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d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater — Anno 2024

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1300 provvedimenti

Altri anni per d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater

Leasing traslativo e fallimento: le regole applicabili
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda sua cliente per canoni non pagati, relativi a un contratto di leasing traslativo risolto prima della dichiarazione di fallimento. Il tribunale aveva respinto la domanda, applicando la disciplina della vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società di leasing, confermando che per i contratti risolti prima dell'entrata in vigore della L. 124/2017, si applica l'art. 1526 c.c. e non la nuova normativa, che non è retroattiva. La Corte ha inoltre precisato l'onere della prova a carico del concedente che intende far valere una clausola penale.
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Danni fauna selvatica: chi paga in un parco nazionale?
Un automobilista ha subito danni da un cinghiale in un parco nazionale. La Cassazione ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica in queste aree non è della Regione, ma dell'ente Parco, in quanto soggetto deputato al controllo degli animali sul suo territorio. Il ricorso contro la Regione è stato quindi respinto.
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Notifica PEC illeggibile: quando è nulla e perché
Una controversia su un marchio commerciale viene decisa su un vizio di procedura: una notifica PEC illeggibile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14982/2024, ha confermato che una notifica via PEC con allegati corrotti o illeggibili è giuridicamente nulla. La Corte ha chiarito che la mera ricezione del messaggio non perfeziona la notifica se il suo contenuto non è accessibile. Il mancato avviso da parte del destinatario non sana la nullità, ma può influire sui termini per la rinnovazione della notifica da parte del mittente.
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Subentro nell’appalto: l’obbligo di assunzione
Nel caso di subentro nell'appalto di servizi, la Corte di Cassazione chiarisce l'obbligo di assunzione per la nuova impresa. Un ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la 'ratio decidendi' basata sulla clausola sociale, ma solo quella sull'art. 2112 c.c. La Corte sottolinea l'importanza di impugnare tutti i fondamenti alternativi della decisione di merito per evitare l'inammissibilità.
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Rimborso dopo condono fiscale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente non può ottenere un rimborso per crediti d'imposta se ha precedentemente aderito a un condono fiscale per lo stesso anno d'imposta. La decisione si fonda sul principio che, se l'avviso di accertamento oggetto del condono aveva già tenuto conto del credito, compensandolo con il maggior debito, l'adesione alla sanatoria estingue ogni pretesa reciproca. Pertanto, la richiesta di rimborso dopo condono fiscale è stata respinta, poiché l'effetto novativo della definizione agevolata prevale sulle vicende del contenzioso originario.
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Doppia ratio decidendi: l’appello deve impugnarle entrambe
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente locale contro una società contribuente. La decisione si fonda sul principio della doppia ratio decidendi: la corte d'appello aveva basato la sua sentenza su due motivazioni distinte e autonome. Il ricorrente ne ha contestata solo una, rendendo l'altra definitiva e sufficiente a sostenere la decisione, con conseguente inammissibilità dell'intero ricorso.
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Cessione crediti in blocco: prova e legittimazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14852/2024, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria in cui era contestata la legittimazione del creditore, subentrato a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte ha stabilito che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito se questa viene contestata. Tuttavia, ha ritenuto ammissibile la produzione del contratto di cessione in appello per fornire tale prova e ha confermato che la consapevolezza del danno da parte del terzo può essere provata anche tramite presunzioni basate su elementi come i rapporti di parentela.
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Contributo calamità naturali: quando spetta il saldo?
Una cittadina ha ricevuto un acconto come contributo per calamità naturali a seguito di un'alluvione. Avendo agito in giudizio per ottenere il saldo, la sua richiesta è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che il versamento di un acconto non crea un diritto automatico al saldo. Tale diritto sorge solo con un successivo e specifico provvedimento amministrativo che, nel caso di specie, non è mai stato emesso. La corretta interpretazione degli atti amministrativi è stata cruciale per la decisione.
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Operazioni inesistenti: ricorso respinto dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro un accertamento IVA per operazioni inesistenti. L'appello è stato dichiarato inammissibile in base al principio della "doppia conforme", poiché le decisioni di primo e secondo grado erano basate sulla stessa valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che, in caso di operazioni inesistenti, la valutazione degli indizi deve essere complessiva e che l'esito di altre cause, anche se originate dallo stesso verbale, non è automaticamente rilevante.
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Termine impugnazione lavoro: il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Ente Pubblico contro una lavoratrice socialmente utile. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre il termine semestrale. L'ordinanza ribadisce un principio cruciale: il termine impugnazione lavoro non è soggetto alla sospensione feriale dei termini, rendendo perentori i tempi per appellare le sentenze in materia di diritto del lavoro.
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Canone pubblicitario: la Cassazione chiarisce su IVA
