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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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1300 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Ricostruzione carriera: quando il ricorso è inammissibile
Una dipendente pubblica ha richiesto la ricostruzione della propria carriera, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo che in secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che non può riesaminare nel merito i fatti e le prove già valutati dalla Corte d'Appello. La decisione evidenzia i limiti del giudizio di legittimità, che non può sostituirsi alla valutazione del giudice di merito sulla documentazione agli atti.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici, confermando la prescrizione del loro diritto al risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. L'ordinanza ribadisce che il termine di prescrizione per i medici specializzandi è di dieci anni, decorrente dal 27 ottobre 1999. I ricorrenti, avendo agito in giudizio solo nel 2014, hanno visto la loro richiesta respinta e sono stati condannati per lite temeraria a causa di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato da oltre un decennio.
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Lavoratori socialmente utili: diritti e differenze
La Cassazione analizza il caso di una lavoratrice impiegata come LSU da una P.A. La Corte conferma la natura subordinata del rapporto, dato che le mansioni superavano quelle previste per i lavoratori socialmente utili. Il ricorso della P.A. è dichiarato inammissibile per tardività, consolidando il diritto della lavoratrice alle differenze retributive.
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Potere datoriale del preside: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dirigente scolastico esercita legittimamente il proprio potere datoriale anche senza un accordo con le organizzazioni sindacali, qualora le trattative, pur avviate, si arenino per l'intransigenza sindacale. In caso di "mancato accordo", il dirigente può adottare provvedimenti sostitutivi e provvisori per garantire il funzionamento dell'istituto, a condizione di aver rispettato gli obblighi di informazione e di esame congiunto. La Corte ha respinto il ricorso di un sindacato che denunciava una condotta antisindacale, confermando che il potere organizzativo del dirigente non è subordinato al consenso sindacale.
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Prescrizione risarcimento danni: quando inizia?
Una società, danneggiata da un'alluvione nel 1992, ha citato in giudizio un Ministero per ottenere un risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che il termine di dieci anni per la prescrizione del risarcimento danni è iniziato a decorrere non dalla conclusione del processo penale, ma dal momento del rinvio a giudizio del tecnico responsabile (avvenuto nel 2000). Secondo la Corte, tale atto era sufficiente a rendere conoscibile alla vittima il nesso di causalità tra l'evento e le carenze delle opere idrauliche, permettendole così di esercitare il proprio diritto.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione rigetta
Una specializzanda in medicina ha richiesto un risarcimento, sostenendo che la borsa di studio percepita prima del 2007 fosse inadeguata secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che la nuova e più cospicua remunerazione, prevista da una legge del 1999, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006/2007 e non ha effetto retroattivo. Il concetto di "remunerazione adeguata" lasciava ampia discrezionalità agli Stati membri.
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Controllo a distanza lavoratore: il Telepass è illecito?
Un lavoratore è stato licenziato sulla base di dati provenienti da un dispositivo di telepedaggio aziendale e da un palmare. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, stabilendo che il datore di lavoro non aveva fornito l'adeguata informativa preventiva sull'uso del dispositivo di telepedaggio per il controllo a distanza del lavoratore. Di conseguenza, i dati raccolti sono stati ritenuti inutilizzabili a fini disciplinari e le restanti contestazioni non erano sufficienti a giustificare il recesso.
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Lavoratore Socialmente Utile: quando spetta la paga?
Una lavoratrice impiegata per anni come Lavoratore Socialmente Utile ha richiesto le differenze retributive, sostenendo che il suo fosse un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello che aveva respinto parte della domanda a causa della genericità delle allegazioni della lavoratrice. La sentenza sottolinea che, per ottenere il riconoscimento del lavoro subordinato, il lavoratore deve fornire prove specifiche e dettagliate dello scostamento dal progetto originario e del suo inserimento nell'organizzazione dell'ente.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dipendente pubblico a ricevere una retribuzione adeguata per lo svolgimento di mansioni superiori, anche in assenza di un incarico formale. L'ordinanza stabilisce che l'effettivo espletamento di funzioni dirigenziali prevale sulla mancanza di procedure formali, garantendo al lavoratore il compenso proporzionato al lavoro svolto, in base all'art. 36 della Costituzione.
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Mansioni superiori: diritto alla retribuzione garantito
Un dipendente di un ente sanitario pubblico ha svolto mansioni superiori rispetto alla sua qualifica senza un incarico formale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando il diritto del lavoratore a ricevere la retribuzione adeguata alle mansioni effettivamente svolte. La Corte ha chiarito che l'assenza di un provvedimento formale di nomina è irrilevante ai fini del riconoscimento economico.
