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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Rendita catastale: i limiti all’aggiornamento (2024)
Una società ha richiesto l'aggiornamento della rendita catastale di un immobile industriale ai sensi della L. 208/2015. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura è limitata allo scorporo dei macchinari "imbullonati" e non consente una revisione generale del valore. L'onere di indicare specificamente i beni da escludere grava interamente sul contribuente.
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Rendita catastale: i limiti all’aggiornamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18803/2024, ha stabilito che l'aggiornamento della rendita catastale ai sensi della Legge 208/2015 è consentito solo per escludere dal calcolo gli impianti produttivi (c.d. 'imbullonati'), e non per una ricalcolo generale. Il ricorso di una società che aveva proposto una drastica riduzione della rendita senza specificare gli elementi da scorporare è stato rigettato, confermando che l'onere della prova spetta al contribuente.
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Inquadramento pubblico impiego: no al trascinamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18747/2024, ha negato l'inquadramento pubblico impiego a una qualifica superiore per alcuni dipendenti statali. Essi basavano la loro richiesta sul meccanismo del 'trascinamento', innescato dalla riammissione in servizio di un collega con una qualifica più alta. La Corte ha stabilito che la norma invocata (art. 7, D.L. 344/1990) era di natura speciale e temporanea, con effetti limitati alle situazioni maturate entro il 31.12.1990. Pertanto, un evento successivo come la riammissione non può riattivare tale meccanismo.
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Stabilizzazione del personale: il contratto è decisivo
Un ufficiale della Capitaneria di Porto ha richiesto l'inclusione in una procedura di stabilizzazione del personale indetta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per la stabilizzazione del personale è indispensabile un rapporto di lavoro subordinato e formale con l'amministrazione che bandisce la procedura. Un mero collegamento funzionale o un rapporto di fatto non sono sufficienti, data la natura eccezionale di tali procedure rispetto al principio del concorso pubblico.
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Disdetta contratti collettivi: i limiti del datore
Una società metalmeccanica cessa di erogare alcuni emolumenti economici ai dipendenti a seguito della disdetta di contratti collettivi aziendali. I lavoratori ottengono ragione in primo e secondo grado. La società ricorre in Cassazione, ma il suo ricorso viene dichiarato inammissibile per vizi procedurali, tra cui la critica al merito della valutazione delle prove e la mancata trascrizione dei contratti oggetto di contestazione. La Suprema Corte conferma quindi le decisioni favorevoli ai lavoratori.
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Voluntary disclosure e liberalità indirette
Un contribuente, aderendo alla procedura di voluntary disclosure, dichiarava una liberalità indiretta ricevuta da un parente. L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento per l'imposta sulle donazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto, stabilendo che la dichiarazione resa nella procedura costituisce il presupposto per l'imposizione e che il termine di decadenza per l'accertamento decorre dalla data della dichiarazione stessa, non dal momento in cui è avvenuta la liberalità.
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Rendita catastale: limiti all’aggiornamento
Una società ha richiesto la riduzione della rendita catastale di un immobile a destinazione speciale, basandosi sulla L. 208/2015. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, emettendo un avviso di accertamento con una rendita superiore. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che l'aggiornamento della rendita catastale previsto dalla legge non consente una rinegoziazione generalizzata, ma è limitato esclusivamente allo scorporo di impianti e macchinari produttivi precedentemente inclusi nella stima. L'onere di provare quali elementi scorporare spetta al contribuente.
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Sanzione disciplinare: quando il ricorso è inammissibile
Un dipendente pubblico ha ricevuto una sanzione disciplinare di sospensione per una grave lite con un collega. Dopo la conferma della sanzione in primo grado e in appello, il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della regola della "doppia conforme" e ha ritenuto completa e logica la motivazione della corte d'appello, confermando così in via definitiva la sanzione disciplinare.
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Giurisdizione acque pubbliche: TSAP decide su energia
Due società energetiche hanno contestato l'obbligo di fornire energia gratuita imposto da una delibera regionale. La Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione acque pubbliche del Tribunale Superiore (TSAP) e non del Tribunale Regionale (TRAP), poiché l'azione mirava a contestare un atto amministrativo generale e discrezionale, configurando un interesse legittimo e non un diritto soggettivo.
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Rendita catastale: i limiti all’aggiornamento
Una società ha tentato di ridurre la propria rendita catastale basandosi sulla Legge 208/2015. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la norma consente l'aggiornamento solo al fine specifico di escludere dal calcolo il valore degli impianti produttivi precedentemente inclusi, e non per una revisione generalizzata del valore immobiliare. L'onere della prova di tale precedente inclusione spetta al contribuente.
