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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Sezione Quinta Civile

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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Una società cooperativa navale impugna avvisi Tares. Durante il ricorso in Cassazione, le parti raggiungono un accordo e la società rinuncia al ricorso. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio per rinuncia, compensando le spese come pattuito e chiarendo la non applicabilità del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
La Corte di Cassazione dichiara estinto un processo tributario a seguito della richiesta di definizione agevolata da parte di un contribuente. Il caso riguardava un accertamento per maggiori utili extracontabili di una S.r.l. imputati al socio. L'adesione alla procedura e il pagamento della prima rata hanno comportato la cessazione della materia del contendere, chiudendo definitivamente la lite con il Fisco.
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Tassazione redditi IPAB: la Cassazione conferma
Un'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza (IPAB) ha contestato la tassazione dei redditi derivanti dai suoi immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tassazione redditi IPAB provenienti da immobili non strettamente strumentali all'attività caritatevole è legittima, anche se i proventi sono interamente destinati a scopi benefici. La Corte ha ribadito un orientamento consolidato, distinguendo tra l'attività istituzionale esente e la produzione di reddito fondiario, che rimane soggetto a imposta.
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Imposta di registro: ricalcolo e sanzioni in giudizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25641/2024, ha stabilito un importante principio in materia di imposta di registro. Anche se l'importo richiesto dall'Agenzia delle Entrate viene ridotto in giudizio a seguito di una sentenza civile che modifica la base imponibile, l'atto impositivo originale non deve essere annullato. Il giudice tributario ha il potere di rideterminare la corretta imposta dovuta e le relative sanzioni sul nuovo importo. Nel caso specifico, l'imposta era stata ridotta da circa 76.000 euro a 44.000 euro, ma il ricorso del contribuente per l'annullamento totale è stato respinto.
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Spese legali: i limiti alla compensazione del giudice
Un contribuente, dopo aver vinto una causa tributaria relativa a vincite da gioco estere, si è visto compensare le spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la compensazione spese legali è illegittima se basata su motivazioni generiche e illogiche, come la 'peculiarità della controversia'. La Corte ha quindi annullato la decisione sulle spese, rinviando il caso al giudice di merito per una nuova valutazione basata su ragioni concrete e specifiche.
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Attività commerciale ente non profit: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25416/2024, ha rigettato il ricorso di un circolo ricreativo, confermando la natura di attività commerciale ente non profit del suo servizio di bar e ristorazione. La Corte ha stabilito che la somministrazione di alimenti e bevande a fronte di corrispettivi, specialmente se accessibile anche a non soci e a prezzi di poco inferiori a quelli di mercato, qualifica l'intera attività come commerciale ai fini fiscali (IVA e imposte sui redditi), indipendentemente dalla finalità istituzionale dell'ente. L'onere di provare l'esclusività del servizio ai soli soci ricade sull'associazione.
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Agevolazioni fiscali: quando un ente non profit le perde?
Un'associazione per disabili e anziani ha perso le agevolazioni fiscali dopo un accertamento dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'attività dell'ente era di natura prevalentemente commerciale e mancava di una reale vita associativa. La sentenza sottolinea che la prova dei requisiti per beneficiare dei vantaggi fiscali spetta all'ente stesso, e la mera conformità formale dello statuto non è sufficiente.
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Accertamento bancario: quando le prove non bastano
Un imprenditore edile ha impugnato un avviso di accertamento basato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che in caso di accertamento bancario, l'onere di provare la natura non imponibile di ogni singola operazione ricade specificamente sul contribuente. Giustificazioni generiche sono inefficaci e il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Un ente locale ha impugnato una sentenza tributaria sostenendo la nullità per motivazione apparente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la motivazione apparente si configura solo in casi di totale incomprensibilità del ragionamento del giudice, e non per una mera insufficienza o sinteticità delle argomentazioni. La Corte ha inoltre respinto gli altri motivi, incluso uno basato sull'omesso esame di un fatto, a causa dell'inapplicabilità dovuta alla regola della 'doppia conforme'.
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Fatture inesistenti: quando l’IVA è sempre dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento IVA contro una società che aveva simulato un acquisto intracomunitario. Utilizzando fatture inesistenti emesse da un intermediario monegasco per macchinari in realtà forniti da venditori italiani, l'azienda tentava di evadere l'imposta. La Corte ha stabilito che l'emissione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti genera comunque l'obbligo di versare l'IVA, riqualificando l'operazione come una normale compravendita interna soggetta a tassazione.
