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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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1408 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Responsabilità del progettista: piano non approvabile
Un architetto viene ritenuto responsabile per inadempimento contrattuale poiché il piano di lottizzazione da lui redatto non era conforme alle normative urbanistiche locali, le quali richiedevano un diverso e più complesso strumento, il 'piano plano-volumetrico'. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto, sottolineando che la responsabilità del progettista sorge quando l'opera è inidonea a raggiungere il risultato pattuito, ovvero l'approvazione da parte delle autorità competenti.
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Ipoteca su immobile abusivo: la Cassazione attende
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio riguardante la sorte di un'ipoteca su un immobile abusivo confiscato da un Comune. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte Costituzionale su una questione di legittimità costituzionale molto simile, sollevata in un altro procedimento. Il caso verte sulla possibilità che un'ipoteca, iscritta legittimamente da un creditore in buona fede, possa essere cancellata a seguito dell'acquisizione del bene al patrimonio comunale per un illecito edilizio.
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Legittimazione ad causam e onere della prova eredi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni eredi in una causa relativa alle distanze tra costruzioni. La decisione si fonda sulla mancata prova della loro "legittimazione ad causam", ovvero della loro qualità di eredi effettivi. La Corte ha ribadito che non è sufficiente dichiararsi eredi, ma è necessario fornire la prova documentale dell'avvenuta successione per poter proseguire un'azione legale iniziata dal defunto.
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Usucapione: la dichiarazione di detenzione la esclude
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti che rivendicavano la proprietà di un terreno per usucapione. La decisione si fonda su una loro precedente ammissione in un altro giudizio, dove si erano qualificati come meri detentori e non possessori. Questa dichiarazione è stata ritenuta decisiva per escludere l'esistenza dell'animus possidendi, requisito essenziale per l'usucapione, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Prezzo edilizia agevolata: valido se inferiore al massimo
Un acquirente di un immobile in edilizia agevolata si è visto ricalcolare il prezzo al rialzo dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il prezzo edilizia agevolata fissato nel contratto è valido se inferiore al massimo consentito dalla convenzione pubblica, poiché la legge tutela l'acquirente fissando solo un tetto massimo e non un prezzo fisso.
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Prova simulazione: come dimostrarla senza documento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11525/2024, interviene sul tema della prova della simulazione di un contratto. Nel caso di specie, una donazione era stata impugnata come fittizia (simulazione assoluta). La Corte d'Appello aveva respinto la domanda perché non era stata provata la perdita incolpevole della controdichiarazione scritta. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che per la prova della simulazione assoluta, la prova per testimoni e per presunzioni è ammissibile in tutti i casi previsti dall'art. 2724 c.c., e non solo in caso di perdita del documento. Questo perché si tratta di dimostrare l'inesistenza del contratto, non l'esistenza di un contratto diverso.
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Compenso avvocato: come si calcola il valore causa
Un cliente contesta il compenso richiesto dal proprio avvocato. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel calcolare il compenso avvocato basandosi su un valore della causa indeterminato e superiore a quello effettivo, senza fornire adeguata motivazione. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova e corretta liquidazione delle spettanze professionali.
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Crollo muro comune: la guida su chi paga i danni
La Corte di Cassazione interviene sul caso del crollo di un muro comune, crollato a seguito di una pioggia torrenziale. Alcuni comproprietari avevano in precedenza eseguito lavori di ricarica del terreno, aggravando il carico sulla struttura. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la sicurezza di tali interventi spetta a chi li ha eseguiti. Non è possibile ridurre la propria responsabilità attribuendo parte della colpa a cause naturali se l'intervento umano ha creato una situazione di criticità. Di conseguenza, la sentenza che aveva limitato la responsabilità al 20% è stata annullata con rinvio, ribadendo che chi modifica una struttura comune deve garantirne la stabilità, pena l'accollo totale delle spese di ripristino.
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Promessa di pagamento: assegno e firma amministratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12697/2024, ha stabilito che la firma apposta da un amministratore su un assegno bancario, senza la specifica indicazione che agisce in nome e per conto della società, configura una promessa di pagamento personale. Tale atto fa scattare una presunzione legale dell'esistenza del debito, invertendo l'onere della prova a carico del firmatario. Nel caso di specie, l'amministratore non è riuscito a dimostrare l'inesistenza del rapporto sottostante, venendo così condannato personalmente al pagamento della somma indicata sull'assegno.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato le conseguenze dell'inadempimento del contratto preliminare da parte del venditore. La Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando il suo inadempimento, e ha accolto quello del compratore, stabilendo che gli interessi sul saldo prezzo sono dovuti solo dal momento in cui la sentenza di trasferimento coattivo passa in giudicato, e non dall'inizio della causa, poiché il rifiuto del compratore di stipulare era legittimo.
