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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Termine a comparire: nullità della sentenza d’appello
Una società edile ha notificato un atto di appello a un cliente senza rispettare il termine minimo a comparire di 90 giorni. Il cliente non si è costituito ed è stato dichiarato contumace. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del cliente, ha dichiarato la nullità della sentenza d'appello a causa di questo vizio procedurale, sottolineando che il giudice avrebbe dovuto rilevarlo d'ufficio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Inadempimento locazione: quando il ricorso è inammissibile
In un caso di inadempimento locazione, un conduttore aveva interrotto il pagamento dei canoni a causa di presunti vizi dell'immobile, inclusa la presenza di amianto. La Corte d'Appello aveva dato ragione al locatore, risolvendo il contratto per colpa del conduttore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso del conduttore inammissibile. L'ordinanza sottolinea che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti e che la comunicazione di recesso del conduttore per gravi motivi deve specificarli in modo puntuale, altrimenti è inefficace.
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Soccombenza reciproca: chi paga le spese legali?
In una controversia per la definizione di confini, un proprietario conveniva in giudizio il vicino, il quale rispondeva con una domanda riconvenzionale di usucapione. Il tribunale rigettava sia la domanda principale (per difetto di titolarità dell'attore) sia quella riconvenzionale. La Corte di Cassazione ha confermato che tale esito configura una soccombenza reciproca, legittimando la compensazione delle spese legali tra le parti, poiché entrambe hanno visto respinte le proprie istanze.
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Borse medici specializzandi: niente rivalutazione
Un folto gruppo di medici, specializzatisi tra il 1991 e il 1999, ha richiesto un adeguamento economico della loro borsa di studio, inclusa la rivalutazione monetaria e la copertura previdenziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato le loro pretese. Richiamando una recente pronuncia delle Sezioni Unite, ha confermato che le borse medici specializzandi per i corsi antecedenti all'anno accademico 2006/2007 non sono soggette ad alcun adeguamento inflazionistico o triennale, a causa di un blocco legislativo specifico in vigore in quel periodo. La Corte ha ribadito che il rapporto non è di lavoro subordinato, ma un contratto di formazione-lavoro.
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Prova danno concorrenza sleale: la Cassazione decide
In un caso di sviamento di clientela tra due società di gestione di sale bingo, la Corte di Cassazione ha confermato l'illecito concorrenziale ma ha riformato la decisione sul risarcimento. La Corte ha stabilito un principio chiave sulla prova del danno da concorrenza sleale, affermando che un calo di fatturato documentato, in concomitanza con la condotta illecita, costituisce una presunzione sufficiente per provare il danno, senza la necessità di depositare i bilanci societari.
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Liquidazione spese legali: la fase istruttoria è dovuta
In un caso di equa riparazione per eccessiva durata di un processo, un cittadino ha impugnato la liquidazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la fase istruttoria deve sempre essere compensata, anche quando si limita all'esame di documenti, e che la motivazione del giudice sulla riduzione delle spese non deve essere analitica. Ha inoltre ordinato di includere nel giudizio di rinvio un secondo Ministero, precedentemente non citato, in quanto responsabile per una delle fasi del procedimento originario.
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Lastrico solare: quando è un bene condominiale?
La Corte di Cassazione ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso complesso riguardante la proprietà di un lastrico solare. La controversia nasce da una terrazza, inizialmente di proprietà esclusiva, che la Corte d'Appello ha considerato divenuta bene comune perché in un successivo atto di trasferimento non era stata ribadita la riserva di proprietà. Data l'importanza della questione, la Suprema Corte ha ritenuto necessario un approfondimento prima di stabilire un principio di diritto definitivo.
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Onere della prova: no rimborso senza prove di pagamento
Una società conduttrice ha richiesto la restituzione di canoni di locazione presumibilmente pagati in eccesso, sostenendo la nullità delle clausole che ne prevedevano l'aumento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti, a causa della mancata assoluzione dell'onere della prova. La società non ha infatti fornito alcuna prova documentale dei pagamenti contestati, rendendo la sua domanda infondata. La sentenza ribadisce che spetta a chi chiede la restituzione di somme dimostrare l'avvenuto pagamento.
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Indennità di espropriazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28901/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio edile contro la rideterminazione dell'indennità di espropriazione. La Corte ha ribadito che la valutazione del consulente tecnico d'ufficio (CTU), se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. Il caso conferma i limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della controversia.
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Gratuito patrocinio: rimedi contro il rigetto
Un cittadino si vede negare il gratuito patrocinio e il suo reclamo viene dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione, investita della questione, decide di sospendere il giudizio. L'ordinanza interlocutoria rinvia il caso in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su una questione analoga, relativa al corretto strumento processuale da utilizzare per impugnare i provvedimenti di diniego o revoca del beneficio.
