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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Comunicazione licenziamento: valida nel verbale?
Un'azienda ha comunicato il licenziamento a una dipendente all'interno del verbale di fallita conciliazione. La lavoratrice ha impugnato l'atto, sostenendone l'invalidità formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10805/2024, ha stabilito che la comunicazione licenziamento in tale forma è legittima, poiché il verbale, sottoscritto dalle parti in sede istituzionale, soddisfa il requisito della forma scritta e avviene dopo il fallimento del tentativo conciliativo, come richiesto dalla legge.
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Concorso di colpa: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione interviene in un complesso caso di frode bancaria perpetrata da un dipendente ai danni di un cliente. L'ordinanza chiarisce importanti principi sul concorso di colpa del risparmiatore, sulla corretta quantificazione del danno e sugli obblighi del giudice di rinvio. La Corte ha stabilito che la richiesta di una somma 'maggiore o minore' permette al giudice di liquidare l'intero danno provato. Ha inoltre ribadito che la negligenza del cliente può ridurre il risarcimento (concorso di colpa). Infine, ha specificato che le questioni dichiarate 'assorbite' in una precedente cassazione devono essere riesaminate nel giudizio di rinvio.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria annullata
Un contribuente ha impugnato un accertamento fiscale basato sul redditometro. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado favorevole all'Agenzia delle Entrate a causa di una motivazione apparente. I giudici d'appello non avevano spiegato il percorso logico seguito, limitandosi a enunciazioni teoriche senza analizzare le prove e le difese specifiche del caso. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Risarcimento esecuzione illegittima: la prova del nesso
Un professionista ha citato in giudizio l'Amministrazione Finanziaria per un'esecuzione forzata basata su una sentenza poi annullata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10795/2024, ha rigettato la richiesta di risarcimento per esecuzione illegittima. Sebbene l'azione di riscossione fosse effettivamente illegittima, il professionista non è riuscito a fornire prove concrete e specifiche del nesso di causalità tra il pignoramento subito e la lamentata perdita di clientela, confermando che il danno non può essere semplicemente presunto.
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Qualifica superiore e contrattazione collettiva
Una giornalista ha richiesto il riconoscimento della qualifica superiore di caporedattore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la contrattazione collettiva aziendale, che prevedeva requisiti numerici più stringenti (coordinamento di almeno 12 persone) rispetto al contratto nazionale, dovesse prevalere in virtù della specificità del settore del servizio pubblico radiotelevisivo, riconosciuta dalle stesse parti sociali.
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Tentativo di conciliazione: licenziamento valido verbale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10734/2024, ha stabilito la validità della comunicazione di licenziamento per giustificato motivo oggettivo formalizzata all'interno del verbale conclusivo del fallito tentativo di conciliazione. Secondo la Corte, la legge non impone un intervallo temporale o un atto separato tra la constatazione del fallimento della procedura e la comunicazione del recesso, purché la volontà del datore di lavoro sia espressa in forma scritta in modo chiaro e consapevole per il lavoratore. Il ricorso della lavoratrice, che sosteneva la necessità di una comunicazione successiva, è stato rigettato.
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Compensazione spese legali: quando vincere non basta?
Una società costruttrice, assolta da ogni accusa per vizi immobiliari, ha impugnato la decisione del giudice di disporre la compensazione spese legali. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la decisione del giudice d'appello era ben motivata e non censurabile in sede di legittimità, sottolineando i limiti dell'impugnazione sulla ripartizione delle spese processuali.
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Responsabilità del commissario: l’omesso controllo
Un commissario liquidatore è stato ritenuto responsabile per somme sottratte da un suo collega. La Cassazione ha confermato la sua condanna, sottolineando la grave violazione del dovere di vigilanza. La sentenza chiarisce che la responsabilità del commissario sorge per l'omesso controllo attivo e costante sulla gestione, non essendo sufficienti tardive e generiche richieste di informazioni per esonerarsi dalla colpa.
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Cessione in blocco: prova del credito per il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di cessione in blocco di crediti, la pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità del credito per richiedere il fallimento di un'impresa. L'ordinanza chiarisce inoltre che la semplice inattività di una società non ne determina l'estinzione, che ai fini fallimentari decorre solo dalla cancellazione formale dal registro delle imprese.