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Voluntary disclosure: spetta il rimborso del credito
Un pilota, dopo aver utilizzato la procedura di "Voluntary disclosure" per regolarizzare i suoi beni all'estero, si è visto tassare in Italia redditi già sottoposti a imposta in Portogallo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il trattato internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali nazionali, come l'obbligo di dichiarare i redditi esteri per ottenere il relativo credito d'imposta. La Corte ha inoltre precisato che l'adesione alla Voluntary disclosure non preclude al contribuente la possibilità di richiedere la restituzione di imposte pagate in eccesso.
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Cessazione materia del contendere: ricorso inammissibile
Una controversia fiscale tra un Comune e una società immobiliare riguardante il calcolo dell'ICI giunge in Cassazione. Durante il procedimento, le parti raggiungono un accordo stragiudiziale. La Suprema Corte, di conseguenza, dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta cessazione materia del contendere, data la mancanza di interesse a proseguire il giudizio. Le spese legali vengono compensate tra le parti, come da loro accordo.
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Imposta unica scommesse per operatori non autorizzati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24042/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2014. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta anche da operatori privi di concessione italiana e che sussiste una responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il gestore della ricevitoria locale che raccoglie le scommesse. È stata esclusa qualsiasi violazione del diritto dell'Unione Europea, ritenendo la normativa nazionale non discriminatoria.
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Imposta unica scommesse: paga anche chi è senza licenza
Una società di scommesse estera ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse per l'anno 2015. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta è dovuta anche dagli operatori privi di concessione statale che raccolgono scommesse sul territorio italiano. La Corte ha ribadito la legittimità della normativa nazionale rispetto ai principi costituzionali e al diritto dell'Unione Europea, affermando la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il gestore della ricevitoria locale.
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Cessioni intracomunitarie: onere della prova del cedente
Una società effettuava cessioni intracomunitarie a clienti con codici IVA inesistenti, rivendicando l'esenzione dall'imposta. L'Agenzia delle Entrate contestava l'operazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che nelle cessioni intracomunitarie spetta al venditore (cedente) l'onere di provare i requisiti sostanziali per l'esenzione, in particolare la qualità di soggetto passivo IVA dell'acquirente. La mera indicazione di un codice IVA, poi rivelatosi invalido, non è sufficiente a soddisfare tale onere.
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Presunzione distribuzione utili: onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci di una S.r.l. a ristretta base partecipativa. L'ordinanza stabilisce che spetta al socio, e non all'Amministrazione Finanziaria, fornire la prova contraria che i maggiori ricavi accertati alla società non siano stati distribuiti, ma reinvestiti o accantonati. La Corte ha rigettato il ricorso della contribuente, che deteneva il 97,5% delle quote, ribadendo che l'onere della prova grava su di lei.
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Sconto fiscale sisma: diritto al rimborso garantito
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo sconto fiscale sisma, pari al 60% delle imposte, spetta a tutti i residenti delle aree colpite, anche a coloro che non avevano richiesto la sospensione dei versamenti e avevano pagato regolarmente le imposte. La Corte ha ritenuto discriminatoria la tesi dell'Agenzia delle Entrate, affermando il diritto al rimborso dell'eccedenza versata, in un'ottica di parità di trattamento e ragionevolezza.
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Sconto fiscale sisma: spetta anche senza sospensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23647/2024, ha stabilito che lo sconto fiscale sisma del 60% sulle ritenute, introdotto per le aree colpite dal terremoto del 2016, spetta anche ai contribuenti che non avevano richiesto la sospensione dei versamenti. La Corte ha ritenuto discriminatorio negare il beneficio a chi, pur avendone diritto, ha scelto di pagare regolarmente le imposte, affermando il diritto al rimborso della quota versata in eccesso.
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Spese lite appello: la Cassazione chiarisce il principio
Un imprenditore del settore carrozzeria ha impugnato un avviso di accertamento basato sugli studi di settore. Dopo la sconfitta nei primi due gradi di giudizio, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, cogliendo l'occasione per enunciare un importante principio di diritto sulle spese lite appello. Ha stabilito che il principio della soccombenza va applicato unitariamente all'esito finale della lite, includendo implicitamente le spese del primo grado nella richiesta di condanna in appello.
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Comunicazione preventiva di ipoteca: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista contro una comunicazione preventiva di ipoteca per un debito di circa 31.000 euro. Il ricorso è stato giudicato cumulativo e non specifico, in quanto mescolava diverse censure senza individuarle chiaramente. La Corte ha confermato la validità della comunicazione, ritenendola sufficientemente chiara, e ha respinto la richiesta di riunire il caso ad altri procedimenti pendenti, sottolineando la natura discrezionale di tale decisione.
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