Una società di pubblicità ha contestato degli avvisi di pagamento per un canone pubblicitario emessi da un Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave: il canone per la locazione di impianti comunali è un'attività commerciale soggetta a IVA; il suo importo si calcola sulla superficie espositiva e non sul suolo occupato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali della società relative alla prescrizione e all'omesso esame di prove.
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Indennità di esproprio: i criteri di calcolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta metodologia per calcolare l'indennità di esproprio di un terreno destinato a servizi pubblici. I proprietari contestavano la valutazione del giudice di merito, che aveva mediato il valore del loro terreno con quello delle aree agricole circostanti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la legge provinciale applicabile impone di considerare congiuntamente tre criteri – caratteristiche del terreno, inserimento nel tessuto urbanistico e destinazione delle aree circostanti – senza alcuna gerarchia tra essi. La decisione conferma quindi la legittimità di un calcolo che pondera tutti i fattori, anche quelli apparentemente svalutanti come la vicinanza a terreni agricoli, per giungere a una stima equa.
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Contestazione disciplinare tardiva: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14728/2024, ha confermato la nullità di una sanzione disciplinare a causa di una contestazione disciplinare tardiva. La Corte ha stabilito che un ritardo di oltre quattro mesi tra la piena conoscenza dei fatti da parte del datore di lavoro, ottenuta tramite l'ammissione del dipendente, e la notifica della contestazione, viola il principio di immediatezza e buona fede, rendendo illegittima la sanzione.
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Contestazione disciplinare tardiva: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una sanzione disciplinare perché la contestazione disciplinare è stata ritenuta tardiva. L'istituto di credito ha atteso oltre un anno dalla piena conoscenza dei fatti prima di agire, violando il principio di immediatezza richiesto dalla legge. La complessità aziendale non è stata considerata una giustificazione valida per tale ritardo.
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Esenzione IMU: no se l’immobile è concesso in locazione
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU per un immobile locato a una cooperativa sociale ONLUS adibito a casa di riposo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per beneficiare dell'agevolazione fiscale è necessario l'utilizzo diretto dell'immobile da parte del soggetto passivo d'imposta per le attività istituzionali. La locazione a terzi, essendo un'attività a carattere lucrativo, esclude il diritto all'esenzione IMU, a prescindere dalla natura dell'attività svolta dal conduttore.
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Contratto a tempo determinato: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un contratto a tempo determinato stipulato da un'azienda della grande distribuzione. L'azienda non è riuscita a provare in giudizio le 'punte di più intensa attività' addotte come causale nel contratto, sebbene la causale stessa fosse stata ritenuta sufficientemente specifica. La Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta interamente al datore di lavoro. L'ordinanza ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla quantificazione dell'indennità risarcitoria per genericità.
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Interposizione illecita di manodopera: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una grande società di servizi postali per interposizione illecita di manodopera. Il caso riguardava lavoratori, formalmente dipendenti di una società di trasporti, che in realtà operavano sotto la piena direzione e controllo della committente. La Corte ha stabilito che l'appalto era fittizio, poiché l'appaltatore non aveva una reale organizzazione d'impresa né assumeva un vero rischio, limitandosi a una gestione amministrativa del personale. Di conseguenza, è stato dichiarato un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con la società committente.
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Legittimazione del fallito: appello tributario valido
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimazione del fallito a impugnare un avviso di accertamento fiscale quando il curatore fallimentare rimane inerte. Una società immobiliare, dichiarata fallita, si era vista notificare un accertamento per maggiore IVA. L'ex legale rappresentante aveva riassunto il processo d'appello, che era stato dichiarato inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale per genericità. La Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che la legittimazione straordinaria del fallito sorge dall'inerzia del curatore e che l'appello, anche se ripropone le censure di primo grado, ha pieno effetto devolutivo e deve essere esaminato nel merito.
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Opzione regime pensionistico: la scelta è irrevocabile
Una lavoratrice del pubblico impiego, dopo aver esercitato l'opzione per mantenere il suo regime pensionistico originario al momento del passaggio a un nuovo ente, ha richiesto la revoca di tale scelta dopo il pensionamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opzione per il regime pensionistico, una volta esercitata, è da considerarsi irrevocabile e non può essere modificata successivamente, soprattutto dopo la cessazione dal servizio.
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Tempestività dell’impugnazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando la decisione di inammissibilità dell'appello per tardività. La sentenza chiarisce che la tempestività dell'impugnazione deve essere provata dalla parte che impugna, specialmente quando vi è discordanza tra la data di deposito e quella di pubblicazione della sentenza. La Corte ha stabilito che la conoscibilità legale della sentenza coincide con il suo inserimento nell'elenco cronologico della cancelleria, momento dal quale decorrono i termini per appellare.
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