarisce i limiti della responsabilità del committente per fatti illeciti dei propri agenti. Nel caso esaminato, una società acquirente di un macchinario medico difettoso e pagato a un prezzo maggiorato ha citato in giudizio la società venditrice, chiedendo di essere risarcita per la truffa perpetrata dai suoi rappresentanti. La Corte ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità del committente poiché gli agenti avevano agito in collusione con un terzo per un fine personale, interrompendo così il nesso di occasionalità necessaria tra le loro mansioni e l'illecito. La società venditrice, inoltre, non aveva tratto alcun vantaggio dalla truffa.
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Clausola penale e condominio: quando è vessatoria?
Una società fornitrice di servizi energetici ha citato in giudizio un condominio per il mancato pagamento di una fattura e dei relativi interessi di mora, pattuiti al 9,25%. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il condominio deve essere considerato un 'consumatore'. Di conseguenza, una clausola penale che prevede interessi di mora 'manifestamente eccessivi' è da considerarsi vessatoria e nulla ai sensi del Codice del Consumo. La Corte ha chiarito che spetta al professionista, e non al condominio, l'onere di provare l'esistenza di una specifica trattativa individuale sulla clausola contestata.
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Compensazione impropria: serve un credito certo?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo di una banca, sostenendo di poter operare una compensazione impropria tra il debito verso la banca (derivante da una cessione del quinto dello stipendio di un dipendente) e un proprio credito risarcitorio verso lo stesso dipendente per appropriazione indebita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che anche la compensazione impropria richiede il presupposto della certezza del credito, che in questo caso mancava non essendo il danno stato accertato giudizialmente.
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Accollo statale debiti: non è automatico e revocabile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accollo statale dei debiti per i soci garanti di cooperative fallite non è un beneficio automatico. Richiede un procedimento amministrativo e può essere revocato se il socio ha contribuito all'insolvenza, confermando il diritto dello Stato di ripetere le somme versate. Questo principio tutela le finanze pubbliche da abusi.
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Obbligo di indennizzo assicuratore: quando sorge?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13897/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'obbligo di indennizzo dell'assicuratore. Un professionista, a seguito di un errore che ha causato un danno ai suoi clienti, ha richiesto l'intervento della propria assicurazione di responsabilità civile. L'assicurazione è rimasta inerte. La Corte ha stabilito che l'obbligo dell'assicuratore di tenere indenne l'assicurato sorge al momento del verificarsi del fatto dannoso e non è subordinato al preventivo pagamento del danno al terzo da parte dell'assicurato. L'inerzia dell'assicuratore, a fronte di una denuncia di sinistro e di una responsabilità non seriamente contestabile, costituisce un inadempimento che giustifica la condanna al pagamento dell'indennizzo direttamente all'assicurato.
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Responsabilità del notaio: onere della prova del danno
Un notaio viene ritenuto responsabile per non aver verificato la regolarità urbanistica di un immobile. Tuttavia, la richiesta di risarcimento degli acquirenti viene respinta perché non hanno fornito prova adeguata del danno economico subito. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando il principio fondamentale dell'onere della prova del danno, un aspetto cruciale in casi di responsabilità del notaio.
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Sospensione feriale termini: no per l’esecuzione
Un contribuente si opponeva a una cartella di pagamento per spese di giustizia. La sua impugnazione in appello veniva dichiarata tardiva perché, secondo i giudici, la sospensione feriale termini non si applica alle opposizioni all'esecuzione. La Cassazione ha confermato questa decisione, chiarendo che anche la presenza di una domanda accessoria di risarcimento danni non modifica la natura del giudizio e, pertanto, non rende applicabile la sospensione.
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Prelazione locazione commerciale: no al riscatto
Una ex conduttrice ha agito in giudizio per la violazione del suo diritto di prelazione locazione commerciale, chiedendo di 'riscattare' l'immobile dal nuovo inquilino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo in modo definitivo che l'art. 40 della Legge 392/1978, in caso di nuova locazione, conferisce al vecchio conduttore solo il diritto al risarcimento del danno nei confronti del locatore, escludendo qualsiasi forma di riscatto o sostituzione nel contratto.
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Ricorso cassazione improcedibile: guida agli errori
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un caso di sfratto per morosità, dichiarando il ricorso cassazione improcedibile per un vizio procedurale. La conduttrice di due immobili, un'azienda agricola, aveva impugnato la sentenza d'appello che la condannava al pagamento dei canoni di locazione non versati. Tuttavia, il ricorso è stato depositato oltre il termine di 60 giorni dalla pubblicazione della sentenza, rendendolo irrimediabilmente tardivo. La Corte ha inoltre esaminato e ritenuto inammissibili anche i motivi di merito, ribadendo che per locare un bene non è necessario esserne proprietari e sottolineando l'importanza del rispetto delle regole processuali per la presentazione delle prove e dei motivi di ricorso.
