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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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598 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Notifica ricorso inammissibile: guida pratica
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della mancata rinnovazione della notifica entro i termini stabiliti. Il caso evidenzia come un vizio di notifica, seppur sanabile, possa portare alla chiusura definitiva del processo se non si adempie all'ordine del giudice. L'ordinanza sottolinea l'importanza cruciale della correttezza procedurale e le gravi conseguenze di un errore, rendendo la notifica ricorso inammissibile.
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Notifica cartella di pagamento: guida alle regole
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento sostenendo vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando principi chiave sulla notifica cartella di pagamento. Ha stabilito la validità della consegna a mezzo posta al portiere senza successiva raccomandata informativa e ha chiarito che le irregolarità formali nella notifica via PEC, come l'uso del formato .pdf o l'indirizzo del mittente non presente in pubblici registri, non causano nullità se l'atto ha raggiunto il suo scopo e non è stato provato un pregiudizio al diritto di difesa.
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Compensazione spese di lite: quando è illegittima?
Un contribuente ottiene l'annullamento di un preavviso di fermo per mancata notifica degli atti precedenti. Nonostante la vittoria totale, i giudici di primo e secondo grado dispongono la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31262/2024, ha cassato la decisione, stabilendo che la compensazione spese di lite, in caso di soccombenza totale di una parte, è illegittima se non motivata da 'gravi ed eccezionali ragioni' esplicite. La vittoria basata su vizi procedurali non giustifica, di per sé, la deroga al principio per cui chi perde paga le spese.
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Esenzione IMU e aiuti di Stato: la Cassazione rinvia
Una controversia sull'esenzione IMU per un istituto religioso arriva in Cassazione. Il Comune contesta l'esenzione concessa per gli anni 2010 e 2011. La Suprema Corte, riconoscendo la complessità della questione in relazione alle norme europee sugli aiuti di Stato e a una recente decisione della Commissione Europea, ha deciso di non emettere una sentenza definitiva. Invece, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per approfondire il dibattito sull'esenzione IMU e le sue implicazioni, sottolineando l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una contribuente impugna un estratto di ruolo e, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio solo sulla questione delle spese legali, si rivolge alla Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, dichiara l'impugnazione estratto di ruolo inammissibile fin dall'origine per mancanza di un concreto 'interesse ad agire', annullando le sentenze precedenti. La decisione chiarisce che la semplice conoscenza di un debito tramite estratto di ruolo non è sufficiente per avviare un'azione legale senza dimostrare un pregiudizio concreto.
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Prescrizione crediti tributari: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato un sollecito di pagamento per vari tributi, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32895/2024, ha accolto il ricorso, chiarendo la differente natura della prescrizione crediti tributari. Per i tributi locali periodici come la TARSU, il termine è quinquennale. Per i tributi statali annuali come l'IRPEF e il Canone RAI, si applica il termine ordinario decennale. La Corte ha cassato la sentenza precedente che applicava indistintamente il termine di dieci anni, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Annullamento debiti fiscali: onere della prova
Una società richiedeva l'annullamento di debiti fiscali basandosi sulla legge che prevede la cancellazione del debito dopo 220 giorni di silenzio dell'ente creditore. La Corte di Cassazione, con la sentenza 33692/2024, ha stabilito che l'onere di fornire una documentazione completa a supporto dell'istanza spetta al contribuente. Ha inoltre cassato la decisione di merito per "motivazione apparente", in quanto le ragioni esposte contraddicevano la decisione finale, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Liquidazione spese legali: le fasi da includere
Una società, dopo aver vinto una causa contro l'Agenzia delle Entrate, ha contestato l'importo delle spese legali liquidate dal giudice, ritenuto troppo basso. In particolare, erano state escluse dal calcolo la fase cautelare e quella istruttoria. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che una corretta liquidazione spese legali deve comprendere anche queste fasi. La Corte ha precisato che il compenso per la fase istruttoria è dovuto anche per la sola trattazione della causa e che le spese della fase cautelare, se non liquidate in quella sede, devono essere decise con la sentenza finale. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per un nuovo calcolo.
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Liquidazione spese processuali: i compensi sono dovuti
Una società, vittoriosa in un contenzioso tributario, ha contestato l'importo delle spese legali liquidate. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo che i giudici di merito avevano errato nel non riconoscere i compensi per la fase cautelare e per quella istruttoria/trattazione. La sentenza sottolinea che la corretta liquidazione spese processuali deve includere tutte le fasi effettivamente svolte, anche quelle senza attività probatoria specifica.
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Spese processuali: i criteri di liquidazione
Una società, dopo aver ottenuto l'annullamento di un accertamento fiscale in autotutela, ha contestato l'importo delle spese processuali liquidate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non riconoscere il compenso per la fase cautelare e per quella istruttoria/di trattazione. Inoltre, ha chiarito che l'accoglimento parziale dell'appello sulle spese non costituisce 'soccombenza reciproca' tale da giustificare la compensazione integrale delle spese del secondo grado.