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Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse, sostenendo fosse discriminatoria secondo il diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, anche senza concessione. È stata inoltre ribadita la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e i centri di trasmissione dati locali per gli anni d'imposta in questione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10701/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per l'attività di raccolta di gioco svolta in Italia tramite Centri Trasmissione Dati (CTD). La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione rispetto agli operatori nazionali, affermando che il presupposto del tributo è la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker o dal possesso di una concessione statale. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il gestore del CTD locale.
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Imposta Unica Scommesse: Legittima per Bookmaker Esteri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2014 a un operatore di scommesse estero che operava in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati (CTD) senza concessione. La Corte ha stabilito che il tributo è dovuto per tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. La decisione ribadisce che tale normativa non viola i principi del diritto dell'Unione Europea sulla libera prestazione di servizi e sulla non discriminazione, consolidando il principio della responsabilità solidale tra il bookmaker e il CTD per i periodi d'imposta successivi al 2011.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10681/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2013. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker estero sia il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia sono coobbligati in solido al pagamento dell'imposta sulle giocate raccolte sul territorio nazionale. La normativa italiana è stata ritenuta non discriminatoria e conforme al diritto dell'Unione Europea, in quanto mira a tassare l'attività di gioco svolta in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore o dalla presenza di una concessione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità per il pagamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2009. La Corte ha stabilito che il bookmaker estero è soggetto passivo d'imposta in modo autonomo, anche se la responsabilità del centro di trasmissione dati (CTD) è stata dichiarata incostituzionale per quel periodo. La normativa non viola il diritto dell'Unione Europea.
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Obbligo di repêchage: onere della prova sul datore
Una società ha licenziato una dipendente per giustificato motivo oggettivo a causa della chiusura di un punto vendita. Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo per violazione dell'obbligo di repêchage. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha ribadito che l'onere di dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore, anche in mansioni inferiori, grava interamente ed esclusivamente sul datore di lavoro.
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Contratto di agenzia: stabilità e obblighi
La Corte di Cassazione conferma che per qualificare un rapporto come contratto di agenzia è decisiva la stabilità della collaborazione, desumibile da una serie di indizi concreti. In un caso riguardante il versamento di contributi previdenziali, la Corte ha rigettato il ricorso di una società, stabilendo che la continuità, la frequenza della fatturazione e la natura dell'incarico prevalgono sulla qualificazione formale data dalle parti, facendo scattare gli obblighi contributivi.
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Accertamento del credito: basta un esame sommario
Una società dichiarata fallita si rivolge alla Cassazione, sostenendo che il credito del ricorrente non era stato definitivamente provato. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per avviare una procedura fallimentare è sufficiente un accertamento del credito di tipo sommario e incidentale da parte del giudice, senza necessità di un giudizio definitivo.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando l'obbligo di versare l'imposta unica scommesse per le giocate raccolte in Italia tramite centri di trasmissione dati. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta a prescindere dalla presenza di una concessione statale e non viola il diritto dell'Unione Europea.
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Revocatoria fallimentare: la prova della conoscenza
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un pagamento di 425.000 euro effettuato da un'impresa di costruzioni, poi fallita, a una società finanziaria. L'azione di revocatoria fallimentare è stata accolta perché la stessa società creditrice aveva precedentemente presentato istanza di fallimento contro l'impresa, un fatto ritenuto prova inconfutabile della sua conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La Corte ha inoltre respinto le tesi difensive basate sulle esenzioni per i crediti fondiari e per le operazioni di cartolarizzazione, per mancanza di prove adeguate.
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Cessione ramo d’azienda: il lavoratore può opporsi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11816/2024, ha affrontato il caso di un direttore di supermercato che contestava la validità del suo trasferimento in seguito a una cessione di ramo d'azienda. Il lavoratore lamentava la violazione delle procedure di informazione sindacale e la mancanza di autonomia funzionale del punto vendita ceduto. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi chiave: primo, il diritto all'informazione e consultazione è una prerogativa delle organizzazioni sindacali, non del singolo lavoratore, la cui violazione non invalida l'atto di cessione. Secondo, l'autonomia del ramo ceduto sussiste anche se alcune funzioni, come la contabilità o la gestione del personale, erano centralizzate, purché il complesso dei beni trasferiti sia idoneo a proseguire l'attività economica.
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