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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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Estinzione del processo: rinuncia e accettazione
Una lavoratrice aveva promosso un'azione legale per ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in seguito a un trasferimento d'azienda. Dopo un lungo iter giudiziario, giunta in Cassazione, ha rinunciato al ricorso con l'accettazione della controparte. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, senza decidere nel merito della questione, ponendo fine alla controversia per accordo tra le parti.
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Commissione Riscossione Tributi: Obbligo di pagamento
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della commissione riscossione tributi richiesta da un fornitore di servizi postali a un agente della riscossione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che la posizione di monopolio del fornitore non implica la gratuità del servizio in assenza di una legge specifica. I motivi di ricorso, basati su presunte violazioni di norme nazionali e comunitarie, sono stati dichiarati inammissibili in quanto proceduralmente errati o basati su questioni già decise in precedenti sentenze.
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Estinzione del processo: cosa accade se si rinuncia?
Una società a controllo pubblico ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una dipendente. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in tale circostanza non è dovuta la sanzione per l'impugnazione infondata, nota come 'doppio contributo'.
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Cessata materia del contendere: estinzione del giudizio
Un istituto di credito ha impugnato alcuni avvisi di accertamento. Mentre era pendente un giudizio di revocazione in Cassazione, un'altra corte ha emesso una sentenza definitiva annullando gli stessi avvisi. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento per cessata materia del contendere, poiché l'interesse a proseguire la causa era venuto meno. La Corte ha anche chiarito che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione processo: rinuncia e accordo tra le parti
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza relativa a un contratto di somministrazione e trasferimento d'azienda. Tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso da parte del lavoratore e alla conseguente dichiarazione di estinzione del processo da parte della Corte, con compensazione delle spese.
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Commissione incasso tributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un agente della riscossione, confermando la sua condanna al pagamento della commissione incasso tributi a un fornitore di servizi postali. La controversia riguardava il pagamento di una commissione per ogni versamento di imposta comunale effettuato tramite bollettino postale. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi del ricorso, in quanto sollevavano questioni nuove non discusse nei precedenti gradi di giudizio o si basavano su argomentazioni già respinte in casi identici, consolidando il diritto del servizio postale a ricevere tale compenso.
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Usura interessi di mora: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito sostenendo che gli interessi di mora previsti in un contratto di mutuo fossero usurari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per la verifica dell'usura, gli interessi corrispettivi e gli interessi di mora non devono essere sommati. La Corte ha chiarito che, in assenza di dati ministeriali specifici per i tassi di mora (come nel caso di contratti datati), la loro liceità si valuta confrontando il tasso pattuito con il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) di riferimento, applicando un margine di tolleranza ragionevole. Nel caso specifico, il tasso non superava tale soglia, escludendo l'ipotesi di usura degli interessi di mora.
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TFR pubblico impiego: spetta alla fine del contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9141/2024, ha stabilito che il TFR pubblico impiego matura e deve essere liquidato alla cessazione di ogni singolo contratto a tempo determinato, anche qualora il lavoratore venga immediatamente assunto a tempo indeterminato dalla stessa amministrazione. La Corte ha respinto la tesi dell'ente previdenziale secondo cui il TFR sarebbe esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto di lavoro complessivo. La decisione si fonda sull'armonizzazione della disciplina del TFR pubblico con quella del settore privato (art. 2120 c.c.), che lega il diritto alla prestazione alla cessazione giuridica di ciascun rapporto di lavoro, riconoscendone la natura di retribuzione differita.
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TFR contratti a termine: diritto al pagamento immediato
Una lavoratrice con plurimi contratti a termine presso una Pubblica Amministrazione ha citato in giudizio l'ente previdenziale per il mancato pagamento del TFR alla scadenza di ogni contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che per i TFR contratti a termine il diritto alla liquidazione sorge alla cessazione di ogni singolo rapporto di lavoro, e non solo al termine definitivo del servizio. La Suprema Corte ha ribadito che il TFR ha natura di retribuzione differita e il suo pagamento è legato alla conclusione del rapporto di lavoro, non a quello previdenziale.
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Lavoro straordinario dirigente medico: quando è escluso?
Un dirigente medico di struttura complessa ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una Fondazione ospedaliera, per ottenere il pagamento del lavoro straordinario svolto tra il 2007 e il 2009. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la natura dell'incarico dirigenziale implica una prestazione onnicomprensiva, finalizzata al raggiungimento di obiettivi, la cui retribuzione include già l'eventuale superamento dell'orario standard. Pertanto, il compenso per il lavoro straordinario del dirigente medico è generalmente escluso, salvo specifiche previsioni contrattuali. La Corte ha distinto tale richiesta da quella per danno da lavoro usurante, che richiede una prova rigorosa del pregiudizio alla salute.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha esaminato i ricorsi riuniti di numerosi medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante gli anni di specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive comunitarie da parte dello Stato. La Corte ha rigettato gran parte dei ricorsi, confermando il suo orientamento consolidato sulla prescrizione decennale del diritto, decorrente dal 27 ottobre 1999. Ha inoltre chiarito le regole sull'intervento in causa di altri medici, ritenendolo ammissibile in quanto il diritto di tutti i ricorrenti deriva dal medesimo inadempimento statale. Infine, ha ribadito i criteri per la quantificazione del danno, qualificandolo come obbligazione di valuta.
