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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Quinta Civile

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598 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento, di cui quattro scoperte solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando le recenti normative, ha dichiarato inammissibile il ricorso per le cartelle conosciute tramite estratto, a causa del difetto di un interesse ad agire concreto e attuale. L'impugnazione estratto di ruolo è ora consentita solo in ipotesi specifiche di pregiudizio immediato per il contribuente. Il ricorso relativo all'unica cartella notificata con un'intimazione di pagamento è stato invece esaminato nel merito e rigettato.
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Liquidazione spese di lite: i minimi inderogabili
Una contribuente vince in appello contro un accertamento fiscale ma le vengono liquidate spese di lite irrisorie. La Cassazione accoglie il suo ricorso, affermando l'inderogabilità dei minimi tariffari nella liquidazione spese di lite e ricalcolando l'importo corretto. La Corte sottolinea che il giudice non può scendere sotto i minimi previsti dalla legge, anche dopo l'abrogazione del carattere inderogabile per i rapporti cliente-avvocato.
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Rimborso fiscale calamità: la Cassazione chiarisce
Un contribuente, vittima di un sisma, ha ottenuto una sentenza definitiva per un rimborso fiscale. L'amministrazione finanziaria ha pagato solo in parte, invocando una legge successiva che istituiva un fondo specifico. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova legge regola solo le modalità di pagamento ma non può ridurre il diritto al rimborso fiscale per calamità naturali già accertato in via giudiziale, garantendo la piena tutela del cittadino.
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Accertamento fiscale: quando i valori OMI sono validi?
Un'impresa di costruzioni contesta un accertamento fiscale per la vendita di immobili a un prezzo ritenuto inferiore a quello di mercato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'atto dell'Agenzia delle Entrate. La decisione si basa sulla combinazione di più elementi probatori, tra cui i valori OMI e gli importi dei mutui stipulati dagli acquirenti, ritenuti sufficienti a dimostrare la pretesa del Fisco. L'ordinanza chiarisce anche i limiti di applicazione del contraddittorio preventivo e della cosiddetta "prova di resistenza".
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Notifica irreperibilità relativa: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la nullità di una notifica di avvisi di liquidazione. La Corte ha stabilito che, in caso di momentanea assenza del destinatario dall'indirizzo conosciuto, si configura una notifica per irreperibilità relativa (ex art. 140 c.p.c.) e non assoluta. Quest'ultima richiede che il messo notificatore compia ricerche approfondite nel Comune prima di dichiarare il destinatario sconosciuto. La sentenza ha inoltre accolto il ricorso del contribuente sulla liquidazione delle spese legali, ribadendo che non possono essere ridotte oltre il 50% dei valori medi tabellari senza adeguata motivazione.
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Plusvalenza terreno edificabile: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la vendita di un immobile con edificio, anche se destinato alla demolizione e ricostruzione, non genera una plusvalenza tassabile come cessione di area edificabile. L'Agenzia delle Entrate non può riqualificare l'atto in base alle intenzioni future dell'acquirente. La sentenza chiarisce che la distinzione fiscale è netta tra terreni già edificati e terreni edificabili, senza categorie intermedie, proteggendo il contribuente da un'imposizione basata su una presunta plusvalenza da terreno edificabile.
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Notifica cartella di pagamento: la copia è prova
Una società di trasporti ha impugnato alcune cartelle di pagamento sostenendo vizi nella notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiave sulla notifica della cartella di pagamento. In particolare, ha confermato che la produzione in giudizio della copia fotostatica dell'avviso di ricevimento è sufficiente a provare l'avvenuta notifica, e un disconoscimento generico da parte del contribuente non ha efficacia. Inoltre, ha ribadito che la prescrizione per i tributi erariali come II.DD. e IVA è decennale.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Il caso riguardava una società cooperativa che aveva contestato la giurisdizione su contributi richiesti da un'autorità garante. La Cassazione, pur riconoscendo la competenza del giudice tributario, aveva erroneamente indicato la Commissione Tributaria Regionale come giudice di rinvio, anziché quella Provinciale di primo grado. Con questa nuova ordinanza, la Corte accoglie l'istanza, qualificando l'errore come un 'lapsus calami' e disponendo la correzione, senza liquidazione delle spese.
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Agevolazioni prima casa: il termine per la decadenza
Una contribuente ha perso le agevolazioni prima casa per non aver completato un immobile acquistato allo stato grezzo. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il potere di accertamento dell'Agenzia delle Entrate scatta dalla registrazione dell'atto e deve concludersi entro il termine triennale. La Corte ha chiarito che il beneficio fiscale non può essere sospeso a tempo indeterminato, anche in assenza di un termine legale specifico per l'ultimazione dei lavori.
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Redditometro cavalli: quando il Fisco sbaglia
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accertamento fiscale tramite redditometro basato sul possesso di cavalli è legittimo solo se si tratta di animali da corsa o da equitazione, non di cavalli da macello. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un imprenditore agricolo un reddito superiore basandosi sul possesso di 22 cavalli, presumendoli indice di ricchezza. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ignorato le prove fornite dal contribuente (certificati ASL, decreto di archiviazione penale) attestanti la reale natura degli animali, ribadendo che il giudice deve esaminare analiticamente la prova contraria e non può basarsi su presunzioni generiche.
