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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Terza Civile

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Responsabilità da custodia: la prova del danno è cruciale
Una società agricola ha citato in giudizio diversi enti pubblici per i danni causati da un incendio al proprio uliveto, invocando la responsabilità da custodia. La richiesta di risarcimento è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, ai fini del risarcimento, il danneggiato deve fornire la prova rigorosa non solo del nesso causale, ma anche dell'esatto ammontare del danno subito (quantum debeatur). La mancanza di questa prova rende la domanda infondata, anche se la responsabilità dell'ente fosse astrattamente configurabile.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per la mancata retribuzione durante la specializzazione, come previsto da direttive UE. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la prescrizione decennale per i medici specializzandi è iniziata il 27 ottobre 1999 e, di conseguenza, era già scaduta al momento dell'azione legale intrapresa nel 2016. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Compensazione pecuniaria: sì anche senza check-in
La Corte di Cassazione, pur dichiarando estinto un giudizio per rinuncia, ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il diritto alla compensazione pecuniaria per un volo in ritardo spetta ai passeggeri anche se non si presentano in aeroporto per l'imbarco all'orario originariamente previsto. La causa riguardava la richiesta di rimborso di due passeggeri per un ritardo superiore alle tre ore. La compagnia aerea si era difesa sostenendo che i viaggiatori non si erano presentati al check-in e che il ritardo era dovuto a circostanze eccezionali non provate. Il Tribunale aveva dato ragione ai passeggeri e la compagnia aveva fatto ricorso in Cassazione, salvo poi rinunciarvi.
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Diritto di riscatto locazione: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso relativo al diritto di riscatto locazione di un immobile a uso abitativo. La Corte ha confermato la validità dell'esercizio del diritto da parte del conduttore, anche se manifestato tramite l'atto di citazione iniziale e senza una dettagliata offerta di pagamento. È stato stabilito che la volontà di riscattare, comunicata entro sei mesi, è sufficiente, e che eventuali contestazioni sulla genericità della dichiarazione devono essere sollevate tempestivamente. La sentenza ha respinto tutti i motivi di ricorso della nuova acquirente, consolidando il diritto del conduttore a subentrare nell'acquisto dell'immobile.
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Responsabilità professionale: il ruolo del delegato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per responsabilità professionale a carico di un tecnico incaricato come "committente delegato" per vizi in un'opera di ristrutturazione. Il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la mancata autosufficienza e il tentativo di contestare valutazioni di fatto riservate ai giudici di merito. La Corte ha ribadito che, al di là del nome, contano le funzioni effettivamente svolte, che in questo caso erano assimilabili a quelle di un direttore dei lavori.
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Remunerazione medici specializzandi: no adeguamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2058/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per una remunerazione ritenuta non adeguata e non aggiornata periodicamente. La Corte ha ribadito che la normativa europea non imponeva un livello retributivo specifico e che le leggi nazionali di contenimento della spesa pubblica hanno legittimamente bloccato gli adeguamenti per gli iscritti tra il 1992 e il 2006. La decisione conferma un orientamento consolidato, sanzionando i ricorrenti anche per lite temeraria.
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Risarcimento medici specializzandi: la prescrizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione tra il 1983 e il 1991. L'ordinanza conferma che il termine di prescrizione decennale per il diritto al risarcimento medici specializzandi è iniziato il 27 ottobre 1999. Secondo la Corte, il diritto era chiaro e inequivocabile sin dalle direttive europee degli anni '80, rendendo la pretesa dei ricorrenti ormai prescritta.
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10888/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni fideiussori, chiarendo i presupposti per la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c. e l'inammissibilità delle eccezioni di nullità antitrust sollevate tardivamente. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il peggioramento delle condizioni economiche del debitore e la consapevolezza della banca grava interamente sul garante.
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Restituzione canone depurazione: quando è un diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10867/2024, ha confermato il diritto degli utenti alla restituzione del canone depurazione qualora il servizio non venga effettivamente erogato. La Corte ha ribadito che il canone ha natura di corrispettivo per una prestazione specifica e, in sua assenza, il pagamento è indebito. Viene inoltre stabilito che il termine di prescrizione per richiedere il rimborso è quello ordinario di dieci anni, non quello breve di cinque.
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Contratto simulato: prova e restituzione dei canoni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11460/2024, ha chiarito importanti aspetti del contratto simulato. Un accordo di comodato è stato ritenuto simulato per nascondere una locazione. Anche se il contratto di locazione dissimulato era nullo per difetto di forma, la Corte ha negato la restituzione dei canoni versati per evitare un arricchimento senza causa del conduttore. La pronuncia ha inoltre ribadito che i terzi possono provare la simulazione anche tramite presunzioni.