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Liquidazione spese processuali: la Cassazione decide
Una società ha contestato l'importo delle spese legali liquidate a suo favore dopo l'annullamento di un accertamento fiscale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33646/2024, ha accolto il ricorso, chiarendo i criteri per la corretta liquidazione spese processuali. In particolare, ha stabilito che i compensi per la fase cautelare e per quella di trattazione vanno riconosciuti e che l'accoglimento parziale della richiesta non configura soccombenza reciproca tale da giustificare la compensazione delle spese d'appello.
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Liquidazione spese legali: i criteri della Cassazione
Una società contesta la quantificazione delle spese legali a suo favore in una causa tributaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo principi chiave sulla liquidazione spese legali: il compenso per la fase istruttoria è sempre dovuto e l'accoglimento parziale di una domanda di liquidazione non configura soccombenza reciproca, impedendo la compensazione delle spese del giudizio.
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Notifica cartella: quando il ricorso è inammissibile
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la mancata ricezione delle cartelle esattoriali presupposte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibile il motivo sulla nullità della notifica cartella per mancata allegazione delle relate di notifica. Ha inoltre ribadito che la prescrizione per i tributi erariali è decennale e non quinquennale.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
Una società ha contestato un estratto di ruolo, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando recenti principi giurisprudenziali, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. Per una valida impugnazione estratto di ruolo, infatti, il contribuente deve dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, che non si esaurisce nella semplice conoscenza del debito. La sentenza impugnata è stata quindi cassata senza rinvio.
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Irrogazione contestuale sanzioni: motivazione e A.S.
La Corte di Cassazione chiarisce due principi fondamentali in materia tributaria. In primo luogo, l'irrogazione contestuale sanzioni all'interno di un avviso di accertamento non richiede una motivazione separata, essendo sufficiente quella che sorregge la pretesa fiscale principale. In secondo luogo, il principio di intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi non si applica a una società in amministrazione straordinaria (A.S.), poiché tale procedura non estingue il soggetto giuridico ma comporta solo uno spossessamento della gestione, mantenendo la società responsabile per le sanzioni.
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Prescrizione crediti tributari: 10 anni per le imposte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32256/2024, ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando che la prescrizione crediti tributari per le imposte erariali (IRPEF, IVA, etc.) è decennale e non quinquennale. La Corte ha ribadito che il termine breve di cinque anni si applica solo a sanzioni e interessi. Il ricorso è stato inoltre giudicato inammissibile per genericità, non avendo specificato il contenuto delle cartelle esattoriali impugnate.
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Danno da svalutazione: come ottenere il risarcimento
Una società ottiene l'annullamento di un avviso di liquidazione e chiede il rimborso delle somme versate, oltre al risarcimento per il danno da svalutazione monetaria. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria, la questione arriva in Cassazione. La Suprema Corte conferma il diritto della società al risarcimento, stabilendo che la prova del danno può essere fornita tramite bilanci e documentazione bancaria che attestino la necessità di ricorrere al credito o la contrazione dei guadagni a causa dell'indisponibilità delle somme.
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Responsabilità socio accomandante: limiti e tutele
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale in materia di responsabilità socio accomandante. Il caso riguardava una socia accomandante a cui era stata notificata una cartella di pagamento per un debito IVA della società, per un importo superiore alla sua quota di capitale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la responsabilità del socio accomandante per i debiti tributari è strettamente limitata alla quota conferita, come previsto dal codice civile. Di conseguenza, la cartella di pagamento è stata annullata e il ricorso dell'Agente della Riscossione rigettato.
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Estratto di ruolo: rinvio alle Sezioni Unite
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione su un ricorso riguardante la compensazione delle spese legali in una controversia tributaria. Il caso, originato dall'impugnazione di un estratto di ruolo, vede la pretesa principale estinta per una sanatoria. La Corte ha ritenuto necessario attendere la pronuncia delle Sezioni Unite su una questione preliminare fondamentale: la rilevabilità d'ufficio del difetto di interesse ad agire del contribuente alla luce di una nuova normativa (ius superveniens), quando il giudizio prosegue solo per le spese.
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Impugnazione estratto di ruolo: Cassazione in attesa
In un caso riguardante l'impugnazione di un estratto di ruolo per tasse sui rifiuti, la Corte di Cassazione ha sospeso il procedimento. La Corte attende una decisione delle Sezioni Unite per risolvere un conflitto giurisprudenziale su una nuova legge che limita l'ammissibilità di tali ricorsi, legandola alla prova di un concreto 'interesse ad agire' da parte del contribuente.
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