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Accertamento sintetico cavalli: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4496/2025, ha stabilito che un accertamento sintetico basato sul possesso di cavalli è legittimo solo se si tratta di animali da corsa o da equitazione. Nel caso di specie, un agricoltore aveva contestato un avviso di accertamento per il possesso di 22 cavalli, dimostrando che erano destinati alla produzione di carne. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ignorato le prove del contribuente, affermando che il giudice deve esaminare analiticamente la documentazione fornita per superare la presunzione del Fisco. L'accertamento sintetico cavalli richiede quindi una prova specifica sulla tipologia degli animali.
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Liquidazione spese processuali: i limiti del giudice
Un contribuente ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che un giudice di secondo grado gli aveva liquidato spese legali irrisorie, nonostante la vittoria contro l'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la liquidazione spese processuali deve rispettare i minimi tariffari inderogabili. La normativa attuale vieta al giudice di ridurre i compensi di oltre il 50% rispetto ai valori medi, garantendo così un compenso equo all'avvocato anche in cause di modesto valore. La sentenza impugnata è stata annullata e le spese sono state ricalcolate correttamente.
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Irreperibilità temporanea: le regole della notifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4738/2025, ha chiarito la corretta procedura di notifica degli atti fiscali in caso di irreperibilità temporanea del destinatario. La Corte ha stabilito che, a differenza dell'irreperibilità assoluta, quella temporanea (o relativa) non richiede all'agente notificatore di effettuare particolari ricerche del contribuente. È sufficiente seguire la procedura prevista dall'art. 140 c.p.c., ovvero il deposito dell'atto e l'invio di una raccomandata informativa. La sentenza di merito è stata cassata per aver erroneamente applicato i requisiti più stringenti previsti per l'irreperibilità assoluta.
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Vendita con riserva di proprietà: quando decade la prima casa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini fiscali, la vendita con riserva di proprietà di un immobile acquistato con le agevolazioni "prima casa" si considera avvenuta al momento della stipula del contratto, non al saldo del prezzo. Di conseguenza, se il contratto è firmato entro cinque anni dall'acquisto, il contribuente decade dal beneficio fiscale, anche se il pagamento integrale e il trasferimento civilistico della proprietà avvengono dopo tale termine. La Corte ha chiarito che la normativa tributaria, in particolare l'art. 27 del T.U. sull'imposta di registro, prevale sulla disciplina civilistica, anticipando l'effetto traslativo per garantire la stabilità del rapporto tributario.
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Vendita con riserva di proprietà: addio bonus prima casa
Una coppia ha venduto la propria "prima casa" con una clausola di vendita con riserva di proprietà entro cinque anni dall'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'agevolazione fiscale, stabilendo che, ai fini fiscali, tale vendita è considerata immediatamente efficace al momento della firma del contratto, e non al momento del pagamento completo. Ciò significa che la vendita è avvenuta entro il periodo quinquennale proibito, comportando la perdita del beneficio.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un operatore di scommesse estero che contestava l'applicazione dell'imposta unica scommesse per gli anni 2009, 2010 e 2011. L'ordinanza conferma la legittimità dell'imposta per gli operatori stranieri che raccolgono gioco in Italia, ritenendola non discriminatoria e compatibile con il diritto UE. Tuttavia, la Corte ha accolto parzialmente il ricorso, annullando le sanzioni relative agli anni 2009 e 2010 a causa della condizione di 'obiettiva incertezza normativa' esistente prima della legge interpretativa del 2010, che ha chiarito l'ambito di applicazione del tributo.
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Improcedibilità ricorso: errore formale costa caro
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un'amministrazione pubblica per un vizio procedurale. Avendo attestato nell'atto di appello l'avvenuta notifica della sentenza impugnata, l'amministrazione ha omesso di depositare la copia autentica della sentenza munita della relata di notifica entro il termine di legge, violando il principio di autoresponsabilità processuale. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale della controparte è stato dichiarato inefficace.
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Patrocinio ente riscossione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato dall'Ente di Riscossione perché rappresentato da un avvocato del libero foro anziché dall'Avvocatura dello Stato. La sentenza sottolinea che, per i giudizi di legittimità, il patrocinio dell'Avvocatura è la regola, e le deroghe devono essere specificamente provate. La mancanza di tale prova rende la procura invalida e, di conseguenza, il ricorso non può essere esaminato nel merito.
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Contributo unificato: no se i motivi non ampliano
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è dovuto un ulteriore contributo unificato per la proposizione di motivi aggiunti se questi non comportano un 'considerevole ampliamento dell'oggetto della controversia'. Nel caso di specie, l'impugnazione dell'aggiudicazione di una gara, successiva all'impugnazione dell'esclusione dalla stessa, è stata ritenuta strettamente connessa alla prima, non giustificando un nuovo pagamento, in quanto le ragioni di ricorso erano sostanzialmente le medesime.
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Estinzione società successione soci: chi paga i debiti?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della estinzione società successione soci. Il caso riguarda una s.r.l. cancellata dal registro imprese, i cui ex soci sono stati chiamati a rispondere di debiti fiscali accertati presuntivamente. La Corte ha stabilito un principio cruciale: per i debiti della società estinta, la successione si verifica solo in capo a coloro che erano soci al momento della cancellazione. Di conseguenza, un socio che aveva ceduto le proprie quote prima di tale momento non può essere considerato successore e non risponde dei debiti societari. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza su questo specifico punto.
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