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Canone di locazione: la registrazione non è retroattiva
Un'inquilina ha chiesto il rimborso del canone di locazione versato in eccesso rispetto a quanto risultante da una registrazione tardiva del contratto, effettuata dal locatore con un importo inferiore. Il contratto originale risaliva al 1988. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che le leggi che impongono la registrazione a pena di nullità (L. 431/1998) non sono retroattive. Pertanto, il rapporto resta disciplinato dalla normativa precedente e l'accordo originale sul canone di locazione rimane valido, a prescindere dalla successiva registrazione fiscale.
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Prescrizione azione di regresso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione per l'azione di regresso esercitata dall'impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada è decennale, non biennale. Il caso riguardava un conducente non assicurato citato per il rimborso di quanto pagato al danneggiato. La Corte ha stabilito che l'azione è autonoma e non una surrogazione, con termine che decorre dal pagamento. Ha inoltre ritenuto valido l'atto interruttivo della prescrizione compiuto da un terzo, anche in assenza di mandato scritto, se l'operato è stato poi ratificato dalla mandante.
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Escussione polizza fideiussoria: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12706/2024, ha stabilito che l'escussione di una polizza fideiussoria è invalida se il beneficiario richiede il pagamento al garante prima della scadenza del termine contrattuale concesso al debitore principale per adempiere. Il caso riguardava un'amministrazione pubblica che aveva anticipato i tempi di escussione nei confronti di una compagnia assicurativa, senza attendere il decorso dei 15 giorni previsti dalla polizza per la restituzione delle somme da parte dell'impresa beneficiaria del finanziamento. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Diffamazione a mezzo stampa: quando un articolo è lesivo
Un giornalista ricorre in Cassazione dopo una condanna per aver diffamato un ex sindaco. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando la condanna e chiarendo i principi sulla diffamazione a mezzo stampa. Viene sottolineato che un articolo è diffamatorio anche senza nominare direttamente una persona, se questa è chiaramente identificabile dal contesto. La Corte ha inoltre ribadito i rigorosi oneri procedurali per il ricorso, in particolare il principio di autosufficienza.
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Spese legali chiamata in causa: quando paga il convenuto
Un professionista, risultato vittorioso in una causa di responsabilità professionale, è stato comunque condannato a pagare le spese legali dei terzi da lui chiamati in garanzia (cliente e assicurazione). La Corte di Cassazione, dichiarando il ricorso inammissibile, ha confermato che le spese legali della chiamata in causa ricadono sul convenuto se questa si rivela manifestamente infondata o arbitraria, applicando un'eccezione al principio generale di causalità.
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Diffamazione a mezzo stampa: limiti al diritto di critica
Un gruppo editoriale e una giornalista sono stati citati in giudizio per diffamazione a seguito di un articolo online che accusava un politico di uso improprio di un'auto di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura diffamatoria dell'articolo. La corte ha sottolineato che il diritto di critica, anche politica, presuppone una base di verità. Ha inoltre confermato la rimozione dell'articolo dagli archivi online e la sanzione pecuniaria nei confronti della giornalista, chiarendo i limiti della libertà di stampa nei casi di diffamazione a mezzo stampa.
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Provvisoria esecutorietà sentenza penale: non è automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna al pagamento delle spese legali in favore della parte civile, contenuta in una sentenza penale, non è automaticamente esecutiva. A differenza delle sentenze civili, la provvisoria esecutorietà della sentenza penale per le statuizioni civili deve essere espressamente disposta dal giudice su richiesta di parte. La Corte ha rigettato il ricorso basato sull'errata convinzione che tale esecutività fosse automatica, confermando la diversità di regime tra processo civile e penale.
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Indennità di occupazione: se il contratto è nullo
In un caso di contratto di locazione nullo per mancata registrazione, la Corte di Cassazione ha confermato che l'indennità di occupazione dovuta dal conduttore al proprietario si calcola sulla base del canone originariamente pattuito e non su parametri fiscali ridotti. La sentenza sottolinea l'importanza del principio del giudicato: una statuizione del giudice di primo grado, se non specificamente impugnata in appello, diventa definitiva e non può più essere messa in discussione.
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Onere della prova: chi prova il nesso di causa?
Un camionista è stato ferito dal proprio veicolo in una cava. Ha chiesto il risarcimento ma la sua domanda è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'onere della prova del nesso causale spetta sempre al danneggiato, anche nei casi di responsabilità per attività pericolose o cose in custodia. Solo dopo aver fornito tale prova, la controparte è tenuta a dimostrare la propria assenza di colpa.
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Contratto autonomo di garanzia: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'erede di un garante in un caso relativo a un contratto autonomo di garanzia. L'appellante contestava l'interpretazione del contratto data dai giudici di merito, ma il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che per contestare l'interpretazione di un contratto in Cassazione, è necessario denunciare la violazione di specifiche norme di ermeneutica contrattuale, cosa non fatta nel caso di specie.
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