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Versamento in conto capitale: quando non è un credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28734/2024, ha stabilito che un versamento in conto capitale effettuato da un socio non genera un diritto di credito esigibile. Di conseguenza, la successiva cessione di tale presunto credito è nulla per inesistenza dell'oggetto. La Corte ha sottolineato che per qualificare la natura del versamento è decisiva l'interpretazione della volontà delle parti, basata su elementi come le scritture contabili, i bilanci e il comportamento complessivo, piuttosto che sulla mera assenza di una delibera di aumento di capitale.
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Concorso di colpa: la Cassazione fa chiarezza
Un risparmiatore, truffato da un'agenzia assicurativa, ha citato in giudizio la compagnia mandante. La Corte di Cassazione, nell'analizzare il caso, ha confermato il principio del concorso di colpa del danneggiato, riducendo il risarcimento del 50%. La Suprema Corte ha specificato che la riduzione va calcolata sul danno effettivo, ovvero sui premi versati al netto delle somme già riscattate, e ha ribadito i limiti alla contestazione in sede di legittimità della percentuale di colpa attribuita.
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Responsabilità banca: fiducia al dipendente infedele
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni avanzata da un correntista contro un istituto di credito. La Corte ha escluso la responsabilità della banca per non aver segnalato operazioni anomale, poiché il cliente aveva concesso al proprio dipendente, autore delle frodi, una fiducia talmente ampia e una libertà operativa tale da rendere le operazioni stesse non qualificabili come sospette agli occhi della banca.
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Recesso appalto pubblico: la parola alla Cassazione
Una cooperativa sociale si era aggiudicata un appalto per la gestione di una casa di riposo, ma il Comune non ha mai consegnato la struttura. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di ritardo della P.A., l'impresa non può chiedere la risoluzione del contratto, ma deve esercitare il recesso appalto pubblico, un rimedio specifico previsto dalla normativa. Poiché la cooperativa non aveva attivato questa procedura, non le è stato riconosciuto il diritto al rimborso delle spese, evidenziando la necessità di utilizzare gli strumenti giuridici corretti.
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Spese legali ingiusta detenzione: quando paga lo Stato?
La Cassazione ha stabilito che in un procedimento per ingiusta detenzione, se il Ministero dell'Economia non si oppone al diritto all'indennizzo ma contesta solo l'importo richiesto, non può essere condannato al pagamento delle spese legali ingiusta detenzione. La Corte ha annullato la decisione che condannava lo Stato a rimborsare i costi legali a un cittadino, nonostante gli fosse stato riconosciuto un risarcimento, seppur in misura ridotta.
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Spese di lite cartella esattoriale: chi paga?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla ripartizione delle spese di lite in caso di annullamento di una cartella esattoriale. La Corte ha chiarito che la responsabilità per il pagamento delle spese legali ricade sulla parte a cui è imputabile l'errore che ha causato l'annullamento. Se la colpa è esclusivamente dell'agente della riscossione (ad esempio, per prescrizione dovuta a sua inerzia), solo quest'ultimo sarà tenuto a pagare. Se il vizio è riconducibile all'ente creditore, la responsabilità sarà sua, estensibile in solido all'agente.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: effetti sui terzi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28593/2024, chiarisce un punto cruciale sull'azione revocatoria fondo patrimoniale. La revoca della costituzione di un fondo patrimoniale non invalida automaticamente gli atti di vendita successivi a favore di terzi. L'effetto della revoca è limitato a rimuovere il vincolo di destinazione sul bene, rendendolo aggredibile dai creditori. Tuttavia, se un terzo acquista il bene e trascrive il suo atto prima della trascrizione del pignoramento da parte del creditore, il suo acquisto è salvo. La priorità della trascrizione diventa quindi l'elemento decisivo per l'opponibilità dell'acquisto al creditore procedente.
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Liquidazione spese legali: il criterio del valore totale
In un caso di equa riparazione per eccessiva durata di un processo, la Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione spese legali, in caso di accoglimento dell'opposizione, deve basarsi sul valore complessivo della causa (indennizzo più interessi) e non solo sull'importo contestato. L'opposizione non è un procedimento autonomo, ma parte di un'unica vicenda processuale, e le spese devono essere calcolate secondo il principio della soccombenza applicato all'esito finale.
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Soccombenza virtuale: chi paga le spese legali?
Un cittadino impugna un preavviso di fermo amministrativo. Durante la causa, l'ente di riscossione revoca il provvedimento. Nonostante ciò, il giudice non condanna l'ente al pagamento delle spese legali, applicando il principio della soccombenza virtuale. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che, in caso di cessazione della materia del contendere, il giudice deve valutare l'esito probabile della lite per decidere sulle spese, e se la domanda originaria era infondata, è legittima la compensazione delle stesse.
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Ricorso inammissibile: onere della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente sanitario contro un istituto bancario. Il caso riguardava un pagamento errato effettuato al creditore originario anziché alla società cessionaria del credito. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso per vizi procedurali, in particolare per difetto di autosufficienza, confermando la condanna dell'ente a pagare nuovamente il debito e le spese legali.
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