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Supplenze scolastiche: no al risarcimento danni
Un docente, dopo aver ottenuto un contratto a tempo indeterminato, ha richiesto il risarcimento per l'abuso di contratti a termine nel periodo delle supplenze scolastiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18614/2024, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, una volta stabilizzato, il lavoratore deve fornire la prova concreta di danni specifici per ottenere un risarcimento. Inoltre, ha dichiarato inammissibili le censure generiche e quelle che non contestavano tutte le autonome ragioni della decisione del giudice d'appello, confermando che il diritto al risarcimento non è automatico.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: regole e limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente relativo a una cartella di pagamento per la mancata detrazione di interessi passivi. La decisione non entra nel merito, ma si fonda su vizi procedurali cruciali: l'errata individuazione del convenuto (il Ministero anziché l'Agenzia delle Entrate), l'applicazione della regola della "doppia conforme" che blocca l'appello in presenza di due sentenze precedenti simili, e l'errata formulazione dei motivi secondo la normativa processuale non più in vigore. L'ordinanza ribadisce il principio fondamentale secondo cui l'onere di provare i fatti che danno diritto a un'agevolazione fiscale spetta sempre al contribuente, il quale deve conservare la documentazione necessaria anche oltre i termini ordinari.
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Annullamento in autotutela: limiti al ricorso
Una società ha contestato il diniego di annullamento in autotutela per un avviso di accertamento divenuto definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il sindacato del giudice è limitato alla verifica della legittimità del rifiuto dell'Amministrazione basato su un preminente interesse pubblico, e non può riesaminare nel merito la pretesa tributaria ormai inoppugnabile. L'interesse privato del contribuente non è sufficiente a giustificare l'autotutela.
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Risarcimento specializzandi: Cassazione e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18394/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento del danno per la tardiva attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui il diritto al risarcimento specializzandi si prescrive in dieci anni, con decorrenza dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
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Appalto di manodopera: quando è lecito e quando no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava un presunto appalto di manodopera illecito. Il caso riguardava un addetto alla pulizia dei vagoni ferroviari, formalmente dipendente di una società di servizi ma operante presso una grande azienda di trasporti. La Corte ha stabilito che, per configurare un'interposizione fittizia, non è sufficiente un mero coordinamento, ma è necessaria la prova che il committente eserciti un potere direttivo, organizzativo e disciplinare diretto sui dipendenti dell'appaltatore, prova che in questo caso non è emersa.
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Pagamento creditore apparente: la Cassazione decide
Un'azienda ha pagato il costo di un muro di confine al proprio venditore anziché al vicino che lo ha costruito. La Cassazione ha stabilito che tale pagamento non è liberatorio, escludendo l'ipotesi di pagamento a creditore apparente per mancanza di diligenza da parte del debitore. La Suprema Corte ha inoltre accolto il ricorso sulle spese legali, affermando che la compensazione richiede ragioni gravi ed eccezionali.
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Reverse charge oro: quando si applica e chi prova
La Cassazione chiarisce i presupposti per l'applicazione del regime del reverse charge oro. L'ordinanza stabilisce che l'onere di provare la destinazione del materiale alla fusione, e non al consumo finale, spetta al contribuente. Nel caso di specie, una orefice non ha fornito tale prova, vedendosi negare il beneficio fiscale.
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Licenziamento giusta causa: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente bancario contro il licenziamento per giusta causa. Il licenziamento era stato motivato da accessi informatici non autorizzati e dal ritrovamento di una cospicua somma di denaro nella sua cassetta di sicurezza. La Corte ha ritenuto il ricorso proceduralmente viziato perché mescolava in modo confuso diverse tipologie di censure e mirava a un riesame dei fatti, precluso in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una "doppia conforme" (decisioni identiche dei primi due gradi di giudizio).
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Rapporto di lavoro subordinato: quando si applica
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, riqualificando un contratto di subagenzia in un rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha stabilito che, nonostante il nome del contratto, la reale natura del rapporto era di subordinazione, data l'assenza di rischio d'impresa, la mancanza di organizzazione autonoma da parte del lavoratore e la sua completa inserzione nell'organizzazione aziendale (eterorganizzazione). Il lavoratore, infatti, svolgeva principalmente attività di sostituzione di colleghi e consegna merci, senza una propria clientela o zona, e con ferie e permessi da concordare con l'azienda. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso dell'azienda, in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti già accertati in sede di merito.
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Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico
Un ex direttore di un'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale si oppone alla cessazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione stabilisce che non si tratta di un licenziamento privato, ma di una revoca di incarico dirigenziale di natura pubblicistica. Poiché l'atto non è stato impugnato nei termini davanti al giudice amministrativo, è divenuto definitivo. Di conseguenza, la successiva dichiarazione di incostituzionalità della legge su cui si basava la revoca non ha effetto sul rapporto, ormai esaurito. La Corte ha inoltre confermato la condanna alla restituzione di emolumenti percepiti senza una formale delibera autorizzativa.
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