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TFR contratti a termine: diritto alla liquidazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9137/2024, ha stabilito che per i lavoratori del pubblico impiego con una successione di contratti a termine, il diritto al TFR matura alla scadenza di ciascun singolo contratto e non solo al termine definitivo del rapporto con la Pubblica Amministrazione. L'ente previdenziale sosteneva che la natura previdenziale del TFR pubblico giustificasse un pagamento unico finale, ma la Corte ha rigettato questa tesi, confermando l'assimilazione della disciplina a quella del settore privato (art. 2120 c.c.), dove il diritto sorge con la cessazione di ogni specifico rapporto di lavoro.
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Cessione d’azienda e fallimento: il licenziamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9131/2024, ha chiarito che i lavoratori di un'azienda fallita, legittimamente licenziati a seguito della cessazione totale dell'attività, non possono rivendicare la continuazione del rapporto di lavoro con la società che successivamente ne gestisce i beni. Se il licenziamento precede la presunta cessione d'azienda e si fonda su un giustificato motivo oggettivo, come il diniego dell'esercizio provvisorio, viene a mancare il presupposto per l'applicazione dell'art. 2112 c.c., ovvero un rapporto di lavoro in essere da trasferire.
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Impugnazione sentenza: l’onere di critica completo
Una lavoratrice, dopo aver ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori, ha richiesto le differenze retributive anche su un compenso incentivante. L'ente datore di lavoro si è opposto, ma la sua impugnazione della sentenza favorevole alla dipendente è stata dichiarata inammissibile. La Cassazione ha chiarito che se una decisione si fonda su più ragioni autonome (rationes decidendi), il ricorrente ha l'onere di contestarle tutte. Avendo l'ente omesso di criticare la motivazione di merito sul diritto al compenso, il ricorso è risultato inammissibile, consolidando un principio chiave sull'impugnazione di una sentenza.
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Notifica cartella di pagamento: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato tre cartelle di pagamento sostenendo di non averle mai ricevute. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9078/2024, ha chiarito i limiti dell'impugnazione. Per una cartella, la materia del contendere è cessata per un annullamento d'ufficio. Per le altre, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il contribuente cercava di contestare la ricostruzione dei fatti (l'indirizzo di residenza), operazione non consentita in sede di legittimità. La decisione sottolinea che la corretta notifica della cartella di pagamento, una volta accertata nel merito, non può essere rimessa in discussione in Cassazione.
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Rimborso spese legali: quando è escluso per l’ente?
La Corte di Cassazione ha negato il rimborso delle spese legali a un ex assessore comunale, sebbene assolto in sede penale. La decisione si fonda sul principio che il diritto al rimborso è escluso qualora le condotte contestate, anche se connesse alla carica, evidenzino un conflitto di interessi con l'ente pubblico. Tale valutazione va fatta "ex ante", cioè al momento dei fatti, e prescinde dall'esito del giudizio penale.
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Doppia imposizione: quando è legittimo il nuovo avviso
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI sostenendo la violazione del divieto di doppia imposizione, poiché un precedente avviso non era stato annullato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il contribuente non aveva fornito prove adeguate a sostegno della sua tesi, violando il principio di autosufficienza del ricorso. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della stima del valore dell'area edificabile, ritenendo infondate anche le censure su questo punto.
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Monetizzazione ferie: quando è un diritto del lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8926/2024, ha stabilito che la monetizzazione delle ferie non godute è un diritto del lavoratore pubblico anche in caso di pensionamento per limiti di età, qualora il datore di lavoro non lo abbia messo nelle condizioni di fruirne. Nel caso specifico, il breve preavviso comunicato dall'ente previdenziale al proprio dirigente ha reso impossibile il godimento delle ferie residue, escludendo una condotta colpevole del lavoratore e rendendo inapplicabile il divieto di pagamento dell'indennità sostitutiva.
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Accertamenti bancari: come difendersi in Cassazione
Un professionista ha impugnato un avviso di accertamento fondato su movimentazioni bancarie non giustificate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che in materia di accertamenti bancari, il contribuente ha l'onere di fornire prove specifiche per superare la presunzione legale. L'ordinanza ribadisce inoltre i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza del ricorso, dichiarando inammissibili le censure generiche e non documentate.
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Arricchimento senza causa: l’onere della prova
Una società di consulenza ha fornito servizi a un'università pubblica sulla base di un contratto successivamente dichiarato nullo. La società ha quindi agito in giudizio per ottenere un indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il successo di tale azione è indispensabile fornire una prova specifica e dettagliata delle prestazioni che hanno generato l'arricchimento. La semplice presentazione di fatture generiche non è sufficiente a soddisfare l'onere della prova, limitando il risarcimento alle sole spese vive concretamente documentate.
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