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Riliquidazione pensione: conta la qualifica finale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della riliquidazione pensione complementare, si deve considerare la qualifica lavorativa detenuta al momento della cessazione del servizio. Il diritto a ottenere il calcolo corretto della pensione è imprescrittibile e non è soggetto alla prescrizione decennale. La controversia nasceva dalla richiesta di alcuni ex dipendenti di applicare l'aliquota dell'85% (per i Quadri) anziché dell'82% (per i Funzionari), come correttamente riconosciuto dalla Corte, respingendo il ricorso del Fondo Pensione.
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Pensione complementare: estinzione del giudizio
Una controversia sul ricalcolo di una pensione complementare tra ex dipendenti e un fondo di previdenza giunge in Cassazione. A seguito della rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti.
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Pensione complementare: estinzione del giudizio
Un ex dipendente aveva avviato un ricorso in Cassazione contro un fondo di previdenza per la riliquidazione della sua pensione complementare. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo, rinunciando reciprocamente ai rispettivi ricorsi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali.
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Pensione complementare e superbonus: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15184/2024, ha chiarito due aspetti cruciali in materia di pensione complementare. In primo luogo, ha stabilito che la percentuale di calcolo della prestazione si basa sulla qualifica del lavoratore al momento della cessazione del servizio, non su quella precedente. In secondo luogo, ha confermato che l'adesione all'opzione "superbonus" (incentivo a posticipare il pensionamento) determina la "cristallizzazione" della posizione previdenziale, escludendo dal calcolo integrativo il periodo lavorativo successivo all'opzione. La Corte ha quindi respinto sia il ricorso del lavoratore che quello del fondo pensione.
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Notifica cartella di pagamento: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato delle intimazioni di pagamento sostenendo la mancata notifica delle cartelle esattoriali prodromiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento è valida se effettuata presso la residenza effettiva del destinatario, anche se diversa da quella anagrafica. Inoltre, ha chiarito che l'avviso di ricevimento costituisce prova sufficiente della notifica, senza la necessità per l'ente di riscossione di produrre l'originale dell'atto in giudizio.
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Contratto bancario: validità senza firma della banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15160/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due garanti, chiarendo che un contratto bancario è valido anche con la sola firma del cliente. La consegna di una copia non è requisito di validità ma serve alla tutela informativa. La Corte ha inoltre ribadito che la clausola "a prima richiesta" qualifica la garanzia come autonoma, respingendo le censure sulla nullità per presunte violazioni antitrust per mancanza di prove specifiche.
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Trattamento pensionistico integrativo: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15161/2024, ha chiarito che nel giudizio di rinvio non si possono introdurre nuove domande, come la restituzione di somme, se non sono strettamente collegate alla parte di sentenza cassata. Il caso riguardava il calcolo di un trattamento pensionistico integrativo e i limiti decisori del giudice del rinvio, che non può esaminare questioni non oggetto della precedente pronuncia di legittimità.
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Riassunzione giudizio: soci garanti e società estinta
La Cassazione chiarisce che la riassunzione del giudizio, interrotto per cancellazione della società debitrice, è valida se effettuata nei confronti dei soci che erano anche garanti. Non sussiste litisconsorzio necessario tra debitori e fideiussori, e i motivi di nullità della fideiussione devono essere proposti tempestivamente, non in comparsa conclusionale. La Corte ha rigettato i ricorsi dei garanti.
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Definizione agevolata: ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver perso in appello contro un avviso di accertamento e aver presentato domanda di definizione agevolata pagando la prima rata, ha proposto ricorso in Cassazione al solo fine di ottenere la declaratoria di estinzione del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, affermando che tale condotta processuale frustra la finalità deflattiva della definizione agevolata. L'impugnazione è ammessa solo in caso di diniego della definizione da parte dell'Agenzia delle Entrate, da impugnare congiuntamente al diniego stesso.
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Contraffazione brevetto: limiti di interpretazione
Un'azienda del settore bevande ha citato in giudizio una concorrente per contraffazione brevetto, sostenendo che il design di una sua bottiglia violasse un proprio brevetto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La sentenza chiarisce che l'ambito di protezione di un brevetto è definito dalle sue rivendicazioni, interpretate restrittivamente alla luce di descrizione e disegni. È stata esclusa anche la contraffazione per equivalenti, poiché la bottiglia concorrente utilizzava una soluzione tecnica diversa, e non equivalente, per ottenere lo stesso risultato di rigidità.
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