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Prescrizione diffamazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13052/2024, ha rigettato il ricorso di un avvocato condannato per diffamazione ai danni di un magistrato. Il caso verteva su accuse di frequentazioni con malavitosi. La Suprema Corte ha chiarito un punto cruciale sulla prescrizione diffamazione: quando il fatto illecito è anche reato, il termine di prescrizione per l'azione civile di risarcimento non decorre dalla data del fatto, ma dalla data in cui la sentenza penale di assoluzione (che non preclude l'azione civile) è diventata irrevocabile.
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Concorso di colpa: risarcimento ridotto per negligenza
Un investitore ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per la truffa subita da un suo agente. La Cassazione ha confermato la riduzione del risarcimento per il concorso di colpa del cliente, che aveva consegnato all'agente ingenti somme in contanti, violando le norme antiriciclaggio. La Corte ha ribadito che il concorso di colpa è una difesa rilevabile d'ufficio dal giudice e non una domanda nuova inammissibile in appello.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una controversia immobiliare. La decisione si fonda sulla violazione dei requisiti procedurali, in particolare sulla mancata e confusa esposizione dei fatti e del percorso processuale, rendendo impossibile per la Corte comprendere le censure mosse alla sentenza impugnata. Il caso evidenzia l'importanza cruciale della chiarezza e della specificità nella redazione del ricorso per cassazione.
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Comodato non provato: no a rilascio e usucapione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha respinto sia la domanda del proprietario per il rilascio di un immobile basata su un comodato non provato, sia la domanda riconvenzionale dell'occupante per l'acquisto tramite usucapione. L'ordinanza sottolinea come la mancanza di prova del contratto di comodato impedisca di agire per la sua risoluzione, e allo stesso tempo, l'assenza di prova di un possesso utile ai fini dell'usucapione ne preclude il riconoscimento. I ricorsi di entrambe le parti sono stati rigettati per motivi procedurali e di merito, confermando la situazione di stallo giuridico.
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Commissione Riscossione Tributi: Obbligo di pagamento
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della commissione riscossione tributi richiesta da un fornitore di servizi postali a un agente della riscossione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che la posizione di monopolio del fornitore non implica la gratuità del servizio in assenza di una legge specifica. I motivi di ricorso, basati su presunte violazioni di norme nazionali e comunitarie, sono stati dichiarati inammissibili in quanto proceduralmente errati o basati su questioni già decise in precedenti sentenze.
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Commissione incasso tributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione, confermando la sua condanna al pagamento della commissione incasso tributi a un fornitore di servizi postali. La controversia riguardava il pagamento di una commissione per ogni versamento di imposta comunale effettuato tramite bollettino postale. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi del ricorso, in quanto sollevavano questioni nuove non discusse nei precedenti gradi di giudizio o si basavano su argomentazioni già respinte in casi identici, consolidando il diritto del servizio postale a ricevere tale compenso.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha esaminato i ricorsi riuniti di numerosi medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive comunitarie da parte dello Stato. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, confermando il suo orientamento consolidato sulla prescrizione decennale del diritto, decorrente dal 27 ottobre 1999. Ha inoltre chiarito le regole sull'intervento in causa di altri medici, ritenendolo ammissibile in quanto il diritto di tutti i ricorrenti deriva dal medesimo inadempimento statale. Infine, ha ribadito i criteri per la quantificazione del danno, qualificandolo come obbligazione di valuta.
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Azione revocatoria donazione: quando non è efficace?
Un creditore intenta un'azione revocatoria per una donazione immobiliare fatta da una madre alle figlie. Sebbene il tribunale inizialmente accolga la richiesta, la Corte d'Appello e poi la Corte di Cassazione la respingono. La decisione finale si basa sulla mancanza di prova sia del danno effettivo al creditore (eventus damni), dato che la debitrice possedeva altri beni, sia dell'intento fraudolento (consilium fraudis), non essendo sufficiente il solo legame di parentela a presumerlo. La Cassazione chiarisce i rigorosi oneri probatori a carico di chi agisce con un'azione revocatoria donazione.
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Azione revocatoria: il trust e la prova del danno
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria intentata da un creditore per annullare la vendita di un immobile tra coniugi e il successivo conferimento dello stesso in un trust. La Corte ha rigettato il ricorso dei coniugi, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza chiarisce che spetta al debitore dimostrare di possedere un patrimonio residuo sufficiente a garantire il creditore. Inoltre, la consapevolezza del coniuge acquirente del pregiudizio arrecato al creditore può essere presunta sulla base del rapporto coniugale e di altre circostanze, rendendo inefficace l'atto di disposizione.
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