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Onere della prova: il collaudo firmato blocca le contestazioni
Una società committente contestava il pagamento per un sistema telefonico a causa di presunti vizi. La Corte di Appello aveva ridotto il debito, valorizzando un verbale di collaudo finale firmato senza riserve come prova della corretta esecuzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della committente, stabilendo che l'accettazione dell'opera sposta l'onere della prova dei vizi su chi contesta. Anche il ricorso di una terza società tecnica è stato respinto.
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Interpretazione contratto: i limiti del giudice di rinvio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12117/2024, si è pronunciata su un complesso caso riguardante la proprietà di un muro di confine, demolito parzialmente da uno dei vicini. La controversia verteva sull'interpretazione di un contratto del 1935. La Corte ha rigettato quasi tutti i motivi di ricorso, ribadendo che l'interpretazione del contratto operata dal giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità se logica e plausibile. La Cassazione ha specificato che il suo ruolo non è sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. L'unico motivo accolto ha riguardato un errore nella condanna al pagamento delle spese legali di un precedente giudizio di cassazione.
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Divisione ereditaria: prova e collazione in Cassazione
In una causa di divisione ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una sorella, confermando le decisioni dei giudici di merito. La sentenza ribadisce principi fondamentali sull'onere della prova riguardo la titolarità di conti cointestati, la valutazione delle donazioni indirette e la contestazione delle perizie tecniche. La Corte ha sottolineato che, in assenza di prove concrete e specifiche, le pretese della ricorrente non potevano essere accolte, applicando rigorosamente i principi procedurali.
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Termine breve impugnazione: decorrenza per il notificante
Un avvocato ha impugnato un'ordinanza per una liquidazione delle spese legali ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, stabilendo che il termine breve impugnazione di 60 giorni decorre, anche per la parte notificante, dal momento in cui la notifica si perfeziona per il destinatario.
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Accessione invertita: come si calcola il danno?
Un ente comunale agiva in giudizio per un caso di accessione invertita su un proprio terreno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che il danno ulteriore rispetto all'indennità prevista dalla legge (pari al doppio del valore del suolo) non è automatico. Il proprietario del fondo occupato ha l'onere di dimostrare specificamente l'eventuale deprezzamento subito dalla porzione di terreno residua. La Corte ha inoltre chiarito i principi sulla ripartizione delle spese legali in caso di accoglimento solo parziale della domanda.
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Compensazione spese legali: no se la parte è assente
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per la liquidazione dei suoi onorari per il gratuito patrocinio, si è visto compensare le spese legali dal Tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il principio della soccombenza prevale: chi ha dato causa al giudizio deve pagare le spese, anche se è rimasto assente (contumace). La compensazione spese legali in questo caso è stata ritenuta illegittima.
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Omessa pronuncia: Cassazione su decisione parziale
La Cassazione cassa una sentenza per omessa pronuncia. La Corte d'Appello aveva ordinato la chiusura di un solo varco tra due immobili, ignorando la richiesta relativa a una seconda apertura illegittima. La Suprema Corte ha ravvisato la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Compenso avvocato: i minimi sono inderogabili
Un cittadino, dopo aver vinto una causa contro un'amministrazione pubblica, si è visto liquidare dal Tribunale un compenso avvocato inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014, come modificato dal D.M. 37/2018, sono inderogabili e il giudice non può scendere al di sotto di tali soglie.
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Liquidazione spese legali: no a reformatio in peius
Un cittadino ha ottenuto un'equa riparazione per la durata irragionevole di un processo. In sede di opposizione, la Corte d'Appello, pur aumentando l'indennizzo, aveva ridotto le spese legali liquidate in precedenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che il divieto di 'reformatio in peius' non si applica in questo contesto, ma ha cassato la decisione per violazione dei minimi tariffari, sottolineando l'importanza di una corretta liquidazione spese legali.
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Compenso fase istruttoria: quando è dovuto?
Una cittadina, dopo aver ottenuto un risarcimento per l'irragionevole durata di un processo, si opponeva alla liquidazione delle spese legali. La Corte di Appello non riconosceva il compenso per la fase istruttoria. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il compenso fase istruttoria è sempre dovuto poiché l'esame degli atti e dei documenti di controparte è un'attività ineludibile e fondamentale del procedimento, liquidando di conseguenza le somme non riconosciute in precedenza.
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